Abbandono delle
ideologie come manifestazione del degrado della politica democratica
La politica è il governo della società. La politica democratica è quando
il governo della società è un lavoro di molti che decidono di avere pari
dignità. In una democrazia di popolo si vuole che le masse, i più, siano coinvolte nel governo della società:
questo richiede un complesso di diritti sociali per elevare i più alla pari dignità. I diritti
sociali consistono in attività pubbliche per migliorare il benessere e l’istruzione
della popolazione, mediante servizi pubblici e altre provvidenze che liberano
le persone dalla schiavitù del bisogno, della violenza pubblica e privata e
dell’ignoranza. E’ questa liberazione che crea
uguali in dignità. In materia di
dignità sociale la differenza fondamentale è tra liberi e schiavi.
La democrazia di popolo è innanzi tutto un processo di liberazione. Storicamente
è spesso iniziato con la liberazione dei più dalla violenza dei pochi che
dominavano la politica: è infatti solo con la violenza che i più soggiacciono
ai pochi. E’ stato osservato che all’origine delle antiche dinastie sovrane c’era
sempre un atto di violenza. Anche all’origine delle democrazie di popolo vi
sono stati atti di violenza: la differenza è stata nell’ideologia che li
guidava, che non voleva sostituire un despota con un altro, ma abbattere la
tirannide sociale. Più recentemente si è acquisita consapevolezza che nessun
processo di liberazione democratica è completo senza il ripudio della violenza.
Nessuna democrazia popolare è in realtà possibile senza l’ideologia della
nonviolenza. Questa è stata un’acquisizione recente anche per la dottrina
sociale, che ha cominciato a diffonderla dal 1939, nei mesi in cui si avvertiva
l’imminenza di un nuovo grande conflitto tra gli Europei, i quali, dominando ancora il mondo l’avrebbero
coinvolto nella loro guerra, come in effetti accadde. Nella dottrina sociale l’affermazione
della pace come valore sociale è
avvenuta contemporaneamente alla presa di coscienza del valore della
democrazia.
Ogni persona è confinata in scenari limitati perché è limitata dalle sue
capacità cognitive e di relazione. E’ un limite fisico, organico, di specie. L’intelligenza
artificiale lo supererà. Il traguardo non è lontano. Una macchina pensante, che non sarà più veramente una
macchina, proprio perché pensante, potrà essere costantemente connessa a tutto ciò che c’è intorno, salvo che ai
pensanti umani, che rimarranno confinati, e in un certo senso protetti, dai
loro limiti. Ma la complessità dell’organizzazione sociale porterà a diffondere
sempre più l’intelligenza artificiale: se ne diverrà dipendenti per le
necessità quotidiane, come già in parte avviene, ad esempio con i nostri
telefoni cellulari evoluti, chiamati smartphone
(smart in inglese significa appunto intelligente). Le macchine pensanti
rimarranno però congegni, vale a dire strumenti, fino a che non si
deciderà di elevarle alla coscienza. Di chi saranno strumenti?
Della parte più ricca della società, che controlla le risorse necessarie per
produrle, e innanzi tutto progettarle. Finiranno fatalmente per essere
impiegate al servizio del potere dei privilegiati sociali. Saranno strumento
del loro dominio sociale. Questo se non si riuscirà a istituire un sufficiente
controllo sociale democratico. Per riuscirvi occorre però superare i limiti di
specie degli umani, sottrarli al confinamento in scenari limitati. Altrimenti
nessuna azione di massa è possibile. Per la verità le democrazie di popolo
avevano già trovato la via per riuscirvi, prima che l’evoluzione tecnologica
aprisse la via della macchine pensanti. Lo
strumento per farlo è l’ideologia politica.
L’ideologia politica è una narrazione sociale che consente agli umani di
superare il confinamento in scenari limitati, quelle circa centocinquanta
persone con le quali ciascuno può instaurare
vere relazioni sociali. Il compito principale di una classe politica che
vuole aprirsi alla democrazia è quello di costruire ideologie politiche. Ma
anche la politica autoritaria, quella in cui pochi dominano sui più e il potere
scende dall’alto, ha necessità di ideologia sociale:
questo rende più facile il dominio, che altrimenti sarebbe possibile solo con
dosi sempre maggiori di violenza pubblica, rendendo insicuro lo stesso potere
autoritario, esposto agli appetiti dei violenti emergenti, in particolare dei capi della soldataglia assoldata per la violenza pubblica. Fino ad un passato
piuttosto recente furono le religioni a costituire le principali ideologie
sociali. L’affermazione delle democrazie comportò anche la lotta contro le
religioni che si erano costruite come ideologie di potere, contro la sacralizzazione del potere politico: significò smascherarne la vera natura. Desacralizzate che furono,
quando lo furono, si scoprì che però nelle religioni c’era dell’altro, che anch’esse,
liberate dalla strumentalizzazione del potere politico potevano
esprimere un potenziale di liberazione delle persone umane. Lo avevano nella
misura in cui affermavano una dignità della persona incomprimibile dal potere.
Questo elemento è presente nella religione dei cristiani, in cui si esorta a
scoprire una dignità di figli.
Un’ideologia è democratica se indica la via
per elevare alla dignità politica, quella del governo della società, i più. Non
tutte le ideologie lo fanno. Da un punto di vista democratico non tutte le
ideologia hanno pari valore. Seguendo l’etica della dignità sociale delle
masse, in cui è bene ciò che afferma il
valore della persona, ci sono ideologie buone e ideologie cattive. Dagli anni ’80
si è andata affermando che tutte le ideologie sono cattive. Si è collegato il
concetto di ideologia a quelli di falsità e di inganno. Tutte le ideologie sarebbero
ingannevoli, false e falsificanti. Anche questa, però, è un’ideologia la quale insegna
che nessuno, in fondo, può superare i
confini degli scenari limitati in cui è ristretto per limiti naturali,
fisiologici. L’affermarsi di questa ideologia anti-ideologica è coinciso con l’inizio del degrado delle democrazie
di popolo in Occidente e l’affermarsi di neo-ideologie antidemocratiche che per
certi versi appaiono come nuove religioni. In queste visioni ognuno merita il posto in cui si trova, di privilegiato o
svantaggiato sociale, ma il sistema sociale dal quale le diseguaglianze sociali
sono scaturite è in grado comunque di autoregolarsi generando benessere per
tutti. La politica non è alle portata delle masse, deve essere affidata a
persone e organizzazioni competenti, così come nell’industria non
sono gli operai a governare i processi produttivi, ma i capitalisti e i loro
consulenti. La principale virtù della classe dirigente è di decidere, quindi il suo decisionismo. Le masse devono essere governate, quindi dirette da competenti decisionisti. Per assicurare la
governabilità del sistema, occorre dare più potere alla
classe dirigente mediante procedure pubbliche che coinvolgano meno e più saltuariamente
le masse. Le masse, in definitiva, vanno periodicamente consultate perché confermino un blocco di classe
dirigente, che poi le governerà come crede, forte della propria competenza. Poi devono tornare nei propri
scenari limitati e accettare le decisioni dall’alto. Le narrazioni proposte
alle masse non sono importanti, basta che le convincano quel tanto che basta
per dare il via a un blocco di classe dirigente. Possono essere anche
contraddittorie, purché abbiano una bella apparenza. Non serviranno a
indirizzare l’azione di governo, così come i consumatori, nel mercato
contemporaneo, non dirigono l’industria, ma ne sono dominati. Questi ideologie
che ho sintetizzato hanno iniziato a diffondersi dagli anni ’80, a partire
dagli Stati Uniti d’America e dalla classe dirigente organizzata intorno alla
presidenza federale di Ronald Reagan. Ora le troviamo nelle proposte politiche
di quasi tutti i partiti italiani.
Un esempio di potente ideologia democratica si trova invece nell’enciclica
Laudato si’, diffusa nel 2015.
Naturalmente quel documento non è solo
ideologia, ma, essendo dottrina sociale e considerando religiosamente un
valore la pari dignità umana, la dignità
filiale, è anche questo. Parte da una critica sociale che è anche
autocritica. Nessuna ideologia che
non proponga anche un’autocritica può essere considerata democratica. Questo
perché la democrazia non è un valore naturale, lo sono l’avidità e la paura, le
leggi della giungla secondo le quali il grosso è libero di mangiare il piccolo
perché questo realizza il benessere sociale, gli
strumenti principali delle ideologie antidemocratiche. La democrazia è una conquista culturale che ci eleva dalla nostra antica, ma sempre
presente, natura di belve, al progetto di un mondo nuovo, libero dalla schiavitù
della violenza, dell'ignoranza e del bisogno, una libertà diversa. Ognuno deve capire in sé
stesso il proprio limite di antica belva e superarlo. Ecco perché l’orientamento
etico è così importante nei processi democratici e il degrado etico della
classe dirigente, manifestato da una sua crescente avidità sociale, è un indicatore
del degrado della democrazia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli