Individuare l’ideologia
politica di riferimento in una proposta elettorale
L’ideologia politica
è un riassunto di due elementi: una rappresentazione della realtà sociale di
riferimento e le strategie programmate per incidervi secondo una certa visione
di ciò che è bene e ciò che è male, vale a dire secondo un’etica. L’ideologia
politica serve per organizzare il governo della società. Quest’ultimo è un lavoro collettivo che si propone di
dirigere masse di individui, dunque fenomeni sociali di grande complessità, che
superano la capacità cognitiva personale del singolo. Ognuno di noi, per limiti
organici di specie, può avere relazioni profonde con circa centocinquanta suoi
simili. L’umanità è fatta di un numero di individui che si sta avvicinando
probabilmente agli otto miliardi. In Italia la popolazione stimata è di circa
sessanta milioni. Nessuno può conoscere in dettaglio la società che si vorrebbe
governare: da qui l’utilità dei riassunti ideologici. Da un punto di vista
conoscitivo essi valgono a seconda del loro grado di accuratezza, di
precisione. Tuttavia molto rimane fuori.
E’ come quando studiamo una cartina stradale: c’è tutto quello che pensiamo
debba servirci per orientarci, per raggiungere una certa destinazione, ma molto
non c’è. Non è un fotografia, l’immagine tra le più realistiche che ci sono, ed
anche nelle fotografia su grande scala i particolari sfuggono. Nei particolari
si annida l’imprevisto. Ma è la dinamica della società l’imprevisto più
grande. Il movimento degli umani è
prevedibile solo con grande approssimazione. Otto miliardi di persone ogni
giorno si trovano davanti a delle scelte: l’insieme di queste ultime, nelle
loro interazioni, sovrapposizioni, contrapposizioni, sommatorie o annullamenti
costituisce la dinamica sociale. Tuttavia in un’ideologia conta anche l’etica e
i modi secondo i quali si pensano di produrre, secondo quell’etica, delle
modificazioni sociali. Ogni programma di questo genere presenta rischi o
certezze di danni per qualcuno. Questo perché il governo richiede anche l’uso
della forza. Un governo pienamente consensuale non è mai stato attuato tra gli
umani: si osserva qualcosa di simile solo in certe società di insetti.
La società può essere
vista come un insieme di gruppi caratterizzati da relazioni più intense che
sono accostati, sovrapposti, sottoposti, infiltrati rispetto ad altri gruppi,
come gli strati del suolo terrestre. Questi gruppi sono sempre in movimento e
cambiano anche al loro interno, in particolare si rigenerano di generazione in
generazione. Nelle società umane si sono sempre osservati gruppi dominanti e
gruppi sottoposti. I primi sono in minoranza. I gruppi dominanti controllano le
ricchezze naturali e la produzione e danno lavoro agli altri. La risultante è una società
diseguale, non nel senso che nessuno è uguale ad un altro, ma che quella
situazione di dominio tende a cristallizzarsi e a perpetuarsi, senza altra
giustificazione che la forza. Come accade, però, che minoranze riescano a
prevalere su maggioranze? A questo provvede la struttura giuridica della società,
secondo la quale ciascuno si orienta nei suoi rapporti civili e pubblici con gli
altri. Ciascuno, nascendo, si trova immerso in un universo di norme. Esse sono
state prodotte dai gruppi dominanti. La forza di questi ultimi si cristallizza
e perpetua a partire da un primo atto di
supremazia, l’occasione di inizio di un dominio. E’ stato osservato che all’origine
di molte delle antiche dinastie sovrane può individuarsi un atto di forza di
questo tipo. La società poi si struttura giuridicamente intorno al gruppo
dominante, che utilizza le norme pubbliche per rendere stabile la propria
posizione. Ogni gruppo dominante ha come primo interesse quello di mantenere la
propria supremazia. La sacralizzazione del potere, il giustificare il potere
politico in base alla volontà divina, è stata storicamente la via per rendere
addirittura eterno il dominio. Violenza pubblica, diritto e
religione sono stati storicamente gli strumenti del dominio politico, e ancora
lo sono. La sfida delle democrazie di popolo è stata quella di:
-desacralizzare il potere politico,
quindi di rendere possibile criticarlo;
-allargare l’area di
influenza sul potere politico in modo da sottrarlo al processo di cristallizzazione
intorno ad un gruppo dominante: questo ha significato dare competenza politica
alle masse;
-contenere la violenza pubblica impiegata per mantenere l’ordine
sociale.
L’avvento delle
democrazia di popolo ha cambiato le religioni, la politica, il diritto e
compreso la pace nell’area dei diritti sociali fondamentali, quelli occorrenti
per dare alle persone la dignità sociale necessaria per influire sul governo
della società.
La democrazia non ha
eliminato il conflitto sociale: vorrebbe impedire che sfociasse in violenza
pubblica e che da quest’ultima sorgesse un nuovo ordine dispotico, che poi
cristallizzerebbe e si perpetuerebbe secondo le vie del passato.
In ogni ideologia
politica è possibile individuare l’interesse e il gruppo sociale di
riferimento. La propaganda elettorale, però, cerca di confondere le acque. In
democrazia, infatti, prevalgono le maggioranza, e quindi si ha convenienza ad
acquisire consensi anche in gruppi sociali diversi. Questo va detto in
particolare per i gruppi sociali privilegiati, che sono sempre in minoranza
(altrimenti non li si potrebbe definire privilegiati).
In un programma elettorale, accanto ai temi cari al gruppo sociale di
riferimento, verranno inseriti anche proposte accattivanti per altri gruppi. Una
politica di Destra, ad esempio, si caratterizzerà per proposte di riduzione
delle tasse, riduzione dei controlli e limiti pubblici, maggiore intensità dei
controlli di polizia per la tutela delle proprietà, maggiori finanziamenti all’impresa
privata, ma potrebbe contenere anche proposte di aumento di elargizioni
pubbliche per gruppi sociali svantaggiati. Una politica di Sinistra si caratterizzerà
invece con proposte di più intensi controlli pubblici delle attività private,
maggiore efficacia e progressività del sistema tributario, in modo che i più
ricchi contribuiscano di più alle attività pubbliche, interventi a favore dei
ceti meno ricchi della popolazione, ma potrebbe contenere anche proposte di
programmi di investimenti pubblici in favore delle imprese private e vari tipi
di sconti o sgravi fiscali, ad esempio per le imprese che generano più
occupazione e concludono contratti di lavoro più stabili. Bisogna però essere
consapevoli che la propaganda elettorale non è un programma di governo: serve
solo a persuadere gli elettori. Dopo le elezioni si governerà secondo le
ideologie politiche di riferimento.
Per capire le
ideologie politiche di riferimento è utile studiare l’ambiente di provenienza
dei politici. Difficilmente una persona si distacca del modo di pensare da
quella frazione di società in cui si è formato ed elevato. Se una persona è
abituato ad avere i lavoratori dipendenti come controparti, considerando le
loro retribuzioni, e quindi in definitiva le loro vite, un costo, potrebbe avere
difficoltà nel progettare e attuare politiche a loro favore. E così, una
persona che ha vissuto d lavoro dipendente per una vita avrà difficoltà ad
immedesimarsi nei crucci di un grande ricco, o anche semplicemente in di una
famiglia ricca. Storicamente vi sono stati grandi ricchi che hanno saputo
immedesimarsi nelle condizioni di vita della gente che stava peggio. Quando si parla di queste persone, di solito
si ricorda uno come Adriano Olivetti (1901-1960), che cercò di trasformare profondamente l’impresa di
famiglia, ad alta tecnologia, per elevare la condizione sociale e il benessere di
quelli che in essa lavoravano. Non è stato un caso comune. Di solito gli
interessi contrapposti rimangono in conflitto latente e, al più, si possono
raggiungere transitori compromessi, quando i lavoratori riescono a farsi forza
con il numero.
La politica di solito
consente, anche in democrazia, alle classi privilegiate di contare di più in
società, ma, in democrazia, c’è la possibilità di un temperamento in senso
sociale. Il dominio dei privilegiati sociali è in genere rafforzato dal
controllo della cultura. Ecco perché la riappropriazione della cultura è stato
un obiettivo molto importante di tutti i movimenti popolari. Da qui scaturisce
la possibilità della costruzione di un’ideologia politica popolare. Questo
lavoro è stato fatto in gran parte dalla scuola pubblica. Quest’ultima è stata
storicamente essenziale all’affermarsi delle democrazie di popolo. Il declino
della scuola pubblica può essere, così, considerato un indice del degrado di
una democrazia di popolo. Se in una proposta politica si notano progetti che
comportino, oggettivamente, meno risorse per la scuola pubblica, si deve essere
consapevoli che si va in senso antidemocratico.
Mario Ardigò – Azione
Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.