sabato 10 febbraio 2018

Aporofobia, avversione per i poveri: a chi conviene?


Aporofobia,  avversione per i poveri: a chi conviene?

Xenofobia è l’avversione per lo straniero, razzismo è l’idea di appartenere a una razza superiore tra altre inferiori. Sciovinismo è quando si pensa che la propria nazione venga prima di tutto: tipico l’America first  di Donald Trump. Il caso della vendita dei treni di  Italo agli statunitensi guidati da Adebayo "Bayo" O. Ogunlesi (si veda il post  che precede), nato in Nigeria,  dimostra che gli italiani non sono xenofobi, razzisti o sciovinisti come dicono. Basta che uno si presenti con tanti soldi e non vanno tanto per il sottile. A volte se la prendono con certi africani perché sono poveri e hanno le cattive abitudini dei poveri di sempre, girano affamati, infreddoliti, chiedendo qualcosa a chi passa. Sono aporofobi. Aporofobia: neologismo dallo spagnolo, significa avversione per i poveri.
  C’è gente che è convinta che questi poveri che vengono da fuori, senza sapere una parola di italiano, senza saper fare quasi nulla di ciò che serve tra noi, affamati, infreddoliti, senza parenti o amici che siano diversi da loro, stiano rubando il posto di lavoro ai figli degli italiani, ben nutriti, vestiti, con almeno dieci anni di scuola alle spalle, con tanti amici e parenti che creano intorno a loro una rete di solidarietà, con tanti diritti sociali per quando stanno male e se proprio non riescono a trovare lavoro. A sentirla mettere così è un’idea bislacca. Ma la gente ci crede, e ci soffre anche. Chi comanda spesso conferma: è proprio così come pensano. E lo dice mentre chi da noi controlla l’economia sfrutta gli africani qui da noi e da loro. La nostra disoccupazione giovanile è conseguenza della stessa economia che con i suoi disastri spinge gli africani verso di noi. Se le masse di chi in questa economia ci rimette si coalizzassero, sapessero lottare insieme, in tutto il mondo, le cose finirebbero per cambiare. Ma che ne sarebbe dei potenti padroni dell’economia? Di quelli che riescono a convincerci a vivere e comprare in un certo modo, come a loro conviene?
 In un’economia globalizzata, in cui i soldi si fanno a livello  globale, ad esempio comprando i treni italiani con soldi di mezzo mondo se così conviene e offrendo servizi di trasporto all’Europa intera, senza frontiere, perché conviene, vince chi non è costretto dentro confini nazionali, perdono le masse che vi sono rinchiuse, ciascuno tendenzialmente a casa propria. E quelli che non ci possono proprio rimanere, pena la vita? Beh, quelli vengono considerati senza diritti, perché sono in casa d’altri, in realtà nella prigione sociale di altri. Si arrangino, sono senza protezione sociale. Finiscono così nelle mani di chi li può sfruttare a suo piacimento, senza più limiti, in tutti i modi in cui un essere umano, da sempre, può essere sfruttato. Ora tocca a loro, ma in passato è toccato anche a noi, e proseguendo le cose come stanno andando, toccherà di nuovo anche a noi, anzi sta già accadendo. Le masse, disunite, finiscono nelle mani di minoranze privilegiate, come sempre è accaduto prima dell’avvento dei processi democratici, dalla fine del Settecento. L’Unione Europea vorrebbe liberare le masse dalle prigioni nazionali. Per questo dà libertà di circolazione e diritti sociali ai suoi cittadini. Ma c’è chi rimpiange i bei (per lui) tempi andati: in cui da noi poteva pagare i lavoratori con moneta svalutata, la nostra liretta,  e mettere al sicuro il capitale in moneta forte. Ora la moneta forte è nelle tasche di tutti. Certi imbrogli non hanno più corso. I risparmi non evaporano come accadde a quelli di mio padre negli anni ’70 e ’80. Ma bisognerebbe mettere più soldi nelle tasche di chi ne ha meno. Com’è che in un Occidente tanto ricco, sfacciatamente ricco, c’è tanta gente che sta male e che non arriva a fine mese? Com’è che i giovani si devono accontentare di lavoretti, vale a dire lavori in cui si lavora molto e si guadagna poco? Com’è che il lavoro è svalutato? Qualcosa non va.  Questo dovrebbe essere il tema centrale di una campagna elettorale seria. Invece…
  Ecco che i candidati promettono di prendersela, per conto nostro, con gli immigrati poveri che sono tra noi. Ma a chi conviene, veramente?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli