venerdì 19 gennaio 2018

Individuare l’ideologia politica di riferimento in una proposta elettorale

Individuare l’ideologia politica di riferimento in una proposta elettorale

 L’ideologia politica è un riassunto di due elementi: una rappresentazione della realtà sociale di riferimento e le strategie programmate per incidervi secondo una certa visione di ciò che è bene e ciò che è male, vale a dire secondo un’etica. L’ideologia politica serve per organizzare il governo della società. Quest’ultimo  è un lavoro collettivo che si propone di dirigere masse di individui, dunque fenomeni sociali di grande complessità, che superano la capacità cognitiva personale del singolo. Ognuno di noi, per limiti organici di specie, può avere relazioni profonde con circa centocinquanta suoi simili. L’umanità è fatta di un numero di individui che si sta avvicinando probabilmente agli otto miliardi. In Italia la popolazione stimata è di circa sessanta milioni. Nessuno può conoscere in dettaglio la società che si vorrebbe governare: da qui l’utilità dei riassunti ideologici. Da un punto di vista conoscitivo essi valgono a seconda del loro grado di accuratezza, di precisione. Tuttavia  molto rimane fuori. E’ come quando studiamo una cartina stradale: c’è tutto quello che pensiamo debba servirci per orientarci, per raggiungere una certa destinazione, ma molto non c’è. Non è un fotografia, l’immagine tra le più realistiche che ci sono, ed anche nelle fotografia su grande scala i particolari sfuggono. Nei particolari si annida l’imprevisto. Ma è la dinamica della società l’imprevisto più grande.  Il movimento degli umani è prevedibile solo con grande approssimazione. Otto miliardi di persone ogni giorno si trovano davanti a delle scelte: l’insieme di queste ultime, nelle loro interazioni, sovrapposizioni, contrapposizioni, sommatorie o annullamenti costituisce la dinamica sociale. Tuttavia in un’ideologia conta anche l’etica e i modi secondo i quali si pensano di produrre, secondo quell’etica, delle modificazioni sociali. Ogni programma di questo genere presenta rischi o certezze di danni per qualcuno. Questo perché il governo richiede anche l’uso della forza. Un governo pienamente consensuale non è mai stato attuato tra gli umani: si osserva qualcosa di simile solo in certe società di insetti.
  La società può essere vista come un insieme di gruppi caratterizzati da relazioni più intense che sono accostati, sovrapposti, sottoposti, infiltrati rispetto ad altri gruppi, come gli strati del suolo terrestre. Questi gruppi sono sempre in movimento e cambiano anche al loro interno, in particolare si rigenerano di generazione in generazione. Nelle società umane si sono sempre osservati gruppi dominanti e gruppi sottoposti. I primi sono in minoranza. I gruppi dominanti controllano le ricchezze naturali e la produzione e  danno   lavoro  agli altri. La risultante è una società diseguale, non nel senso che nessuno è uguale ad un altro, ma che quella situazione di dominio tende a cristallizzarsi e a perpetuarsi, senza altra giustificazione che la forza. Come accade, però, che minoranze riescano a prevalere su maggioranze? A questo provvede la struttura giuridica  della società, secondo la quale ciascuno si orienta nei suoi rapporti civili e pubblici con gli altri. Ciascuno, nascendo, si trova immerso in un universo di norme. Esse sono state prodotte dai gruppi dominanti. La forza di questi ultimi si cristallizza e perpetua a partire  da un primo atto di supremazia, l’occasione di inizio di un dominio. E’ stato osservato che all’origine di molte delle antiche dinastie sovrane può individuarsi un atto di forza di questo tipo. La società poi si struttura giuridicamente intorno al gruppo dominante, che utilizza le norme pubbliche per rendere stabile la propria posizione. Ogni gruppo dominante ha come primo interesse quello di mantenere la propria supremazia. La sacralizzazione del potere, il giustificare il potere politico in base alla volontà divina, è stata storicamente la via per rendere addirittura eterno  il dominio. Violenza pubblica, diritto e religione sono stati storicamente gli strumenti del dominio politico, e ancora lo sono. La sfida delle democrazie di popolo è stata quella di:
          -desacralizzare il potere politico, quindi di rendere possibile criticarlo;
-allargare  l’area di influenza sul potere politico in modo da sottrarlo al processo di cristallizzazione intorno ad un gruppo dominante: questo ha significato dare competenza politica alle masse;
          -contenere la violenza  pubblica impiegata per mantenere l’ordine sociale.
 L’avvento delle democrazia di popolo ha cambiato le religioni, la politica, il diritto e compreso la pace nell’area dei diritti sociali fondamentali, quelli occorrenti per dare alle persone la dignità sociale necessaria per influire sul governo della società.
 La democrazia non ha eliminato il conflitto sociale: vorrebbe impedire che sfociasse in violenza pubblica e che da quest’ultima sorgesse un nuovo ordine dispotico, che poi cristallizzerebbe e si perpetuerebbe secondo le vie del passato.
 In ogni ideologia politica è possibile individuare l’interesse e il gruppo sociale di riferimento. La propaganda elettorale, però, cerca di confondere le acque. In democrazia, infatti, prevalgono le maggioranza, e quindi si ha convenienza ad acquisire consensi anche in gruppi sociali diversi. Questo va detto in particolare per i gruppi sociali privilegiati, che sono sempre in minoranza (altrimenti non li si potrebbe definire privilegiati). In un programma elettorale, accanto ai temi cari al gruppo sociale di riferimento, verranno inseriti anche proposte accattivanti per altri gruppi. Una politica di Destra, ad esempio, si caratterizzerà per proposte di riduzione delle tasse, riduzione dei controlli e limiti pubblici, maggiore intensità dei controlli di polizia per la tutela delle proprietà, maggiori finanziamenti all’impresa privata, ma potrebbe contenere anche proposte di aumento di elargizioni pubbliche per gruppi sociali svantaggiati. Una politica di Sinistra si caratterizzerà invece con proposte di più intensi controlli pubblici delle attività private, maggiore efficacia e progressività del sistema tributario, in modo che i più ricchi contribuiscano di più alle attività pubbliche, interventi a favore dei ceti meno ricchi della popolazione, ma potrebbe contenere anche proposte di programmi di investimenti pubblici in favore delle imprese private e vari tipi di sconti o sgravi fiscali, ad esempio per le imprese che generano più occupazione e concludono contratti di lavoro più stabili. Bisogna però essere consapevoli che la propaganda elettorale non è un programma di governo: serve solo a persuadere gli elettori. Dopo le elezioni si governerà secondo le ideologie politiche di riferimento.
  Per capire le ideologie politiche di riferimento è utile studiare l’ambiente di provenienza dei politici. Difficilmente una persona si distacca del modo di pensare da quella frazione di società in cui si è formato ed elevato. Se una persona è abituato ad avere i lavoratori dipendenti come controparti, considerando le loro retribuzioni, e quindi in definitiva le loro vite, un  costo, potrebbe avere difficoltà nel progettare e attuare politiche a loro favore. E così, una persona che ha vissuto d lavoro dipendente per una vita avrà difficoltà ad immedesimarsi nei crucci di un grande ricco, o anche semplicemente in di una famiglia ricca. Storicamente vi sono stati grandi ricchi che hanno saputo immedesimarsi nelle condizioni di vita della gente che stava peggio.  Quando si parla di queste persone, di solito si ricorda uno come Adriano Olivetti (1901-1960), che cercò  di trasformare profondamente l’impresa di famiglia, ad alta tecnologia, per elevare la condizione sociale e il benessere di quelli che in essa lavoravano. Non è stato un caso comune. Di solito gli interessi contrapposti rimangono in conflitto latente e, al più, si possono raggiungere transitori compromessi, quando i lavoratori riescono a farsi forza con il numero.
 La politica di solito consente, anche in democrazia, alle classi privilegiate di contare di più in società, ma, in democrazia, c’è la possibilità di un temperamento in senso sociale. Il dominio dei privilegiati sociali è in genere rafforzato dal controllo della cultura. Ecco perché la riappropriazione della cultura è stato un obiettivo molto importante di tutti i movimenti popolari. Da qui scaturisce la possibilità della costruzione di un’ideologia politica popolare. Questo lavoro è stato fatto in gran parte dalla scuola pubblica. Quest’ultima è stata storicamente essenziale all’affermarsi delle democrazie di popolo. Il declino della scuola pubblica può essere, così, considerato un indice del degrado di una democrazia di popolo. Se in una proposta politica si notano progetti che comportino, oggettivamente, meno risorse per la scuola pubblica, si deve essere consapevoli che si va in senso antidemocratico.

 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.