mercoledì 10 ottobre 2018

Religione difficile


Religione difficile

  La nostra religione ha avuto problemi negli ultimi cinquant’anni. Antropologi, sociologi e teologi hanno cercato di capirne le cause. Sono coinvolte quelle scienze perché esse riguardano  i modi di vivere e di pensare, le dinamiche della società e le concezioni sul soprannaturale che si sono diffuse. I risultati di questa riflessione non convincono del tutto, ad esempio quando mettono in risalto una certa maggiore incredulità rispetto al passato. I problemi si apprezzano maggiormente nelle realtà di base che ai vertici del potere religioso, dove, in definitiva, può immaginarsi, e non senza ragione, che tutto stia andando un po’ come prima. I costumi curiali e gli ambienti principeschi in cui talvolta si lavora possono favorire questo straniamento dal popolo. Per questo è molto apprezzabile la scelta del Papa regnante di vivere in un appartamento in albergo.  Poteri civili e religiosi continuano, come nei millenni passati, ad accreditarsi a vicenda, anche se in Europa è venuta meno, nel processo di pacificazione europea iniziato dalla metà degli scorsi anni ’40, al termine della Seconda guerra mondiale, la sacralizzazione  del potere civile, che legava  molto più strettamente quest’ultimo al potere religioso e, in genere, alla religione. E’ per quella via che gli europei, nella loro crudele conquista del mondo, poterono pensare di avere il Cielo dalla loro parte e di svolgere una missione religiosa mentre sottomettevano, spesso annientandoli,  altri popoli e altre culture.
  Le antiche religioni non sono finite dopo l’affermarsi della nostra, ma si sono trasformate inculturandola. Le loro credenze sopravvivono in diversi modi nella nostra, ad esempio in molti riti popolari. Questo è stato sfruttato dal potere religioso, in particolare quando, in Europa, e in particolare in Italia, ha avuto problemi con quelli civili e ha cercato di mobilitare le masse in suo soccorso. Si tratta di una religiosità che funziona ancora molto bene e si esprime nella spiritualità di massa dei santuari e delle apparizioni. Durante il Concilio Vaticano 2° si cercò di correggerla. Si volle progettare una formazione religiosa più accurata, più vicina a ciò che è il cardine della nostra fede: se ne parlò come di svolta cristologica.  In questo quadro si propose di fare dell’umanità una sola famiglia come obiettivo religioso. Questo privò di consistenza le ideologie politico-religiose di sacralizzazione che avevano base nazionalistica, quelle che erano l’espressione moderna dell’antica concezione di un popolo legato ad un dio. Tutto questo incise sulla religiosità degli europei, molto basata sulla sacralizzazione dei poteri civili e sulla sopravvivenza culturale di certi elementi delle antiche religioni della natura e della storia a sostegno di essa, per cui si immaginava che venendo meno il dominio degli europei sul mondo, le cose si sarebbero messe molto male. All’origine della spaccatura verticale e durissima tra fazioni religiose in Italia c’è appunto la contrapposizione frontale tra chi vorrebbe tornare all’antico sistema, essenzialmente questa volta in funzione difensiva verso un mondo che assedia l’Europa e chi vorrebbe proseguire sulla via indicata dal Concilio Vaticano 2°.
   I sociologi hanno osservato che il processo di secolarizzazione, vale a dire il minor credito sociale della religione, interessa sostanzialmente solo l’Europa, è un problema essenzialmente europeo. E’ la coscienza degli europei ad essere implicata. Nelle altre parti del mondo va molto diversamente. In un certo senso gli europei non sanno più bene che pensare di se stessi. La religione ancora tra loro prevalente li spinge a farsi interpreti e fautori di una civiltà dell’amore, quella che vorrebbe fare dell’umanità una sola famiglia, ma non capiscono più bene perché dovrebbero farlo, in un mondo in cui si va in tutt’altra direzione e ognuno si fa gli affari propri  e pretende di fare bene così, anche dal punto di vista religioso. Così si avvicinano alla religione se manifesta l’antica religiosità della natura e della storia, quella che prometteva di ammansire le potenze soprannaturali nascoste nella natura o di far prevalere un popolo sugli altri. Ma appena si iniziano a fare i discorsi che i saggi del Concilio vollero che si facessero, in quel nuovo processo formativo, non intendono più. I più anziani, poi, che sono sempre di più tra noi e in particolare nelle realtà religiose di base, quel passaggio culturale, in genere, non l’hanno mai neppure iniziato. Tutto è stato coperto dall’ingenuo papismo introdotto da san Karol Wojtyla al termine degli anni ’70 e dell’ultimo travagliato periodo di  papato del suo predecessore, il prossimo san Giovanni Battista Montini, che aveva segnato il clamoroso insuccesso del nuovo processo formativo, che, iniziato alla fine degli anni ’60,  apparentemente stava portando alla dispersione del gregge.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli