martedì 19 settembre 2017

Strumentalizzazioni

Strumentalizzazioni

 Strumentalizzare significa far diventare qualcosa o qualcuno strumento  di qualcos’altro o di qualcun altro, vale a dire metterlo al suo servizio.
  Con la forchetta arrotolo gli spaghetti e me li mangio. La forchetta è un mio strumento nel mangiare gli spaghetti. E’ fatta apposta anche per questo. Come anche per infilzare altro cibo o tenerlo fermo mentre lo taglio. Come si faceva prima? Si usavano le mani direttamente, senza strumenti. Lo si è fatto molto a lungo e addirittura, raccontano,  le si preferivano anche quando le forchette ricomparvero sulla scena europea, nel Quattrocento o giù, dopo essere andate disuso per secoli. Ora a noi pare strano non usarle.
  Praticamente tutto si presta a diventare strumento, solo che cada sotto il nostro dominio. Ai tempi nostri è vietato servirsi di schiavi, di strumenti umani, ma molto a lungo sembrò normale farlo. La fine dello schiavismo è più o meno contemporanea dell’affermarsi di processi democratici nella parte del mondo dominata dagli europei. Fu un processo abbastanza lungo. Negli Stati Uniti d’America si combatté una sanguinosa guerra anche per abolire lo schiavismo, tra il 1861 e il 1865. In quegli stessi anni in Italia ci fu grande fermento per completare l’unificazione nazionale, un obiettivo politico: si era finito di combattere nel 1860, ma si tornò a farlo nel 1866 e nel 1870. Ai tempi nostri si è piuttosto ritrosi nell’ammettere di voler utilizzare la guerra come strumento della politica. Un tempo non lo si era o lo si era molto di meno. In guerra gli esseri umani arruolati negli eserciti diventano strumento delle strategie dei capi militari. Schiavi, soldati… possono essere considerati strumenti umani. Per renderli tali devono cadere in dominio altrui. Allora le leggi scritte da chi domina prevedono la loro strumentalizzazione, li obbligano a divenire strumenti.
  Anche le ideologie e le religioni si prestano ad essere strumentalizzate.
  La politica è il governo della società. Se si serve di una religione, la strumentalizza. Può servirsi anche di una ideologia: o lo trova già fatta e la adatta ai suoi scopi o la crea da sé bell’e  nuova. Anche le religioni strumentalizzate vengono di solito adattate. Se il lavoro è fatto bene non ce se ne accorge nemmeno.
  Verso la fine degli anni  ’60, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet (1926-1980), l’Azione Cattolica fece quella che venne definita scelta religiosa. Non significò non volersi più occupare di riforma sociale, che era il lavoro per il quale era stata istituita, ma fare cessare la strumentalizzazione politica dell’associazione, e in particolare da parte del partito all’epoca egemone nel governo, la Democrazia Cristiana. Significò rivendicare libertà di azione associativa  e, più in generale, l’autonomia del laicato nella società nell’individuarne progetti di riforma in linea con i valori della fede. Significò anche ammettere il pluralismo delle scelte politiche, non legare necessariamente i fedeli ad un unico partito, un partito  cristiano.
   Ma può anche accadere che sia la politica ad essere strumentalizzata dalla religione. E’ accaduto storicamente e la tentazione c’è sempre. Quando la politica è debole e le organizzazioni religiose riescono ad avere una forza politica, allora possono fare pressioni per aver vantaggi in società tramite la politica.  Di solito ciò accade quando si concludono certi accordi con la politica, in forma solenne, tacita, per fatti concludenti o segreti. Ogni parte ha il suo vantaggio. Per certe aspetti è la politica che strumentalizza la religione, per altri aspetti è il contrario. Allora, ad esempio, un nemico religioso può diventare anche un nemico politico  e  un nemico politico può diventare anche un nemico religioso, ad esempio essere accusato di eresia. Un esempio di nemico religioso costruito anche come nemico politico fu il riformatore religioso Martin Lutero (1485-1546). Ma anche alcuni papi seguirono la stessa sorte. Così come popoli interi.
 Stabilire chi e che cosa può diventare strumento, e fino a che punto, è un problema sociale molto importante. Nell’ideologia politica che è legge nella nostra nuova Europa, nessun essere umano deve diventare strumento, quindi la questione del “chi” non si pone. In questo campo c’è però l’esigenza di combattere le strumentalizzazioni degli esseri umani che illegalmente ci sono. Rimane quella del “che cosa”. Una forchetta, un computer: nascono come strumenti. Ma un animale? Una foresta? Il mare? Possono cadere nel dominio umano, di uno stato, di un comune, di una società, di una persona, ma vengono considerati, per certi aspetti anche beni di tutti, comuni. Non ce se ne vuole privare, consentendo che possano essere strumentalizzati fino in fondo da chi ne ha il dominio, fino a distruggerli o trasformarli totalmente. Vengono quindi posti dei limiti sociali alla strumentalizzazione. Se ne pensano anche di nuovi. Chi possiede  ne è però insofferente e cerca di liberarsene. Che succede se chi ragiona così è addirittura uno stato, e per di più un grande stato, uno dei più grandi? Le cose si mettono male per ciò che è nel suo dominio e che si presta a strumentalizzazioni. Ma, in definitiva, si mettono male anche per gli altri, perché la Terra  è una e più di essa, nel cosmo, non c’è nulla per noi che ci consenta di continuare a vivere come specie vivente. C’è  un capo di stato che dà ordine ai suoi di sparare missili in modo da minacciare gli altri stati intorno e anche gente molto lontana. La gente si preoccupa. Ma quel tipo domina un piccolo stato. C’è un altro sovrano che domina una delle maggiori potenze industriali e dà ordine di liberarsi dagli accordi che limitano la strumentalizzazione delle risorse del pianeta. Il primo minaccia solo, per ora, quell’altro già comincia a far fare, e in grande scala. La gente si preoccupa? E di chi dovrebbe preoccuparsi di più?
  Anche nel corso del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) i capi della nostra Chiesa, riunitisi a Roma in un’assemblea che, non tutti lo notano, fu un organo legislativo, che quindi dettò norme, costituzioni, decreti, dichiarazioni, stabilirono limiti alle strumentalizzazioni: innanzi tutto a quella dell’essere umano, ripudiandola, poi a quella di altre importanti realtà sociali, le une rispetto alle altre, della religione, della politica, della cultura, stabilendone la reciproca autonomia. Si ritiene, in questa prospettiva, che non debba essere strumentalizzato ciò che c’è di più importante per l’umanità, perché ciò che viene strumentalizzato viene anche diminuito o addirittura distrutto, e questo non si attaglia all’essenziale. Altrimenti si può avere, ad esempio, una politica incolta o spregiudicata, una religione cieca o violenta, una cultura reazionaria o immorale, mentre politica, religione e cultura, ripudiando strumentalizzazioni ed entrando in relazione in reciproca autonomia, conservando in particolare una reciproca capacità critica, migliorano la società dando il meglio di sé. La loro sintesi si ha nelle coscienze delle persone e quello della coscienza è uno dei campi principali della formazione del cittadino, anche se ai tempi nostri spesso se ne perde consapevolezza e, pressati dalle urgenze elettorali, tutto ciò a cui si punta è far mettere alla gente un segno sulla scheda, al seggio, lì dove si vuole. E anche questa è una strumentalizzazione e una delle peggiori, quella della democrazia.
 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli