Italiani
al bivio della storia
Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore
[da una strofa del Canto degli Italiani (Fratelli
d’Italia) di Goffredo Mameli (1927-1849), rivoluzionario nazionalista repubblicano
di ispirazione mazziniana]
La
Costituzione vigente, entrata in vigore nel 1948, ci appare molto più avanti
della legislazione ordinaria. Perché? Perché spesso non si è all'altezza dei
grandi principi proclamati. La Costituzione guarda all'universale, l'altra
legislazione ai problemi di controllo che i poteri pubblici hanno sempre avuto.
In una democrazia il cittadino partecipa al governo, ampliando le categorie
ammesse alla cittadinanza viene messo in questione l'assetto di potere che
domina in un certo tempo storico. Di solito però il diritto segue le esigenze
di normazione della società: se la società cambia, cambia anche il suo
diritto, nonostante gli sforzi di reazionari e conservatori. Il diritto è
sempre lo specchio di una società e un suo prodotto.
I membri dell’Assemblea Costituente, che
scrissero e approvarono la Costituzione tra il 1946 e il 1947 disegnarono una
società partecipativa, solidale, fondata sul lavoro, non sul privilegio, l’arrembaggio
sociale e la violenza, una società in cui ogni interesse particolare dovesse tener
conto del bene comune. Tuttavia la nostra società, spinta dalla paura del
futuro e dalla difficoltà di comprendere realisticamente le cause dei mali
sociali, potrebbe cambiare
strutturandosi in caste, quella dei nativi e quella dei nuovi venuti,
sostanzialmente ridotti ad apolidi, disconoscendo una parte della loro umanità.
Le sarebbe però necessario un assetto autoritario, più violenza pubblica,
perché chi è respinto tende sempre a
ribellarsi. Più violenza pubblica richiede la militarizzazione della società,
meno libertà per tutti. Militarizzata la società, un piccolo gruppo di
spregiudicati violenti la può facilmente controllare, fino a che sangue chiami
sangue e si arrivi a un processo rivoluzionario, rovesciandoli. Sono strade che storicamente
sono state percorse: poste certe condizioni, si sa come va a finire.
Di questi
tempi gli italiani sono giunti a un bivio, nella loro storia: possono prendere
una strada o l'altra. Alcuni pensano di salvarsi escludendo, ma si illudono: il
loro benessere dipende dall'integrazione. Basta che guardino le etichette che
indicano dove sono stati prodotte le cose di loro uso comune. Il libro che
dovrebbero avere sempre tra le mani è il manuale di storia dell'ultimo anno
delle scuole medie. I cattolici: la lettera apostolica Octogesima adveniens - L’ottantesimo anniversario (1971), le
encicliche Populorum Progressio - Lo sviluppo
dei popoli, Laborem exercens -
Mediante il lavoro (1981), Centesimus
annus - Il centenario, Caritas in
veritate - Carità nella verità (2009)
e Laudato si' (2013). Sono
tutte pubblicate sul sito <www.vatican.va>.
La prima
decisione che il nuovo Parlamento dovrà prendere è quella della guerra in Africa.
Già siamo impegnati in Libia, a nord del Sahara, e si vorrebbe mandare un
consistente contingente in Niger, a sud del grande deserto, dove si stanno
organizzando forze antioccidentali e antidemocratiche. Una volta iniziata la
guerra, non si potrà sapere, come sempre accade nelle guerre, quando e come
finirà. Se il nemico, come si prevede, diventerà più forte, occorrerà mandare
più soldati. Sarà una guerra molto costosa perché in Niger la nostra forza
militare è molto lontana dalle fonti di approvvigionamento e perché nel deserto
l’usura dei macchinari è elevata.
Per quanto
riguarda i diritti degli stranieri che lavorano in Italia, si prevede che per
molti anni si abbandonerà la via dell’integrazione, perché sembra che così
voglia almeno la metà degli italiani, terrorizzati da una vera e propria
strategia della tensione centrata su questo tema. Il nuovo sistema elettorale
non favorisce più l’alternanza tra schieramenti di diversa tendenza. Produrrà,
pensano alcuni, coalizioni opportunistiche necessarie per conquistare il
potere: fatalmente esse saranno stabili proprio perché fondate sull'esigenza di mantenere il potere. Una
società che rifiuta di riconoscere l’integrazione
di masse che già si trovano integrate al suo interno inevitabilmente diventerà
più violenta. La violenza favorirà i violenti e, alla fine, ci renderà infelici
senza risolvere alcun problema. Così è
sempre accaduto: la storia ci è maestra in questo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli)