martedì 13 febbraio 2018

Il principale problema politico del momento

Il principale problema politico del momento 






Grafici pubblicati su L’Espresso dell’11-2-18 nell’articolo Diseguaglianze. Rabbia sociale, guerra tra poveri, fascismo.

  I grafici pubblicati su su L’Espresso dell’11-2-18 nell’articolo Diseguaglianze. Rabbia sociale, guerra tra poveri, fascismo  descrivono il principale problema sociale, e quindi politico, del momento.
 Nonostante la recessione economica che si è prodotta nel mondo dal 2008, la ricchezza è continuata a salire, ma si è concentrata in molte meno mani. Oggi  in Italia l’1% della popolazione controlla circa il 33% della ricchezza. La quota di ricchezza controllata da questo 1% è iniziata ad aumentare del 2003/2004. Sono aumentate le diseguaglianze sociali.
 Spingendo lo sguardo un po’ più indietro nel tempo, vediamo che dagli anni ’60 agli anni ’80 le diseguaglianze sono diminuite, per prendere ad aumentare dagli anni ’80, in corrispondenza dell’affermarsi di politiche neo-liberiste.
  Dagli anni ’80, infine, è costantemente diminuita la quota del reddito derivante dal lavoro dipendente e fino al 2008  è aumentata costantemente quella del reddito da capitale. Il lavoro dipendente si è svalutato.
  Non si tratta di fenomeni dipendenti dai cicli economici: si sono prodotti a prescindere dal loro andamento. Sono conseguiti a certe politiche. Dagli anni ’80 esse hanno avvantaggiato il capitale e chi lo controlla. Hanno avvantaggiato, in sostanza, quell’1% della popolazione più ricco. Come è potuto succedere in democrazia, un regime politico in cui dovrebbero contare le maggioranze? E’ accaduto perché quell’1% è riuscito a controllare la cultura, attraverso i canali mediante i quali ciò può essere fatto, in primo luogo i mezzi di comunicazione di masse e tra essi la televisione, e quindi poi la politica.
  Si è diffusa una cultura secondo la quale occorreva lasciare mano libera al capitale e smantellare le organizzazioni pubbliche che operavano nell’economia, l’impresa pubblica. Secondo la quale nel mercato ognuno ha quello che  si merita, non quello che riesce a ottenere sfruttando i rapporti sociali di forza, e quindi misure di riequilibro delle diseguaglianze, in particolare mediante lo strumento delle tasse, erano immorali e anche controproducenti, scoraggiando i capitalisti.
  Cambiare la situazione è possibile, perché essa è stata totalmente un prodotto sociale. Ma non è più possibile farlo solo a livello nazionale, bisogna agire su scala come minimo europea. Occorre riorganizzare le maggioranze perché con la forza del numero e della coesione riescano a prevalere su chi controlla l’economia e, nel mercato, è il pezzo grosso che fa il buono e il cattivo tempo.
  Agire a livello europeo significa adottare una mentalità su quella scala, abbandonando il miserabile atteggiamento di chi si presenta alle istituzioni europee come quando si partecipa ad una riunione di condominio, pensando prevalentemente al proprio interesse. Il nostro destino non è diverso da quello degli altri, occorre imparare a prendersi a cuore anche le difficoltà altrui come se fossero le proprie. I greci ci rimproverano di averli abbandonati tra il 2011 e il 2015, quando si trovarono alle strette, e hanno ragione. Chi comandava in politica allora non ebbe cuore e volontà di fare fronte comune con loro, nazione tanto vicina e con tanti legami culturali con noi,  ed essi dovettero piegarsi a misure con impatto sociale disastroso. Ora gli economisti ci spiegano che si agì tardi e male: si poteva, e si doveva, fare diversamente e prima. In una logica sociale in cui comandano i grossi, loro furono quelli destinati a soccombere. I nostri politici pensarono agli affari nostri. Chi li ha educati così? In realtà sembra che anche noi, la base, la pensiamo nello stesso modo, a partire dalla vita di tutti i giorni, quella che ci è più prossima. E un atteggiamento miope. I grafici pubblicati su L’Espresso spiegano quale è stato il risultato.
  Una politica che non parla di questi problemi e che va in campagna elettorale sfruttando le nostre paure e i nostri appetiti, sparandone grosse in tema di immigrazione e cercando di allettarci con elargizioni pubbliche, con soldi non suoi ma di tutti, vale poco o nulla e andrebbe sanzionata dagli elettori. Qualcosa si è guadagnato certo. Il parco pubblico del nostro quartiere è cresciuto di elezione in elezione. Di questi tempi si è notata a Roma una certa maggiore cura nella raccolta dei rifiuti. Ed è impressionante il numero di contratti collettivi di lavoro nel pubblico impiego che improvvisamente, dopo anni e anni, si sono conclusi di questi tempi. Tutto il resto rimarrà, probabilmente, a livello di promesse, dicono quelli che hanno fatto i conti rigorosi su quanto costerebbe. Non cambiando le politiche dei redditi, continuando sostanzialmente sulla stessa via percorsa dagli anni ’80, le masse ci rimetteranno sempre di più, le condizioni del lavoro dipendente peggioreranno. Chi avrà promesso e non mantenuto troverà il modo di giustificarsi: questione di parole. La politica è divenuta piuttosto spregiudicata in questa materia: si è abituata a spararle grosse senza remore. Alle prossime elezioni diranno che non si è dato loro abbastanza potere e che quindi la colpa è degli elettori. Il potere per il potere è l’obiettivo della politica degenerata, quella dei senza cuore.
  Può andare diversamente? Certo. Non basta mettere più attenzione alla politica sotto elezioni. Bisogna iniziare dai propri ambienti di prossimità, ad esempio dalla fontana del quartiere   come insegna la dottrina sociale oggi.
232, Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune, difendendo l’ambiente naturale e urbano. Per esempio, si preoccupano di un luogo pubblico (un edificio, una fontana, un monumento abbandonato, un paesaggio, una piazza), per proteggere, risanare, migliorare o abbellire qualcosa che è di tutti. Intorno a loro si sviluppano o si recuperano legami e sorge un nuovo tessuto sociale locale. Così una comunità si libera dall’indifferenza consumistica. Questo vuol dire anche coltivare un’identità comune, una storia che si conserva e si trasmette. In tal modo ci si prende cura del mondo e della qualità della vita dei più poveri, con un senso di solidarietà che è allo stesso tempo consapevolezza di abitare una casa comune che Dio ci ha affidato. Queste azioni comunitarie, quando esprimono un amore che si dona, possono trasformarsi in intense esperienze spirituali.  [dall’enciclica Laudato si’,  del 2015, di papa Francesco].
  Ma fare bene, con coscienza e sapienza, il lavoro politico di elettori, serve e, anzi, è indispensabile.
178.  Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri. La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi. Si dimentica così che «il tempo è superiore allo spazio», che siamo sempre più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che di dominare spazi di potere. La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli