giovedì 31 maggio 2018

Non sottraiamoci all'appello del cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza episcopale italiana, "Prima il bene comune"


Non sottraiamoci all'appello del cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza episcopale italiana,  Prima il bene comune  

  Nessun credente si sottragga all’appello Prima il bene comune dei nostri vescovi, rappresentati dal cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della  Conferenza episcopale italiana! Parole come quelle sono storicamente venute nei momenti più gravi della nostra storia nazionale e obbligano in coscienza. Sono tanto diverse da quelle correnti nella politica di oggi. Misurano la bruciante differenza tra ciò che si dovrebbe essere, come comunità politica, e ciò che si è. Non sono rivolte, come altre volte nel passato, solo ai governanti, ma a tutti noi, credenti e non, perché, forse mai come oggi, il futuro è nelle nostre mani, nelle mani di ciascuno di noi, e perciò è grandissima la nostra personale responsabilità. Viviamo in una nazione libera, nella quale la volontà popolare ha modo di imporsi. Ci si può sbagliare, certo. Il popolo non è infallibile in politica. Ma davanti alla storia e alle generazioni future non ci sarà scusa per noi se decidiamo consapevolmente per il male, sapendo che è male. Ed è il male che stiamo facendo, proprio adesso, ciascuno di noi, dovunque, anche nelle realtà di prossimità nelle quali facciamo  politica, contribuendo alla volontà collettiva. E’ questo che ci dicono i nostri vescovi, scongiurandoci, in nome della legge d’amore della fede, dell’Italia e dell’unità del Paese, di cambiare.
  L’appello è rivolto anche a te che stai leggendo. Ad esempio quando scrivi sul WEB o su qualche rete sociale o parli della politica nella tua vita di tutti i giorni, a casa, sul lavoro, nel tempo libero, al bar o su un mezzo pubblico. Ricorda che ogni cosa che scrivi, dici o fai  è  politica e contribuisce ad orientare gli altri. Sentiti per questo responsabile, e come credente obbligato in coscienza, tu per primo, a pacificare gli animi, a  dare dei segnali concreti di speranza attraverso un linguaggio sobrio e consapevole, un linguaggio di verità, parlando con franchezza, senza nascondere le difficoltà, senza fare promesse irrealizzabili ma indicando una strada e una meta. Anche questo significa prendersi cura del nostro amatissimo Paese con un umile spirito di servizio e senza piegarsi a visioni ideologiche, utilitaristiche o di parte. E’ dovere, e dovere anche religioso. Fare il contrario è male, è ciò che in religione viene definito peccato sociale, perché viene da una collettività e fa male ad una collettività, trascinando gli altri verso il male. E’ cosa da ripudiare nell’esame di coscienza che ciascun credente fa la sera.
  C’è chi «soffia sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Una rabbia che in queste ore trova drammaticamente spazio in uso irresponsabile ed esecrabile dei social network persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini.», scrive il cardinale Bassetti a nome dei nostri vescovi. Questo è il male, è peccato sociale. Ripudiamolo! Allontaniamoci da chi fa il male e dalle vie che ci indica, cerchiamo di distogliere da lui chi si è lasciato trascinare, facciamo sentire la nostra voce per cercare di far cambiare chi fa il male e spinge gli altri verso di esso! Convertiamoci al bene! In particolare noi fedeli che seguiamo la legge d’amore insegnata dal nostro Maestro. «Servono, dunque, parole di concordia e di dialogo per abbattere i muri di inimicizia e per superare lo spirito di divisione che sembra diffondersi nel Paese», si legge nell’appello del cardinale Bassetti. Contrastiamo attivamente l’inimicizia e lo spirito di divisione dovunque e in chiunque lo troviamo!
È infatti eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità,  scrive il cardinale Bassetti. Che significa, per un credente, eticamente doveroso, se non che agendo diversamente si fa peccato? Sappiamo ancora fare una esame di coscienza personale? Sappiamo ancora individuare il peccato nella nostra vita? Agire con carità e con senso del dovere  dobbiamo: i nostri vescovi ci invitano a riprendere a sentire come obbligo morale il seguire la legge d’amore che ci è stata insegnata nella fede. A volte sembra, da come ci comportiamo nella vita comune,  essere diventata un peso insopportabile invece che via di salvezza. Ci lasciamo tentare al male, mentre dovremmo essere e dimostrarci pubblicamente  liberi e forti, sentendo   alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria. Per il bene delle famiglie, dei giovani e dei figli del popolo italiano,  e del mondo intero. Perché, nella fede, siamo seguaci di Colui che ama ogni essere umano  e  a questo  guida i popoli. E’ cieco e malvagio il popolo che si lascia distogliere dalla legge dell’amore. Che cos’è dunque questa rabbia verso gli altri europei, come se non condividessimo con loro un prezioso patrimonio di civiltà? Non sarà una scusa per noi l’essere stati traviati da guide cattive, perché siamo un popolo libero, la democrazia ci ha reso liberi, e  come popolo contiamo ancora. Davanti al tribunale della storia condivideremo quindi le colpe alle quali ci lasceremo trascinare.
 Custodire  e salvare  è l’impegno urgente di tutti gli italiani  di oggi: per riuscirci occorre  lavorare insieme, questa è appunto la politica. Stiamo scrivendo, tutti insieme, come popolo, una pagina importante della storia nazionale.  Come saremo ricordati dalle generazioni future? Che cosa stiamo costruendo nell’Italia e nell’Europa?
 L’appello del cardinale Bassetti si conclude con una preghiera. Essa accompagna tutta la vita del credente. Ci sorregge nei difficili frangenti della vita. Ci rincuora dove l’animo e le forze non sembrano bastare. Nonostante le apparenze, il mondo non è nelle mani dei malvagi. Da chi ci verrà l’aiuto?, preghiamo nel salmo:  il nostro aiuto  è nel nome del Signore che ha fatto Cielo e terra.  Che Dio benedica l’Italia!, dunque. E interceda per noi il grande santo vescovo dell’età contemporanea, san Giovanni Paolo II, romano e italiano d’adozione, evocato dal cardinale Bassetti.  Ci aiuti a rinnovare il nostro impegno di fronte alla crisi sociale e politica in cui è precipitata la nazione. A ricostruire l’unità di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli



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Prima il bene comune. 
Appello del Presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti,  su Avvenire  del 30-5-18
[dal WEB: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/appello-del-presidente-della-cei]

  Di fronte alla crisi sociale e politica in cui è precipitata la «nostra diletta Italia» ogni persona di buona volontà ha il dovere di rinnovare il proprio impegno, ciascuno nel suo ruolo, per il bene supremo del Paese. Mai come oggi c’è un urgente bisogno di uomini e donne che sappiano usare un linguaggio di verità, parlando con franchezza, senza nascondere le difficoltà, senza fare promesse irrealizzabili ma indicando una strada e una meta. Questo è il tempo grave della responsabilità e non certo dello scontro istituzionale, politico e sociale. Per il bene delle famiglie, dei giovani e dei figli del popolo italiano.
  Invito tutti gli uomini e le donne di buona volontà affinché si prendano cura del nostro amatissimo Paese con un umile spirito di servizio e senza piegarsi a visioni ideologiche, utilitaristiche o di parte. E rinnovo l’appello di don Luigi Sturzo a «tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria». È infatti eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Una rabbia che in queste ore trova drammaticamente spazio in uso irresponsabile ed esecrabile dei social network persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini.
   Mai come in questi giorni c’è assoluto bisogno di rispettare la volontà popolare, che si è espressa liberamente il 4 marzo, e tutte le Istituzioni civili che rappresentano l’architrave insostituibile della nostra democrazia e della nostra libertà: dalla più elevata, il Capo dello Stato, alla più rappresentativa, il Parlamento.
  In questo momento difficile servono, dunque, parole di concordia e di dialogo per abbattere i muri di inimicizia e per superare lo spirito di divisione che sembra diffondersi nel Paese. Noi tutti rivestiti di responsabilità abbiamo il compito, per primi, di pacificare gli animi e di dare dei segnali concreti di speranza attraverso un linguaggio sobrio e consapevole. E oggi, tutti assieme, con carità e con senso del dovere, possiamo scrivere la prima pagina, forse la più importante.
  Nel nome dell’Italia e dell’unità del Paese.
  Esorto, quindi, tutti i credenti a pregare, e tutti gli italiani a lavorare, insieme, per la custodia e la salvezza del nostro grande e bellissimo Paese. A questo proposito, faccio mie alcune preziose parole della preghiera per l’Italia scritta da san Giovanni Paolo II: «O Dio, nostro Padre, ti lodiamo e ringraziamo. Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli, accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza. (…) La tua legge d’amore conduca la nostra comunità civile a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace». Che Dio benedica l’Italia!