Aporofobia,
avversione per i poveri: a
chi conviene?
Xenofobia è l’avversione per lo straniero, razzismo è l’idea di
appartenere a una razza superiore tra altre inferiori. Sciovinismo è quando si
pensa che la propria nazione venga prima di tutto: tipico l’America first di Donald Trump. Il caso della vendita dei treni di Italo agli statunitensi guidati da Adebayo "Bayo" O. Ogunlesi (si veda il post che precede), nato in
Nigeria, dimostra che gli italiani non
sono xenofobi, razzisti o sciovinisti come dicono. Basta che uno si
presenti con tanti soldi e non vanno tanto per il sottile. A volte se la
prendono con certi africani perché sono poveri e hanno le cattive abitudini dei
poveri di sempre, girano affamati, infreddoliti, chiedendo qualcosa a chi
passa. Sono aporofobi. Aporofobia: neologismo dallo spagnolo,
significa avversione per i poveri.
C’è gente che è convinta che questi poveri
che vengono da fuori, senza sapere una parola di italiano, senza saper fare
quasi nulla di ciò che serve tra noi, affamati, infreddoliti, senza parenti o
amici che siano diversi da loro, stiano rubando il posto di lavoro ai figli degli
italiani, ben nutriti, vestiti, con almeno dieci anni di scuola alle spalle,
con tanti amici e parenti che creano intorno a loro una rete di solidarietà,
con tanti diritti sociali per quando stanno male e se proprio non riescono a
trovare lavoro. A sentirla mettere così è un’idea bislacca. Ma la gente ci
crede, e ci soffre anche. Chi comanda spesso conferma: è proprio così come
pensano. E lo dice mentre chi da noi controlla l’economia sfrutta gli
africani qui da noi e da loro. La nostra disoccupazione
giovanile è conseguenza della stessa economia che con i suoi disastri spinge
gli africani verso di noi. Se le masse di chi in questa economia ci rimette si
coalizzassero, sapessero lottare insieme, in tutto il mondo, le cose
finirebbero per cambiare. Ma che ne sarebbe dei potenti padroni dell’economia?
Di quelli che riescono a convincerci a vivere e comprare in un certo modo, come
a loro conviene?
In un’economia globalizzata, in cui i soldi si
fanno a livello globale, ad esempio comprando i treni
italiani con soldi di mezzo mondo se così conviene e offrendo servizi di
trasporto all’Europa intera, senza frontiere, perché conviene, vince chi non è
costretto dentro confini nazionali, perdono le masse che vi sono rinchiuse,
ciascuno tendenzialmente a casa propria.
E quelli che non ci possono proprio rimanere, pena la vita? Beh, quelli vengono
considerati senza diritti, perché sono in casa
d’altri, in realtà nella prigione sociale di altri. Si arrangino, sono
senza protezione sociale. Finiscono così nelle mani di chi li può sfruttare a
suo piacimento, senza più limiti, in tutti i modi in cui un essere umano, da
sempre, può essere sfruttato. Ora tocca a loro, ma in passato è toccato anche a
noi, e proseguendo le cose come stanno andando, toccherà di nuovo anche a noi,
anzi sta già accadendo. Le masse, disunite, finiscono nelle mani di minoranze
privilegiate, come sempre è accaduto prima dell’avvento dei processi democratici,
dalla fine del Settecento. L’Unione Europea vorrebbe liberare le masse dalle
prigioni nazionali. Per questo dà libertà di circolazione e diritti sociali ai
suoi cittadini. Ma c’è chi rimpiange i bei (per lui) tempi andati: in cui da
noi poteva pagare i lavoratori con moneta svalutata, la nostra liretta, e mettere al sicuro il capitale in moneta
forte. Ora la moneta forte è nelle tasche di tutti. Certi imbrogli non hanno
più corso. I risparmi non evaporano come accadde a quelli di mio padre negli
anni ’70 e ’80. Ma bisognerebbe mettere più soldi nelle tasche di chi ne ha
meno. Com’è che in un Occidente tanto ricco, sfacciatamente ricco, c’è tanta
gente che sta male e che non arriva a fine mese? Com’è che i giovani si devono
accontentare di lavoretti, vale a
dire lavori in cui si lavora molto e si guadagna poco? Com’è che il lavoro è
svalutato? Qualcosa non va. Questo
dovrebbe essere il tema centrale di una campagna elettorale seria. Invece…
Ecco che i candidati promettono di
prendersela, per conto nostro, con gli immigrati poveri che sono tra noi. Ma a
chi conviene, veramente?
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli