sabato 23 settembre 2017

Passaggi di fase

Passaggi di fase

  Nella storia delle nazioni si osservano momenti particolarmente critici nei quali, piuttosto rapidamente, si passa da un certa organizzazione dei poteri pubblici ad un’altra, quindi da una fase ad un’altra. Sono quelli che gli storici chiamano passaggi di fase. Se una persona conserva memoria storica se ne rende facilmente conto. In Italia si visse uno di quei periodi tra il 1848 e il 1861, quando fu fondato il Regno d’Italia, nel mezzo di guerre sanguinose, tumulti, rivolgimenti politici radicali e violenti. Poi tra il 1915 e il 1924, quando si progettò, si coagulò da un magma sociale di populismo violento, si costituì  e si consolidò il regime fascista mussoliniano. Tra il 1929 e il 1931, quando quel regime si consolidò ulteriormente, con l’appoggio della gerarchia cattolica dopo la Conciliazione  con il papato raggiunta con i Patti Lateranensi  del 1929, e iniziò  a isolarsi dal contesto internazionale, divenendo autoreferenziale. Tra il 1943 e il 1946, quando fu pensata e creata la Repubblica italiana, con la collaborazione di tutte le forze democratiche di allora, cattolico democratiche, liberali e socialiste. Tra il 1963 e il 1980, un passaggio di fase particolarmente travagliato, e anche sanguinoso per i molti attentati terroristici e omicidi politici che lo caratterizzarono, in cui si cercò di coinvolgere nuovamente le forze socialiste nell’area di governo. Tra il 1980 e il 1983, quando la storia nazionale prese un’altra direzione, più simile a quella che fu seguita dagli anni ’90. Tra il 1991 e il 1994, in cui iniziò la fase storica che si concluse nel 2011 e che fu caratterizzata dall’alternanza tra coalizioni di impronta liberista e socialista. Tra il 2011 e il 2018, con la collaborazione nel governo dello stato tra coalizioni di opposto orientamento politico, e parlo di eventi ancora non conclusi: un passaggio di fase, l’ultimo che stiamo vivendo, difficile e lungo, caratterizzato nel 2013 da un improvviso e molto vasto rinnovamento della classe di governo nazionale nel mezzo di una gravissima recessione economica mondiale che stava portando il nostro stato sull’orlo del fallimento finanziario. Da allora non è più vero quello che sento ancora dire, cioè che i politici sono sempre gli stessi.  In gran parte sono, invece, persone nuove. Che Italia verrà fuori? Non è facile prevederlo. Molto dipenderà dalla gente che ha diritto di voto alle prossime elezioni politiche nazionali. Si terranno nella primavera dell’anno prossimo e saranno decisive. Segneranno un passaggio di fase. Potrebbe non essere vero che, come spesso si sente dire, tutto continuerà come prima. La possibilità che le cose continuino come prima c’è, ma è solo una delle tre: potrebbero anche migliorare o peggiorare. Tutto sommato si sarebbe tranquillizzati se si potesse essere sicuri che continuassero come prima,  senza peggiorare.  Ma potrebbero peggiorare, e di molto. Le forze politiche che oggi ambiscono al governo sono, in genere, insofferenti di collaborare con altre di divergente orientamento. Preferirebbero che gli elettori scegliessero una sola coalizione o addirittura un solo partito. Con la riforma costituzionale respinta nel referendum tenutosi nel dicembre 2016 si voleva favorire questa soluzione. Un esempio di governo espresso da un solo partito è quello che c’è attualmente al Comune di Roma, o meglio, Roma Capitale, come si chiama adesso, per segnalarne l’importanza nella vita nazionale. In un certo senso, Roma può essere considerata l’immagine della nazione intera. Lo fu, in particolare, da quando, nel 1871, divenne capitale  dello stato.
  Il pensiero sociale cattolico fu molto importante nella politica italiana, e addirittura determinante, tra il 1946 e il 1994. Quello cristiano, quindi non solo cattolico, lo è stato nel costruire la nostra nuova Europa. Gli storici riconosceranno sicuramente un rilievo decisivo in questo a due politici tedeschi democristiani: Helmut Kohl, in carica come capo del governo tra il 1982 e il 1988, e Angela Merkel, in carica nel medesimo ruolo dal 2005 ad oggi, e forse, dopo le elezioni politiche tedesche di domenica, per altri anni ancora. Il primo si formò come politico nella Germania occidentale, con orientamento liberale-capitalista, la seconda nella Germania comunista. Il primo riuscì ad ottenere pacificamente la riunificazione delle due Germanie, nel 1990, la seconda fu protagonista nella costruzione dell’Unione Europea, avvenuta dal 2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona,  con la completa integrazione anche di stati che provenivano da regimi comunisti. La politica di Angela Merkel prevede una collaborazione di governo tra forze di orientamento cristiano-sociale e socialista.
  In Italia il pensiero, e l’azione, cristiano sociale ha vissuto un lungo periodo di crisi, dall’inizio degli anni ’90, e ciò per vari motivi, non riconducibili tutti alla metamorfosi del partito cristiano, la Democrazia Cristiana, fondata nel 1942, che aveva da tempo esaurito il suo ruolo storico di sostegno della democrazia. Contò molto l’incomprensione da parte del papa Karol Wojtyla, che, provenendo da nazione dominata a lungo da un regime comunista, era profondamente avverso a qualsiasi idea di collaborazione con forze socialiste, che invece era stata all’origine del patto fondativo della Repubblica italiana, fin dalla guerra di Resistenza contro il regime fascista e gli occupanti tedeschi (1943-1945).
 Nel panorama politico attuale si sta assistendo all’emarginazione delle componenti politiche di impronta socialista e questo sta riguardando anche quelle cristiano sociali individuate come cattolico democratiche. La politica di governo ha assunto in genere connotati vicini al liberismo di scuola statunitense. Questo, dell’indirizzo di politica economica, sarà uno dei temi cruciali delle prossime elezioni politiche nazionali.
  I nostri capi e maestri religiosi ci spingono all’impegno   in società, in particolare a quello politico. Vorrebbero che noi laici fossimo più presenti e attivi. A lungo è stato un campo su cui si è un po’ sorvolato in religione, diffidando del laicato italiano, ritenendolo, in particolare, troppo libero  e piuttosto indisciplinato. Del resto la democrazia  consiste proprio anche in una certa libertà di pensiero e azione. Vi è stata quindi, probabilmente, un’assimilazione insufficiente della democrazia da parte della nostra gerarchia religiosa, che, del resto, non è organizzata su basi democratiche ma feudali.
 Da dove cominciare? Direi dalla consapevolezza storica. Bisognerebbe avere sempre sotto mano il manuale di storia dell’ultimo anno delle scuole medie frequentate, inferiori o superiori. Intanto, se si condivide il pensiero in essi espresso (e si possono fare verifiche molto rapide utilizzando, ad esempio, l’enciclopedia Treccani on line <http://www.treccani.it/enciclopedia/>), si può cercare di mandare a memoria i due primi periodi  di questo post, che riassumono oltre un secolo di storia politica italiana, da “Nella storia delle nazioni…” a “…forze di orientamento cristiano-sociale e socialista”. Se riuscirete a tenerli a mente, poi farete una buona figura declamandoli quando si parla di politica italiana con i vostri parenti e amici. Ve l’assicuro.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli