Fonte: http://www.clerus.va/content/clerus/it/statistiche.html della Congregazione per il clero
Le tavole statistiche che ho sopra riportato devono ritenersi affidabili per la loro fonte. Dimostrano l'importanza dell'America Latina nel complesso del cattolicesimo mondiale e che in Europa la percentuale dei cattolici è sostanzialmente stabile. Dimostrano che in Italia la percentuale dei cattolici è ancora superiore all'80% della popolazione, anche se in calo dagli anni '70. Vengono annoverati tra i cattolici i battezzati.
Altre statistiche parlano della partecipazione alle liturgie e all'azione sociale della Chiesa e della consapevolezza teologica, e i numeri sono molto più bassi: per l'Italia si stimano percentuali tra il 20 e il 30%, in altre nazioni dell'Europa occidentale si arriva a stento al 5%. Del resto certe forme di espressione più partecipe della religiosità, ad esempio l'approfondimento biblico, sono state promosse tra i cattolici solo di recente, dalla metà dell'Ottocento e con particolare forza dagli scorsi anni Sessanta. Quanto alla partecipazione alla liturgia, ancora negli anni Sessanta contava molto il conformismo sociale, perché chi non andava in Chiesa veniva considerato strano e guardato con sospetto. Dagli inizi dell'Ottocento la partecipazione maschile si era fatta però più distratta. Il secolarismo, il privare la religione del ruolo di supporto alla politica, aveva disamorato gli uomini alla fede, perché la politica era essenzialmente un fatto maschile. Si assistette a una femminilizzazione dei costumi religiosi, con l'imponente ripresa del culto mariano, assecondata dalla gerarchia. Lorenzo Milani ricorda che negli anni Cinquanta in chiesa gli uomini rimanevano in fondo, in piedi, poco partecipi, in attesa che la liturgia, che era molto più breve di oggi, finisse. Nei primi decenni del Novecento l'azione sociale della Chiesa curò molto il popolo femminile, che ancora contava poco in politica, perché il voto era solo maschile. Con la nuova democrazia di popolo succeduta nel '46 alla caduta del fascismo mussoliniano il voto femminile ebbe una rilevantissima importanza nel determinare il corso nazionale e su di esso si basò sostanzialmente l'egemonia del partito cristiano, organizzato da Alcide De Gasperi negli ultimi anni del fascismo storico.
Non ci sono statistiche che riguardino l'autorità della gerarchia ecclesiale: quest'ultima è sostanzialmente autoreferenziale, non è veramente interessata al consenso popolare né ritiene di dipendere da esso. Ci sono però statistiche che riguardano l'opinione dei fedeli su certi temi sensibili e segnalano opinioni divergenti dagli insegnamenti del Magistero, ad esempio sulla questione dei migranti stranieri, sul ruolo della donna in società e sulla famiglia. Allora, a volte, il clero se ne esce lamentando che i cattolici sono in minoranza in Italia, intendendo che non fanno più quello che si dice loro. Così ieri, in un'intervista sul Corriere della Sera, Gianfranco Ravasi.
La religiosità di una persona non può essere valutata dalla sua consapevolezza culturale, e in particolare teologica. La fede è alla portata anche degli incolti, come pure dei bimbi piccoli. L'azione sociale risente però dell'ignoranza religiosa e del conformismo verso certi costumi disinvolti che derivano, ad esempio, dalla mentalità consumistica promossa in società dai produttori. Si sa che gli insegnamenti evangelici segnalano le difficoltà per i ricchi ad entrare nel Regno, ma che ne è di coloro che ricchi non sono e che però vivono con una mentalità da ricchi? E' appunto questo il caso di chi si lascia catturare nel gran circo del consumismo. La differenza, rispetto alla situazione dei veri ricchi, è che, finito lo spettacolo e consumate le poche risorse, si resta disillusi, infelici e frustati, rendendosi conto di averci rimesso. E' ciò che sperimenta chi è divenuto dipendente dalle lotterie e dal gioco d'azzardo mediante apparecchi elettronici. I fascismi sovranisti che stanno prendendo piede in Europa fanno essenzialmente forza su questa massa popolare di frustrati e in questo non sono molto diversi da quelli che divennero egemoni dagli anni Venti agli anni Quaranta del secolo scorso. Tuttavia, nelle soluzioni politiche, sembrano ispirarsi più ai fascismi dello spagnolo Francisco Franco e del portoghese Antonio de Oliveira Salazar, regimi caduti entrambi negli scorsi anni '70, che a quelli mussoliniano e hitleriano: essi facevano molto conto sull'appoggio clericale e si presentavano come difensori della religione e del clero, in un nazionalismo con toni paternalistici e maschilisti fortemente connotati in senso religioso, nonostante le durezze della repressione politica attuata. Gli attuali fascismi sovranisti europei non trovano però sponda nella gerarchia del clero, né, per la verità, nella religiosità della gente: nel Magistero la religiosità reazionaria del "Dio-Patria-Famiglia" è in fase recessiva, a favore della nuova cultura religiosa popolare pensata e sperimentata anzitutto nell'America Latina e la gente non vuole sentirsi proporre sacrifici altruistici e penitenza. Ai nuovi fascismi sovranisti gli europei chiedono benessere, non importa a spese di chi, mentre i vecchi fascismi europei promettevano la gloria, richiedendo però di essere pronti immolarsi sacrificando tutto ad una Patria sacralizzata, tutt'uno con la religione. La loro via al benessere era quella delle guerre di rapina. Quello europeo dei nostri tempi è invece un fascismo consumista, che chiede innanzi tutto l'impegno a tracciare un segno su una scheda elettorale, tutto sommato non un granché come sforzo, promettendo la fortuna, come nelle lotterie. ma si sa come vanno a finire le lotterie. La sua via al benessere è quella dell'avarizia egoistica, supponendo che ci siano risorse sufficienti per soddisfare le pretese di tutti gli italiani, purché si decida di accontentare "prima loro". Ma gli anni del boom dell'economia italiana, negli scorsi anni '50 e '60, si sono basati, all'inizio, sul supporto di aiuti internazionali e, poi, sul basso costo del lavoro e dell'energia, che rendeva concorrenziali sul mercato internazionale le nostre produzioni, quindi un benessere che ci derivava dalla cooperazione e dal commercio internazionali, non si faceva tutto da noi con quello che avevamo. E incidevano anche le cospicue rimesse dall'estero dei nostri emigranti. Non abbiamo grandi ricchezze nazionali salvo il paesaggio, il nostro ingegno e le nostre braccia. Siamo essenzialmente trasformatori e commercianti. Il "Prima noi" non avrebbe funzionato. Queste condizioni di basso costo del lavoro e dell'energia si sono ripresentate nel decennio in corso, ma la differenza c'è ed è costituita dal mercato internazionale, nel quale ci sono competitori che producono a prezzi più convenienti. E non c'è, come negli Stati Uniti d'America un grande mercato interno a compensare, perché l'economia dell'Unione Europea, che si avviava a diventarlo, è stata gelata, anche dal punto politico, dal vento di recessione che nel 2008 l'ha investita, spirando d'oltre Oceano, dall'America del Nord. Ciò considerato, il sovranismo europeo, teso a disgregare l'Unione Europea, cercando nel frattempo di avere più di ciò che si dà, appare tutto sommato miope. Le si sparano grosse, contro l'Europa e i migranti presentati come parassiti invasori, ma i risultati in termine di benessere sono modesti e questo non è più solo una specie di teatrino, come sembravano essere, ad esempio, le uscite secessioniste di vent'anni fa, "Prima il Nord", non si tratta più solo di chiacchiere: si stanno producendo effetti reali e non tanto belli, c'è anche gente che ci sta rimettendo la pelle, anche se in genere lontano dagli occhi di chi ancora galleggia in società, ma a volte anche in mezzo alle nostre città. Non si è ancora nemmeno trovata una mentalità religiosa adatta a questi nuovi tipi di fascismi. Quella dei vari tradizionalismi reazionari correnti è infatti ancora basata sulla rinuncia e sul sacrificio di sé, ai quali ai nostri tempi si è poco disposti. Gaudenti si vuole essere. E gli insegnamenti evangelici, con quel Maestro presentato come sempre alla ricerca dei reietti sociali per salvarli e innanzi tutto guarirli, non aiutano, lui stesso, in fondo, un reietto senza un luogo in cui posare il capo:
[20] Gli rispose Gesù: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". [Matteo 8,20 - trad.it.CEI 2008]
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.
