L’uomo
interiore
[da:
Giuseppe Dossetti, «Sentinella, quanto resta della notte?», relazione tenuta a Milano il 18-5-94;
pubblicata in Giuseppe Dossetti, La
Parola e il silenzio - Discorsi e scritti 1986-1995, Paoline editoriale
libri, 2005]
«Mi gridano da Seir:
“Sentinella,
quanto resta della notte?
Sentinella,
quanto resta della notte”
La
sentinella risponde:
“Viene
il mattino, e poi anche la notte;
se
volete domandare, domandate,
convertitevi,
venite!”»
(Is 21,11-12)
[…]
6.Convertitevi!
La sostanza ultima dell’oracolo della
sentinella è al di fuori di ogni ambiguità: Convertitevi!
La radice ebraica suv, impiegata nel libro di Isaia, significa di per sé ritornare. Ma può esprimere anche,
specificamente, il rivolgersi a Dio,
cioè la conversione.
Secondo la sentinella non si tratta tanto di
cercare nella notte rimedi esteriori più
o meno facili, ma anzitutto di un trasformarsi interiormente, di un dietro
front intimo, di un voltarsi positivo verso il Dio della salvezza.
Radice di questa conversione è anzitutto la
conversione, il pentimento.
Nel caso nostro dobbiamo anzitutto
convincerci che tutti noi, cattolici italiani, abbiamo gravemente mancato,
specialmente negli ultimi due decenni [si
riferisce al periodo 1974-1994 - nota mia], e che ci sono grandi colpe (non solo
errori o mere insufficienze), grandi e veri e propri peccati collettivi che non
abbiamo sino ad oggi incominciato ad ammettere e a deplorare nella misura
dovuta.
C’è un peccato, una colpevolezza collettiva:
non di singoli, sia pure rappresentativi e
numerosi, ma di tutta la nostra cristianità, cioè sia di colore che
erano attivi in politica sia dei non attivi, per risultanza di partecipazione a
certi vantaggi e comunque per consenso e solidarietà passiva.
M per quanto fosse convinto ed esplicitato e
realizzato nei fatti, questo pentimento non basterebbe ancora. Inquadrandolo
nel pensiero di Lazzati [Giuseppe Lazzati, dalla cui figura era dedicata la
relazione nell’ottavo anniversario della sua morte] - soprattutto negli anni in
cui cominciava più direttamente a pensare alla Città dell’uomo - si dovrebbe dire che i battezzati consapevoli
devono percorrere un cammino inverso a quello degli ultimi vent’anni, cioè
mirare non a una presenza dei cristiani nelle
realtà temporali e alla loro consistenza numerica e al loro peso politico, ma a una
ricostruzione delle coscienze e del loro
peso interiore, che potrà poi, per intima coerenza e adeguato sviluppo
creativo, esprimersi con un peso culturale e finalmente sociale e politico.
Ma la partenza assolutamente indispensabile
oggi mi sembra quella di dichiarare e perseguire lealmente - in tanto baccanale
dell’esteriore - l’assoluto primato della interiorità, dell’uomo interiore. Questo potrebbe sembrare persino ovvio e banale, ma ovvio non è, come appare
chiaramente da tanti segnali nel mondo cattolico italiano, da tante
affermazioni contraddittorie che si susseguono, da tante preoccupazioni ben altre che di fatto animano gruppi e personalità,
vecchie e nuove, del laicato e del clero.
7.[…] Cominciamo dall’uomo interiore nell’accezione della
filosofia greca volgarizzata […]: è l’uomo secondo ragione, secondo il nòus (la mente) che impegna per il
meglio le sue facoltà a costruirsi
pienamente secondo quelle virtù che chiamiamo cardinali (e che
anche gli antichi chiamavano così): la temperanza, la fortezza, la prudenza e
la giustizia.
8. […]
L’uomo
interiore, tuttavia, può essere salvato, anzi, come dice san Paolo, rinnovarsi di giorno in giorno se è potentemente
rafforzato dallo Spirito di Dio.
Allora l’uomo
interiore può essere elevato a uomo
nuovo, veramente essere in Cristo nuova
creazione (cfr 2Cor 5.17 e Gal 6,15); rivestito
di Cristo come è realmente ogni
battezzato (cfr Gal 3,27). Può così essere fortificato per ogni combattimento
dalla panòplia (armatura) di Dio
(cfr Ef 6,11); cioè rivestito della corazza della fede e dell’amore (cfr 1Ts
5,8), e rivestito come eletto di Dio, di viscere di misericordia (cfr Col
3,12).
Ma appunto tutto ciò deve essere di ora in ora
implorato da Dio, credendo e confidando nella sua Paternità misericordiosa: «piego le ginocchia […] perché vi
conceda, secondo la ricchezza della sua gloria […]» (Ef 3,14-16).
In ultima analisi, è solo questo che può
vincere la notte. Lo squarcio operato nel buio - «nel momentaneo leggero preso della
nostra tribolazione» (2Cor, 4,16-18) - dal fulgore «dell’enorme,
eterno peso di gloria» (2Cor 4,17).
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Una campagna elettorale come quella che si
prospetta, con programmi a volta nemmeno accennati, condotta con tecniche di
persuasione consumistica, facendo appello alle nostre peggiori paure e ai nostri
inconfessabili appetiti, è, da parte del cittadino, anche una lotta per
conservare, di fronte alle organizzazioni politiche in gara per conquistare il
potere, la propria dignità umana. Perché, facendoci semplici consumatori di politica, cadremmo nelle mani dei venditori di politica, così come accade nel commercio al
consumo. Ma, appunto, è ciò che nella vita democratica non deve accadere, in
particolare sotto elezioni, che sono il momento in cui le forze politiche
devono, come dire, rendere il conto della loro azione e rendere ragione delle loro proposte, quindi consegnarsi nelle
mani dei cittadini. Di questo in genere si manifestano invece piuttosto
insofferenti. Gli strateghi delle campagne elettorali di solito puntano a una
sola cosa: convincere chi ha diritto di voto a mettere un segno sulla scheda
nel posto giusto. La comunicazione elettorale è quindi in una sola direzione:
da chi si candida a chi ha diritto di voto. Non si ritiene importante ascoltare l’elettore, se non per coglierne
quegli elementi, ad esempio, le paure, che, cucinati a dovere, possono indurlo
a tracciare quel segno il giorno del voto. E tanto meno si cura la formazione
dell’elettore: del resto, a tre mesi dalle elezioni, come fare? La dottrina
sociale cura proprio quello che la politica contemporanea di solito trascura. E
lo fa in modo sistematico e capillare, mirando alla formazione di quell’uomo nuovo a cui si riferì Dossetti nella relazione del ’94
di cui ho trascritto alcuni brani. Oggi propone, con l’enciclica Laudato si’, un manifesto
propriamente politico e piuttosto
dettagliato: è su questo che va valutata la compatibilità dei vari manifesti elettorali con gli insegnamenti della dottrina sociale,
non sulla base di superficiali, sporadici e generici richiami a qualche
argomento di interesse religioso. Se, ad esempio, uno dice di volersi ispirare
alle politiche fiscali del presidente statunitense Donald Trump, quindi anche,
in generale, alle sue concezioni di intervento pubblico nell’economia, che comporteranno un duro taglio alle
provvidenze sociali per le persone in condizione di disagio sociale, che
credibilità può avere se poi parla di
aiuti pubblici alle famiglie, per i quali con politiche fiscali di quel tipo mancheranno
le risorse, o della possibilità di imporre la chiusura degli esercizi
commerciali al consumo in alcuni giorni di festa religiosa, provvedimento contrastante
con il modello del supersviluppo dissipatore e consumistico (riprovato nell’enciclica Laudato si’) che rientra nell’ideologia economica
neoliberista di Trump? Si tratta di progetti incoerenti. Alla fine può temersi
che, fatalmente, lasciate le mani libere con discorsi incoerenti, si prenda poi,
accaparratisi il potere, la strada più
facile per un potente, quella del proprio interesse.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli