Il sorpasso
Nel 1976 in Italia si visse un clima politico simile a quello attuale:
si attendeva (sperava/temeva a seconda dei casi) il sorpasso. Alle elezioni
regionali del 1975 i due partiti
politici maggiori erano risultati la Democrazia Cristiana, con circa 35% dei
voti (in calo), e il Partito Comunista Italiano, con circa il 33% (in forte
aumento), Si prevedeva che, continuando l’orientamento elettorale favorevole ai
comunisti, essi divenissero il partito maggiore, quello di maggioranza relativa, anche senza arrivare alla maggioranza
assoluta, vale a dire al 50% più qualche cosa, ma potendo assicurarsela
attraendo socialisti e repubblicani. I due partiti maggiori, benché considerassero sé stessi alternativi tra loro. non erano l’uno l’anti dell’altro, in ragione dell’intensa
collaborazione nella guerra di Resistenza, nella progettazione della Repubblica
democratica ai tempi dell’Assemblea Costituente e della condivisione di
importanti valori umanitari e democratici. Ciò rifletteva l’intenso e mai
cessato dialogo tra mondo cattolico e comunista (nonostante il divieto di
iscrizione a partiti comunisti, sotto pena di scomunica, stabilito dalla Santa
Sede nel 1949) in particolare in vista del progresso sociale dei lavoratori. Tuttavia i legami ideologici che il Partito
Comunista Italiano manteneva all'epoca con i comunisti sovietici, e con gli altri
comunismi ad essi federati, faceva ancora temere che l’adesione al metodo
democratico da parte dei comunisti italiani fosse stata una scelta strumentale, tattica, necessitata dalla
collocazione internazionale dell’Italia nella sfera di influenza degli Stati
Uniti d’America e che, raggiunta la maggioranza relativa e attratti socialisti
e repubblicani e quindi giunti in grado di formare un governo, potessero
smantellare la democrazia di tipo Occidentale, mutare l’impostazione del
sistema economico e condurre l’Italia, non tanto nella sfera di influenza dell’Unione
Sovietica, cosa impossibile per gli accordi tra le superpotenze egemoni, ma
verso le nazioni non allineate, come
era la Federazione Jugoslavia. Questo avrebbe comportato una marcata
nazionalizzazione delle principali imprese, una direzione invasiva dell’economia
da parte dello Stato e la preferenza del sistema organizzativo d’impresa
cooperativo a scapito di quello capitalista. Approssimandosi quelle elezioni,
si segnalò un aumento dell’esportazione di capitali all’estero, all’epoca
illegale.
Anche ai tempi nostri ci si attende un sorpasso e precisamente da parte del Movimento 5 Stelle sul Partito Democratico. Questo sorpasso,
come accaduto nel 1975, è già avvenuto in città come Roma, ma in modo molto più
intenso che negli anni ’70, a causa fondamentalmente del diverso sistema
elettorale.
Nel 1975 i due maggiori partiti si prepararono
con molto impegno alle successive elezioni politiche, che si sarebbero dovute
tenere al più tardi nel 1977 e che invece si tennero nel giugno 1976. Ma lo
fecero in modo completamente diverso dai due partiti maggiori di oggi, anche se
c’era la prospettiva del sorpasso. Paradossalmente, non
intensificarono la polemica, ma si avvicinarono.
Si era in anni terribili, come chi a meno di quaranta/cinquanta anni non
può veramente immaginare non avendoli vissuti, ma solo studiare avendone quindi
una versione emotivamente meno coinvolgente: alla gravissima crisi economica
causata dal forte e improvviso aumento dei prezzo del petrolio, deciso dagli
stati arabi in ritorsione per la guerra tra Israele ed Egitto e Siria del 1973,
detta del Kippur perché scoppiata durante questa festività
ebraica, si aggiungeva l’incessante l’aggressione omicida di bande armate
comuniste e neofasciste e, da parte di queste ultime, anche con stragi mediante
esplosione di ordigni in posti affollati e treni (la prima fu a Milano nel 1969
con una bomba in una banca, a cui ne erano seguite altre, fino a quelle causate
da bombe in piazza della Loggia a Brescia e sul treno Italicus,
nel 1974), Entrambi i partiti maggiori,
in gara per la maggioranza relativa, organizzarono la campagna su due temi: la
solidarietà tra tutte le forze democratiche e il rinnovamento. Il Partito
Comunista Italiano lo fece nel 14° Congresso, tenuto a Roma nel marzo 1975 con
slogan “Intesa e lotta di tutte le
forze democratiche e popolari per la salvezza e la rinascita dell'Italia”,
sotto la segreteria di Enrico Berlinguer; la Democrazia Cristiana nel 13°
Congresso, tenuto a Roma nel marzo 1976 con slogan “Un rinnovato impegno della
Democrazia Cristiana per la libertà politica, la sicurezza democratica, la
giustizia sociale ed il progresso civile del popolo italiano", sotto la
segreteria di Benigno Zaccagnini (“Zac” per
i suoi sostenitori). A quest’ultimo presenziai seguendo mio zio Achille,
sociologo e consigliere nazionale del partito. Per entrambi i partiti rinnovamento significò anche autocritica e, per quanto riguarda il Partito Comunista Italiano,
distanziazione ideologica dal comunismo sovietico, marcata in modo eclatante
nel 1979 con la modifica dell’articolo dello statuto del partito che obbligava
gli iscritti a seguire l’ideologia marxista-leninista. Per i democristiani
significò ripudiare l’affarismo politico di governo e riscoprire la giustizia sociale, del resto secondo i pressanti orientamenti
della dottrina sociale di allora. La Democrazia Cristiana era nata, secondo una
definizione di Alcide De Gasperi spesso ricordata, come un partito di centro che guardava a sinistra; il Partito Comunista
Italiano era evoluto nel secondo dopoguerra nella direzione indicata dal suo
antico segretario politico Antonio Gramsci (1891-1937), vale a dire cercando di
ottenere il consenso degli italiani non mediante la violenza di classe, ma diffondendo
e impersonando stili di vita e concezioni virtuose e ragionevoli, nell’interesse
di tutti, in modo da conquistare una stima popolare. Questo portava i due
segretari di allora dei partiti maggiori a ritenere che non fosse sufficiente,
per salvare l’Italia, controllare il 50% più qualcosa dei voti, raggiungendo la
maggioranza relativa alle elezioni e attraendo i partiti minori per avere
quella assoluta in Parlamento. Occorreva ciò che Enrico Berlinguer qualificò compromesso e Aldo Moro solidarietà nazionale, un’intesa
molto più larga: processo del quale fin dal 1976 e a prescindere dall’esito
delle elezioni politiche di quell’anno, che fu ancora favorevole alla
Democrazia Cristiana, si cominciarono a porre le basi, in particolare per impulso del democristiano Aldo Moro, come indicato in alcuni suoi
libri da Giovanni Galloni, uno dei principali collaboratori nella segreteria
politica di Zaccagnini. E’ da questa unità delle maggiori forze democratiche
che scaturì la forza politica indispensabile per avere ragione sia della crisi economica che
del terrorismo nella sua fase più acuta. In particolare fu determinante, per
isolare i terroristi comunisti, la pervicace azione di contrasto nei loro confronti promossa e svolta dal Partito
Comunista Italiano.
Progettando la solidarietà nazionale, quindi avvicinandosi nell'interesse di tutti e proponendosi un rinnovamento virtuoso previa sincera autocritica, Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano privarono la prospettiva del sorpasso della
sua forza angosciante e dirompente,
potenzialmente in grado di aggravare la situazione economica e di suscitare, in
particolare, l’intervento degli Stati Uniti d’America secondo il metodo usato
per rovesciare la democrazia cilena, nel 1973, sotto la presidenza del
socialista Salvator Allende. Chiunque avesse conquistato la maggioranza relativa e il governo,
si sapeva che aveva preventivamente rinunciato a considerare l’Italia caduta nelle sue mani solo per questo e che
riteneva indispensabile la collaborazione di tutte le forze democratiche
per la salvezza della nazione, sul modello di quello che era avvenuto nella
costruzione della democrazia repubblicana, durante la Seconda Guerra Mondiale e
negli anni dal 1945 al 1948. La Democrazia Cristiana aveva sempre agito in
questo modo cercando intese più ampie di quelle raggiunte per la formazione
della maggioranza di governo, guardando a sinistra, verso l’opposizione democratica.
Per i comunisti sarebbe stata la prima volta a livello mondiale. Ma, ad un
sincero sguardo retrospettivo, bisogna riconoscere che, indubbiamente, il
Partito Comunista Italiano fu un unico nel panorama del comunismo di tutti i tempi, con
una classe politica di alto livello, il modello a cui uno come Michail Sergeevič Gorbaciov (ultimo segretario
del Partito comunista sovietico dal 1985 al 1991) avrebbe potuto utilmente ispirarsi nel suo progetto politico di perestroika (in russo: rinnovamento, riorganizzazione) del comunismo di scuola sovietica, se solo la
sua ascesa al potere fosse avvenuta cinque anni prima e se i comunisti sovietici fossero
stati meno autoreferenziali. A metà degli anni ’80 tutto stava già cambiando
nel senso che ora vediamo realizzato. Aldo Moro era stato rapito e assassinato dai terroristi comunisti delle brigate rosse nel 1978, Enrico Berlinguer era morto nel 1984. La rivoluzione neo-liberista affermava prepotentemente
il suo dominio. Non la solidarietà, ma la concorrenza si ritenne il principale
valore sociale. E’ un po’ l’ottica secondo la quale le maggiori formazioni di
oggi organizzano la loro campagna elettorale, puntando a vincere le elezioni,
pensando che, ottenuta in qualche modo la maggioranza assoluta in Parlamento,
poi faranno loro, da sole e con chi ci sta, e che gli altri che non ci stanno debbano limitarsi
ad attendere la prossima gara elettorale
Da notare che al 1991 risale l’ultimo grande
documento della dottrina sociale, l’enciclica Centesimus Annus - Il Centenario del papa Karol Wojtyla - Giovanni Paolo 2°, in
occasione dei cento anni dalla prima enciclica sociale - la Rerum Novarum - Le novità, prima della Caritas in veritate - Carità nella verità del
2009, del papa Joseph Ratzinger - Benedetto 16°, ben 18 anni, nonostante l’aggravarsi intensissimo dei
problemi sociali determinati dallo smantellamento o depotenziamento degli
istituti pubblici di benessere sociale. La critica di questo processo si trova
invece estesamente articolata nell’enciclica Laudato si’ del papa Jorge
Margio Bergoglio - Francesco, diffusa nel 2015.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in
San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli