Ombre rosse (il titolo in inglese è stagecoach, diligenza) è un bel film del regista statunitense John
Ford che uscì nel 1939, l’anno in cui dall’Europa scoppiò la Seconda Guerra
Mondiale. L’attore che più si ricorda in quell’opera è John Wayne. I personaggi
interpretati da Wayne, ma anche lui stesso personalmente al di fuori della
finzione, a lungo costituirono un modello di virilità, di un modo di fare l’uomo, ma anche il cittadino. Non solo per la
gente comune, ma addirittura per un presidente americano, Ronald Reagan, il quale fu al potere dal 1981 al 1989,
gli anni in cui il mondo cambiò molto velocemente divenendo quello in cui
viviamo. Aveva studiato economia e sociologia all’università, ma divenne noto
prima come attore e poi come sindacalista degli attori e infine come politico:
sfruttò come politico certe qualità che aveva come attore. Non fu un grande
attore, ma fu un politico molto
importante. Fu governatore di
uno dei più grandi e ricchi stati federati negli Stati Uniti d’America e poi, appunto, presidente federale, in un certo
senso la persona più potente del mondo Occidentale. Come presidente degli Stati
Uniti d’America contribuì a costruire il mondo come oggi noi lo sperimentiamo. Influì in maniera determinante nell’evoluzione, crisi e crollo
dei regimi comunisti dell’Europa orientale, in particolare di quello sovietico,
e impostò l’economia mondiale che attualmente viene praticata. In Europa trovò
un’alleata nel capo del governo britannico Margaret Thatcher, in carica dal
1979 al 1980. Le politiche della neo-destra italiana, che cominciò a
organizzarsi e a manifestarsi nel 1993, hanno seguito sostanzialmente l’impostazione
di Reagan/Thatcher: meno stato, meno tasse, meno leggi, meno sindacato, ognuno
faccia da sé come meglio può senza attendersi grandi aiuti dalle istituzioni,
ognuno cerchi di arricchirsi e non gli si sbarri la strada.
Nel film Ombre rosse nessun personaggio è veramente quello che
appare. Si racconta un viaggio in diligenza, un tipo di carrozza utilizzato
come corriera di linea, verso la città di Lordsburg, nello stato statunitense
del Nuovo Messico. Si è minacciati dalle incursioni dei nativi Apaches. Fino ad un certo punto la
diligenza è scortata da un drappello di cavalleggeri, ma poi non più. E’
appunto a questo punto che viene attaccata e riesce a raggiungere la
destinazione fuggendo, salvata all’ultimo momento dall’intervento di altri
cavalleggeri (è a questo punto che c’è una celebre sequenza di una carica della cavalleria).
Arrivati a Lordburg
uno stimato banchiere viene arrestato, un evaso viene lasciato in libertà,
uccide in duello altri tre uomini e lo sceriffo, divenuto nel viaggio amico di
un medico alcolista, viene lasciato libero di andarsene insieme ad una
prostituta di cui si è innamorato sulla diligenza. Se uno entra al cinema nell’ultimo
quarto d’ora non ci si raccapezza. Istintivamente vorrebbe: liberare il
banchiere, carcerare sceriffo e assassino, incolpare medico alcolista e
prostituta di favoreggiamento. Se avesse visto il film dall’inizio, avrebbe
scoperto che: il banchiere era fuggito con la cassa, l’evaso era stato
incolpato ingiustamente e si è battuto con gente che voleva ammazzarlo, la
prostituta è una di cuore che vuole solo sposare un bravo ragazzo, il medico sa
fare il suo mestiere e salva una delle viaggiatrici da un parto molto difficile e
tutti gli uomini della diligenza, a parte il banchiere, affrontano
coraggiosamente l’assalto degli Apaches. Tra i viaggiatori c’è anche un baro
che, però, si dimostra un gentiluomo e muore, colpito durante l’attacco, con il
nome del padre sulle labbra, un giudice.
Un politico che non conosce la storia è un po’ come uno spettatore che
arriva al cinema nell’ultimo quarto d’ora del film. Che capisce, quello che è arrivato tardi al cinema? E’ facile,
però, ragguagliarlo. Non così negli affari della politica. Politici non ci si
improvvisa. Non basta essere pronti a prendersi delle responsabilità. E neanche
avere lo spirito dei personaggi di Wayne o, addirittura, ispirarsi a lui personalmente, al suo modello virile o a modelli simili.
Con il senno del poi, sapendo come è finita, ci piace il mondo costruito
da Reagan e Thatcher? Certuni manco lo sanno che risale a quei due. Ma non solo
a loro personalmente: dietro a loro c’era molta altra gente. La politica non è
mai cosa di una o due persone. Dietro a Reagan e a Thatcher c’era dei gruppi
della società che volevano modificarla. Pensavano principalmente al proprio
interesse o al bene di tutti?
Se uno si prende delle responsabilità ma è uno sprovveduto, sa poco di
tutto, e soprattutto non sa fare, è facile che finisca in mani altrui. E va
ancora peggio se uno è uno spregiudicato. Allora si coalizza intorno a lui il
malaffare e cambiare la situazione è affare complicato. Naturalmente molto più
complicato quando è in gioco lo stato, perché quest’ultimo è un’organizzazione
molto potente. Controlla, in genere, un apparato militare e di polizia. In un
governo di sprovveduti può accadere che i militari acquistino un ruolo molto
più importante di quello che spetterebbe loro. Di solito, quando accade, si
giustifica il loro intervento con una situazione di emergenza, ma la situazione
si può protrarre più lungo. Ad esempio,
negli Stati Uniti d’America il Presidente ha deciso di sostituire diversi suoi
collaboratori in poco tempo. Ha nominato al loro posto diversi generali, gente
pratica di organizzazioni complesse: è
il loro lavoro. Ma in democrazia è molto pericoloso quando dei militari
controllano la politica, perché dovrebbe accadere l’inverso. In effetti la
politica statunitense sembra un po’ più bellicosa del passato, con meno
scrupoli di altre volte ad iniziare interventi militari. Così, quando il
Presidente, l’altro giorno, ha minacciato di distruggere la Corea del Nord, una nazione con venticinque milioni
di persone, c’è da prenderlo sul serio.
Anni fa il nostro governo fu sul punto di intervenire militarmente in
grande stile in Libia, a capo di una coalizione europea. Tutto era pronto ed
erano state approvate norme apposite. A quel punto però furono consultati
anziani leader di destra e di sinistra che sconsigliarono, e a ragione, l’operazione
e non se ne fece nulla. Il teatro di guerra in Libia è molto difficile. Gli
italiani ne fecero storicamente esperienza negli scorsi anni ‘20, nella lunga e
sanguinosa guerra di conquista che combatterono laggiù a quell’epoca. Non è mai
male ascoltare anziani saggi, con più esperienza nelle cose della politica e di
governo. Si può in parte rimediare, così, a carenze formative. Ma fino ad un
certo punto. E, comunque, se uno ha in mente innanzi tutto di rottamare ciò che c’era prima non si trova proprio nello
stato d’animo giusto per ascoltare buoni consigli.
La diligenza del film Ombre rosse viene salvata
all’ultimo momento per intervento della cavalleria, di soldati, quindi dallo
stato. E’ questo che ci attendiamo, più o meno, da uno stato. Ma se lo stato va
in malora? E se si decide di ridurlo ai minimi termini? Meno tasse, Meno stato,
furono le parole d’ordine di Reagan e di Thatcher, e sono discorsi che sentiamo
ancora, anche nella nostra politica.
Che c’entra la fede con tutto questo? Si è posto un collegamento tra carità/agàpe e politica. Se ne è raggiunta consapevolezza, nel magistero, dagli
scorsi anni ’30. Se fare politica
è una forma per praticare la carità/agàpe, allora la fede c’entra.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa -
Roma, Monte Sacro, Valli.
