mercoledì 26 settembre 2018

Metamorfosi delle verità


Metamorfosi delle verità

  Le verità, le convinzioni socialmente condivise, mutano con il cambiare delle società in cui sono diffuse. Le società cambiano per successioni delle generazioni o per commistioni con altre società. La formulazione delle verità, in riti e ideologie, segue il loro affermarsi in società e, in generale, le istituzioni che hanno il compito sociale di formalizzare le verità resistono al cambiamento.
  L’idea di un’umanità tutta compresa in un’unica famiglia è molto antica nella nostra fede e corrisponde alla situazione sociale in cui si affermò alle origini: quella di un grande impero multinazionale. Tuttavia essa subì delle metamorfosi al variare della situazione politica europea. La fede si venne nazionalizzando, venendo a legarsi con società meno aperte, ad etnie e regni. Il processo seguì la divisione sociale. La divisione comportava la guerra, ma quest’ultima era considerata come un fatto naturale, come i terremoti e i cicloni atmosferici. Ogni società si costruiva così il suo dio, ma la teologia non vedeva contraddizione con una fede di impronta universalistica. Le conquiste europee in Africa, America ed Asia crearono problemi più seri. In particolare, in Africa e in America, si venne a contatto con culture molto distanti da quelle europee e anche con culture primitive. La comune umanità, che era evidente, faticò ad essere affermata culturalmente, anche in religione. Convissero varie formulazioni teologiche, quelle universalistiche, quelle nazionalistiche, quelle di impronta razzista basate su un primato etnico. Queste ultime furono alla base della colonizzazione religiosa degli europei.
  La nostra teologia si mostrò piuttosto duttile alle esigenze sociali. Così, ciascun popolo, ciascuno stato, poteva immaginare di avere un proprio  dio e, a livello mondiale, gli europei di avere un diritto di dominio di origine divina, come strumento per l’evangelizzazione.
  La situazione cominciò  a mutare a partire dalla fine del Settecento, con l’affermarsi delle democrazie di popolo. Si compresero le origini sociali delle sofferenze sociali, compresi i conflitti e, pertanto, anche delle guerre. Lo sfruttamento sociale dei ceti più poveri e il razzismo cominciarono ad essere intesi come peccati sociali, colpe da cui redimersi. A partire dalla Prima Guerra Mondiale la riflessione coinvolse il problema della guerra e di un ordine internazionale pacifico. Anche la guerra cominciò ad essere pensata come un peccato collettivo, non più quindi come un fenomeno naturale, ma come un prodotto sociale che, con giuste riforme, poteva essere evitato. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il medesimo orientamento coinvolse anche la valutazione del colonialismo europeo. Il pensiero sociale cristiano in materia precedette, e determinò, le pronunce del nostro Magistero, in particolare di quello dei Papi. Riprese vigore, a partire dagli anni Sessanta, la teologia universalistica delle origini, ma intesa secondo le esigenze sociali del momento e il mondo nuovo che si era creato. La globalizzazione  della nostra fede precedette di molto quella dell’economia e, in un certo, senso la prefigurò e sostenne. Questo orientamento si manifestò in maniera spettacolare nel magistero di san Karol Wojtyla, il quale arrivò a proporre l’immagine di radici  cristiane dell’Europa che ne avrebbero imposto la pacificazione in un nuovo ordine internazionale per preservare la pace. Questa visione non aveva in realtà riscontri storici: la storia europea, fin dall’affermarsi della nostra fede sul continente, dal Quarto secolo, era stata un lungo seguito di conflitti, anche a sfondo religioso. La possiamo immaginare come una  retropia, l’immaginare un passato migliore, ma mai esistito, a cui tornare. Un passato alternativo. Il fatto che, nel corso del Novecento, si fosse affermata una frattura tra società in cui la fede religiosa era tra le verità ammesse e altre in cui essa era vivamente contrastata e ridotta al rango di credenza tollerata, quindi tra regimi di democrazia capitalista e regimi comunisti, non poteva cambiare la realtà di un passato aspramente conflittuale nel quale la comune fede religiosa non era stata mai un deterrente sufficiente alle guerre e, anzi, spesso era stata all’origine di esse.
  La dottrina sociale ancora corrente sulla pace iniziò a essere diffusa nel 1939, al manifestarsi della minaccia di una nuova guerra mondiale, e da allora non ha mai cessato di esserlo. Essa corrispondeva a una situazione sociale che considerava la pace un valore importante. Ai tempi nostri la situazione sta cambiando. Sembra che risorgano gli dei nazionali. Si sta proponendo una corrispondente teologia, che, anch’essa, cerca in passati immaginari degli  esempi sociali a cui tornare. L’epoca dei sovrani assoluti, da essa mitizzata, non fu infatti propizia per l’affermazione della nostra fede, perché fu caratterizzata da aspri conflitti religiosi e quindi da valori e fatti contrastanti con quelli evangelici, che pure venivano proclamati. Ma la si propone come più  religiosa  di quella delle democrazie, basata sulla libertà di coscienza, disperando di ottenere l’unità delle anime altro che con la forza, la coercizione. Questa è la posizione di quei neo-fascismi di egoismo nazionale che vanno sotto il nome di sovranismi, i quali hanno come slogan quello antievangelico “Prima noi!”. Essi sono insofferenti dell’attuale teologia universalistica e del suo principale esponente vivente, il Papa regnante. Con fatti concludenti e con la battaglia delle idee cercano di contrastarla e di ottenerne delle metamorfosi, innanzi tutto cercando da sradicarla dai corpi sociali di riferimento. Utilizzano a questo fine la paura ancestrale di un’invasione aliena. Cercano inoltre di modificare politicamente la legislazione sociale e le istituzioni ispirate ai suoi principi umanitari. Si tratta, in particolare, della Costituzione italiana vigente  e dell'Unione Europea, con la sua Carta dei diritti, nella cui realizzazione sono stati fortemente impegnati quelli della nostra fede, sull'ispirazione della dottrina sociale diffusa dagli anni '40 del secolo scorso. Avevano l'obiettivo di un ordine internazionale pacifico, che in effetti si è prodotto a lungo. Chi ora le critica è consapevole che, cambiando orientamenti, torneranno le guerre? Esse sono inevitabili quando si scontrano diversi Prima noi!  nazionalistici: dalle parole si passa, allora, prima o poi, ai fatti. Vediamo attiva questa dinamica nel conflitto in Ucraina, tra nazionalisti sovranisti  ucraini e movimenti  sovranisti filorussi, in un contesto in cui, cessato il regime comunista ateistico sovietico che le dominava entrambe reprimendone i nazionalismi, compresi quelli a sfondo religioso, Ucraina e Russia vengono considerate nazioni cristiane.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in san Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli