Il pretesto
della lotta all'idolatria giustificò le atrocità dei cristiani
L’accusa di idolatria, verso fedeli di altre religioni e verso gli
stessi cristiani, giustificò storicamente efferate atrocità delle
organizzazioni cristiane. Fu alla base dello stragismo etnico e culturale dei
colonizzatori europei. E’ collegata all’idea che vi sia una verità dogmatica, accreditata da un potere religioso e obbligatoria
come forma di disciplina. Dopo il decreto Il
ristabilimento dell’unità [tra i cristiani] Unitatis redintegratio, sull’ecumenismo,
e la dichiarazione Nel nostro tempo - Nostra Aetate, del
Concilio Vaticano 2° (1962-1965), non la
si lancia più contro altre confessioni cristiane e altre religioni. Si
tacciano, erroneamente, di idolatria le più antiche religioni, come i
politeismi europei che furono culturalmente assorbiti dai Cristianesimi e i
culti di primitivi. Erroneamente perché si trattava in genere di forme di religiosità molto profonda, intensa, sincera, espressione di un'umanità molto elevata. Le si può squalificare come abbagli, idolatria appunto, solo da incolti. Qualche volta si accusano di idolatria gli irreligiosi. Alcune
devozioni e liturgie dei cattolici sono accusate di idolatria, come le
devozioni mariane e dei santi. Nel parlare di idolatria usiamo categorie dell’antico
ebraismo che abbiamo assorbito per via della cultura biblica. Per l’antico
ebraismo erano idoli gli dei di tutti gli altri popoli. L’unico vero Dio era
quello degli israeliti. Quella dogmatica era quindi legata all’appartenenza ad
un’etnia. L’orizzonte culturale dei cristiani è completamente diverso: è quello
di tutta l’umanità come un’unica famiglia, un unico popolo non per via di
discendenza etnica ma per amicizia, al di sopra di ogni divisione, comprese le
divisioni culturali. Lo pensiamo e cerchiamo di attuarlo religiosamente, vale a dire in base a una convinzione assoluta, non legata alla constatazione di come il mondo è e va.
Sarebbe bene prendere consapevolezza che la religione è un fatto
culturale e che come tale evolve, al modo delle lingue, per cui in Italia parliamo
una lingua che è il latino moderno e del latino conserva tante strutture e
altre tracce, con altri lasciti culturali provenienti da altre fonti, dalle
complesse relazioni che storicamente ci è stato dato di intrattenere con altre
genti. Di questo argomento tratterà il prossimo numero di Luoghi dell’infinito, il mensile di arte e cultura di Avvenire, che ieri ne ha pubblicato una
presentazione che incollo qui sotto.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli



