Strumentalizzazione
religiosa della politica
A Roma i papi hanno ancora un piccolo regno. Ha le dimensioni di un
quartiere della città, oltretevere, dalle parti di Borgo: è il Vaticano, un
colle della città circondato da mura possenti tranne che sul lato di piazza San
Pietro, dove si affaccia un chiesone. La partecipazione alla vita democratica
dello stato italiano ne è stata storicamente pesantemente condizionata, ma
nell'iniziale formazione alla fede di solito non se ne parla. Ma spesso ci si si
sorvola sopra anche successivamente. Papa Montini, regnante tra il 1963 e il
1978, definì provvidenziale la
soppressione dello Stato pontificio,
nel 1870, a seguito della sua conquista militare da parte del Regno d’Italia e
della dinastia sovrana dei Savoia. L’attuale regno dei papi in Vaticano non ne
è la prosecuzione, ma fu costituito per la medesima esigenza per cui non ci
voleva cedere Roma al nuovo stato nazionale. Per rendere indipendente il papato.
Costò molto caro ai cattolici italiani, in primo luogo in termini morali e
politici, perché fu costituito accordandosi con il Regno d’Italia dominato dal
fascismo mussoliniano. Si dovette rinunciare, almeno formalmente, all’azione
sociale in Italia, impegnandosi a limitarsi a quella religiosa. Una separazione,
per cui era vietato occuparsi di
politica, che continua a fare danno, perché, di solito inconsapevolmente, è
ritenuta ancora doverosa, benché nel 1984 la parte di quegli accordi, conclusi
nel1929, che riguardavano la missione della Chiesa in Italia siano stati quasi
completamente riformati, adeguandoli alla norme della nostra Costituzione, e
comunque fossero cadute in disuso le norme limitative dell’azione sociale da
parte delle organizzazioni religiose. Si pensi, ad esempio, che fin dall’inizio
della democrazia italiana, nell’Ottocento, e prima ancora della realizzazione
dell’unità nazionale, non solo i cattolici, ma gli stessi preti, fecero politica. Sono anche opere di letteratura
politica la Divina Commedia di Dante Alighieri, scritta nel Trecento, e,
più vicino a noi nel tempo, I promessi
sposi di Alessandro Manzoni, scritta
nell’Ottocento. Furono preti Vincenzo Gioberti, che nell’Ottocento propose di
realizzare l’unità nazionale dandone la presidenza al papato, Romolo Murri, che
tra l’Ottocento e il Novecento, propose di impegnarsi per realizzare in società
una democrazia cristiana, e Luigi Sturzo, che
fu il principale artefice del primo partito politico ispirato ai valori di
fede.
Volere uno stato per essere indipendenti in religione significa
strumentalizzare quello stato e la sua politica. Significa condizionare
pesantemente la politica e quindi avvilirla, come sempre succede nelle
strumentalizzazione.
Ora ci ritroviamo con questo piccolo regno
vaticano, la cui amministrazione statale,
si dice, non sia granché. Se ne dice insoddisfatto lo stesso Papa, scrivono i
giornali. Non andava diversamente, nell’Ottocento, nello Stato pontificio, in
cui tutte le cariche più importanti erano riservate ai preti. Faceva mediocre
politica. In più impediva i processi democratici, che furono pesantemente
repressi con dure misure di polizia fino all’ultimo. Negli ultimi anni ogni
tanto, e anche in questi giorni, il piccolo regno vaticano finisce sui giornali
per qualche scandalo, in particolare riguardante questioni di soldi. Tra gli
anni ’70 e ’80 rimase coinvolto, e pesantemente danneggiato, nel disastro
finanziario di una banca italiana, il Banco Ambrosiano.
La politica strumentalizzata ad altri fini, anche in sé nobili, è
politica degradata. La politica è una di quelle cose essenziali per la vita sociale degli umani
che non deve essere strumentalizzata, per nessun motivo. La tentazione di
strumentalizzarla è forte in Italia, perché la nostra Chiesa ha ancora una
forza politica, in particolare nell’era della liquefazione dei partiti politici, che si sono fatti molto deboli,
evanescenti, più simili a marchi d’impresa che a vere organizzazioni sociali.
Questi argomenti non vengono di solito affrontati in religione perché
mettono in questione un aspetto del ministero del Papa e quindi si teme l’accusa
di lesa maestà. Così però il Papa rimane solo a voler riformare le cose nel suo
piccolo stato. E da solo potrà cambiare ben poco. I suoi critici aspettano che
passi, come sono passati i suoi predecessori: riuscirono a fare ben poco, e più
che altro sotto il profilo formale, rinunciando, ad esempio, a certi segni della sovranità
terrena, come la pesante corona a tre strati, il fardello che i papi volevano
porsi in capo in certe occasioni solenne.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli