lunedì 17 settembre 2018

Bioetica e catechesi di etica sessuale religiosa personale

Bioetica e catechesi di etica sessuale religiosa personale

   Un corso di bioetica può interessare un gruppo giovani di una parrocchia?
  La bioetica è una disciplina scientifica. Tratta delle implicazioni etiche delle nuove metodiche mediche e della ricerca scientifica. Tratta, ad esempio, dei problemi morali posti dalla creazione, modificazione, selezione, soppressione, utilizzo a fini di ricerca,   impianto in utero o in dispositivi artificiali, in laboratorio,  di embrioni umani,  dei limiti delle terapie mediche nel caso di  processi morbosi non suscettibili di remissione e di molto altro. Richiede un pubblico acculturato nel metodo scientifico, salvo che si tratti di semplice informazione divulgativa, ma anche in questo caso richiede un impegno serio.
  Altra cosa sono l’etica sessuale, e in particolare quella religiosa che è parte della teologia morale, e la catechesi in materia di etica sessuale religiosa personale. Di solito, nei gruppi giovanili delle parrocchie è a quest’ultima che si tende. Si tratta di un campo molto delicato, che ha a che fare, si capisce bene, con la coscienza personale. Non trovo utile confondere un insegnamento, anche a carattere divulgativo, di bioetica con la catechesi in materia di etica sessuale personale.
 Innanzi tutto, la bioetica, come ogni disciplina scientifica, è in continua evoluzione, non è mai cristallizzata in una  dottrina,  in particolare in una dottrina religiosa. Invece, nelle decisioni etiche personali il fedele fa riferimento alla dottrina corrente. Essa è esposta molto chiaramente nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nel catechismo per adulti corrente, che non sono testi di bioetica.
 Inoltre, fatalmente, se si mischiano inopportunamente i due campi di riflessione, si possono accreditare come risultati della disciplina scientifica della bioetica conclusioni che sono solo dottrinarie. E’ bene che ciò che è scienza venga nettamente distinto da ciò che è dottrina, perché si basano su presupposti diversi.
  Infine, una riflessione sulla bioetica può essere presa ad occasione per cercare di contrabbandare determinati indirizzi di etica religiosa spacciandoli come risultato di un lavoro scientifico, anche a prescindere dalla dottrina corrente, come quando si cerca di accreditare come impegnativi per il fedele orientamenti sessuofobi, omofobi, maschilisti tipici di alcuni movimenti fondamentalisti correnti in religione, ma in realtà non (più) compresi nella dottrina. Quanto a quest’ultima, la pratica pastorale è molto importante nell’inculturarla  nel singolo fedele, tenendo conto della sua specifica situazione personale e sociale: è compito esclusivo del sacerdote, come in ogni caso in cui si ha a che fare così strettamente con problemi di coscienza. Trascurando disinvoltamente questi aspetti si rischia di fare molto danno e, in particolare, di disamorare i più giovani alla religione. Conclusioni di etica sessuale individuale affrettate proposte come indubitabili in occasione di un corso di bioetica, che di tutt’altro dovrebbe trattare, possono allontanare, demonizzandole,  personalità in formazione, come, in effetti, ogni essere umano è per tutto il corso della sua vita, ma in particolar modo nei primi venticinque anni.
  Aggiungo  che un corso di bioetica non dovrebbe servire a dare indirizzi, che è il compito della dottrina, ma solo a informare delle argomentazioni scientifiche correnti. Sulla gran parte dei problemi di bioetica, che seguono lo sviluppo impetuoso delle scienze della natura, si è ancora lontani dall’aver raggiunto punti fermi. Diverso è il caso della dottrina. Essa si fonda sull’autorità del magistero, che tiene conto dei risultati della riflessione della bioetica, ma anche di altri elementi. Naturalmente si è osservato una sviluppo della stessa dottrina. Se ne sta discutendo con toni piuttosto accesi tra le persone a cui compete farlo. Gli sviluppi dell’etica sociale corrente, che ad esempio rifiuta la discriminazione, anche religiosa, delle persone omosessuali, pone degli interrogativi che, ancora non del tutto risolti in sede dottrinale, lo sono nella pratica pastorale, lasciando alla coscienza personale ciò che deve essere ad essa lasciato. Nessuno, di fatto,  viene discriminato (o dovrebbe esserlo).
  Concludo osservando che la richiesta di una informazione bioetica dovrebbe venire dagli stessi giovani a cui è rivolta. Se viene dai formatori dovrebbe comunque con loro essere condivisa. Altrimenti il sospetto che si cerchi di contrabbandare dottrina per scienza, e dico contrabbandare per indicare una indebita commistione tra le due riflessioni, è forte. Alla dottrina si è obbligati in coscienza, non così nel campo scientifico, anche bioetico. Ma la dottrina a cui si è obbligati  è quella genuina del magistero, oggi compendiata nel Catechismo della Chiesa cattolica, non quella di questo o quel gruppo particolare, che abbia sviluppato, ad esempio, una particolare sensibilità su certi temi con corrispondenti impegni etici in senso più rigoroso tra le persone della sua cerchia, le quali liberamente li assumono (senza esserne obbligate).

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli