Corruzione
[dal libro Guarire dalla corruzione, scritto nel 2005 da papa Francesco prima
di essere eletto, con il titolo Corrupciòn
y pecado. Algunas reflexiones en torno al tema de la corrupciòn, pubblicato in italiano da EMI nel 2013 e
ancora in libreria, disponibile anche in e-book]
Oggi si parla spesso di corruzione,
soprattutto per ciò che riguarda l’attività politca. Viene denunciata in
diversi ambienti sociali. Vari vescovi hanno segnalato la «crisi morale» che attraversa molte istituzioni.
[…]
Non bisogna confondere peccato con corruzione. il peccato, soprattutto se reiterato, conduce
alla corruzione, non però quantitativamente (tanti peccati fanno un corrotto)
ma piuttosto quantitativamente, con il generarsi di abitudini che vanno
deteriorando e limitando la capacità di amare, ripiegando ogni volta di più il
riferimento del cuore su orizzonti più vicini alla sua immanenza, al suo
egoismo.
[…]
Potremmo dire che il peccato si perdona, la
corruzione non può essere perdonata. Semplicemente per il fatto che alla radice
di qualunque atteggiamento corrotto c’è un stanchezza
della trascendenza; di fronte al Dio che non si stanca di perdonare, il
corrotto si erge come autosufficiente nell’espressione della sua salvezza: si
stanca di chiedere perdono.
Questo
sarebbe un primo tratto caratteristico di qualunque corruzione:
l’immanenza. Nel corrotto esiste un’autosufficienza di base, che inizia come
incosciente e in seguito viene assunta come la cosa più naturale. L’autosufficienza
umana non è mai astratta. E’ un atteggiamento del cuore riferito a un tesoro che lo seduce, lo tranquillizza e
lo inganna: «Anima mia, hai a
disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla
gioia» (Lc 12,19),
E, curiosamente, ci si presenta
un controsenso: l’autosufficiente è
sempre - in fondo - uno schiavo di quel tesoro, e quanto più schiavo, tanto più
insufficiente nella consistenza di quella autosufficienza.
Così si spiega perché la
corruzione non può rimanere nascosta: lo sbilanciamento tra la convinzione di
bastare a sé stessi e la realtà di
essere schiavi di quel tesoro non può essere arginato. E’ uno squilibrio che
esce fuori e, come succede con tutte le cose chiuse su sé stesse, bolle per
sfuggire alla propria pressione … e - al fuoriuscire- sparge l’odore di questa
chiusura su sé stessi. puzza. Sì, la corruzione odora di putrefazione. Quando
qualcosa inizia ad avere un odore cattivo è perché esiste un cuore schiacciato
dalla pressione tra la sua propria
autosufficienza immanente e l’incapacità reale di auto-bastarsi; c’è un cuore
putrefatto per l’adesione eccessiva a un tesoro che lo ha conquistato.
Il corrotto non si accorge del
suo stato di corruzione. Succede come con l’alito cattivo; difficilmente chi ha
l’alito pesante se ne rende conto. Sono gli altri che se ne accorgono e devono
farglielo notare. ne consegue che altrettanto difficilmente il corrotto può
uscire da questo stato per un rimorso
interiore. Si ritrova con la virtù di quell’ambito anestetizzata. Generalmente il Signore lo salva attraverso prove
che gli arrivano da situazioni che non può evitare (malattie, perdita di
patrimoni, di persone care ecc.) e sono queste che spaccano l’ossatura corrotta
e permettono l’accesso della grazia. Solo allora potrà essere curato.
Da ciò segue che la corruzione,
più che essere perdonata, deve essere guarita.
E’ come una di quelle malattie di cui ci si vergogna e che si cerca di
nascondere, e la si nasconde finché non è più possibile occultarne la
manifestazione … Allora inizia ad essere possibile la guarigione. Non bisogna
confondere la corruzione con i vizi (anche se la familiarità con essi porta a
trasformarli in tesoro). Il corrotto fa sempre in modo di salvare le apparenze. Gesù
chiamerà sepolcri imbiancati gli appartenenti a uno dei settori più corrotti
del suo tempo (cfr Mt 23,25-28). Il corrotto coltiverà, fino alla squisitezza,
le buone maniere… per poter così nascondere
le abitudini cattive.
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Consiglio a tutti il libretto da cui ho tratto il brano che ho sopra
trascritto.
Compito del cittadino elettore è anche di eseguire una manutenzione
della politica individuando tracce indicative di processi di corruzione in
atto, escludendo chi le ha manifestate. Non si tratta di punire corruzione
conclamata. Questo è compito dell’autorità giudiziaria, perché la corruzione
della politica in gran parte dei casi è un reato, un illecito che la legge
impone di punire. Si tratta più che altro di prevenire.
In politica corruzione significa agire nell’interesse proprio e dei
propri complici violando le regole. Queste ultime vogliono una politica
altruistica, nell’interesse comune.
Ci si corrompe con due obiettivi: il potere e la ricchezza, spesso
entrambi.
Il potere e la ricchezza inevitabilmente corrompono. E corrompe anche il
loro semplice desiderio. E’ legge dell’animo umano. Non è limitata all’ambito
politico.
L’educazione morale della persona mira a rendere capaci di riconoscere
la propria corruzione come un male e di redimersene. Si cerca di creare un’abitudine
etica. Cadere è inevitabile, risollevarsi, cambiare è possibile.
A volte è l’ambiente che intensifica l’azione
di corruzione. E’ il caso della politica.
Quanto più grande è il potere, tanto più forte l’azione corruttiva sulla
persona.
