Bioetica e catechesi
di etica sessuale religiosa personale
Un corso di bioetica può
interessare un gruppo giovani di una parrocchia?
La bioetica è una disciplina scientifica. Tratta delle implicazioni
etiche delle nuove metodiche mediche e della ricerca scientifica. Tratta, ad
esempio, dei problemi morali posti dalla creazione, modificazione, selezione,
soppressione, utilizzo a fini di ricerca, impianto
in utero o in dispositivi artificiali, in laboratorio, di embrioni umani, dei limiti delle terapie mediche nel caso di processi morbosi non suscettibili di
remissione e di molto altro. Richiede un pubblico acculturato nel metodo
scientifico, salvo che si tratti di semplice informazione divulgativa, ma anche
in questo caso richiede un impegno serio.
Altra cosa sono l’etica sessuale, e in particolare quella religiosa che
è parte della teologia morale, e la catechesi in materia di etica sessuale
religiosa personale. Di solito, nei gruppi giovanili delle parrocchie è a quest’ultima
che si tende. Si tratta di un campo molto delicato, che ha a che fare, si
capisce bene, con la coscienza personale. Non trovo utile confondere un
insegnamento, anche a carattere divulgativo, di bioetica con la catechesi in
materia di etica sessuale personale.
Innanzi tutto, la bioetica, come ogni
disciplina scientifica, è in continua evoluzione, non è mai cristallizzata in
una dottrina, in particolare in una dottrina religiosa.
Invece, nelle decisioni etiche personali il fedele fa riferimento alla dottrina
corrente. Essa è esposta molto chiaramente nel Catechismo della Chiesa
Cattolica e nel catechismo per adulti corrente, che non sono testi di bioetica.
Inoltre, fatalmente, se si mischiano
inopportunamente i due campi di riflessione, si possono accreditare come
risultati della disciplina scientifica della bioetica conclusioni che sono solo
dottrinarie. E’ bene che ciò che è scienza venga nettamente distinto da ciò che
è dottrina, perché si basano su presupposti diversi.
Infine, una riflessione sulla bioetica può essere presa ad occasione per
cercare di contrabbandare determinati indirizzi di etica religiosa spacciandoli
come risultato di un lavoro scientifico, anche a prescindere dalla dottrina
corrente, come quando si cerca di accreditare come impegnativi per il fedele
orientamenti sessuofobi, omofobi, maschilisti tipici di alcuni movimenti
fondamentalisti correnti in religione, ma in realtà non (più) compresi nella
dottrina. Quanto a quest’ultima, la pratica pastorale è molto importante nell’inculturarla nel singolo fedele, tenendo conto della sua specifica
situazione personale e sociale: è compito esclusivo del sacerdote, come in ogni
caso in cui si ha a che fare così strettamente con problemi di coscienza. Trascurando
disinvoltamente questi aspetti si rischia di fare molto danno e, in
particolare, di disamorare i più giovani alla religione. Conclusioni di etica
sessuale individuale affrettate proposte come indubitabili in occasione di un
corso di bioetica, che di tutt’altro dovrebbe trattare, possono allontanare, demonizzandole, personalità in formazione, come, in effetti,
ogni essere umano è per tutto il corso della sua vita, ma in particolar modo
nei primi venticinque anni.
Aggiungo che un corso di bioetica
non dovrebbe servire a dare indirizzi,
che è il compito della dottrina, ma solo a informare delle argomentazioni
scientifiche correnti. Sulla gran parte dei problemi di bioetica, che seguono
lo sviluppo impetuoso delle scienze della natura, si è ancora lontani dall’aver
raggiunto punti fermi. Diverso è il caso della dottrina. Essa si fonda sull’autorità
del magistero, che tiene conto dei risultati della riflessione della bioetica,
ma anche di altri elementi. Naturalmente si è osservato una sviluppo della
stessa dottrina. Se ne sta discutendo con toni piuttosto accesi tra le persone
a cui compete farlo. Gli sviluppi dell’etica sociale corrente, che ad esempio
rifiuta la discriminazione, anche religiosa, delle persone omosessuali, pone degli
interrogativi che, ancora non del tutto risolti in sede dottrinale, lo sono
nella pratica pastorale, lasciando alla coscienza personale ciò che deve essere
ad essa lasciato. Nessuno, di fatto, viene discriminato (o dovrebbe esserlo).
Concludo osservando che la richiesta di una informazione bioetica
dovrebbe venire dagli stessi giovani a cui è rivolta. Se viene dai formatori
dovrebbe comunque con loro essere condivisa. Altrimenti il sospetto che si
cerchi di contrabbandare dottrina per scienza, e dico contrabbandare per
indicare una indebita commistione tra le due riflessioni, è forte. Alla
dottrina si è obbligati in coscienza, non così nel campo scientifico, anche
bioetico. Ma la dottrina a cui si è obbligati
è quella genuina del magistero, oggi compendiata nel Catechismo della
Chiesa cattolica, non quella di questo o quel gruppo particolare, che abbia
sviluppato, ad esempio, una particolare sensibilità su certi temi con corrispondenti impegni
etici in senso più rigoroso tra le persone della sua cerchia, le quali liberamente li assumono (senza esserne obbligate).
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli