INCONTRO
CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO
DEL SANTO PADRE
Palacio
de la Moneda (Santiago del Cile)
Martedì, 16 gennaio 2018
Martedì, 16 gennaio 2018
Signora Presidente,
Membri del Governo della Repubblica e del Corpo Diplomatico,
Rappresentanti della società civile,
Distinte Autorità,
Signore e Signori,
Membri del Governo della Repubblica e del Corpo Diplomatico,
Rappresentanti della società civile,
Distinte Autorità,
Signore e Signori,
E’ una gioia per me potermi trovare
nuovamente sul suolo latino-americano e iniziare la visita a questa amata terra
cilena, che mi ha ospitato e formato durante la mia gioventù; vorrei che questo
tempo con voi fosse anche un tempo di gratitudine per tanto bene ricevuto. Mi
torna alla mente quella strofa, che ho ascoltato poco fa, del vostro inno
nazionale: “Puro, o Cile, è il tuo cielo azzurro / e pure brezze ti
attraversano / e la tua campagna ricamata di fiori / è la copia felice
dell’Eden”: un vero canto di lode per la terra che abitate, colma di promesse e
di sfide, ma specialmente carica di futuro. In un certo senso quello che ha
detto la Signora Presidente.
Grazie, Signora Presidente, per le parole
di benvenuto che mi ha rivolto. Nella Sua persona desidero salutare e
abbracciare il popolo cileno, dall’estremo nord della regione di Arica e
Parinacota fino all’arcipelago sud «e al suo dissolversi in penisole e canali» [1]. La vostra diversità e ricchezza geografica ci permette di cogliere la ricchezza
della polifonia culturale che vi caratterizza.
Ringrazio per la loro presenza i membri
del Governo, i Presidenti del Senato, della Camera dei Deputati e della Corte
Suprema, come pure le altre Autorità dello Stato e i loro collaboratori. Saluto
il Presidente eletto qui presente, Signor Sebastián Piñera Echenique, che ha
ricevuto recentemente il mandato del popolo cileno di governare i destini del
Paese nei prossimi quattro anni.
Il Cile si è distinto negli ultimi decenni
per lo sviluppo di una democrazia che gli ha consentito un notevole progresso.
Le recenti elezioni politiche sono state una manifestazione della solidità e
maturità civica raggiunta, e ciò acquista un particolare rilievo quest’anno nel
quale si commemorano i 200 anni della dichiarazione di indipendenza. Momento
particolarmente importante, poiché segnò il vostro destino come popolo, fondato
sulla libertà e sul diritto, chiamato anche ad affrontare diversi periodi
turbolenti riuscendo tuttavia – non senza dolore – a superarli. In questo modo
voi avete saputo consolidare e irrobustire il sogno dei vostri padri fondatori.
In questo senso, ricordo le emblematiche
parole del Card. Silva Henríquez quando in un Te Deum affermò:
«Noi – tutti – siamo costruttori dell’opera più bella: la patria. La patria
terrena che prefigura e prepara la patria senza frontiere. Tale patria non
comincia oggi, con noi; e tuttavia non può crescere e fruttificare senza di
noi. Perciò la riceviamo con rispetto, con gratitudine, come un compito
iniziato da molti anni, come un’eredità che ci inorgoglisce e al tempo stesso
ci impegna». [2]
Ogni generazione deve far proprie le lotte
e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte.
E’ il cammino. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non
si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è
possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi
a goderlo in modo che tale situazione ci porti a disconoscere che molti nostri
fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti.
Voi, pertanto, avete davanti una sfida
grande e appassionante: continuare a lavorare perché la democrazia, il sogno
dei vostri padri, ben al di là degli aspetti formali, sia veramente un luogo
d’incontro per tutti. Che sia un luogo nel quale tutti, senza eccezioni, si
sentano chiamati a costruire casa, famiglia e nazione. Un luogo, una casa, una
famiglia, chiamata Cile: generoso, accogliente, che ama la sua storia, che
lavora per il presente della sua convivenza e guarda con speranza al futuro. Ci
fa bene ricordare qui le parole di San Alberto Hurtado: «Una Nazione, più che
per le sue frontiere, più che la sua terra, le sue catene montuose, i suoi
mari, più che la sua lingua o le sue tradizioni, è una missione da compiere». [3] È
futuro. E quel futuro si gioca, in gran parte, nella capacità di ascolto che
hanno il suo popolo e le sue autorità.
Tale capacità di ascolto acquista un
grande valore in questa Nazione, dove la pluralità etnica, culturale e storica
esige di essere custodita da ogni tentativo di parzialità o supremazia e che
mette in gioco la capacità di lasciar cadere dogmatismi esclusivisti in una
sana apertura al bene comune (che se non presenta un carattere comunitario non
sarà mai un bene). È indispensabile ascoltare: ascoltare i disoccupati, che non
possono sostenere il presente e ancor meno il futuro delle loro famiglie;
ascoltare i popoli autoctoni, spesso dimenticati, i cui diritti devono ricevere
attenzione e la cui cultura protetta, perché non si perda una parte
dell’identità e della ricchezza di questa Nazione. Ascoltare i migranti, che
bussano alle porte di questo Paese in cerca di una vita migliore e, a loro
volta, con la forza e la speranza di voler costruire un futuro migliore per
tutti. Ascoltare i giovani, nella loro ansia di avere maggiori opportunità,
specialmente sul piano educativo e, così, sentirsi protagonisti del Cile che sognano,
proteggendoli attivamente dal flagello della droga che si prende il meglio
delle loro vite. Ascoltare gli anziani, con la loro saggezza tanto necessaria e
il carico della loro fragilità. Non li possiamo abbandonare. Ascoltare i
bambini, che si affacciano al mondo con i loro occhi pieni di meraviglia e
innocenza e attendono da noi risposte reali per un futuro di dignità. E qui non
posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna, vergogna che sento
davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della
Chiesa. Desidero unirmi ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto
chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo
impegnarci perché ciò non si ripeta.
Con questa capacità di ascolto siamo invitati
– oggi in modo speciale – a prestare un’attenzione preferenziale alla nostra
casa comune. Ascoltare la nostra casa comune: far crescere una cultura che
sappia prendersi cura della terra e a tale scopo non accontentarci solo di
offrire risposte specifiche ai gravi problemi ecologici e ambientali che si
presentano; in questo si richiede l’audacia di offrire «uno sguardo diverso, un
pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una
spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del
paradigma tecnocratico» [4] che
privilegia l’irruzione del potere economico nei confronti degli ecosistemi
naturali e, di conseguenza, del bene comune dei nostri popoli. La saggezza dei
popoli autoctoni può offrire un grande contributo. Da loro possiamo imparare
che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto
quello e tutti quelli che la circondano. Il Cile possiede nelle proprie radici
una saggezza capace di aiutare ad andare oltre la concezione meramente
consumistica dell’esistenza per acquisire un atteggiamento sapienziale di
fronte al futuro.
L’anima del carattere cileno – la
Presidente ha detto che era diffidente – l’anima del carattere cileno è vocazione
ad essere, quella caparbia volontà di esistere. [5] Vocazione
alla quale tutti sono chiamati e rispetto alla quale nessuno può sentirsi
escluso o dispensabile. Vocazione che richiede un’opzione radicale per la vita,
specialmente in tutte le forme nelle quali essa si vede minacciata.
Ringrazio nuovamente per l’invito a poter
venire ad incontrarmi con voi, con l’anima di questo popolo; e prego affinché
la Vergine del Carmelo, Madre e Regina del Cile, continui ad accompagnare e a
far crescere i sogni di questa benedetta Nazione. Grazie!
1. Gabriela Mistral, Elogios de la tierra de Chile.
2. Omelia nel Te Deum Ecumenico (4 novembre 1970).
3. Te Deum (settembre 1948).
4. Lett. enc. Laudato si’, 111.
5. Cfr Gabriela Mistral, Breve descripción de Chile, in Anales
de la Universidad de Chile (14), 1934.