Deregolazione
Deregolazione come progetto
politico significa abolire regole pubbliche: è quando i poteri pubblici
lasciano campi dell’attività sociale alla regolazione dei privati. Se ne parla
in particolare riguardo all’economia, perché la deregolazione economica è stata uno dei principi fondamentali
delle politiche neoliberiste attuate
negli anni ’80 negli Stati Uniti d’America sotto la presidenza federale di Ronald Reagan e, in Gran
Bretagna, dai Governi diretti da Margaret Thatcher. Si riteneva che l’intervento
pubblico facesse male all’economia e che quest’ultima, nelle sue dinamiche di
mercato della domanda e dell’offerta, avesse la capacità di regolarsi
liberamente secondo i criteri più razionali, dando migliori risultati. Dagli
anni ’20 del Novecento l’intervento pubblico nell’economia aveva riguardato, in
particolare, la protezione dei lavoratori e dei consumatori, che sono masse, la
maggioranza della popolazione, ma individualmente più deboli rispetto alle
organizzazioni economiche private. I lavoratori, organizzandosi in sindacati e
con lo strumento dello sciopero, possono aumentare la loro forza contrattuale,
ma, in un’economia capitalista, quindi in un sistema politico che ha regole
specifiche per la protezione del capitale, vale a dire delle risorse private
impiegate nelle attività economiche, finiscono sempre per avere la peggio.
Perché è il capitalista che dirige le organizzazioni economiche private e
decide quando è giunto il momento di sganciarsi, di chiudere e ritirarsi, o di
trasferire le produzioni altrove. Ai tempi nostri lo può fare su scala
mondiale, perché le regole a protezione del capitale si sono globalizzate sulla
base di accordi internazionali. Politiche favorevoli al capitale sono in genere
attuate dalla Destra. Le politiche di protezione dei lavoratori e dei
consumatori dalla Sinistra. La deregolazione, comportando una riduzione della
protezione dei lavoratori e dei consumatori, è stata in genere un principio di
azione politica della Destra. I governi di Reagan e della Thatcher definirono
infatti sé stessi come di Destra.
I principi economici della deregolazione furono esposti inizialmente da
due economisti dalla scuola economica di Chicago, Sam Peltzman, nel 1976, e
Gary Becker, nel 1983. A Gary Becker fu assegnato il premio Nobel per l’economia
nel 1992.
Passare dall’economia alla politica, quindi al governo delle società per
la realizzazione d’autorità di quei principi economici, richiese il
coinvolgimento della politica, che appunto si ebbe negli anni ’80 con le
amministrazioni di Reagan e della Thatcher, ma anche con i gruppi politici che
ad esse si ispirarono in varie parti del mondo. Di questi ultimi ve ne furono
anche in Europa. In particolare la transizione dal sistema comunista a quello
capitalista, in Russia e negli stati che storicamente erano caduti nella sfera
di influenza del comunismo sovietico, si fece secondo quell’ideologia.
La deregolazione si fa abrogando delle norme. In particolare facendo
delle leggi taglialeggi. Benché la deregolazione sia
un programma di Destra, essa fu perseguita in Italia sia da governi di Destra che
di Sinistra, o, come essi si autodefinivano, di Centro-Destra e di Centro-Sinistra.
In Italia la parola centro equivale a moderato,
per cui un governo di centrodestra
vuole intendere che perseguirà con moderazione certe politiche di destra, e lo
stesso è per un governo che si autodefinisca di centrosinistra.
In Italia la deregolazione,
proprio perché si voleva essere moderati,
centristi in questo senso, venne presentata come semplificazione. Si partì dalla
constatazione, nota agli esperti di diritto, che storicamente si erano accumulate tante leggi, valutate in
diverse centinaia di migliaia, delle quali si era talvolta perduta
consapevolezza e che probabilmente non avevano più una reale utilità. Anche gli operatori giuridici avevano
difficoltà a studiarle. Occorreva quindi semplificare l’ordinamento giuridico, tagliando. Ma occorreva farlo anche riformando, vale a dire cambiando in modo
da far funzionare meglio le leggi. La
prima legge con quello scopo fu approvata nel 1997, durante un’amministrazione
di centrosinistra e prevedeva che ogni anno venisse approvata una legge di semplificazione, con taglio
e riforma di norme. Nel 2005, durante un’amministrazione di
centro-destra, fu approvata una legge espressamente taglialeggi: per le leggi entrate in vigore prima del 1970, e salvo
alcune eccezioni, sarebbero rimaste in vigore solo quelle per le quali lo si
decidesse espressamente. Con questo sistema vennero tagliate, vale a dire abrogate, oltre duecentomila leggi.
Il processo di semplificazione attuato
in Italia si articolava quindi in due modalità: l’abrogazione di leggi - modalità taglialeggi
- e la riforma di leggi - modalità riforma
-attuata direttamente da altre leggi o dal Governo in attuazione di delega
legislativa (il Parlamento delega il Governo a fare quelle modifiche) o delegificando, vale a dire sostituendo le leggi fatte dal Parlamento con
regolamenti approvati dal Governo, quindi demandando al
Governo la regolazione di certi settori sociali. La modalità taglialeggi riguardò in prevalenza leggi che avevano
esaurito la loro funzione e delle quali, a volte, si era addirittura persa memoria, vive solo sulla carta. In prevalenza
la semplificazione che riguardava leggi ancora effettivamente operanti nella
società si fece nella modalità di riforma,
cambiando le leggi vigenti. Una delle riforme più significative che contiene
una deregolazione è stata quella che ha
riguardato i rapporti di lavoro, nota con il nome inglese di Jobs Act attuata dal 2014 da un Governo di
centrosinistra . Essa è chiaramente riconoscibile come deregolazione, benché operi in modalità riforma e non taglialegge, perché ha ridotto in modo
significativo il potere di intervento giurisdizionale in caso di licenziamenti
illegittimi e ha inciso sulla stabilità dei nuovi rapporti di lavoro. Si è
aumentato lo spazio lasciato all’autonomia privata e alle dinamiche di mercato nel
campo del lavoro. Le statistiche segnalano negli ultimi anni un aumento dei
rapporti di lavoro precari, sebbene questo non rientrasse nelle intenzioni dei
riformatori.
La modalità riforma, quando il processo
di semplificazione riguarda leggi che ancora sono vive nella società, vale a dire che ancora svolgono
una funzione regolatrice, è più moderata di quella taglialeggi.
Quest’ultima lascia privi di regolazione pubblica interi settori di attività
sociale. Poiché l’intervento pubblico regolatore è in genere giustificato dalla
tutela di parti sociali deboli o da beni che possono essere messi in pericolo
dal libero dispiegarsi dell’interesse privato,
i programmi taglialeggi,
corrispondenti alla visione fondamentalista che vede sempre un male nell’intervento
pubblico, potrebbero lasciare quei gruppi e quei beni nelle mani della parti
sociali più forti, che, in una società organizzata secondo l’economia
capitalista, sono i grandi proprietari e gli imprenditori. Ed effettivamente i
sociologi segnalano che in Occidente, e in particolare in Italia, negli anni in
cui ha preso piede l’ideologia della deregolazione quindi dagli scorsi anni ’80,
più o meno l’arco di un trentennio, sono aumentate vertiginosamente le diseguaglianze, vale a dire le differenze
tra le parti forti e quelle deboli delle società. Sono state queste ultime a
soffrire più duramente delle crisi cicliche dell’economia e, in particolare,
nella fase recessiva iniziata dal 2008, a partire dagli Stati Uniti d’America
profondamente trasformati dalla deregolazione neoliberista. La regolazione giuridica globale che riguarda i capitali, le
risorse investite nelle attività economiche, consente infatti ai capitalisti, e
in particolare a quelli maggiori, di sganciarsi
rapidamente ed efficacemente dalle
situazioni di crisi, allontanando il capitale dalle situazioni di pericolo.
Questa strategia non è invece alla portata, in genere, dei lavoratori. Una delle grandi riforme portate dall’Unione
Europea è stata quella di consentire ai lavoratori, nel territorio dell’Unione,
una libertà di movimento paragonabile a quella del capitale, sottraendo gli
europei alle dure leggi che in genere disciplinano l’emigrazione per cercare
lavoro.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in
San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli