Prima il bene comune.
Appello del Presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, su Avvenire del 30-5-18
[dal WEB: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/appello-del-presidente-della-cei]
Di fronte alla crisi
sociale e politica in cui è precipitata la «nostra diletta Italia» ogni persona
di buona volontà ha il dovere di rinnovare il proprio impegno, ciascuno nel suo
ruolo, per il bene supremo del Paese. Mai come oggi c’è un urgente bisogno di
uomini e donne che sappiano usare un linguaggio di verità, parlando con
franchezza, senza nascondere le difficoltà, senza fare promesse irrealizzabili
ma indicando una strada e una meta. Questo è il tempo grave della responsabilità
e non certo dello scontro istituzionale, politico e sociale. Per il bene delle
famiglie, dei giovani e dei figli del popolo italiano.
Invito tutti gli uomini e le donne di buona
volontà affinché si prendano cura del nostro amatissimo Paese con un umile
spirito di servizio e senza piegarsi a visioni ideologiche, utilitaristiche o
di parte. E rinnovo l’appello di don Luigi Sturzo a «tutti gli uomini liberi e
forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini
superiori della Patria». È infatti eticamente doveroso lavorare per il bene
comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza
soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Una rabbia che in
queste ore trova drammaticamente spazio in uso irresponsabile ed esecrabile dei
social network persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la
sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini.
Mai come in questi giorni c’è assoluto
bisogno di rispettare la volontà popolare, che si è espressa liberamente il 4
marzo, e tutte le Istituzioni civili che rappresentano l’architrave
insostituibile della nostra democrazia e della nostra libertà: dalla più
elevata, il Capo dello Stato, alla più rappresentativa, il Parlamento.
In questo momento difficile servono, dunque,
parole di concordia e di dialogo per abbattere i muri di inimicizia e per
superare lo spirito di divisione che sembra diffondersi nel Paese. Noi tutti
rivestiti di responsabilità abbiamo il compito, per primi, di pacificare gli
animi e di dare dei segnali concreti di speranza attraverso un linguaggio
sobrio e consapevole. E oggi, tutti assieme, con carità e con senso del dovere,
possiamo scrivere la prima pagina, forse la più importante.
Nel nome dell’Italia e dell’unità del Paese.
Esorto, quindi, tutti i
credenti a pregare, e tutti gli italiani a lavorare, insieme, per la custodia e
la salvezza del nostro grande e bellissimo Paese. A questo proposito, faccio
mie alcune preziose parole della preghiera per l’Italia scritta da san Giovanni
Paolo II: «O Dio, nostro Padre, ti lodiamo e ringraziamo. Tu che ami ogni uomo
e guidi tutti i popoli, accompagna i passi della nostra nazione, spesso
difficili ma colmi di speranza. (…) La tua legge d’amore conduca la nostra comunità
civile a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace». Che Dio benedica
l’Italia!