Dignità
L’idea che l’essere umano abbia un particolare valore tra i viventi, per
cui gli debba essere riconosciuta una dignità, è molto importante nella cultura
democratica contemporanea e ha origine religiosa secondo la nostra fede. La si
esprime anche dicendo che l’essere umano è una persona. Su di essa nel secolo scorso, negli anni bui
dei totalitarismi fascisti europei, è stata costruita una ideologia politica
che è stata sviluppata in modo originale dai cristiano-democratici europei e
che, nella nuova Europa sorta dopo i rivolgimenti politici e costituzionali
prodottisi nel corso della Seconda Guerra Mondiale, è chiaramente avvertibile
in alcune nuove costituzioni, quindi nelle leggi fondamentali, di alcuni stati,
tra le quali quella italiana, e in quella
dell’Unione Europea. Ai tempi nostri questo personalismo
contrasta nettamente con l’impostazione
competitiva, secondo le leggi di
mercato, dell’economia capitalista globale alla quale si è consentita mano
libera nel mondo, secondo la quale ognuno e ogni cosa hanno un prezzo, non c’è alcun valore a prescindere dal mercato in cui
si vende e si compra, e tutti lottano egoisticamente per spuntare i prezzi
migliori secondo il proprio interesse, chi vende i prezzi più alti e chi compra
i prezzi più bassi e alla fine pesce grosso mangia pesce piccolo. In passato,
quando si sviluppò, tra le due Guerre mondiali del secolo scorso, contrastava
anche con ogni ideologia di tipo totalitarista, sia politica che religiosa,
secondo la quale si pensasse che una qualche autorità fosse autorizzata a fare
dell’essere umano ciò che voleva assegnandogli valore. Per questo motivo essa
inizialmente fu vista con sospetto nella nostra confessione religiosa, che è organizzata come una specie di impero religioso assoluto, e ancora oggi
ciclicamente nei nostri ambienti religiosi le si levano contro voci critiche. Proprio recentemente si è sviluppata una polemica del genere sul
quotidiano Avvenire.
Il movimento democratico moderno
partì dall’idea che gli esseri umani fossero creati uguali: essa fu
espressa nella Dichiarazione di
indipendenza dei rivoluzionari nord
americani, nel 1776, dalla quale nacquero gli Stati Uniti d’America, che si
apre con questa frase:
Riteniamo verità
evidenti che tutti gli esseri umani sono stati creati uguali, dotati dal loro Creatore di certi inalienabili
Diritti, e tra questi quello alla Vita, alla Libertà e alla ricerca della
Felicità”.
Tutta la storia successiva di quel movimento è consistita in uno sviluppo
di quell'idea e, in particolare, in
una lunga serie di lotte sociali contro tutte le strutture ideologiche e
politiche che le si opponevano. Dal punto di vista degli esseri umani che
volevano conquistare la dignità di
persone, questo processo sociale apparve come una liberazione, connotato quindi da principi di libertà. Quest’ultima è
stata una difficile conquista nella nostra confessione religiosa.
L’altro giorno su una rivista che ricevo ho trovato notizia di un saggio
di prossima pubblicazione del prof. Alberto Monticone, storico esponente del
laicato di fede italiano, dal titolo Essere
laici. Quale spiritualità laicale?. Secondo Monticone questa spiritualità
è una devozione-programma che si
affida alla libertà interiore, alla libertà spirituale, alla libertà di coscienza e di intelligenza delle
persone.
C’è chi prega “Fa di me ciò che vuoi, sono tua proprietà”:
io mai e poi mai lo farò. Non è vero che siamo stati chiamati amici, non servi o peggio schiavi? E che
seguiamo una verità che ci farà liberi? Sono cose che vanno prese
sul serio.
L’idea che ogni essere umano sia persona e che abbia una propria dignità inviolabile è un principio rivoluzionario, nel vero senso
della parola, capace di cambiare profondamente il mondo. Viene messa alla prova ogni giorno,
nella nostra vita quotidiana: non sempre si è all'altezza dei grandi principi
proclamati. Arriva gente dall'Africa sui barconi: che ne facciamo? “Rimandiamoli a casa loro”, dicono
alcuni. Se
però riconosciamo ai nuovi arrivati la dignità di persona, questa è anche casa loro.
Quella dignità dissolve infatti la condizione di straniero. Possiamo rimandarli a casa loro, una casa che in realtà non hanno più altrimenti non
sarebbero mai partiti, solo non riconoscendo loro la dignità di persone. Ma lo
stesso problema si ripropone ogni volta che, profittando di condizioni sociali
che ci sono favorevoli, facciamo degli altri ciò che vogliamo, ad esempio ci
serviamo del loro lavoro pagandolo secondo certe condizioni di mercato loro
avverse, vale a dire troppo poco. "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa" è scritto nell’art.36 della nostra
Costituzione. E’ chiaro che l’economia italiana contemporanea non funziona secondo questo principio: chi crede ancora nella nostra
Costituzione lotterà per cambiare l’economia, chi non vi crede brigherà per
cambiare la Costituzione. Dico brigherà perché
cose come quelle vanno fatte senza troppo clamore, sotto traccia, sotto-sotto,
pezzetto per pezzetto, perché contrastano con gli interessi dei più: si deve
far trovare la gente davanti al fatto compiuto e farle capire che la resistenza è
inutile e impossibile, che ogni procedura democratica può essere aggirata,
perché il mercato è il mercato ed esso è l’unico vero dio e le sue leggi sono
le uniche veramente inviolabili, non possono essere sottoposte a referendum popolare
e, anche se si sono raccolte le firme necessarie per indirlo, bisognerà sempre
ricominciare da capo, e comunque sarà sempre tutto inutile. Le lotte sociali
democratiche esigono invece di essere fatte apertamente e con cognizione di
causa, dopo avere capito bene le questioni che si pongono, perché devono
coinvolgere i più, le masse. Pagare con giustizia il lavoro è anche un
principio religioso: violarlo rientra tra i peccati più gravi, quelli dei quali si
insegna che gridano. Il grido degli oppressi sale al
Cielo e viene ascoltato, è scritto. Ma, come è stato detto durante la nostra
Resistenza storica, dal gruppo di Barbareschi e Olivelli, non ci sono liberatori, ma persone che si liberano.
Fede e
politica a volte sono viste come cose distinte. Ma è attraverso la politica che
si trasforma la società e questo ha anche un valore religioso, perché è nella
società che vive e si manifesta la dignità di persone che la fede invoca.
Occorre quindi anche costruire una specifica spiritualità, come sostiene il
prof. Monticone. E’ cosa di cui si dovrebbero occupare i laici in una
parrocchia, con l’aiuto dei preti. Innanzi tutto cercando di capire: non è scontato che si abbia una
visione realistica della società e dei
suoi moti sociali. E poi cercando di cambiare, a partire dalle realtà di
prossimità. Quando ci si tiene sui massimi sistemi, le cose, paradossalmente, si
fanno più facili. Se si volesse, ad
esempio rivoluzionare l’urbanistica della nostra via Val Padana, per
renderla conforme alla dignità di persona di chi abita nel quartiere, le cose
si farebbero più difficili. Perché l’ovale davanti dello slargo avanti alla
chiesa parrocchiale deve essere sequestrato dalle autovettura private, usandolo
come parcheggio? Non potrebbe farsene
una piazza costruendo una continuità urbanistica con il vicino giardino al
centro del viale? Però una ventina di persone dovrebbero parcheggiare un po’
più lontano da casa. Provate a proporre
una cosa simile e le avrete accanitamente contro. Non c’è nessuna conquista
sociale senza una lotta. Questo è vero,
ad esempio, per i principi di civiltà proclamati nell’enciclica Laudato si’. Ma se anche quelli che
parcheggiano nell’ovale si convincessero che, con quella modifica urbanistica, loro stessi e le loro famiglie
vivrebbero meglio e che questo accrescerebbe il valore degli appartamenti di loro proprietà (nei quartieri dove si vive meglio le case costano di più)? Convincere è una parte importante di ogni programma
realmente democratico. Si contrappone al fascinare,
al modo dell’industria commerciale, che è invece la strategia generalmente
seguita da chi comanda oggi in politica, e consiste nel procedere per comunicati commerciali che cercano di far leva sulla pancia della gente, invece che sulla testa. Ad esempio con con lo slogan "meno tasse!", che di solito viene promosso da chi in società sta meglio ed è una minoranza privilegiata, ma, paradossalmente, viene assentito anche da chi sta peggio ed è in maggioranza, e per il quale meno tasse significa anche meno sicurezza sociale nei fatti brutti della vita. O come quando si sostiene,
spregiando i principi di dell'enciclica che ho sopra ricordato, “la
mia nazione prima di tutto” e i più vengono indotti a credere che da questo
ne avranno un vantaggio perché saranno abbandonati solo gli altri, salvo poi a dovere prendere atto che loro stessi e i
loro figli stanno facendo la stessa
fine. Accade nell’Italia di oggi. Abbiamo occhi preoccupati solo per chi arriva
sui barconi e non per i nostri figli che, anche loro, stanno partendo verso
settentrione, e c’è chi non li sopporta più e vorrebbe rimandarli a casa loro.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli