Magistero
costituzionale
Qualche giorno fa a Genova e sabato scorso a Roma, in visita al
Presidente della Repubblica, papa Francesco ha sviluppato un magistero
costituzionale, ricordandoci alcuni dei valori più importanti della nostra Costituzione,
in particolare quello del lavoro come fondamento della dignità sociale e della
laicità delle istituzioni pubbliche, e l’importanza di collaborare alla costruzione
della democrazia politica rafforzando i legami
tra la gente e le istituzioni, perché da questa tenace tessitura e da questo impegno corale si
sviluppa la vera democrazia. Riporto di seguito il testo dell’intervento del
Papa. Di seguito incollo anche un articolo di Alberto Melloni che segnala la grande
rilevanza di quel magistero per la vita pubblica italiana e ricorda come in
altre occasioni critiche per l’Italia vi siano stati interventi simili.
Aggiungo che, a mia memoria, mai i papi hanno sviluppato un magistero centrato
sui valori democratici repubblicani. E, quanto alla laicità, si sono sempre
mostrati piuttosto diffidenti e sospettosi, in quanto essa è un limite interno
anche al loro potere religioso, non solo a quello che esercitano di fatto nella
società civile: mai hanno parlato, a mia memoria, di laicità addirittura amichevole. Di solito subivano la laicità, cercando di delimitarla
puntigliosamente, specialmente all’interno dell’organizzazione religiosa e si
capiva bene che avrebbero preferito gente più docile, mentre secondo il principio di laicità ci si propone di non
esserlo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte
Sacro, Valli
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VISITA UFFICIALE DEL
SANTO PADRE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
SERGIO MATTARELLA
SERGIO MATTARELLA
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Palazzo del Quirinale
Sabato, 10 giugno 2017
Sabato, 10 giugno 2017
[da
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/june/documents/papa-francesco_20170610_visita-quirinale.html]
Signor Presidente,
La ringrazio per le
cordiali espressioni di benvenuto che Ella mi ha rivolto a nome dell’intero
popolo italiano. Questa mia visita si inserisce nel quadro delle relazioni tra
la Santa Sede e l’Italia e vuole ricambiare quella da Lei compiuta in Vaticano
il 18 aprile 2015, poco tempo dopo la Sua elezione alla più alta carica dello
Stato.
Guardo all’Italia
con speranza. Una speranza che è radicata nella memoria grata verso
i padri e i nonni, che sono anche i miei, perché le mie radici sono in questo
Paese. Memoria grata verso le generazioni che ci hanno preceduto e che, con
l’aiuto di Dio, hanno portato avanti i valori fondamentali: la dignità della
persona, la famiglia, il lavoro… E questi valori li hanno posti anche al centro
della Costituzione repubblicana, che ha offerto e offre uno stabile quadro di
riferimento per la vita democratica del popolo. Una speranza, dunque, fondata
sulla memoria, una memoria grata.
Viviamo tuttavia un tempo
nel quale l’Italia e l’insieme dell’Europa sono chiamate a confrontarsi con
problemi e rischi di varia natura, quali il terrorismo internazionale, che
trova alimento nel fondamentalismo; il fenomeno migratorio, accresciuto dalle
guerre e dai gravi e persistenti squilibri sociali ed economici di molte aree
del mondo; e la difficoltà delle giovani generazioni di accedere a un lavoro
stabile e dignitoso, ciò che contribuisce ad aumentare la sfiducia nel futuro e
non favorisce la nascita di nuove famiglie e di figli.
Mi rallegra però
rilevare che l’Italia, mediante l’operosa generosità dei suoi cittadini e
l’impegno delle sue istituzioni e facendo appello alle sue abbondanti risorse
spirituali, si adopera per trasformare queste sfide in occasioni di
crescita e in nuove opportunità.
Ne sono prova, tra
l’altro, l’accoglienza ai numerosi profughi che sbarcano sulle sue coste,
l’opera di primo soccorso garantita dalle sue navi nel Mediterraneo e l’impegno
di schiere di volontari, tra i quali si distinguono associazioni ed enti
ecclesiali e la capillare rete delle parrocchie. Ne è prova anche l’oneroso
impegno dell’Italia in ambito internazionale a favore della pace, del
mantenimento della sicurezza e della cooperazione tra gli Stati.
Vorrei anche ricordare
la fortezza animata dalla fede con la quale le popolazioni del Centro Italia
colpite dal terremoto hanno vissuto quella drammatica esperienza, con tanti
esempi di proficua collaborazione tra la comunità ecclesiale e quella civile.
Il modo col quale lo
Stato e il popolo italiano stanno affrontando la crisi migratoria, insieme allo
sforzo compiuto per assistere doverosamente le popolazioni colpite dal sisma,
sono espressione di sentimenti e di atteggiamenti che trovano la loro fonte più
genuina nella fede cristiana, che ha plasmato il carattere degli italiani e che
nei momenti drammatici risplende maggiormente.
Per quanto riguarda il
vasto e complesso fenomeno migratorio, è chiaro che poche Nazioni non possono
farsene carico interamente, assicurando un’ordinata integrazione dei nuovi
arrivati nel proprio tessuto sociale. Per tale ragione, è indispensabile e
urgente che si sviluppi un’ampia e incisiva cooperazione internazionale.
Tra le questioni che
oggi maggiormente interpellano chi ha a cuore il bene comune, e in modo
particolare i pubblici poteri, gli imprenditori e i sindacati dei lavoratori,
vi è quella del lavoro. Ho avuto modo di toccarla non teoricamente,
ma a diretto contatto con la gente, lavoratori e disoccupati, nelle mie visite
in Italia, anche in quella recentissima a Genova. Ribadisco l’appello a
generare e accompagnare processi che diano luogo a nuove opportunità di lavoro
dignitoso. Il disagio giovanile, le sacche di povertà, la difficoltà che i
giovani incontrano nel formare una famiglia e nel mettere al mondo figli
trovano un denominatore comune nell’insufficienza dell’offerta di lavoro, a
volte talmente precario o poco retribuito da non consentire una seria
progettualità.
È necessaria un’alleanza
di sinergie e di iniziative perché le risorse finanziarie siano poste al
servizio di questo obiettivo di grande respiro e valore sociale e non siano
invece distolte e disperse in investimenti prevalentemente speculativi, che
denotano la mancanza di un disegno di lungo periodo, l’insufficiente
considerazione del vero ruolo di chi fa impresa e, in ultima analisi, debolezza
e istinto di fuga davanti alle sfide del nostro tempo.
Il lavoro stabile,
insieme a una politica fattivamente impegnata in favore della famiglia,
primo e principale luogo in cui si forma la persona-in-relazione, sono le
condizioni dell’autentico sviluppo sostenibile e di una crescita armoniosa
della società. Sono due pilastri che danno sostegno alla casa comune e che la
irrobustiscono per affrontare il futuro con spirito non rassegnato e timoroso,
ma creativo e fiducioso. Le nuove generazioni hanno il diritto di poter
camminare verso mete importanti e alla portata del loro destino, in modo che,
spinti da nobili ideali, trovino la forza e il coraggio di compiere a loro
volta i sacrifici necessari per giungere al traguardo, per costruire un
avvenire degno dell’uomo, nelle relazioni, nel lavoro, nella famiglia e nella
società.
A tale scopo, da tutti
coloro che hanno responsabilità in campo politico e amministrativo ci si
attende un paziente e umile lavoro per il bene comune, che cerchi di rafforzare
i legami tra la gente e le istituzioni, perché da questa tenace tessitura e
da questo impegno corale si sviluppa la vera democrazia e si avviano a
soluzione questioni che, a causa della loro complessità, nessuno può pretendere
di risolvere da solo.
La Chiesa in
Italia è una realtà vitale, fortemente unita all’anima del Paese, al
sentire della sua popolazione. Ne vive le gioie e i dolori, e cerca, secondo le
sue possibilità, di alleviarne le sofferenze, di rafforzare il legame sociale,
di aiutare tutti a costruire il bene comune. Anche in questo, la Chiesa si
ispira all’insegnamento della Costituzione pastorale Gaudium et spes del
Concilio Vaticano II, che auspica la collaborazione tra comunità ecclesiale e
comunità politica in quanto sono, entrambe, a servizio delle stesse persone
umane. Un insegnamento che è stato consacrato, nella revisione del Concordato
del 1984, nell’articolo primo dell’Accordo, dove è formulato l’impegno di Stato
e Chiesa «alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene
del Paese».
Questo impegno, col
richiamo al principio della distinzione fissato nell’art. 7 della Costituzione,
esprime e ha promosso al tempo stesso una peculiare forma di laicità,
non ostile e conflittuale, ma amichevole e collaborativa, seppure nella
rigorosa distinzione delle competenze proprie delle istituzioni politiche da un
lato e di quelle religiose dall’altro. Una laicità che il mio
predecessore Benedetto XVI definì “positiva”. E non si
può fare a meno di osservare come, grazie ad essa, sia eccellente lo stato dei
rapporti nella collaborazione tra Chiesa e Stato in Italia, con vantaggio per i
singoli e l’intera comunità nazionale.
L’Italia ha poi il
singolare onere ed onore di avere, nel proprio ambito, la sede del governo
universale della Chiesa Cattolica. È evidente che, nonostante le garanzie
offerte con il Trattato del 1929, la missione del Successore di Pietro non
sarebbe facilitata senza la cordiale e generosa disponibilità e collaborazione
dello Stato italiano. Se ne è potuta avere una ulteriore dimostrazione nel
corso del recente Giubileo straordinario, che ha visto tanti fedeli venire a
Roma, presso le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, nello spirito della
riconciliazione e della misericordia. Nonostante l’insicurezza dei tempi che
stiamo vivendo, le celebrazioni giubilari hanno potuto svolgersi in maniera
tranquilla e con grande vantaggio spirituale. Del grande impegno assicurato
dall’Italia al riguardo la Santa Sede è pienamente consapevole e sentitamente
grata.
Signor Presidente,
sono certo che, se
l’Italia saprà avvalersi di tutte le sue risorse spirituali e materiali in
spirito di collaborazione tra le sue diverse componenti civili, troverà la via
giusta per un ordinato sviluppo e per governare nel modo più appropriato i
fenomeni e le problematiche che le stanno di fronte.
La Santa Sede, la Chiesa
Cattolica e le sue istituzioni assicurano, nella distinzione dei ruoli e delle
responsabilità, la loro fattiva collaborazione in vista del bene comune. Nella
Chiesa Cattolica e nei principi del Cristianesimo, di cui è plasmata la sua
ricca e millenaria storia, l’Italia troverà sempre il migliore alleato per la
crescita della società, per la sua concordia e per il suo vero progresso.
Che Dio benedica e
protegga l’Italia!
Parole a braccio del
Papa rivolte ai bambini nei Giardini del Quirinale
Cari ragazzi e ragazze,
grazie tante di essere qui. Grazie tante per il vostro canto e anche per il
vostro coraggio. Andate avanti con coraggio, sempre su, sempre su! E’ un’arte
salire sempre. E’ vero che nella vita ci sono difficoltà - voi avete sofferto
tanto con questo terremoto - ci sono cadute, ma mi viene in mente quella bella
canzone che cantano gli alpini: “Nell’arte di salire il successo non sta nel
non cadere ma nel non rimanere caduto”. Sempre su, sempre quella parola
“alzati”, e su! Che il Signore vi benedica!
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