martedì 18 settembre 2018

Lotte di potere. Fondamentalismo, integralismo. Cacciare di frodo in materia di bioetica

Lotte di potere. Fondamentalismo, integralismo. Cacciare di frodo in materia di bioetica

  La nostra Chiesa è una società e, come tutte le altre società, è travagliata da lotte di potere tra varie fazioni. Ma non ci si dovrebbe voler bene? Ci si prova, ma è dura. Si trovano tanti buoni motivi per voler prevalere. Ma questo voler prevalere lottando non è una cosa buona.
  L’etica sessuale religiosa è utilizzata da movimenti fondamentalisti e integralisti come arma in quelle lotte.
  Il fondamentalismo pretende che la società intorno sia organizzata solo secondo principi religiosi. L’integralismo rifiuta la mediazione tra principi religiosi, originatisi in epoche lontane ed evolutisi per due millenni, e la cultura del nostro tempo: ritiene che sia possibile una vita di fede senza alcun altro sforzo di riflessione che quello sulla dottrina. In entrambi c’è il rifiuto della contemporaneità, vista come frutto di idee e azioni malvagie. Sono essenzialmente reazionari: vorrebbero tornare ad un passato che, però, non è quello reale, come viene ricostruito dagli storici, il nostro tremendo passato,  ma un passato sognato, immaginato: è quello che con termine moderno viene chiamato retropia, che è appunto il desiderio di ricostruire un passato sognato, visto come l’ideale per la vita sociale.
 L’etica sessuale personale è un aspetto molto delicato della persona umana. Si costruisce nel tempo: è una conquista culturale di ciascuno. Significa elevarsi dalla nostra antica realtà di belve, perché la sessualità è un aspetto della nostra natura biologica, alla vita di persone umane. Implica il rispetto per l’altro.
 La sessualità  è un richiamo potente e per questo ha un impiego commerciale. In questa prospettiva viene meno il rispetto per l’altro, ma, con esso, anche quello per sé stessi. Occorre certamente sviluppare, sia in sede civile che religiosa, una resistenza culturale a quel modo di pensare e di fare.
  I metodi fondamentalisti e integralisti ne fanno però una questione di atti vietati e consentiti e, quanto ai primi, demonizzano che vi cade.  E’ un modo di proporre il tema poco rispettoso per le persone. Ma è anche scarsamente efficace, come la pratica pastorale ha dimostrato chiaramente. Serve però a discriminare, a stabilire chi è dentro e chi è fuori, ed è dentro chi si dichiara d’accordo con quel modo di ragionare, anche se poi nella pratica non riesce ad esserne all’altezza. A quel punto, fondamentalisti e integralisti  si dimostrano misericordiosi, accettando chi cade, purché si metta in mano loro e li aiuti a respingere i dissenzienti.
  Un esempio può aiutare a capire. La masturbazione è considerata un peccato grave dalla dottrina e tuttavia è molto diffusa tra i giovani maschi, in ogni ambiente, anche nelle scuole di formazione religiosa, nei seminari minori. Non la si affronta più demonizzando. Quando si demonizzava non si aveva comunque ragione del fenomeno, ma si inducevano personalità incapaci di andare oltre quel livello di sessualità, piene di sensi di colpa che gravavano anche sulla vita da adulti. La constatazione che, crescendo, si tendeva a superare quella pratica, ha fatto capire che ciò che importava era aiutare a crescere. Ma non lo si è capito da molto. E, quando si demonizzava, si causava tanta inutile sofferenza. Così è in molti altri campi dell’etica sessuale religiosa.
  Poiché oggi nella pratica pastorale non si demonizza  più per certe cose e l’orientamento catechistico dei nostri vescovi è appunto di non demonizzare, ma di indurre pazientemente in ciascuno, secondo la sua particolare situazione, un cambiamento culturale e quindi una crescita della persona,  fondamentalisti e integralisti cercano di appigliarsi ai temi della bioetica, che tratta di tutt’altro ragionando con metodo scientifico (non è dottrina, ma scienza!), vale a dire delle implicazioni etiche delle metodiche mediche e della ricerca scientifica nel campo della biologia umana, per contrabbandare concezioni demonizzanti in materia di etica sessuale religiosa, Se non possono demonizzare, non riescono neppure a discriminare: quindi, nelle loro lotte di potere a cui accennavo,  a cui serve loro di discriminare per prevalere,  devono continuare a discriminare, ma sono costretti a farlo per via traversa, di frodo per così dire, contrabbandando le loro concezioni discriminanti per bioetica.
  Che fare, di fronte a certe proposte? Chi pensa che la demonizzazione non sia la via giusta, e ancor meno la discriminazione, e che non sia corretto far passare per bioetica ciò che è solo demonizzazione su pretese basi dottrinali, deve combatterle a fronte aperta, senza esitazioni. Non c’è possibilità di accomodamenti, si va allo scontro. Questo è addirittura doveroso, obbliga in coscienza. Storicamente, lo sappiamo bene, la religione non è stata solo bene: pentirsi del male passato è stato sicuramente onorevole, ci ha guidati su questa via san Karol Wojtyla,  grande educatore dei giovani in materia di etica sessuale (sempre attuale è il suo libro Amore e responsabilità), ma ancor più lo è contrastare il male progettato, rifiutare ogni adesione e collaborazione. Chi aderisce e collabora, anche per preteso amor di pace, ne diviene responsabile. 
 In particolare, certe strategie possono risultare dannose nel trattare con i giovani. La loro etica sessuale religiosa, in fase ancora di conquista culturale, va considerata campo esclusivo del sacerdote, che correggerà dove occorre, senza demonizzare ed escludere, come ha imparato a fare nel suo lungo e accurato processo formativo. Qual è  del resto il campo privilegiato dei laici in questo tempo? Che cosa si attendono i nostri vescovi da noi? E’ chiaramente indicato nell’esortazione apostolica La gioia del Vangelo e nell’enciclica  Laudato si’, ancora troppo poco conosciute e insegnate. Dovrebbe essere questo, a mio avviso, il campo specifico di un progetto di formazione proposto ai giovani. A quei testi potrebbe essere accostata qualche opera laica,  come il libro di Zygmut Bauman, Modernità liquida,  che descrive molto bene e in termini semplici i problemi dell’era nostra. E, poi, naturalmente, c’è il tema di grande attualità della xenofobia razzista, che si sta diffondendo impetuosamente in Italia anche tra i fedeli, in particolare tra i fondamentalisti e integralisti, come è facile scoprire facendo due chiacchiere con loro. Occorre costruire una resistenza culturale anche per questo. Il razzismo è un peccato molto grave, oltre che un male sociale, perché uccide.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli