La religione come
conquista culturale
La religione, intesa come sistema di
credenze nel soprannaturale, riti e stili di vita con essi coerenti, è
integralmente una produzione sociale, vale a dire un fatto culturale, studiato dall’antropologia, che osserva come vivono gli
esseri umani, dalla sociologia, che si occupa delle dinamiche delle società
umane, e dalla psicologia, che studia i processi della nostra mente. La fede,
il confidare in un soprannaturale, in ciò che va oltre quello che appare, è
invece innata, ma senza la religione non
ha parole per esprimersi.
La religione, come fatto culturale, viene determinata dalle necessità
sociali del momento. La fede vi influisce, ma fino ad un certo punto. Le
religioni primitive sono quelle basate sull’osservazione della natura. Ci si
trova in balia di essa e la si personalizza, la si pensa opera di dei. Poi si
sono le religioni che danno molta importanza al caso, o altrimenti detto alla fortuna. Qui vicino a Roma, nell’attuale
Palestrina, c’era un grande e frequentato santuario dedicato alla Dea
Fortuna. Più avanti nella storia, le dinamiche sociali furono
immaginate come frutto di lotte tra dei. Ogni popolo costituito in nazione con
il suo dio. Tutte queste concezioni religiose hanno una caratteristica comune:
sono facili da vivere, frutto di tradizioni molto radicate e quindi sentite un
po’ come istintive, e anche di un certo pessimismo in materia di storia umana.
Ci si pensa come totalmente nelle mani di capricciose potenze soprannaturali, e
soprannaturali in quanto non in nostro dominio. Occorre quindi accattivarsene i
favori con riti e sacrifici.
La nostra religione è molto diversa e si
affermò intorno al Mediterraneo, in un processo nei primi tre secoli della
nostra era, all’esito di un travaglio culturale durato circa quattro secoli, gli ultimi dell’era
antica, in cui si avvertì l’insufficienza etica delle più antiche religioni. Il
veicolo culturale dell’affermazione della nostra fede fu l’ellenismo, la
cultura greca diffusa negli ambienti sociali conquistati da Alessandro il
grande e dai suoi successori dal Quarto
secolo dell’era antica.
La caratteristica principale della nostra religione è di pensare un’unione
molto stretta tra gli esseri umani, basata su una realtà soprannaturale unica,
benigna e molto vicina a ciascuno, tanto da annullare sostanzialmente la distinzione tra Cielo e
Terra: in questa visione, gli esseri umani hanno una costituzione soprannaturale, sono destinati al Cielo e lo hanno in sé. Non è una religione istintiva, naturale, perché costantemente smentita
dalla realtà: pretende, ad esempio, la pace in un mondo travagliato da continue
guerre. E' espressione di una certa insoddisfazione per come vanno le cose nella natura e nella società: si vorrebbe porre rimedio ai mali che manifestano. E’ il frutto, quindi, di una conquista culturale, anche se corrisponde
ad esigenze molto profonde degli esseri umani, ad una loro fede indubbiamente piantata in loro. Richiede pertanto un impegno di approfondimento.
Questo è, appunto, ciò che manca tra noi di questi tempi.
La capacità di raggiungere quella conquista culturale si ha al termine
di un processo di formazione che possiamo ritenere in qualche modo sufficiente
alla fine delle scuole superiori. E’ in quel momento che, ad esempio, si hanno
le basi, e la maturità, per capire alcuni documenti religiosi molto importanti come le
Costituzioni Luce per le genti e La
gioia e la speranza del Concilio Vaticano 2°, che, come diceva Giovanni
Battista Montini - papa Paolo 6°, sono il catechismo per il mondo moderno. I catechismi per le varie età diffusi dalla Conferenza episcopale
italiana e da altre istituzioni religiose ne sono versioni semplificate. Il
Catechismo della Chiesa Cattolica è, invece, un documento normativo diretto ai
teologi, non uno strumento formativo popolare, e richiede un’istruzione a
livello universitario per essere capito.
Purtroppo il nostro sistema di formazione permanente degli adulti alla
religione è molto carente, per vari motivi. Non ci sono le forze per reggerlo
e, in genere, non si ha nemmeno il tempo e la voglia di parteciparvi. Ci si contenta,
così, di una coscienza religiosa un po’ superficiale. La situazione si aggrava
molto con il trascorrere degli anni dall’uscita del percorso formativo. Già nei
quarantenni è piuttosto seria. I più anziani mantengono solo vaghi ricordi. Solo chi per professione ha dovuto approfondire tematiche culturali, come gli
insegnanti, ne sa di più.
Qual è il compito dell’Azione Cattolica di oggi?, mi ha chiesto una
signora del nostro gruppo. E’ la realizzazione dei deliberati del Concilio
Vaticano 2°, ho risposto senza esitazioni. Una riforma religiosa, quella di
quel Concilio, che comprendeva l’esigenza
di una migliore coscienza religiosa. Questo significa darsi, come associati,
una disciplina formativa, riprendendo certi testi e discutendone. Ma anche
cercare di spiegarli agli altri, dopo averli compresi.
Non è possibile una fede
irriflessa, istintiva? E’ un inizio, ma non basta. Soprattutto non basta per
quel lavoro di cambiare il mondo che è oggi richiesto dalla dottrina sociale
come dovere per la persona religiosa. Per produrre cambiamenti, occorre capire
e capire in modo affidabile. Questo fu compreso molto bene fin dagli inizi del
nostro moderno associazionismo. E’ la ragione per la quale, ad esempio, nel
gruppo fondato nell’Ottocento a Viterbo da Mario Fani, si istituì una biblioteca
popolare e si faceva scuola. Così come la faceva un’altra grande anima della
nostra religione: Lorenzo Milani.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa -
Roma, Monte Sacro, Valli.