Autonomia della
politica
Politica è il governo della società. E’ una
realtà profondamente umana. Ne scrissero gli antichi filosofi greci, dal cui
pensiero deriva gran parte della cultura degli europei. “L’essere umano è un
vivente politico”, conclusero. In
particolare, questo fu l'insegnamento di Aristotele, vissuto in Grecia nel
Quarto secolo dell’era antica. Egli fece da insegnante nella formazione di un
grande imperatore: Alessandro detto il Grande, il quale a quell’epoca dominò vasti
territori. Alessandro era figlio di un re, che, dall’originaria Macedonia, a nord
della Grecia, aveva conquistato le
bellicose città greche assimilandone (vale a dire facendo proprie), nel contempo, le civiltà, cioè imparando da loro. Riteneva che
per governare un popolo occorresse essere preparati e diede al figlio il
migliore maestro sulla piazza, uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi tra
quelli europei. Nell’Italia di oggi si ritiene invece che chiunque possa
giungere al massimo potere, senza una particolare istruzione. Chi si propone, in genere non parla della sua
formazione e delle sue precedenti esperienze. Si ritiene che questo sia una
necessaria conseguenza dell’orientamento democratico, ma non è così. Gli
incolti sono mediocri governanti e, in genere, finiscono per cadere preda dei
loro appetiti o in mani altrui. Un esempio di un persona giunta al massimo
potere e che non può esibire titoli formativi impressionanti è il presidente
statunitense Donald Trump. In un
discorso che ha tenuto davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite
l’altro giorno ha minacciato di distruggere una piccola nazione asiatica che
gli si oppone. “Se provocati, distruggeremo la Corea del Nord”, ha dichiarato.
Nessun capo di stato di cultura europea aveva più fatto minacce del genere dopo
il capo del governo tedesco Adolf Hitler, in carica tra il 1933 e il 1945,
fondatore e guida suprema del nazionalsocialismo tedesco.
La politica ha le sue finalità e le sue regole, che non sono quelle
della religione. Questo significa che non basta essere persone religiose o
addirittura preti per essere buoni politici. In effetti i vescovi e i preti, i nostri capi religiosi, sono stati in genere mediocri politici, e talvolta
pessimi. Per funzionare la politica deve conservare la sua autonomia, anche
dalla religione. Lo hanno riconosciuto e proclamato i saggi del Concilio
Vaticano 2° (1962-1965). Questo non significa che possa essere immorale,
spregiudicata, opportunista, ignorando gli insegnamenti religiosi. Una politica così
è politica cattiva e fa male alla
gente. Non fa il suo mestiere che è invece quello di procurare il benessere
collettivo, la felicità di tutti. Questo
significa che deve essere in relazione con altre realtà sociali molto
importanti, dalle quali dipende la felicità delle persone, e tra queste anche
la religione. Da questo consegue che la
politica deve porsi dei limiti: questo è appunto uno dei cardini del pensiero
democratico. La democrazia è un sistema di limiti e di valori. Uno dei valori
più importanti è quello della persona, che costituisce anche uno dei maggiori
limiti che occorre porre alla politica perché consegua il suo scopo, il benessere e la felicità di tutte le persone. Una
politica che non rispetti la persona umana è omicida o schiavista. A volte
pensiamo che si tratti di fatti del passato o molto lontani da noi, ma non è
così. E’ molto comune essere tentati da una politica, che con molti pretesti,
non rispetti le persone umane. Ai tempi nostri le leggi nazionali e
internazionali vigenti vietano politiche così. Però alla gente qualche volta
sembra che non vi sia altra via che fare
il male per salvarsi. Un politico che si lascia prendere la mano su questa via
potrà giungere a minacciare di distruggere nazioni. E’ in grado di farlo? Lo
farà veramente?
Gli Stati Uniti d’America, ad esempio, hanno un arsenale di armi
nucleari di potenza tale, più o meno, da cancellare la vita sul pianeta. Hanno avviato un
programma di riduzione di queste armi stragiste, di distruzione di massa, d’accordo con l’altra maggiore potenza
nucleare, la Russia: c’è un trattato vigente in materia che scadrà nel 2020, ma
sembra che non siano più tanto convinti di quella via. Sono l’unico stato del
mondo ad aver utilizzato l’arma nucleare in guerra, nel 1945, in Giappone, per
ben due volte, cancellando le città di Hiroshima e Nagasaki. La responsabilità
di quell’atto di guerra è del presidente statunitense Harry Truman, in carica
dal 1945 al 1953, un politico che non poteva esibire curriculi impressionanti,
che non aveva ricevuto una gran formazione, sostanzialmente un autodidatta.
Aveva la reputazione di uomo onesto. Inaugurò il suo mandato con l’uso della
bomba atomica. Chi difende quella decisione, sostiene che occorse farlo per
porre fine ad una guerra che poteva essere molto più sanguinosa. Infatti il
Giappone, verso la fine della Seconda Guerra mondiale (1939-1945) era determinato a resistere ad oltranza. Occorreva dimostrare che gli Stati Uniti d’America potevano
distruggerlo. Ma se lo scopo era solamente dimostrativo,
perché usare la bomba due volte? Non ne bastava una sola?
E, insomma, quando un politico che non ha
ricevuto una gran formazione ha in mano tante bombe nucleari come accade negli
Stati Uniti d’America attualmente, e inoltre appartiene a uno stato che ha già
usato quelle armi in guerra, c’è effettivamente da preoccuparsi.
Truman era un cristiano, anche Trump lo è. Non hanno visto problemi religiosi
nell'idea di distruggere nazioni?
Una politica che sia, non solo autonoma, ma anche completamente autoreferenziale, in particolare in materia etica, dà questi problemi. Si
lavora come a compartimenti stagni, con una politica che non tiene conto di
altro che di sé stessa. Allora proclama, ad esempio “America first!”, “gli
Stati Uniti in primo luogo”, così come l’inno tedesco ai tempi del regime
nazionalsocialista proclamava “Germania su tutto”. E tutte le altre persone dell'umanità? In un mondo interdipendente come il nostro, in cui non ci si può isolare, perché praticamente tutto ciò che è di nostro quotidiano uso ci viene da lontano, ragionare così porta al disastro.
Le realtà sociali più importanti, in particolare
politica, economia, cultura e religione, benché autonome, sono sempre in
relazione tra loro, anche se ce se ne vuole scordare o se ne è persa, ripudiata, o
mai raggiunta perché incolti, consapevolezza. Ecco perché occorre ragionare di
politica anche facendo religione e la riforma sociale deve entrare anche nella
formazione religiosa. Una politica autoreferenziale e spregiudicata, infatti,
fa male alla gente e quindi la danneggia anche dal punto di vista religioso.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli