Religione
e democrazia da poco sono tra loro contemporanee
Religione e democrazia possono essere viste
come forme di organizzazioni sociali fondate su determinati valori. L’attrito
tra di esse è determinato dal fatto che solo di recente sono divenute contemporanee,
da poco più di due secoli. Prima è nata la religione e poi la democrazia come
noi la intendiamo. Per di più quest’ultima ha subito rapidi cambiamenti,
cercando includere sempre più persone. Anticamente era basata sull’idea di
cittadinanza, vale a dire sulla particolare dignità riconosciuta a certe
persone nel contesto civile e ciò significava escludere chi cittadino non veniva riconosciuto, vale
a dire gli stranieri, gli schiavi, e, in genere, le donne. L’idea di democrazia
contemporanea propone una democrazia universale, che include tutti. In questa universalità si è
avvicinata ad alcune concezioni religiose.
In religione si pensa spesso che l’antichità
sia una conferma di autenticità, valore ed efficacia. Questo è paradossale,
perché sappiamo che il progresso è andato in genere dal passato al futuro, non
all’indietro. Così appunto la pensano i democratici, che hanno alle spalle
sistemi politici non democratici dai quali la democrazia è emersa combattendo.
Le religioni appaiono in genere strutturate
per sistemi politici del passato. E’ il caso della nostra confessione
religiosa, organizzata come un impero feudale. Le democrazie vorrebbero
religioni più adatte ai loro ideali. E’ cosa che si tentò di fare durante i
processi democratici che si produssero nella Francia di fine Settecento, ma non
funzionò. Attraverso le religioni ci colleghiamo agli avi e vorremmo che i
nostri posteri pensassero a noi come noi pensiamo a chi ci ha preceduto. E’
esperienza comune aver appreso gran parte di ciò che si sa e che è utile in
società dai genitori, ma è anche l’identità sociale che è legata a loro.
Parliamo di patria e richiamiamo l’idea di un padre. L’archetipo, il modello più
antico, di società civile è la tribù,
piuttosto vicina alle esperienze sociali che osserviamo in altri primati, i
viventi che dal punto di vista biologico ci somigliano di più. Nelle società
tribali sono sorte le più antiche religioni. L’idea che le potenze soprannaturali alle
quali si rivolgono le religioni fossero compassionevoli verso l’umanità è uno
sviluppo tutto sommato piuttosto recente. Le religioni più antiche si
affannavano a accattivarsi il favore di potenze capricciose e crudeli. Nelle
religioni compassionevoli troviamo l’origine delle idee di base delle
democrazie. Ecco il collegamento ancora vitale.
Accordare religioni compassionevoli e
democrazia ha creato problemi per la politica che c’era in mezzo. Infatti la
politica si era sacralizzata secondo quelle religioni, vale a dire che
proponeva il proprio potere come assoluto,
quindi insindacabile, come le potenze soprannaturali alle quali le religioni si
rivolgevano. E la politica sacralizzata non era democratica: dominavano
dinastie di sovrani. In democrazia si vorrebbe che tutti divenissero sovrani. E’ questo quello che si
propone proclamando che la sovranità appartiene al popolo.
Agli inizi del Novecento l’idea che
democrazia e religione potessero andare d’accordo fu considerata eretica in Italia.
Ma non era considerata tale, ad esempio, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America.
Non c’è una incompatibilità assoluta, ma tutto dipende da che politica tenta la
mediazione.
Sabato scorso, visitando il Quirinale, il
Papa ha parlato di collaborazione e amicizia tra religione e repubblica
democratica. Occorre costruire relazioni virtuose, ha detto. Quella è la via
che va seguita anche in una parrocchia come la nostra, sperimentando una
democrazia che abbia nella religione una risorsa, non un problema.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica, in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli