sabato 13 gennaio 2018

Why are we having all these people from shithole countries come here? [trad.: Perchè stiamo facendo venire da noi tutta questa gente da paesi buco del culo?]

Why are we having all these people from shithole countries come here?
[trad.: Perchè stiamo facendo venire da noi tutta questa gente da paesi buco del culo?]

Il presidente statunitense Donal Trump, giovedì 11 gennaio 2017, nel suo ufficio nella Sala Ovale della Casa Bianca, durante un incontro con parlamentari in cui si discuteva di accordi per la protezione di immigrati da Haiti, El Salvador (stati centroamericani) e da alcuni paesi africani, avrebbe pronunciato la frase «Why are we having all these people from shithole countries come here?», che si può tradurre con «Perché stiamo facendo venire da noi tutta questa gente da paesi buco del culo?». L’hanno riferito i  mezzi di comunicazione di massa statunitensi e poi quelli di tutto il mondo. Sarà vero? Ieri al telegiornale hanno fatto sentire una registrazione audio in cui si sente una voce maschile pronunciare quella parola, dicevano che era quella del Presidente. Shithole è una parola dello slang, il gergo, statunitense volgare. Letteralmente significa ano, ma da noi si traduce meglio, per rendere l’idea della volgarità del termine, con  buco del culo. Tuttavia negli Stati Uniti non è usata nel suo senso letterale, ma riferendolo a un certo posto, non solo un luogo, ma un ambiente umano, e, in particolare, nel senso di  cesso, parola che in italiano utilizziamo anche nel significato dello statunitense  shithole, riferendoci a un posto sporco. La definizione che di shithole  danno i dizionari inglesi è “un posto estremamente sporco, squallido o altrimenti sgradevole.  Il senso è quello, certo, ma  è una spiegazione che non rende bene la volgarità dell’espressione, che fa riferimento alla merda (shit). Alludere a “people from shithole countries”, “gente che viene da cessi di nazione” implica anche un giudizio sulla gente oltre che sul posto da dove viene: più precisamente suggerisce l’idea che quella gente sia gente di merda, gente che sporca la società in cui arriva. La Presidenza statunitense ha diffuso in merito all’uso dell’espressione volgare sopra riferita questa spiegazione, tramite il suo portavoce Raj Shah: «Certain Washington politicians choose to fight for foreign countries, but President Trump will always fight for the American people» [trad.«Alcuni politici scelgono di battersi per nazioni straniere, ma il Presidente Trump si batte sempre per gli Americani»] (riferito da CNN <http://edition.cnn.com/2018/01/12/politics/durbin-trump-shithole-analysis/index.html>).
  Ho ricordato quelle parole del Presidente Trump, perché anche da noi in Italia c’è molta gente che la pensa nello stesso modo. Tanto che i politici italiani sembrano avere qualche esitazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione sotto altri punti di vista, con uno spirito diverso. Il dicembre scorso, ad esempio, anche quelli che la pensavano in altro modo hanno deciso che  quello non era il momento  per discutere di facilitazione alla concessione della cittadinanza ai ragazzi che si sono formati da noi, anche se figli di immigrati stranieri,  e sono già cittadini dal punto di vista culturale.
  Addirittura, al centro della propaganda elettorale vi è la questione dell’immigrazione, proposta come se la gran parte dei più gravi problemi della gente comune non dipendesse da un modello economico da correggere, che non riesce più a dare quel livello di benessere necessario alla dignità delle persone, ma dall’arrivo dei migranti. Nei confronti di questi ultimi, in Italia, sono state usate espressioni molto dure e insultanti, analoghe a quelle del presidente Trump.
 L’orientamento ostile ai migranti è molto forte anche tra i cattolici. Chi la pensa così spregia la dottrina sociale e, in particolare, quella diffusa da papa Francesco, considerato qualche volta anche lui un immigrato che sporca.  Negli ultimi trent’anni la politica italiana ha fatto in genere a gara di papismo, perché essere dalla parte di un Papa portava molti voti. Oggi è molto diverso. La Chiesa  è ancora una agente politico di prima grandezza in Italia, ma sulla questione dei migranti ha perso la sua compattezza e quindi la sua forza, pur nell’adesione di facciata alla dottrina sociale su quei temi. Con lo spirito si va spesso da un'altra parte, e la coscienza non sembra rimordere.
  L’idea di gente che  sporca  la società e che quindi va eliminata, come le feci o le blatte, fu propria del nazismo hitleriano. Anche i nazisti hitleriani si proponevano di battersi  per il loro popolo ripulendo al società dalla gente che la sporcava vivendovi in mezzo: fu parte del loro kampf, lotta appunto. Da  noi i futuristi   presentarono la guerra come unica igiene del mondo. Questa concezione però tirava in ballo gli stessi italiani, perché si proponeva di eliminare anche quelli meno riusciti tra loro, diciamo così. L’idea della  merda sociale, di gente che, uscita da posti di merda  in altre parti del mondo, sporca il focolare migrando, propone di prendersela con gli altri, con quelli venuti da fuori. Non mette in questione chi abita i posti in cui si migra, anche se, obiettivamente, contribuisce abbastanza alla sporcizia. Nei posti sporchi si vive male. Bisogna fare pulizia. Per la merda si costruiscono le fognature. Ecco che allora c’è chi propone adesso di costruire fognature sociali in cui far scorrere la merda sociale che c’è da noi e che pensiamo di non essere obbligati a tenerci, perché non è  nostra (a ognuno il suo, si pensa): si propone di mettere su quella via centinaia di migliaia di persone. Ci si rende conto di quanta violenza questo comporterebbe? Forse una guerra, addirittura. Se ne sta addensando una nel centro-Africa e noi vi ci stiamo cacciando dentro.
  L’efferato programma di discriminazione e sterminio attuato dal nazismo hitleriano a partire dall’inizio della sua egemonia politica in Germania, durante gli scorsi anni ’30, e culminato, dal 1942, con la progettazione sistematica ed esecuzione della soluzione finale, aveva intenti di pulizia sociale. Il principio di tutto è sempre privare della dignità certe categorie di esseri umani. Presentarli come merda sociale  o blatte, parassiti. Chi la pensa come il presidente Trump è in fondo su quella via. E in Europa hanno preso a manifestarsi pubblicamente gli estimatori delle politiche razziste, senza più alcun pudore sociale, anche se i più, interpellati direttamente, negano il peccato di razzismo.
 Si può ricordare, per concludere, che, quanto ad Haiti e a El Salvador, geograficamente situati in America,  se quelli sono posti spiacevoli per la gente lo si deve anche alle politiche statunitensi: gli Stati Uniti d’America hanno infatti sempre cercato di esercitare un’egemonia ferrea su tutto il Centro -America e anche più a Sud. Gli storici ricordano ad esempio pesanti interferenze statunitensi durante la guerra civile salvadoregna negli anni ’80.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli