Cittadinanza
solitaria
Una fila di clienti, ciascuno con un buono sconto in mano, davanti ad un
negozio che ha annunciato un giorno di offerte commerciali eccezionalmente
convenienti. Nessuno conosce gli altri, né ha interesse a conoscerli. L’obiettivo
è riuscire a comprare qualcosa e andarsene: il tutto nel più breve tempo
possibile. Gli altri intorno sono d’impaccio: rallentano il conseguimento
dell’obiettivo, fanno perdere tempo e, forse, compreranno prima l’ultimo
prodotto disponibile di un certo tipo facendo perdere l’occasione a chi segue.
Quindi si preferirebbe che non ci fossero. Dentro il negozio, invece, in attesa di
aprire, i proprietari sono contenti che ci sia tanta gente fuori. Non hanno alcun interesse a
che i clienti in attesa si conoscano. Parlando tra loro potrebbero scoprire che
l’offerta non è così conveniente o che, in definitiva e ben ragionando, distanziandosi dalle emozioni indotte dalla pubblicità commerciale, il prodotto che sono
venuti a comprare non è poi questo granché.
Qualche volta, quando si parla di
cittadinanza, la si concepisce un po’ come lo stare insieme in attesa davanti ad
un negozio con supersconti. Ciascuno pensa per sé e vorrebbe che ci fosse meno
gente intorno: teme che non ce ne sia per tutti.
E’ vero: la cittadinanza dà molti diritti e tra questi, ai tempi nostri, anche molti diritti
sociali, quelli che comportano qualcosa che le istituzioni pubbliche danno alla
gente, ad esempio il servizio sanitario o le pensioni. I diritti sociali sono
importanti per chi nella società sta peggio. I più ricchi hanno già ciò che serve.
E uno che sta male, che se ne fa, in fondo, dei soli diritti di libertà, se poi sta male, ad esempio se non ha il lavoro o non può permettersi i costi delle cure sanitarie? Questo è
vero in genere, ma non per tutti: chi è religioso, anche se povero, li pretende quei diritti di libertà.
Bisogna considerare però che i diritti
sociali, a differenza dei diritti di libertà, hanno un costo, che le istituzioni
pubbliche prelevano, con le tasse, dalla ricchezza prodotta nella società. E’
chiaro che finiscono per pagare di più i più ricchi, quelli stessi che, di
solito, riescono anche a dominare le società. In quelle democratiche ci riescono
facendo compromessi con chi sta peggio. Perché i più ricchi sono una minoranza e con il loro numero non potrebbero prevalere. Di solito il compromesso consiste in
questo: i più ricchi sono disposti a cedere un po’ della loro ricchezza a fini sociali, purché
si consenta loro di rimanere i più ricchi e, in particolare, di controllare l’economia;
ma cercano sempre di risparmiare, riducendo la platea di quelli che, per così
dire, sono i loro assistiti. Quindi,
anche quando si riesce ad ottenere diritti sociali, la loro estensione
dipenderà sostanzialmente dalla forza contrattuale di quelli che stanno peggio,
quelli che possiamo individuare con l’espressione le masse, perché sono di più, per distinguerli dai privilegiati
sociali, che sono sempre minoranze. La forza contrattuale di chi sta peggio
dipende dal numero: più si è meglio è. Ma essere in molti non basta, occorre anche intendersi e tener conto delle vite altrui. In una parola: solidarietà. Senza di essa si è soli anche se si è in tanti, come i clienti in fila davanti al negozio di cui dicevo all'inizio. La cittadinanza o è solidale, e allora affratella, o non è tale. La cittadinanza solitaria, nella quale il singolo cittadino è di fronte ad un'istituzione, pubblica o privata, sia essa lo stato o la grande impresa o un partito, è un imbroglio, non è vera cittadinanza: si è sempre i pesci piccoli di fronte ai pesci grossi. Per diventare pesci grosso, un boccone troppo grosso da mandar giù, occorre essere tanti e solidali, riconoscendosi a vicenda la dignità, i diritti e i doveri della cittadinanza vera.
Le minoranze privilegiate mirano invece a convincere gli altri, le masse, che più si è, peggio è, perché ce ne sarà di meno per ciascuno. Questo corrisponde al loro interesse di privilegiati, onerati di dare una quota della loro ricchezza per fini sociali: meno saranno gli assistiti, meno i più ricchi pagheranno con le tasse. Quando dai più ricchi viene la richiesta di meno tasse essa va tradotta con meno prestazioni sociali, meno diritti sociali attuati. Le masse, invece, facendo forza sul numero, che in democrazia è importante perché comandano le maggioranze, possono ottenere più diritti sociali per più persone. Sulla questione della cittadinanza, i privilegiati sociali proporranno di non estenderla ai nuovi arrivati anche se si sono bene integrati, lavorano e pagano tasse. In questo modo ci saranno lavoratori che contribuiscono alla ricchezza sociale, pagano le tasse condividendone l'onere e quindi anche diminuendo quello dei più ricchi, comprano e consumano e quindi arricchiscono chi controlla la produzione e il commercio, ma hanno meno benefici sociali, saranno esclusi dalla maggior parte di essi e quindi graveranno di meno sui più ricchi. Costeranno di meno a chi dovrebbe pagare di più: i privilegiati sociali.
Le minoranze privilegiate mirano invece a convincere gli altri, le masse, che più si è, peggio è, perché ce ne sarà di meno per ciascuno. Questo corrisponde al loro interesse di privilegiati, onerati di dare una quota della loro ricchezza per fini sociali: meno saranno gli assistiti, meno i più ricchi pagheranno con le tasse. Quando dai più ricchi viene la richiesta di meno tasse essa va tradotta con meno prestazioni sociali, meno diritti sociali attuati. Le masse, invece, facendo forza sul numero, che in democrazia è importante perché comandano le maggioranze, possono ottenere più diritti sociali per più persone. Sulla questione della cittadinanza, i privilegiati sociali proporranno di non estenderla ai nuovi arrivati anche se si sono bene integrati, lavorano e pagano tasse. In questo modo ci saranno lavoratori che contribuiscono alla ricchezza sociale, pagano le tasse condividendone l'onere e quindi anche diminuendo quello dei più ricchi, comprano e consumano e quindi arricchiscono chi controlla la produzione e il commercio, ma hanno meno benefici sociali, saranno esclusi dalla maggior parte di essi e quindi graveranno di meno sui più ricchi. Costeranno di meno a chi dovrebbe pagare di più: i privilegiati sociali.
Quindi riassumendo: nel campo dei diritti
sociali, più si è, meglio è, dal punto di vista di chi ha bisogno di quelle
prestazioni sociali, purché si sia solidali. Altrimenti essere in molti non serve.
Ma la cittadinanza comporta anche molti e
impegnativi doveri. Il più importante e oneroso è la difesa della Patria. In
Costituzione lo si definisce dovere sacro
(art.52). Sacro in che senso? Non c’è alcun rapporto con i
doveri religiosi. Sacro nel senso che non ci si può sottrarre ad esso per
nessun motivo, neanche invocando il bene
a cui in genere si tiene di più: la vita. Per la difesa della Patria si
può essere costretti a rischiare e addirittura a perdere la vita. In tempo di guerra si fa la mobilitazione
generale, si richiamano alle armi classi di età, a partire dai più giovani che sono anche i più validi al combattimento, e ora può accadere
anche alle donne; si va in battaglia e quando gli ufficiali dicono di
attaccare, si deve uscire dal coperto, dalla trincea o da altro riparo, ed
esporsi al fuoco nemico. Se non lo si fa, questa è diserzione e codardia,
punita molto gravemente, anche se non più con la pena di morte come un tempo.
Chi può essere richiamato alle armi? Solo i cittadini. In guerra più si
è, meglio è, si resiste meglio, si attacca meglio. Più cittadini ci sono più si riuscirà a fare forza contro il nemico, purché, anche qui, si sia solidali. Ci si aiuta, ci si soccorre,
ci si stringe gli uni gli altri: stringiamoci a coorte / siam
pronti alla morte è scritto in una
strofa del nostro inno nazionale (lo è diventato da qualche giorno per legge).
Quando è questione di vita o di morte, ci si stringe compatti e più si è, meglio
è. Anche nel campo dei doveri, quindi, non basta essere in tanti, occorre essere anche solidali: stringersi a coorte. Chi va in prima linea? Storicamente è accaduto che in genere i privilegiati
sociali abbiano scelto e ottenuto posti più sicuri, negli Stati Maggiori, nei servizi
tecnici ausiliari, e comunque si siano ritrovati tra gli ufficiali, che
rischiano, ma non nello stesso modo della truppa. Sono le masse a rischiare di
più e spesso rischiano tutto quello che hanno, sia i militari ma anche i civili, come quando in un bombardamento
di una città perdono la loro unica casa. I più ricchi, di solito, ne possiedono
molte e mandano la famiglia all’estero o in posti sicuri. Quindi anche nel campo dei
doveri sociali, e in particolare in quello della difesa della Patria, in cui si
può rischiare la vita, più si è meglio è. La questione si è fatta attuale, dopo
l’annuncio di un nostro prossimo impegno
militare nella guerra che si sta combattendo da tempo nel Sahara. La guerra sarà limitata, come è accaduto in Siria? Chi può dirlo. E' tanto vicina ai nostri confini e a importanti nostre fonti energetiche... E il teatro di guerra è tra i più difficili e rischiosi.
In conclusione: chi fa parte delle masse non
ha nessun interesse a limitare l’accesso della cittadinanza ai nuovi arrivati,
anzi. Perché: più si è meglio è. Ma bisogna essere anche solidali. La solidarietà non solo fa la cittadinanza, ma la potenzia. La cittadinanza solidale affratella e tra fratelli ci
si aiuta. Allora si riesce ad avere ragione dei più forti, e innanzi tutto a far valere verso di loro le buone ragioni di tutti. Per i privilegiati sociali, invece, è diverso. Non hanno veramente
bisogno dell’aiuto di nessuno: se hanno bisogno di qualcosa o di qualcuno hanno
i mezzi per comprarli. Tendono a pagare di meno per la società: la loro
invocazione sarà quindi "Meno tasse!". E’ strano vedere che una parte delle masse la
condivide.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli