Religione difficile
La nostra religione ha avuto problemi negli ultimi cinquant’anni.
Antropologi, sociologi e teologi hanno cercato di capirne le cause. Sono
coinvolte quelle scienze perché esse riguardano i modi di vivere e di pensare, le dinamiche
della società e le concezioni sul soprannaturale che si sono diffuse. I
risultati di questa riflessione non convincono del tutto, ad esempio quando
mettono in risalto una certa maggiore incredulità rispetto al passato. I
problemi si apprezzano maggiormente nelle realtà di base che ai vertici del
potere religioso, dove, in definitiva, può immaginarsi, e non senza ragione,
che tutto stia andando un po’ come prima. I costumi curiali e gli ambienti
principeschi in cui talvolta si lavora possono favorire questo straniamento dal
popolo. Per questo è molto apprezzabile la scelta del Papa regnante di vivere
in un appartamento in albergo. Poteri
civili e religiosi continuano, come nei millenni passati, ad accreditarsi a vicenda,
anche se in Europa è venuta meno, nel processo di pacificazione europea
iniziato dalla metà degli scorsi anni ’40, al termine della Seconda guerra
mondiale, la sacralizzazione del potere civile, che legava molto più strettamente quest’ultimo al potere
religioso e, in genere, alla religione. E’ per quella via che gli europei,
nella loro crudele conquista del mondo, poterono pensare di avere il Cielo
dalla loro parte e di svolgere una missione religiosa mentre sottomettevano,
spesso annientandoli, altri popoli e
altre culture.
Le antiche religioni non sono finite dopo l’affermarsi della nostra, ma
si sono trasformate inculturandola. Le loro credenze sopravvivono in diversi
modi nella nostra, ad esempio in molti riti popolari. Questo è stato sfruttato
dal potere religioso, in particolare quando, in Europa, e in particolare in
Italia, ha avuto problemi con quelli civili e ha cercato di mobilitare le masse
in suo soccorso. Si tratta di una religiosità che funziona ancora molto bene e
si esprime nella spiritualità di massa dei santuari e delle apparizioni.
Durante il Concilio Vaticano 2° si cercò di correggerla. Si volle progettare
una formazione religiosa più accurata, più vicina a ciò che è il cardine della
nostra fede: se ne parlò come di svolta cristologica.
In questo quadro si propose di fare
dell’umanità una sola famiglia come obiettivo religioso. Questo privò di
consistenza le ideologie politico-religiose di sacralizzazione che avevano base
nazionalistica, quelle che erano l’espressione moderna dell’antica concezione
di un popolo legato ad un dio. Tutto questo incise sulla religiosità degli
europei, molto basata sulla sacralizzazione dei poteri civili e sulla
sopravvivenza culturale di certi elementi delle antiche religioni della natura e
della storia a sostegno di essa, per cui si immaginava che venendo meno il
dominio degli europei sul mondo, le cose si sarebbero messe molto male. All’origine
della spaccatura verticale e durissima tra fazioni religiose in Italia c’è
appunto la contrapposizione frontale tra chi vorrebbe tornare all’antico
sistema, essenzialmente questa volta in funzione difensiva verso un mondo che
assedia l’Europa e chi vorrebbe proseguire sulla via indicata dal Concilio
Vaticano 2°.
I sociologi hanno osservato che il processo di secolarizzazione, vale a
dire il minor credito sociale della religione, interessa sostanzialmente solo l’Europa,
è un problema essenzialmente europeo. E’ la coscienza degli europei ad essere
implicata. Nelle altre parti del mondo va molto diversamente. In un certo senso
gli europei non sanno più bene che pensare di se stessi. La religione ancora
tra loro prevalente li spinge a farsi interpreti e fautori di una civiltà dell’amore,
quella che vorrebbe fare dell’umanità una sola famiglia, ma non capiscono più
bene perché dovrebbero farlo, in un mondo in cui si va in tutt’altra direzione
e ognuno si fa gli affari propri e
pretende di fare bene così, anche dal punto di vista religioso. Così si
avvicinano alla religione se manifesta l’antica religiosità della natura e
della storia, quella che prometteva di ammansire le potenze soprannaturali
nascoste nella natura o di far prevalere un popolo sugli altri. Ma appena si
iniziano a fare i discorsi che i saggi del Concilio vollero che si facessero,
in quel nuovo processo formativo, non intendono più. I più anziani, poi, che
sono sempre di più tra noi e in particolare nelle realtà religiose di base,
quel passaggio culturale, in genere, non l’hanno mai neppure iniziato. Tutto è
stato coperto dall’ingenuo papismo introdotto da san Karol Wojtyla al termine
degli anni ’70 e dell’ultimo travagliato periodo di papato del suo predecessore, il prossimo san
Giovanni Battista Montini, che aveva segnato il clamoroso insuccesso del nuovo
processo formativo, che, iniziato alla fine degli anni ’60, apparentemente stava portando alla dispersione
del gregge.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli