Passaggi
di fase
Nella storia delle nazioni si osservano
momenti particolarmente critici nei quali, piuttosto rapidamente, si passa da
un certa organizzazione dei poteri pubblici ad un’altra, quindi da una fase ad un’altra. Sono quelli che gli
storici chiamano passaggi di fase. Se
una persona conserva memoria storica se ne rende facilmente conto. In Italia si
visse uno di quei periodi tra il 1848 e il 1861, quando fu fondato il Regno
d’Italia, nel mezzo di guerre sanguinose, tumulti, rivolgimenti politici
radicali e violenti. Poi tra il 1915 e il 1924, quando si progettò, si coagulò da un magma sociale di populismo violento, si costituì e si consolidò il regime fascista mussoliniano.
Tra il 1929 e il 1931, quando quel regime si consolidò ulteriormente, con
l’appoggio della gerarchia cattolica dopo la Conciliazione con il papato raggiunta
con i Patti Lateranensi del 1929, e iniziò a isolarsi dal contesto internazionale,
divenendo autoreferenziale. Tra il 1943 e il 1946, quando fu pensata e creata
la Repubblica italiana, con la collaborazione di tutte le forze democratiche di
allora, cattolico democratiche, liberali e socialiste. Tra il 1963 e il 1980,
un passaggio di fase particolarmente travagliato, e anche sanguinoso per i
molti attentati terroristici e omicidi politici che lo caratterizzarono, in cui
si cercò di coinvolgere nuovamente le forze socialiste nell’area di governo. Tra
il 1980 e il 1983, quando la storia nazionale prese un’altra direzione, più
simile a quella che fu seguita dagli anni ’90. Tra il 1991 e il 1994, in cui
iniziò la fase storica che si concluse nel 2011 e che fu caratterizzata
dall’alternanza tra coalizioni di impronta liberista e socialista. Tra il 2011
e il 2018, con la collaborazione nel governo dello stato tra coalizioni di
opposto orientamento politico, e parlo di eventi ancora non conclusi: un
passaggio di fase, l’ultimo che stiamo vivendo, difficile e lungo,
caratterizzato nel 2013 da un improvviso e molto vasto rinnovamento della
classe di governo nazionale nel mezzo di una gravissima recessione economica
mondiale che stava portando il nostro stato sull’orlo del fallimento
finanziario. Da allora non è più vero quello che sento ancora dire, cioè che i politici sono sempre gli stessi. In gran parte sono, invece, persone nuove. Che
Italia verrà fuori? Non è facile prevederlo. Molto dipenderà dalla gente che ha
diritto di voto alle prossime elezioni politiche nazionali. Si terranno nella
primavera dell’anno prossimo e saranno decisive. Segneranno un passaggio di fase. Potrebbe non essere
vero che, come spesso si sente dire, tutto
continuerà come prima. La possibilità che le cose continuino come prima
c’è, ma è solo una delle tre: potrebbero anche migliorare o peggiorare. Tutto
sommato si sarebbe tranquillizzati se si potesse essere sicuri che
continuassero come prima, senza peggiorare. Ma potrebbero peggiorare,
e di molto. Le forze politiche che oggi ambiscono al governo sono, in genere, insofferenti di collaborare con altre di
divergente orientamento. Preferirebbero che gli elettori scegliessero una sola
coalizione o addirittura un solo partito. Con la riforma costituzionale
respinta nel referendum tenutosi nel dicembre 2016 si voleva favorire questa
soluzione. Un esempio di governo espresso da un solo partito è quello che c’è
attualmente al Comune di Roma, o meglio, Roma
Capitale, come si chiama adesso, per segnalarne l’importanza nella vita
nazionale. In un certo senso, Roma può essere considerata l’immagine della
nazione intera. Lo fu, in particolare, da quando, nel 1871, divenne capitale dello stato.
Il pensiero sociale cattolico fu molto
importante nella politica italiana, e addirittura determinante, tra il 1946 e
il 1994. Quello cristiano, quindi non solo cattolico, lo è stato nel costruire
la nostra nuova Europa. Gli storici riconosceranno sicuramente un rilievo
decisivo in questo a due politici tedeschi democristiani: Helmut Kohl, in
carica come capo del governo tra il 1982 e il 1988, e Angela Merkel, in carica
nel medesimo ruolo dal 2005 ad oggi, e forse, dopo le elezioni politiche
tedesche di domenica, per altri anni ancora. Il primo si formò come politico
nella Germania occidentale, con orientamento liberale-capitalista, la seconda
nella Germania comunista. Il primo riuscì ad ottenere pacificamente la riunificazione delle
due Germanie, nel 1990, la seconda fu protagonista nella costruzione dell’Unione
Europea, avvenuta dal 2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, con la
completa integrazione anche di stati che provenivano da regimi comunisti. La
politica di Angela Merkel prevede una collaborazione di governo tra forze di
orientamento cristiano-sociale e socialista.
In Italia il pensiero, e l’azione, cristiano
sociale ha vissuto un lungo periodo di crisi, dall’inizio degli anni ’90, e ciò
per vari motivi, non riconducibili tutti alla metamorfosi del partito cristiano, la Democrazia
Cristiana, fondata nel 1942, che aveva da tempo esaurito il suo ruolo storico
di sostegno della democrazia. Contò molto l’incomprensione da parte del papa
Karol Wojtyla, che, provenendo da nazione dominata a lungo da un regime
comunista, era profondamente avverso a qualsiasi idea di collaborazione con
forze socialiste, che invece era stata all’origine del patto fondativo della
Repubblica italiana, fin dalla guerra di Resistenza contro il regime fascista e
gli occupanti tedeschi (1943-1945).
Nel panorama politico attuale si sta
assistendo all’emarginazione delle componenti politiche di impronta socialista
e questo sta riguardando anche quelle cristiano sociali individuate come cattolico democratiche. La politica di
governo ha assunto in genere connotati vicini al liberismo di scuola
statunitense. Questo, dell’indirizzo di politica economica, sarà uno dei temi
cruciali delle prossime elezioni politiche nazionali.
I nostri capi e maestri religiosi ci spingono
all’impegno in società, in particolare a quello politico.
Vorrebbero che noi laici fossimo più presenti e attivi. A lungo è stato un
campo su cui si è un po’ sorvolato in religione, diffidando del laicato
italiano, ritenendolo, in particolare, troppo libero e piuttosto
indisciplinato. Del resto la democrazia consiste proprio anche in una certa libertà di
pensiero e azione. Vi è stata quindi, probabilmente, un’assimilazione
insufficiente della democrazia da parte della nostra gerarchia religiosa, che,
del resto, non è organizzata su basi democratiche ma feudali.
Da dove cominciare? Direi dalla consapevolezza
storica. Bisognerebbe avere sempre sotto mano il manuale di storia dell’ultimo
anno delle scuole medie frequentate, inferiori o superiori. Intanto, se si
condivide il pensiero in essi espresso (e si possono fare verifiche molto rapide utilizzando, ad esempio, l’enciclopedia
Treccani on line <http://www.treccani.it/enciclopedia/>), si può cercare
di mandare a memoria i due primi periodi
di questo post, che riassumono oltre un secolo di storia politica
italiana, da “Nella storia delle nazioni…” a “…forze di orientamento
cristiano-sociale e socialista”. Se riuscirete a tenerli a mente, poi farete
una buona figura declamandoli quando si parla di politica italiana con i vostri
parenti e amici. Ve l’assicuro.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli