venerdì 12 gennaio 2018

Deregolazione

Deregolazione

  Deregolazione come progetto politico significa abolire regole pubbliche: è quando i poteri pubblici lasciano campi dell’attività sociale alla regolazione dei privati. Se ne parla in particolare riguardo all’economia, perché la deregolazione  economica è stata uno dei principi fondamentali delle  politiche neoliberiste attuate negli anni ’80 negli Stati Uniti d’America sotto la presidenza  federale di Ronald Reagan e, in Gran Bretagna, dai Governi diretti da Margaret Thatcher. Si riteneva che l’intervento pubblico facesse male all’economia e che quest’ultima, nelle sue dinamiche di mercato della domanda e dell’offerta, avesse la capacità di regolarsi liberamente secondo i criteri più razionali, dando migliori risultati. Dagli anni ’20 del Novecento l’intervento pubblico nell’economia aveva riguardato, in particolare, la protezione dei lavoratori e dei consumatori, che sono masse, la maggioranza della popolazione, ma individualmente più deboli rispetto alle organizzazioni economiche private. I lavoratori, organizzandosi in sindacati e con lo strumento dello sciopero, possono aumentare la loro forza contrattuale, ma, in un’economia capitalista, quindi in un sistema politico che ha regole specifiche per la protezione del capitale, vale a dire delle risorse private impiegate nelle attività economiche, finiscono sempre per avere la peggio. Perché è il capitalista che dirige le organizzazioni economiche private e decide quando è giunto il momento di sganciarsi, di chiudere e ritirarsi, o di trasferire le produzioni altrove. Ai tempi nostri lo può fare su scala mondiale, perché le regole a protezione del capitale si sono globalizzate sulla base di accordi internazionali. Politiche favorevoli al capitale sono in genere attuate dalla Destra. Le politiche di protezione dei lavoratori e dei consumatori dalla Sinistra. La deregolazione, comportando una riduzione della protezione dei lavoratori e dei consumatori, è stata in genere un principio di azione politica della Destra. I governi di Reagan e della Thatcher definirono infatti sé stessi come di Destra.
  I principi economici della deregolazione furono esposti inizialmente da due economisti dalla scuola economica di Chicago, Sam Peltzman, nel 1976, e Gary Becker, nel 1983. A Gary Becker fu assegnato il premio Nobel per l’economia nel 1992.
  Passare dall’economia alla politica, quindi al governo delle società per la realizzazione d’autorità di quei principi economici, richiese il coinvolgimento della politica, che appunto si ebbe negli anni ’80 con le amministrazioni di Reagan e della Thatcher, ma anche con i gruppi politici che ad esse si ispirarono in varie parti del mondo. Di questi ultimi ve ne furono anche in Europa. In particolare la transizione dal sistema comunista a quello capitalista, in Russia e negli stati che storicamente erano caduti nella sfera di influenza del comunismo sovietico, si fece secondo quell’ideologia.
  La deregolazione si fa abrogando delle norme. In particolare facendo delle leggi  taglialeggi. Benché la deregolazione sia un programma di Destra, essa fu perseguita in Italia sia da governi di Destra che di Sinistra, o, come essi si autodefinivano, di Centro-Destra e di Centro-Sinistra. In Italia la parola centro  equivale a moderato, per cui un governo di centrodestra vuole intendere che perseguirà con moderazione certe politiche di destra, e lo stesso è per un governo che si autodefinisca di centrosinistra.
  In Italia la deregolazione, proprio perché si voleva essere moderati, centristi  in questo senso, venne presentata come  semplificazione. Si partì dalla constatazione, nota agli esperti di diritto, che storicamente  si erano accumulate tante leggi, valutate in diverse centinaia di migliaia, delle quali si era talvolta perduta consapevolezza e che probabilmente non avevano più una reale utilità.  Anche gli operatori giuridici avevano difficoltà a studiarle. Occorreva quindi semplificare l’ordinamento giuridico, tagliando. Ma occorreva farlo anche  riformando, vale a dire cambiando in modo da far funzionare meglio le leggi.  La prima legge con quello scopo fu approvata nel 1997, durante un’amministrazione di centrosinistra e prevedeva che ogni anno venisse approvata una legge di semplificazione,  con taglio  e riforma  di norme.  Nel 2005, durante un’amministrazione di centro-destra, fu approvata una legge espressamente taglialeggi: per le leggi entrate in vigore prima del 1970, e salvo alcune eccezioni, sarebbero rimaste in vigore solo quelle per le quali lo si decidesse espressamente. Con questo sistema vennero tagliate, vale a dire abrogate,   oltre duecentomila leggi.
  Il processo di semplificazione attuato in Italia si articolava quindi in due modalità:  l’abrogazione di leggi  - modalità taglialeggi - e la riforma di leggi - modalità riforma -attuata direttamente da altre leggi o dal Governo in attuazione di delega legislativa (il Parlamento delega il Governo a fare quelle modifiche) o  delegificando, vale a dire  sostituendo le leggi fatte dal Parlamento con regolamenti  approvati dal Governo, quindi demandando al Governo la regolazione di certi settori sociali.  La modalità  taglialeggi  riguardò in prevalenza leggi che avevano esaurito la loro funzione e delle quali, a volte, si era addirittura persa  memoria, vive solo sulla carta. In prevalenza la semplificazione che riguardava leggi ancora effettivamente operanti nella società si fece nella modalità di riforma, cambiando le leggi vigenti. Una delle riforme più significative che contiene una  deregolazione è stata quella che ha riguardato i rapporti di lavoro, nota con il nome inglese di Jobs Act  attuata dal 2014 da un Governo di centrosinistra . Essa è chiaramente riconoscibile come deregolazione, benché operi in modalità riforma   e non  taglialegge, perché ha ridotto in modo significativo il potere di intervento giurisdizionale in caso di licenziamenti illegittimi e ha inciso sulla stabilità dei nuovi rapporti di lavoro.  Si  è aumentato lo spazio lasciato all’autonomia privata e alle dinamiche di mercato nel campo del lavoro. Le statistiche segnalano negli ultimi anni un aumento dei rapporti di lavoro precari, sebbene questo non rientrasse nelle intenzioni dei riformatori.  
   La modalità  riforma, quando il processo di  semplificazione  riguarda leggi che ancora sono  vive  nella società, vale a dire che ancora svolgono una funzione regolatrice, è più  moderata  di quella taglialeggi. Quest’ultima lascia privi di regolazione pubblica interi settori di attività sociale. Poiché l’intervento pubblico regolatore è in genere giustificato dalla tutela di parti sociali deboli o da beni che possono essere messi in pericolo dal libero dispiegarsi dell’interesse privato,  i programmi taglialeggi, corrispondenti alla visione fondamentalista che vede sempre un male nell’intervento pubblico, potrebbero lasciare quei gruppi e quei beni nelle mani della parti sociali più forti, che, in una società organizzata secondo l’economia capitalista, sono i grandi proprietari e gli imprenditori. Ed effettivamente i sociologi segnalano che in Occidente, e in particolare in Italia, negli anni in cui ha preso piede l’ideologia della deregolazione quindi dagli scorsi anni ’80, più o meno l’arco di un trentennio, sono aumentate vertiginosamente le  diseguaglianze, vale a dire le differenze tra le parti forti e quelle deboli delle società. Sono state queste ultime a soffrire più duramente delle crisi cicliche dell’economia e, in particolare, nella fase recessiva iniziata dal 2008, a partire dagli Stati Uniti d’America profondamente trasformati dalla deregolazione neoliberista. La  regolazione  giuridica globale che riguarda i capitali, le risorse investite nelle attività economiche, consente infatti ai capitalisti, e in particolare a quelli maggiori, di sganciarsi  rapidamente ed efficacemente dalle situazioni di crisi, allontanando  il capitale dalle situazioni di pericolo. Questa strategia non è invece alla portata, in genere, dei lavoratori.  Una delle grandi riforme portate dall’Unione Europea è stata quella di consentire ai lavoratori, nel territorio dell’Unione, una libertà di movimento paragonabile a quella del capitale, sottraendo gli europei alle dure leggi che in genere disciplinano l’emigrazione per cercare lavoro.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli