Non sottraiamoci all'appello del cardinale Gualtiero
Bassetti, Presidente della Conferenza episcopale italiana, Prima il
bene comune
Nessun credente si sottragga all’appello Prima il bene comune dei nostri vescovi, rappresentati dal
cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della
Conferenza episcopale italiana! Parole come quelle sono storicamente
venute nei momenti più gravi della nostra storia nazionale e obbligano in
coscienza. Sono tanto diverse da quelle correnti nella politica di oggi. Misurano
la bruciante differenza tra ciò che si dovrebbe essere, come comunità politica,
e ciò che si è. Non sono rivolte, come altre volte nel passato, solo ai governanti, ma a tutti noi, credenti e
non, perché, forse mai come oggi, il futuro è nelle nostre mani, nelle mani di
ciascuno di noi, e perciò è grandissima la nostra personale responsabilità.
Viviamo in una nazione libera, nella quale la volontà popolare ha modo di
imporsi. Ci si può sbagliare, certo. Il popolo non è infallibile in politica.
Ma davanti alla storia e alle generazioni future non ci sarà scusa per noi se
decidiamo consapevolmente per il male, sapendo che è male. Ed è il male che
stiamo facendo, proprio adesso, ciascuno di noi, dovunque, anche nelle realtà
di prossimità nelle quali facciamo politica, contribuendo alla volontà collettiva.
E’ questo che ci dicono i nostri vescovi, scongiurandoci, in nome della legge d’amore
della fede, dell’Italia e dell’unità del Paese, di cambiare.
L’appello è rivolto anche a te che stai
leggendo. Ad esempio quando scrivi sul WEB o su qualche rete sociale o parli
della politica nella tua vita di tutti i giorni, a casa, sul lavoro, nel tempo
libero, al bar o su un mezzo pubblico. Ricorda che ogni cosa che scrivi, dici o
fai è politica e contribuisce ad orientare gli
altri. Sentiti per questo responsabile, e come credente obbligato in coscienza,
tu per primo, a pacificare gli animi, a dare
dei segnali concreti di speranza attraverso un linguaggio sobrio e consapevole, un linguaggio di verità, parlando con franchezza, senza nascondere le difficoltà, senza fare promesse irrealizzabili ma indicando una strada e una meta. Anche
questo significa prendersi cura del
nostro amatissimo Paese con un umile spirito di servizio e senza piegarsi a
visioni ideologiche, utilitaristiche o di parte. E’ dovere, e dovere anche
religioso. Fare il contrario è male, è ciò che in religione viene definito peccato
sociale, perché viene da una collettività e fa male ad una
collettività, trascinando gli altri verso il male. E’ cosa da ripudiare nell’esame
di coscienza che ciascun credente fa la sera.
C’è chi «soffia sul fuoco della
frustrazione e della rabbia sociale. Una rabbia che in queste ore trova
drammaticamente spazio in uso irresponsabile ed esecrabile dei social network
persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la sua misurata e
saggia azione di garanzia di tutti i concittadini.», scrive il cardinale
Bassetti a nome dei nostri vescovi. Questo è il male, è peccato sociale.
Ripudiamolo! Allontaniamoci da chi fa il male e dalle vie che ci indica,
cerchiamo di distogliere da lui chi si è lasciato trascinare, facciamo sentire
la nostra voce per cercare di far cambiare chi fa il male e spinge gli altri
verso di esso! Convertiamoci al bene! In particolare noi fedeli che seguiamo la
legge d’amore insegnata dal nostro Maestro. «Servono, dunque, parole di concordia e di dialogo per abbattere i muri
di inimicizia e per superare lo spirito di divisione che sembra diffondersi nel
Paese», si legge nell’appello del cardinale Bassetti. Contrastiamo
attivamente l’inimicizia e lo spirito di divisione dovunque e in chiunque lo
troviamo!
È infatti eticamente doveroso lavorare per il bene comune
dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, scrive il cardinale Bassetti. Che significa,
per un credente, eticamente doveroso,
se non che agendo diversamente si fa peccato? Sappiamo ancora fare una esame di
coscienza personale? Sappiamo ancora individuare il peccato nella nostra vita? Agire con carità e con senso del dovere dobbiamo: i nostri vescovi ci invitano a
riprendere a sentire come obbligo morale il seguire la legge d’amore che ci è
stata insegnata nella fede. A volte sembra, da come ci comportiamo nella vita
comune, essere diventata un peso
insopportabile invece che via di salvezza. Ci lasciamo tentare al male, mentre
dovremmo essere e dimostrarci pubblicamente liberi e forti, sentendo alto il dovere di cooperare ai fini superiori
della Patria. Per il bene delle famiglie, dei giovani e
dei figli del popolo italiano, e del
mondo intero. Perché, nella fede, siamo seguaci di Colui che ama ogni essere umano e a
questo guida i popoli. E’ cieco e malvagio il
popolo che si lascia distogliere dalla legge dell’amore. Che cos’è dunque
questa rabbia verso gli altri europei, come se non condividessimo con loro un
prezioso patrimonio di civiltà? Non sarà una scusa per noi l’essere stati
traviati da guide cattive, perché siamo un popolo libero, la democrazia ci ha
reso liberi, e come popolo contiamo
ancora. Davanti al tribunale della storia condivideremo quindi le colpe alle
quali ci lasceremo trascinare.
Custodire e salvare
è l’impegno urgente di tutti gli
italiani di oggi: per riuscirci occorre lavorare insieme, questa è appunto la
politica. Stiamo scrivendo, tutti insieme, come popolo, una pagina importante
della storia nazionale. Come saremo
ricordati dalle generazioni future? Che cosa stiamo costruendo nell’Italia e
nell’Europa?
L’appello del cardinale Bassetti si conclude
con una preghiera. Essa accompagna tutta la vita del credente. Ci sorregge nei
difficili frangenti della vita. Ci rincuora dove l’animo e le forze non
sembrano bastare. Nonostante le apparenze, il mondo non è nelle mani dei
malvagi. Da chi ci verrà l’aiuto?,
preghiamo nel salmo: il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto Cielo e
terra. Che Dio benedica l’Italia!, dunque. E interceda per noi il grande
santo vescovo dell’età contemporanea, san Giovanni Paolo II, romano e italiano
d’adozione, evocato dal cardinale Bassetti. Ci aiuti a rinnovare
il nostro impegno di fronte alla crisi sociale e politica in cui è
precipitata la nazione. A ricostruire l’unità
di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in
San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
************************
Prima il bene comune.
Appello del Presidente della
Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, su Avvenire del
30-5-18
[dal WEB:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/appello-del-presidente-della-cei]
Di fronte alla crisi sociale e
politica in cui è precipitata la «nostra diletta Italia» ogni persona di buona
volontà ha il dovere di rinnovare il proprio impegno, ciascuno nel suo ruolo,
per il bene supremo del Paese. Mai come oggi c’è un urgente bisogno di uomini e
donne che sappiano usare un linguaggio di verità, parlando con franchezza,
senza nascondere le difficoltà, senza fare promesse irrealizzabili ma indicando
una strada e una meta. Questo è il tempo grave della responsabilità e non certo
dello scontro istituzionale, politico e sociale. Per il bene delle famiglie,
dei giovani e dei figli del popolo italiano.
Invito tutti gli uomini e le
donne di buona volontà affinché si prendano cura del nostro amatissimo Paese
con un umile spirito di servizio e senza piegarsi a visioni ideologiche,
utilitaristiche o di parte. E rinnovo l’appello di don Luigi Sturzo a «tutti
gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di
cooperare ai fini superiori della Patria». È infatti eticamente doveroso
lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e
responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia
sociale. Una rabbia che in queste ore trova drammaticamente spazio in uso
irresponsabile ed esecrabile dei social network persino contro la persona del
Presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di
tutti i concittadini.
Mai come in questi
giorni c’è assoluto bisogno di rispettare la volontà popolare, che si è
espressa liberamente il 4 marzo, e tutte le Istituzioni civili che
rappresentano l’architrave insostituibile della nostra democrazia e della
nostra libertà: dalla più elevata, il Capo dello Stato, alla più rappresentativa,
il Parlamento.
In questo momento difficile
servono, dunque, parole di concordia e di dialogo per abbattere i muri di
inimicizia e per superare lo spirito di divisione che sembra diffondersi nel
Paese. Noi tutti rivestiti di responsabilità abbiamo il compito, per primi, di
pacificare gli animi e di dare dei segnali concreti di speranza attraverso un
linguaggio sobrio e consapevole. E oggi, tutti assieme, con carità e con senso
del dovere, possiamo scrivere la prima pagina, forse la più importante.
Nel nome dell’Italia e
dell’unità del Paese.
Esorto, quindi, tutti i
credenti a pregare, e tutti gli italiani a lavorare, insieme, per la custodia e
la salvezza del nostro grande e bellissimo Paese. A questo proposito, faccio
mie alcune preziose parole della preghiera per l’Italia scritta da san Giovanni
Paolo II: «O Dio, nostro Padre, ti lodiamo e ringraziamo. Tu che ami ogni uomo
e guidi tutti i popoli, accompagna i passi della nostra nazione, spesso
difficili ma colmi di speranza. (…) La tua legge d’amore conduca la nostra
comunità civile a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace». Che Dio
benedica l’Italia!