Lotte di potere.
Fondamentalismo, integralismo. Cacciare di frodo in materia di bioetica
La nostra Chiesa è
una società e, come tutte le altre società, è travagliata da lotte di potere
tra varie fazioni. Ma non ci si dovrebbe voler bene? Ci si prova, ma è dura. Si
trovano tanti buoni motivi per voler prevalere. Ma questo voler prevalere
lottando non è una cosa buona.
L’etica sessuale religiosa è utilizzata da movimenti fondamentalisti e
integralisti come arma in quelle lotte.
Il fondamentalismo pretende che la società intorno sia organizzata solo secondo
principi religiosi. L’integralismo rifiuta la mediazione tra principi
religiosi, originatisi in epoche lontane ed evolutisi per due millenni, e la
cultura del nostro tempo: ritiene che sia possibile una vita di fede senza
alcun altro sforzo di riflessione che quello sulla dottrina. In entrambi c’è il
rifiuto della contemporaneità, vista come frutto di idee e azioni malvagie.
Sono essenzialmente reazionari: vorrebbero tornare ad un passato che, però, non
è quello reale, come viene ricostruito dagli storici, il nostro tremendo
passato, ma un passato sognato,
immaginato: è quello che con termine moderno viene chiamato retropia, che è appunto il desiderio di
ricostruire un passato sognato, visto come l’ideale per la vita sociale.
L’etica sessuale personale è un aspetto molto
delicato della persona umana. Si costruisce nel tempo: è una conquista
culturale di ciascuno. Significa elevarsi dalla nostra antica realtà di belve,
perché la sessualità è un aspetto della nostra natura biologica, alla vita di
persone umane. Implica il rispetto per l’altro.
La sessualità
è un richiamo potente e per questo ha un impiego commerciale. In questa
prospettiva viene meno il rispetto per l’altro, ma, con esso, anche quello per
sé stessi. Occorre certamente sviluppare, sia in sede civile che religiosa, una
resistenza culturale a quel modo di pensare e di fare.
I metodi fondamentalisti e integralisti ne fanno però una questione di
atti vietati e consentiti e, quanto ai primi, demonizzano che vi cade. E’
un modo di proporre il tema poco rispettoso per le persone. Ma è anche
scarsamente efficace, come la pratica pastorale ha dimostrato chiaramente. Serve
però a discriminare, a stabilire chi è dentro e chi è fuori, ed è dentro chi si
dichiara d’accordo con quel modo di ragionare, anche se poi nella pratica non
riesce ad esserne all’altezza. A quel punto, fondamentalisti e
integralisti si dimostrano misericordiosi, accettando chi cade,
purché si metta in mano loro e li aiuti a respingere i dissenzienti.
Un esempio può aiutare a capire. La masturbazione è considerata un
peccato grave dalla dottrina e tuttavia è molto diffusa tra i giovani maschi, in ogni
ambiente, anche nelle scuole di formazione religiosa, nei seminari minori. Non
la si affronta più demonizzando.
Quando si demonizzava non si aveva comunque ragione del fenomeno, ma si
inducevano personalità incapaci di andare oltre quel livello di sessualità,
piene di sensi di colpa che gravavano anche sulla vita da adulti. La
constatazione che, crescendo, si tendeva a superare quella pratica, ha fatto
capire che ciò che importava era aiutare a crescere. Ma non lo si è capito da
molto. E, quando si demonizzava, si causava tanta inutile sofferenza. Così è in
molti altri campi dell’etica sessuale religiosa.
Poiché oggi nella pratica pastorale non si demonizza più per certe cose
e l’orientamento catechistico dei nostri vescovi è appunto di non demonizzare,
ma di indurre pazientemente in ciascuno, secondo la sua particolare situazione, un cambiamento culturale e quindi una crescita della
persona, fondamentalisti e integralisti
cercano di appigliarsi ai temi della bioetica, che tratta di tutt’altro ragionando
con metodo scientifico (non è dottrina, ma scienza!), vale a dire delle implicazioni etiche delle metodiche
mediche e della ricerca scientifica nel campo della biologia umana, per
contrabbandare concezioni demonizzanti in
materia di etica sessuale religiosa, Se non possono demonizzare, non riescono
neppure a discriminare: quindi, nelle loro lotte di potere a cui accennavo, a cui serve loro di discriminare per
prevalere, devono continuare a
discriminare, ma sono costretti a farlo per via traversa, di frodo per così
dire, contrabbandando le loro concezioni discriminanti per bioetica.
Che fare, di fronte a certe proposte? Chi pensa che la demonizzazione
non sia la via giusta, e ancor meno la discriminazione, e che non sia corretto
far passare per bioetica ciò che è solo demonizzazione su pretese basi
dottrinali, deve combatterle a fronte aperta, senza esitazioni. Non c’è possibilità
di accomodamenti, si va allo scontro. Questo è addirittura doveroso, obbliga in
coscienza. Storicamente, lo sappiamo bene, la religione non è stata solo bene:
pentirsi del male passato è stato sicuramente onorevole, ci ha guidati su
questa via san Karol Wojtyla, grande educatore dei giovani in materia di etica sessuale (sempre attuale è il suo libro Amore e responsabilità), ma ancor
più lo è contrastare il male progettato, rifiutare ogni adesione e collaborazione. Chi aderisce e collabora, anche per preteso amor di pace, ne diviene responsabile.
In particolare, certe strategie possono
risultare dannose nel trattare con i giovani. La loro etica sessuale religiosa,
in fase ancora di conquista culturale, va considerata campo esclusivo del
sacerdote, che correggerà dove occorre, senza demonizzare ed escludere, come ha
imparato a fare nel suo lungo e accurato processo formativo. Qual è del resto il campo privilegiato dei laici in
questo tempo? Che cosa si attendono i nostri vescovi da noi? E’ chiaramente
indicato nell’esortazione apostolica La
gioia del Vangelo e nell’enciclica Laudato si’, ancora troppo poco conosciute
e insegnate. Dovrebbe essere questo, a mio avviso, il campo specifico di un
progetto di formazione proposto ai giovani. A quei testi potrebbe essere
accostata qualche opera laica, come il libro di Zygmut Bauman, Modernità liquida, che descrive molto bene e in termini semplici
i problemi dell’era nostra. E, poi, naturalmente, c’è il tema di grande
attualità della xenofobia razzista, che si sta diffondendo impetuosamente in
Italia anche tra i fedeli, in particolare tra i fondamentalisti e integralisti,
come è facile scoprire facendo due chiacchiere con loro. Occorre costruire una
resistenza culturale anche per questo. Il razzismo è un peccato molto grave,
oltre che un male sociale, perché uccide.
Mario Ardigò – Azione Cattolica
in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli