Capire la democrazia
Il pensiero sociale ispirato ai valori della
nostra fede è arrivato a collegare pace e democrazia: si ritiene che il
mantenimento della pace possa avvenire solo in un ordinamento democratico.
Eppure questo nesso tra pace e democrazia è divenuto evidente solo in Europa a
partire dalla caduta dei fascismi storici, dal 1945. Prima, e altrove anche
successivamente, le democrazie non si sono mostrate particolarmente pacifiche e
pacificanti. Un esempio di democrazia abbastanza bellicosa sono gli Stati Uniti
d’America, la prima delle democrazie contemporanee, instaurata nei 1789, con l’entrata
in vigore della Costituzione approvata nel 1787.
Democrazia significa governo del popolo, ma che cos’è il popolo e come
fa a governare? Di fatto il potere rimane nelle mani di una minoranza, per
quanto legittimata da elezioni. E che
cosa ci assicura che il popolo e i suoi rappresentanti prenderanno decisioni
giuste? Le masse possono trasformarsi in belve, sotto l’influsso di chi riesce
a dominarle. Lo avevano capito anche gli antichi greci, che furono i primi
teorizzatori della politica. Infatti diffidavano della democrazia. Alcuni di
loro avrebbero preferito dare il potere a dei sapienti.
Erano democrazie i Comuni medievali, diffusisi
in Europa nel Secondo millennio della nostra era e fino al Trecento, ed erano
molto bellicosi.
C’è qualcosa che è cambiato nell’Europa (Occidentale) del Secondo
dopoguerra, per cui le democrazie sono divenute pacifiche? E’ successo proprio
questo: è cambiato qualcosa nella concezione e nella pratica della democrazia. Ed
è stata molto importante l’influenza delle ideologie e delle politiche
sviluppate dai cattolici. La crisi delle democrazie europee è coeva dell’eclisse
del pensiero e pratica della democrazia tra i cattolici: sono fatti avvenuti
nella stessa epoca e certamente collegati.
Parlo di pensiero cattolico,
perché riconosco una specificità reale, che è nei fatti, non si tratta di
mettere un’etichetta su cosa che si è formata in altro ambiente.
All’origine delle democrazie contemporanee,
dal Settecento, vi è l’idea di popolo
e di legge: il popolo si dà le sue
leggi, è quindi sovrano, e le impone
a tutti. Attraverso delle procedure il popolo detta le sue
leggi: secondo questa concezione è in
questo che consiste la democrazia. Si sostituisce agli antichi sovrani
dinastici, quel complesso di autorità monarchiche (regna uno solo) o al più
oligarchiche (il potere è del re e di un senato che con lui collabora) di prima, il popolo, vale a dire i suoi eletti. La
legge del popolo limita tutti, si impone su tutti senza distinzione: è uguale per tutti. Si
è uguali perché tutti soggetti alla legge del popolo. Ma si è anche liberi, perché non si è più soggetti all’arbitrio
altrui ma alla legge a cui tutti sono soggetti, che definisce i diritti e i
doveri di tutti. Per tenere in piedi il sistema occorre anche imporsi doveri
sociali, perché altrimenti non si sarebbe popolo, ma solo massa che si muove
qua e là, a seconda delle emozioni che spazzano la gente come tempesta e la
spingono. Ma anche questi doveri sono stabiliti dalla legge del popolo. Di
fatto le leggi vengono scritte a fatte approvare da chi riesce a dominare le
masse e così ad accaparrarsene i
consensi e il voto. In questo modo il potere del popolo, la democrazia,
si può fare dispotica quanto il potere delle antiche monarchie. Il popolo può
essere un sovrano dispotico. Si dice popolo, ma sono gli strati sociali
dominanti che legiferano: le guerre sono catastrofi per le masse di quelli che
stanno peggio, perché da questi ultimi sono combattute nei posti più pericolosi
e i vantaggi che dalle guerre si ricavano rapinando le ricchezze altrui sono ripartiti in modo diseguale; tuttavia i
conflitti vengono decisi da chi riesce a fare le leggi, da quegli strati
dominanti che delle guerre possono beneficiare. Quindi le democrazie, secondo
questo modello, non sono in genere
pacifiche.
Il pensiero sociale cattolico, che poi si tradusse in una dottrina sociale, non parte dall’idea di popolo sovrano. Nessuno può farsi sovrano, né uno solo, né pochi, né la
maggioranza. Perché l’unico sovrano è in Cielo. L’atto di costituirsi sovrano è in fondo sempre un arbitrio. Nasconde una
prepotenza nei confronti degli altri esseri umani e del Cielo. Per cui, in
definitiva, il lavoro politico del credente è sempre un rovesciare i potenti dai troni. La dottrina sociale non vede il
popolo, ma, più realisticamente, un
insieme di formazioni sociali nelle quali ognuno
ricava il senso della propria vita. Questo brulicare di formazioni, delle quali il papato aveva fatto esperienza nella
seconda metà dell’Ottocento, descrivendola poi nella prima enciclica sociale,
la Le novità, del 1891, costituisce un
sistema di limiti sia verso l’alto, che verso gli individui, che intorno. A
nessuna sovranità deve essere permesso di
abrogarlo. Ma anzi i poteri pubblici devono sorreggerlo, aiutarlo nel suo
espandersi e, innanzi tutto, lasciare le formazioni sociali libere di operare
per il bene universale, di tutti. Il principio di sussidiarietà. Perché appunto
è questo, il bene universale, che distingue quelle esperienze sociali da altre
tese a realizzare interessi privati,
particolari, come le società che gestiscono imprese: ci si aiuta come fratelli nell’interesse di tutti,
Se uno cade, è sostenuto dall'altro. Guai a chi è
solo; se cade non ha una mano che lo sollevi (Eccl 4,9-10). E altrove: il
fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata (Prov 18,19). [enciclica Le novità, n.37],
per un fine “universale, perché è quello che riguarda il
bene comune, a cui tutti e singoli i cittadini hanno diritto nella debita proporzione.”
[enciclica Le novità, n.37]. E’ un
fine virtuoso
proprio perché ha di mira il bene comune, universale.
E’ una visione di una società che cresce
liberamente dal basso, che non viene egemonizzata all’alto,
da un qualche sovrano, sia pure esso il popolo. E’ questo pluralismo
incomprimibile, che i cattolico-democratici sono riusciti a inserire nella
nostra Costituzione all’art.2, il limite più efficace a quella degenerazione
del potere che porta alle guerre. In questa visione l’autorità opera secondo il
principio di sussidiarietà, che le vieta di inglobare
tutta la società civile e di normarla dispoticamente a prescindere da essa. In
una società brulicante di formazioni sociali virtuose e costantemente attive è
difficile che gli interessi delle masse degli strati sociali inferiori possano
venire completamente oscurati da chi detiene il potere, e che si decida di far
guerra contro l’interesse dei più. L’interesse per la pace che è dei più
contrasta efficacemente gli interessi bellicosi dei pochi. La politica delle
masse non si manifesta saltuariamente di elezione in elezione, lasciando poi
fare ai pochi che riescono a raggiungere il potere, ma è lavoro di continua
generazione della società integrando gli individui che sempre richiede nuovi
spazi e occasioni di bene ed è dunque azione continua in società. E’ limite che
così si manifesta continuamente in società e che obietta a chi, giunto in alto,
invita gli altri a farlo governare
senza creare ostacoli, fino alle prossime elezioni. Questo pluralismo è l’antidoto più efficace ad
ogni potere che tenda a degenerare e a farsi assoluto, secondo la tentazione
che è di ogni potere, anche in ambiente democratico, se non lo si contiene con
limiti efficaci. Ma come evitare che il pluralismo sfasci la società? Occorre
diffondere e sostenere un sistema di valori, primo tra tutti quello dell’agàpe, secondo il quale si ritiene che
si debba far posto a tutti come in un lieto convito. Agàpe viene tradotto in italiano con carità ed è per questo che
nel pensiero sociale cattolico si sostiene che la politica è una manifestazione di carità molto
importante. Questa ideologia, di matrice sicuramente cattolica, il capolavoro
dottrinale del papato romano dalla fine dell’Ottocento nonostante l’indole
generalmente reazionaria dei singoli papi, è alla base dell’ordinamento
politico della nostra nuova Europa. Ecco perché è così importante che i
cattolici riprendano a ragionare e a fare di tirocinio di democrazia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
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