La politica, l’economia e la religione sono
gli ambiti di maggior potere sulle persone, perché, per chi ne è soggetto, è
più difficile liberarsi e creano una cultura di giustificazione di ciò che sono
diventate nel male. La loro corruzione è più grave e difficile da guarire. Ma
la corruzione può colpire, ad esempio, la famiglia, nel rapporto di coppia e in
quello tra genitori e figli.
In politica, più a lungo si esercita il potere e tanto più in alto si è
giunti tanto più intensa è la forza del degrado da corruzione. Il potere politico
crea intorno a sé una liturgia alla cui fascinazione è difficile sottrarsi. Il
parlamentare che inizia il suo lavoro si trova inserito in palazzi principeschi
al centro della Capitale e di solito presto è portato a distaccarsi dalla gente
che lo ha eletto, a vivere con la mentalità degli antichi principi. Può
accadere anche a chi frequenta certe regge dei nostri capi religiosi. Si tratta
di architetture diseducative, per quanto artisticamente belle. Il Papa, allora,
è andato a vivere in un albergo in Vaticano. Ha scritto quelle parole che ho
sopra riportato, è consapevole dei rischi che anche lui, come ogni essere umano
a contatto con il potere e la ricchezza, corre.
La politica democratica è un sistema di limiti
che genera la possibilità dell’unico vero rimedio alla corruzione della
politica: allontanare il potente, per qualche tempo o definitivamente, dal
potere. E’ questo che è accaduto in Italia, fino ad ora, ed anche quando il
partito cristiano, la Democrazia
Cristiana, rimase per lunghissimo tempo al centro
dell’asse politico, dal 1948 al 1994. All’estero ci criticavano perché i governi
duravano poco. In realtà le politiche erano di più ampio respiro, cambiavano le
persone. Questo ha impedito il consolidarsi di oligarchie antidemocratiche,
sull’esempio del fascismo mussoliniano, e ha costituito anche un rimedio contro
la corruzione. Quest’ultima molto spesso è stata scoperta e debellata,
specialmente quella più grande. Accadde all’inizio degli anni ’90. Una grave e
corruzione della politica aveva colpito l’Italia nel corso degli anni ’80: si
posero dei rimedi ed essa non si ripetette. I fatti di corruzione che oggi
emergono sono molto diversi.
I processi di corruzione della politica furono agevolati, negli anni ’80,
ma anche ai nostri tempi, da una cultura economica che mette il profitto avanti
a tutto e da una cultura politica che non vede per l’economia altra strada che
quella. Il Papa nei documenti La gioia
del Vangelo - Evangelii Gaudium e Laudato
si’, che contengono insegnamenti di dottrina sociale, ha criticato
duramente quel modo di pensare.
Fino
agli anni ’80 ci fu la convinzione che un futuro migliore fosse possibile per
via politica. Questa era ideologia. Poi si perse fiducia in questo modo di
pensare e si ritenne che lasciando fare all’economia, togliendole freni e
regole, tutto potesse migliorare da sé, senza stare a fare tanti programmi.
Tuttavia, instaurata la legge della giungla ebbero via libera i grandi
predatori. La politica tende a cadere nel dominio delle forze che dominano l’economia.
Per millenni la politica aveva preteso il boccone più grosso dall’economia. Una
politica democratica tende a far beneficiare tutti dei successi dell’economia,
diffondendo il benessere senza che ci si debba fare belve per farsi largo. Per
riuscirci occorre la classe politica giusta. Un politico che ragioni con i
criteri dell’economia che si arricchisce con la legge della giungla non va
bene: è anche un politico corrotto, perché le leggi non vogliono che si faccia
così.
Nello scegliere un candidato si dovrebbe porre molta attenzione non solo
alle sue promesse, ma in particolare alla sua storia personale. Chi è, chi
frequenta, come si procura da vivere, che studi ha fatto, che riuscita a fatto
in precedenti incarichi, come e quando ha deciso di entrare in politica, chi
sono i potenti che lo appoggiano e perché?
Scegliere chi ha già sulle spalle trascorsi giudiziari è imprudente. I processi non sono
chiacchiere. E anche quando non si arriva alla condanna, a volte dalle storie
che raccontano ci sono abitudini pericolose, e
cattive in quanto pericolose, delle persone coinvolte. Non basta sapere
se uno è stato assolto o condannato, occorre sapere di più e oggi, attraverso
il Web, lo si può fare più facilmente.
Frequentare gente di malaffare e prostitute non è più solo una questione
privata quando ci si candida in politica. Il potere apre grandi opportunità in
questi campi. Le persone a volte soggiacciono ai potenti, si vendono. Stili di
vita privati troppo disinvolti sono controindicati in politica.
Se uno propone di menare le mani in società,
se arriverà al potere lo potrà fare in grande stile: potrebbe riuscire a
dirigere le potenti forze di violenza pubblica che le istituzione pubbliche
dovrebbero usare per combattere i criminali e gli aggressori. Con queste
potrebbe scatenare l’inferno nella nazione e all’estero. Addirittura provocare
una guerra. Lo fece il Mussolini, con l’esito che sappiamo, se ancora
ricordiamo realisticamente la storia che ci è stata insegnata a scuola.
Ogni fatto che segnali un
interessamento non altruistico nelle cose della politica va tenuto in grande
conto. Bisogna sempre approfondire. In genere mi pare che si tenda ad essere
troppo indulgenti.
Infine: l’esperienza insegna che chi è caduto
nella corruzione è perduto, non è
recuperabile per la politica, per le ragioni che sono sintetizzate nel brano
del Papa che ho sopra trascritto. Faccia altro. E’ buona regola non
consentirgli una seconda prova.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli