Masse, scenari e
classe dirigente; la competenza nella politica
1. L’Azione
Cattolica fu istituita dal Papato nel 1905 per dare competenza politica alle
masse, nell’era dell’affermazione della democrazia politica di massa. Nel 1932
venne poi istituito, come ramo dell’Azione Cattolica, il Movimento dei Laureati
Cattolici, essenzialmente per creare una classe dirigente competente, per
collaborare nel governo delle istituzioni, secondo la direttiva espressa nell’enciclica
sociale Il Quantennale - Quadragesimo Anno, diffusa nel 1931 dal papa Achille Ratti, Pio
11:
«97. Noi crediamo ancora
e per necessaria conseguenza che l'intento stesso [di dare vita ad istituzioni
che consentano un pacifico ordinamento sociale] sarà tanto più sicuramente
raggiunto quanto più largo sarà il
contributo delle competenze tecniche, professionali e sociali e più ancora dei
principi cattolici e della loro pratica, da parte, non dell'Azione
Cattolica (che non intende svolgere attività strettamente sindacali o
politiche), ma da parte di quei figli Nostri che 1'Azione Cattolica
squisitamente forma a quei principi ed al loro apostolato sotto la guida ed il
Magistero della Chiesa; della Chiesa, la quale anche sul terreno più sopra
accennato, come dovunque si agitano e regolano questioni morali, non può
dimenticare o negligere il mandato di custodia e di magistero divinamente
conferitole. […] ». All’epoca, per quanto riguardava l’Italia (l’enciclica
era diretta a tutto il mondo cattolico) si aveva presente l’ordinamento corporativo
fascista, con il quale i cattolici vennero, con quel documento, spinti ad
operare, espressamente nominato:
«92. Recentemente, come tutti sanno, venne
iniziata una speciale organizzazione sindacale e corporativa, la quale, data la
materia di questa Nostra Lettera enciclica, richiede da Noi qualche cenno e
anche qualche opportuna considerazione. […]».
Tuttavia, dal 1939, l’anno della rottura dell’alleanza
politica tra fascismo mussoliniano e Papato, il sistema cattolico di formazione
alla politica delle masse e di formazione di una classe dirigente politica competente ed eticamente ben orientata
fu impiegato per la costruzione in Italia di una democrazia di massa, secondo i
principi che furono diffusi dal papa Eugenio Pacelli, eletto nel 1939, in una
serie di radiomessaggi, il primo dei quali fu, il 24 agosto 1939, “rivolto ai governanti ed ai popoli nell'imminente pericolo della guerra.”, contro gli
intenti di guerra.
2. La competenza è la capacità di fare bene un
certo lavoro, secondo le regole dell’arte. Essa varia a seconda del lavoro che
c’è da fare.
La
politica è uno dei lavori che si fanno in società: consiste nel governo delle
società. Per farlo occorre capire la società del proprio tempo e la direzione
in cui si sta muovendo, e questa è sociologia. Data l’importanza dell’economia
nelle dinamiche sociali occorre intendersene a sufficienza per capire come
influisce, e questa è scienza economica. Il presente è sempre il risultato di
un passato, che occorre conoscere se si vuole governare la società: questa è
storia. Le società di massa dipendono sempre più da sofisticate tecnologie per
la loro sopravvivenza, che ai tempi nostri vengono aggiornate molto velocemente
e sono molto costose: occorre esserne consapevoli, per impiegare bene le
risorse pubbliche. Ed infine: le istituzioni pubbliche e l’intera società hanno
articolazioni giuridiche, hanno regole pubbliche che ne disciplinano il
funzionamento, impediscono abusi e violenze, dicono a ciascuno che cosa è il
suo: questo è diritto. Elevare le masse al governo democratico della società
significa dar loro una formazione di base sociologica, economica, storica,
scientifica e tecnologica, giuridica. Un importante finalità è quella di far
capire realisticamente a ciascuno e a ciascun gruppo sociale la propria
condizione sociale, l’origine sociale delle proprie e altrui sofferenze e le
soluzioni sociali, economiche, scientifiche e tecnologiche, giuridiche proposte
per correggere i mali sociali, ciò che in società genera sofferenza. Nella
terminologia del socialismo questo significa creare una coscienza di classe nelle masse. L’intento di porre rimedio alla
sofferenze sociale genere un’etica, che è la cultura che indica la via del
bene, e innanzi tutto a distinguere il bene dal male. Ogni politica esprime un’etica.
Se manifesta di non occuparsene espressamente, e non l’insegna né ne parla ai
governati, significa che segue l’etica della forza, secondo la quale il forte
prevale e il debole subisce. Dunque, la formazione etica si aggiunge alle altre
necessarie alla politica.
Ad una
classe dirigente democratica si richiede che le competenze necessarie all’elevazione
delle masse alla politica siano molto approfondite. Ma non si tratta solo di
migliorare la consapevolezza teorica: occorre fare pratica di politica. Il
primo e fondamentale luogo di questa formazione sono le assemblee delle
istituzioni pubbliche, in primo luogo il Parlamento. Lì si può creare un tradizione
di classe dirigente, in particolare
tramandando cognizioni e pratiche di governo da una generazione all’altra. Il
metodo democratico, secondo il quale ogni potere trova limiti, in estensione e
in durata, deve consentire la successione al vertice politico, in particolare
tra generazioni. Questo consente di ampliare il numero di quelli che, facendo
pratica, esercitando un tirocinio un po’ come apprendisti, completano la
propria formazione alla politica. Ma anche di impedire gli abusi che sono
inevitabilmente correlati all’esercizio prolungato del potere. Il potere corrompe,
sempre, non bisogna illudersi,
anche in istituzioni che si autodefiniscono sante, quindi
particolarmente legate all’etica. Lo insegnano la storia e l’esperienza sociale.
Non si è ancora trovato alcun rimedio migliore di quello di rovesciare i potenti dai troni (l’espressione che troviamo nel cantico evangelico detto Magnificat [Magnifica
l’anima mia …]. Il politico che chiede più tempo, manifesta l’inizio di una
degenerazione: in democrazia occorre sostituirlo o limitarlo. La rottamazione,
la sostituzione ciclica della classe dirigente politica, è
quindi importante quanto la tradizione, ma si tratta di dinamiche che
devono lavorare insieme: rottamazione senza tradizione crea incompetenza;
tradizione senza rottamazione corruzione della politica. Un politico che ha fatto un buon tirocinio in
Parlamento, riscuotendo la stima degli altri parlamentari, anche di quelli di
opposto schieramento (questo apprezzamento è molto importante, perché sono gli avversari che scoprono e rendono pubblici i difetti dell'altra parte; i giudizi compiacenti sono in genere inaffidabili), ha in genere una competenza sufficiente per accedere al
Governo, il posto da cui si incide più direttamente e con più continuità nella
società. Ci sono però quelli che non sfruttano le opportunità formative offerte
dal servizio parlamentare, sono poco
assidui, distratti, leggono e ascoltano poco, prevalentemente si dedicano alle
polemiche spicciole: questi non crescono e rimangono come sono entrati; il
denaro pubblico impiegato per consentire loro il servizio parlamentare è
sprecato.
3. Anni fa un politico italiano parlò della pratica della politica come di
un teatrino, per squalificarla, e suscitò scandalo, ma in fondo non
sbagliava. Solo che praticamente tutte le organizzazioni sociali umane sono teatro. In teatro si cerca di stabilire un’unità cognitiva ed emotiva tra regista, attori e
spettatori. Si propone una narrazione, fatti spiegati, e su di essa tutti
convergono. Convergono senza però conoscersi
veramente. Si crea un’empatia, un comune sentire. Come accade
senza conoscersi? Questo è il miracolo del teatro, ma anche della politica. Ma
non è un prodigio, un evento soprannaturale: la scienza ce lo spiega.
L’essere umano è capace di non più di circa
150 relazioni sociali profonde, intense, in cui ci si conosce. 150 è il numero
di Dunbar, dal nome dell’antropologo inglese Rober Dunbar (1947), che ha
cominciato a scriverne sulla base di osservazioni scientifiche. Si tratta di un limite cognitivo fisiologico,
legato al nostro organismo, e in particolare al nostro cervello, che, com’è
ora, si è formato, ci spiegano, circa 200.000 anni fa e non potrà mutare tanto
presto.
Questo significa che noi, in famiglia e in
società, girando per strada, facendo politica, agiamo sempre in mezzo a scenari limitati, il resto ci sfugge. Come si riesce a
governare società che nel complesso, a livello globale, comprendono circa otto miliardi di persone? Ci costruiamo
rappresentazioni della società che ci consentono di capirle come se fossero scenari limitati. E’ così
che si produce la magia del cinema. Ad esempio in un film di guerra:
si rende l’idea di dinamiche di massa che coinvolsero milioni di persone
utilizzando al massimo qualche centinaia di comparse,
attori che per il pubblico non hanno individualità, e qualche decina di veri interpreti. La capacità di creare queste rappresentazioni, che in politica
vengono definite ideologie, rientra nella competenza della
classe dirigente politica e si aggiunge a quelle di base che le masse impegnate
in democrazia devono avere.
Queste rappresentazioni, come a teatro,
devono avere la capacità di creare consenso ed empatia. In questo modo sono
capaci di orientare masse di persone con una capacità cognitiva,
ciascuna, di 150 circa relazioni sociali profonde. Questo risultato corrisponde
ad un potere politico. Se uno o un gruppo riescono a far
fare alle masse ciò che vogliono, esercitano un potere politico sulle masse.
Questo risultato serve anche in una politica non democratica, vale a
dire che si contenta del dominio, senza pretendere di legittimare, quindi di giustificare,
il proprio potere in base alla volontà espressa da una maggioranza con certe
procedure che garantiscano una decisione libera. Una rappresentazione ideologica vale da un punto di vista cognitivo, di spiegazione
della società, se è realistica, ma vale dal punto di vista del dominio, del potere sulla società, se riesce a suscitare empatia e
consenso nella parte che conta della società. In occasione delle elezioni
politiche questa parte è la maggioranza numerica degli elettori, che però
spesso non è la parte che conta veramente, perché quest’ultima in
genere è costituita da classi di privilegiati. Se però le masse mantengono un
sufficiente livello di competenza politica, quindi sono ben formate, esse, nel
corso delle periodiche procedure democratiche, sono in grado di limitare e correggere gli abusi politici della
classi politiche privilegiate e dei politici di troppo lungo corso.
Se però uno non ha
più tempo, né risorse, per la formazione politica delle masse, deve
accontentarsi di cercare di dominarle. La tecnologia sociologica e psicologica
dà gli strumenti necessari. Le masse possono essere dominate con le stesse tecniche con cui le si convince
ad acquistare prodotti commerciali. E i politici hanno preso a servirsi dei
medesimi consulenti che si occupano di marketing,
delle tecniche di persuasione dei consumatori. Nella pubblicità commerciale si creano scenari accattivanti, in cui inserire l’atto
del consumo, l’acquisto di un prodotto. Si costruisce così una narrazione che
spesso ha poco a che fare con le vere qualità di un prodotto e sulla sua
convenienza economica per l’acquirente. In Occidente c’è una tradizione
legislativa che pone un limite alla costruzione di queste narrazioni,
vietandolo quelle che, sostanzialmente, si risolvono in un inganno. Leggi così non ci sono per la politica, che vediamo agire
in questo campo in modo più spregiudicato. In un sistema totalitario, in cui la
propaganda è accentrata e a senso unico, non c’è modo di uscirne. Le masse
aderiranno ad una visione sostanzialmente falsa della realtà, fino a quando la
circolazione più libera delle idee sarà di nuovo possibile o un evento dall’esterno
o dall’interno ponga fine al potere dispotico, ad esempio una catastrofe
bellica o un rivolta di palazzo (in Italia la caduta del fascismo mussoliniano
conseguì ad entrambe queste modalità). In regime di democrazie, la dialettica
politica consente di solito di smascherare la falsità delle rappresentazioni
altrui. Ma che succede se le masse, non sufficientemente formate alla politica
o addirittura non più formate alla politica, preferiscono dal credito a
rappresentazioni politica inaffidabili e la classe politica, spinta dall’urgenza
immediata di conquistare il dominio, utilizza in prevalenza proprio quelle
rappresentazioni, senza distinzione tra le varie fazioni, rafforzandole? Una di
queste rappresentazioni ideologiche poco affidabili è quella secondo la quale
le sofferenze sociali delle masse sono determinate dall’immigrazione non
autorizzata da Paesi poveri, quella in emergenza. Pochi programmi politici ne
fanno a meno e si arriva anche a spregiare anche la dottrina sociale sul punto.
La storia però
insegna che quando si apre il campo al dominio per il dominio, al potere per il
potere, i dominatori saranno i privilegiati sociali, vale a dire proprio coloro
che, in genere, sono all’origine delle sofferenze sociali delle masse. E’ un po’
il paradosso delle grandi democrazie occidentali contemporanee. Si assiste a un
ritiro delle masse dalla politica democratica: esse, convinte dal teatrino
inscenato dai privilegiati sociali
ad un patto iniquo contro chi sta ancora peggio, ad esempio la gente che
viene dai buchi del culo del mondo, dalle shithole countries secondo l’espressione volgare che è girata in
questi giorni, aderiscono alle rappresentazioni ideologiche proposte dalle
classi dominanti in società, quelle che poiché
in minoranza non potrebbero dominare la politica democratica, e rafforzano così
il potere di quelle minoranze di privilegiati, le quali il loro privilegio,
ormai a livello globale, fondano sulla sofferenza sociale dei più. Questa non è la via insegnata dalla dottrina
sociale. Il Papa ne parla praticamente ogni giorno ed è tra i pochi ad esortare ancora ad una buona politica, una Politica con la "P" maiuscola, come dice: povero grillo parlante, acciaccato disinvoltamente da ogni genere di pinocchi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli