Dalla milizia
ideologica al lavorare nella società al modo di fermento, di lievito
[dal libro di Fulvio De Giorgi, Paolo VI. Il papa del Moderno,
Morcelliana, seconda edizione rivedute e ampliata, 2018, pp.48-49]
Anche Giovanni Paolo II (nella
lettera apostolica Tertio Millennio
Adveniente [Avvicinandosi il Terzo
Millennio, vale a dire il 2000]) avrebbe affermato nel 1994, cioè dopo la
fine del «secolo breve» [il Novecento tra il 1914, inizio della Prima Guerra
Mondiale, e il 1989, l’anno della crisi terminale dei regimi comunisti dell’Europa
Orientale] ma, significativamente, evocando la cesura del «secolo spezzato» [il
Novecento spezzato nel 1945 dalla consapevolezza e dal rifiuto dello sterminio,
e della catastrofe morale, della Shoah, la distruzione degli ebrei d’Europa nel
cuore dell’Europa Cristiana]:
«Si tratta di un Concilio simile ai precedenti, eppure tanto diverso; un
Concilio concentrato sul mistero di
Cristo e della sua Chiesa e insieme
aperto al mondo. Questa apertura è
stata la risposta evangelica all’evoluzione recente del mondo con le
sconvolgenti esperienze del XX [Ventesimo]
secolo, travagliato da una prima e da una seconda guerra mondiale, dall’esperienza
dei campi di concentramento e da orrendi eccidi. […] Un’enorme ricchezza di
contenuti ed un nuovo tono, prima sconosciuto, nella
presentazione conciliare di questi
contenuti, costituiscono quasi un annuncio di tempi nuovi. I Padri conciliari
hanno parlato con il linguaggio del Vangelo, con il linguaggio del Discorso
della Montagna e delle Beatitudini».
Dunque non più una Chiesa
trionfale, ma umile, bisognosa di un aiuto ce sa accogliere anche da chi le è
ostile, un Popolo di Dio, comunione di battezzati, uguali in dignità,
arricchito dallo Spirito di doni gerarchici e carismatici, che valorizza i miseri
laicali e l’indole secolare dei laici; non un pastorale orientata allo scontro
dottrinale-ideologico, ma attenta ai comportamenti e ai sentimenti del cuore;
non un egoismo individualistico della salvezza ma un’esperienza di fede vissuta
coerentemente e veramente comunitaria. Per
i laici si immaginava una grande e fondamentale missione: animare le realtà
temporali, come lievito e fermento; far fiorire il sacerdozio comune in
forme ministeriali nuove. E’ l’insegnamento della Lumen Gentium [=la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo Luce per le genti,
deliberata durante il Concilio Vaticano II (1962-1965)] e di molti altri
documenti conciliari.