venerdì 29 dicembre 2017

Italiani al bivio della storia

Italiani al bivio della storia


Uniamoci, amiamoci, 
l’Unione, e l’amore 
Rivelano ai Popoli 
Le vie del Signore

[da una strofa del Canto degli Italiani (Fratelli d’Italia) di Goffredo Mameli (1927-1849), rivoluzionario nazionalista repubblicano di ispirazione mazziniana]

  La Costituzione vigente, entrata in vigore nel 1948, ci appare molto più avanti della legislazione ordinaria. Perché? Perché spesso non si è all'altezza dei grandi principi proclamati. La Costituzione guarda all'universale, l'altra legislazione ai problemi di controllo che i poteri pubblici hanno sempre avuto. In una democrazia il cittadino partecipa al governo, ampliando le categorie ammesse alla cittadinanza viene messo in questione l'assetto di potere che domina in un certo tempo storico. Di solito però il diritto segue le esigenze di normazione della società: se la società cambia, cambia anche il suo diritto,  nonostante gli sforzi di reazionari e conservatori. Il diritto è sempre lo specchio di una società e un suo prodotto.
   I membri dell’Assemblea Costituente, che scrissero e approvarono la Costituzione tra il 1946 e il 1947 disegnarono una società partecipativa, solidale, fondata sul lavoro, non sul privilegio, l’arrembaggio sociale e la violenza, una società in cui ogni interesse particolare dovesse tener conto del bene comune. Tuttavia la nostra società, spinta dalla paura del futuro e dalla difficoltà di comprendere realisticamente le cause dei mali sociali,  potrebbe cambiare strutturandosi in caste, quella dei nativi e quella dei nuovi venuti, sostanzialmente ridotti ad apolidi, disconoscendo una parte della loro umanità. Le sarebbe  però necessario un assetto autoritario, più violenza pubblica, perché chi è respinto tende  sempre a ribellarsi. Più violenza pubblica richiede la militarizzazione della società, meno libertà per tutti. Militarizzata la società, un piccolo gruppo di spregiudicati violenti la può facilmente controllare, fino a che sangue chiami sangue e si arrivi a un processo rivoluzionario, rovesciandoli. Sono strade che storicamente sono state percorse: poste certe condizioni, si sa come va a finire.
  Di questi tempi gli italiani sono giunti a un bivio, nella loro storia: possono prendere una strada o l'altra. Alcuni pensano di salvarsi escludendo, ma si illudono: il loro benessere dipende dall'integrazione. Basta che guardino le etichette che indicano dove sono stati prodotte le cose di loro uso comune. Il libro che dovrebbero avere sempre tra le mani è il manuale di storia dell'ultimo anno delle scuole medie. I cattolici: la lettera apostolica Octogesima adveniens - L’ottantesimo anniversario (1971), le encicliche Populorum Progressio - Lo sviluppo dei popoli, Laborem exercens - Mediante il lavoro (1981), Centesimus annus - Il centenario, Caritas in veritate - Carità nella verità (2009) e Laudato si' (2013). Sono tutte pubblicate sul sito <www.vatican.va>.
 La prima decisione che il nuovo Parlamento dovrà prendere è quella della guerra in Africa. Già siamo impegnati in Libia, a nord del Sahara, e si vorrebbe mandare un consistente contingente in Niger, a sud del grande deserto, dove si stanno organizzando forze antioccidentali e antidemocratiche. Una volta iniziata la guerra, non si potrà sapere, come sempre accade nelle guerre, quando e come finirà. Se il nemico, come si prevede, diventerà più forte, occorrerà mandare più soldati. Sarà una guerra molto costosa perché in Niger la nostra forza militare è molto lontana dalle fonti di approvvigionamento e perché nel deserto l’usura dei macchinari è elevata.
 Per quanto riguarda i diritti degli stranieri che lavorano in Italia, si prevede che per molti anni si abbandonerà la via dell’integrazione, perché sembra che così voglia almeno la metà degli italiani, terrorizzati da una vera e propria strategia della tensione centrata su questo tema. Il nuovo sistema elettorale non favorisce più l’alternanza tra schieramenti di diversa tendenza. Produrrà, pensano alcuni, coalizioni opportunistiche necessarie per conquistare il potere: fatalmente esse saranno stabili proprio perché fondate sull'esigenza di mantenere il potere. Una società che rifiuta  di riconoscere l’integrazione di masse che già si trovano integrate al suo interno inevitabilmente diventerà più violenta. La violenza favorirà i violenti e, alla fine, ci renderà infelici senza risolvere alcun problema. Così  è sempre accaduto: la storia ci è maestra in questo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli)