martedì 13 giugno 2017

Religione e democrazia da poco sono tra loro contemporanee

Religione e democrazia da poco sono tra loro contemporanee

  Religione e democrazia possono essere viste come forme di organizzazioni sociali fondate su determinati valori. L’attrito tra di esse è determinato dal fatto che solo di recente sono divenute contemporanee, da poco più di due secoli. Prima è nata la religione e poi la democrazia come noi la intendiamo. Per di più quest’ultima ha subito rapidi cambiamenti, cercando includere sempre più persone. Anticamente era basata sull’idea di cittadinanza, vale a dire sulla particolare dignità riconosciuta a certe persone nel contesto civile e ciò significava escludere  chi cittadino non veniva riconosciuto, vale a dire gli stranieri, gli schiavi, e, in genere, le donne. L’idea di democrazia contemporanea propone una democrazia universale, che include tutti. In questa universalità si è avvicinata ad alcune concezioni religiose.
  In religione si pensa spesso che l’antichità sia una conferma di autenticità, valore ed efficacia. Questo è paradossale, perché sappiamo che il progresso è andato in genere dal passato al futuro, non all’indietro. Così appunto la pensano i democratici, che hanno alle spalle sistemi politici non democratici dai quali la democrazia è emersa combattendo.
  Le religioni appaiono in genere strutturate per sistemi politici del passato. E’ il caso della nostra confessione religiosa, organizzata come un impero feudale. Le democrazie vorrebbero religioni più adatte ai loro ideali. E’ cosa che si tentò di fare durante i processi democratici che si produssero nella Francia di fine Settecento, ma non funzionò. Attraverso le religioni ci colleghiamo agli avi e vorremmo che i nostri posteri pensassero a noi come noi pensiamo a chi ci ha preceduto. E’ esperienza comune aver appreso gran parte di ciò che si sa e che è utile in società dai genitori, ma è anche l’identità sociale che è legata a loro. Parliamo di patria  e richiamiamo l’idea di un padre. L’archetipo, il modello più antico, di società civile è la tribù, piuttosto vicina alle esperienze sociali che osserviamo in altri primati, i viventi che dal punto di vista biologico ci somigliano di più. Nelle società tribali sono sorte le più antiche religioni.  L’idea che le potenze soprannaturali alle quali si rivolgono le religioni fossero compassionevoli verso l’umanità è uno sviluppo tutto sommato piuttosto recente. Le religioni più antiche si affannavano a accattivarsi il favore di potenze capricciose e crudeli. Nelle religioni compassionevoli troviamo l’origine delle idee di base delle democrazie. Ecco il collegamento ancora vitale.
  Accordare religioni compassionevoli e democrazia ha creato problemi per la politica che c’era in mezzo. Infatti la politica si era sacralizzata  secondo quelle religioni, vale a dire che proponeva il proprio potere come assoluto, quindi insindacabile, come le potenze soprannaturali alle quali le religioni si rivolgevano. E la politica sacralizzata non era democratica: dominavano dinastie di sovrani. In democrazia si vorrebbe che  tutti  divenissero sovrani. E’ questo quello che si propone proclamando che  la sovranità appartiene al popolo.
  Agli inizi del Novecento l’idea che democrazia e religione potessero andare d’accordo fu considerata eretica in Italia. Ma non era considerata tale, ad esempio, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America. Non c’è una incompatibilità assoluta, ma tutto dipende da che politica tenta la mediazione.
  Sabato scorso, visitando il Quirinale, il Papa ha parlato di collaborazione e amicizia tra religione e repubblica democratica. Occorre costruire relazioni virtuose, ha detto. Quella è la via che va seguita anche in una parrocchia come la nostra, sperimentando una democrazia che abbia nella religione una risorsa, non un problema.
Mario Ardigò - Azione Cattolica, in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli