La fine di un ciclo
storico nella storia nazionale
Viviamo tempi speciali e ne saremo testimoni per le generazioni future.
Possiamo mettere una data finale ad un grande ciclo storico.
Dunque:
- dal 1864 al 1913: il
cattolicesimo politico si presenta come oppositore di sistema nel Regno d’Italia
dominato dai liberali;
- dal 1913-1929: il cattolicesimo
politico inizia a partecipare alla politica nazionale del Regno d’Italia;
- dal 1929 al 1939: gli anni
della Conciliazione, nel Regno d’Italia
dominato dal regime fascista;
- dal 1939 al 2018: il
cattolicesimo politico egemonizza progressivamente la politica italiana,
costruendo e sostenendo la nuova Repubblica popolare democratica, finendo
annientato come forza politica nel giro degli ultimi dieci anni, a favore di
altre componenti di massa emergenti, le quali non fanno più alcun riferimento
alla dottrina sociale.
Quindi: 1864-2018, l’epopea del cattolicesimo politico italiano indotta
dal Papato e dalla dottrina sociale. Sperimentiamo anche l’eclisse della
dottrina sociale che l’aveva suscitato e sorretto. Essa non ha più gli agenti
politici che l’avevano attuata in Italia: l’Azione Cattolica, ancora esistente ma profondamente trasformata negli ultimi trent'anni, e il partito cristiano. Quest’ultimo era rimasto
latente, tra il 1994 e quest’anno, in diversi neo-partiti succeduti alla Democrazia
Cristiana.
Nel panorama mondiale del cattolicesimo sociale e politico, l’Italia è
stata un caso unico: una nazione nella quale la Chiesa cattolica, in varie
posizioni, è stata sostanzialmente forza di governo, non in un ruolo
subordinato, aderendo (e compromettendosi) ad altre impostazioni politiche, ma
come componente autonoma e principale, giungendo a esercitare una vera e
propria sovranità.
L’annientamento del ruolo politico della
Chiesa cattolica italiana comporterà probabilmente che la nuova politica, che
la conosce poco, cercherà di
coinvolgerla facendo presa essenzialmente su quelli che vennero definiti valori non negoziabili: finanziamenti
alle istituzioni ecclesiastiche e alle scuole cattoliche, insegnamento
religioso nelle scuole pubbliche, matrimonio e unioni omosessuali, elargizioni
alle famiglie numerose, questioni riproduttive, aborto, fine vita. Su tutto il
resto non sentirà ragioni, sarà autonoma. Se contrastata, reagirà colpendo in
quei settori. Per chi era insofferente
del particolare ruolo politico della Chiesa cattolica in Italia, sarà una
liberazione, il compimento della laicità delle istituzioni pubbliche. Chi invece è convinto che il
cattolicesimo politico abbia avuto anche un ruolo positivo nell’affermazione
dei valori democratici probabilmente si preoccuperà. Che cosa mettere al posto
di ciò che è finito, annientato?
Avremo tutto il tempo per rifletterci meglio sopra. Per iniziare a farlo può essere utile
affrontare la lettura del libro di Fulvio De Giorgi, La Repubblica grigia - Cattolici, cittadinanza, educazione alla
democrazia, edito da La Scuola, nel 2016, €37, un testo
impegnativo, ma scorrevole.
Trascrivo da pagina 7:
«A ridosso della Liberazione, il partigiano cattolico Carlo
Cremaschi, che nella Bergamasca aveva presieduto il CLN della scuola e l’anno
dopo sarebbe stato eletto alla Costituente, scriveva:
Nel dolore e nel pianto,
indubbiamente, le coscienze maturano. Ma da un giorno all’altro non può certo
cambiare la coscienza degli individui e della società. Tanti che in questi
giorno plaudono i nostri patrioti, sono gli stessi che ieri plaudivano alla
massa nera dei pecoroni. Non dobbiamo illuderci. Ci dobbiamo educare e dobbiamo
educare i nostri simili. Lavoro lento,
lungo e difficile […] La
ricostruzione che ci si impone è di due
specie: materiale e morale. Ricostruire le nostre città, le nostre case, i
nostri templi, ricostruire la nostra economia, e nello stesso tempo rifare la
coscienza individuale e sociale.
E qualche mese dopo, ai primi del
1946, aggiungeva:
Bisogna che ci convinciamo e che convinciamo gli altri che, al di sopra
di tutte le questioni istituzionali e costituzionali, prima di qualsiasi
elezione amministrativa e politica urge un problema fondamentale e
indilazionabile: creare la coscienza del vivere civile […] Creare queste coscienze, creare questa
concezione della vita vuol dire
veramente fare gli italiani. Che se è vero che i nostri padri han fatto l’Italia,
è altrettanto vero che gli italiani, che non erano fatti, distrussero l’Italia.
Ora è necessario che noi si cerchi di fare in primo tempo gli italiani questa
volta, in seguito gli italiani faran l’Italia»
Ecco: “Creare la coscienza del vivere civile. Creare queste coscienze, creare
questa concezione della vita” è
lavoro per l’Azione Cattolica, alla scuola della dottrina sociale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.