Democrazia - 4
Gli esseri umani, nella loro biologia e nella loro psicologia, quindi
nel corpo e nella mente, e le loro organizzazioni sociali, in ogni loro
aspetto, mutano continuamente. Se non se ne è convinti, è inutile procedere con
i ragionamenti sulla democrazia, in particolare sulla democrazia come la si
concepisce dalla metà del secolo scorso. Perché, appunto, quel tipo di
democrazia serve a far cambiare la società pacificamente, ma a farla cambiare.
La sacralizzazione del potere politico serve invece a contrastare
la tendenza delle società a cambiare, travolgendo che le domina. In una società
dominata da un potere sacralizzato un cambiamento può essere solo rivoluzionario
e violento. Un potere è sacralizzato quando lo si ritiene frutto di una volontà
soprannaturale, la volontà del Cielo. Si istituisce così un continuità tra l’ordine
dell’universo e quello politico, che si ritiene scaturire da una medesima
volontà. Ciò che è sacro si ritiene sottratto al dominio umano sotto
pena di gravi conseguenze, di punizioni divine. Un potere sacralizzato, in cui chi domina concepisce sé stesso come delegato del Cielo, si sentirà autorizzato
a irrogarle per conto della potenza celeste che l’ha delegato. Tutte le società europee in cui si
svilupparono, dalla metà del Settecento, processi democratici erano dominate da
regimi assolutistici sacralizzati, nelle quali le dinastie regnanti, e i
sovrani di volta in volta da esse espressi, governavano “per grazia di Dio”. Anche
nel mondo contemporaneo vi sono poteri politici sacralizzati. Siamo europei: anche nelle nostre società è
così. La massima sacralizzazione del potere politico si riscontra, nelle
società europee, quelle del nostro continente e quelle di colonizzazione europea,
nella nostra Chiesa. Essa sotto molti aspetti è ancora organizzata come un
impero religioso, quindi come uno stato, e ne possiede anche un simulacro qui
da noi in città, nel quartiere romano di Borgo. Lo definisce stato in modo non del tutto conforme al Trattato che nel 1929 il papato romano, regnante
Achille Ratti - Pio 11°, concluse “ In
nome della Santissima Trinità”, come è scritto nel preambolo di quell’accordo
internazionale, con il Regno d’Italia, rappresentato nell’occasione
dal Duce del Fascismo, Benito Mussolini. Infatti in quel Trattato si legge che “è istituita la Città del Vaticano”, e
mai si parla di tale entità politica come di uno stato. Ma anche negli stati dell’Unione Europea, benché basata sul
principio della laicità delle istituzioni
pubbliche, si avvertono vari livelli di sacralizzazione
del potere politico. Una ripresa di
sacralizzazione politica si avverte negli stati dell’Europa orientale che all’inizio
degli anni ’90 uscirono dal dominio dei regimi comunisti. A livello simbolico,
il mantenere il Crocifisso negli spazi pubblici è una manifestazione di sacralizzazione delle istituzioni pubbliche, anche se ora se
ne propongono altre giustificazioni, in genere poco convincenti dove vige il
principio supremo della laicità dello
Stato.
Il principio giuridico, e addirittura costituzionale, della laicità dello Stato significa prendere
atto che non vi è potere politico che possa arrogarsi di governare “per grazia di Dio, sottraendosi così al
giudizio collettivo e alla possibilità di essere cambiato. Esso è fondamentale
per lo sviluppo dei processi democratici. E’ chiaro che non è in questione la nostra
religione, ma la sua strumentalizzazione
politica, per la sacralizzazione del potere politico.
Storicamente il processo di desacralizzazione
del potere politico iniziò con il
finire dell’era storia che definiamo Medioevo
europeo, nel Quattrocento. Esso fu
innescato da sviluppi dell’economia che andarono di pari passo a quelli delle
scienze. Nelle città si aprirono nuovi spazi di libertà per aumentare il
benessere privato e collettivo, le relazioni commerciali si intensificarono, si
scoprirono nuove terre, che apparivano come nuovi mondi. Lo sviluppo delle
scienze, nelle università europee cominciò a rendere un’immagine più
realistica del cosmo e dei fatti naturali.
Dal Duecento in Europa si svilupparono università degli studi, istituzioni di studi superiori, le quali in
genere, in epoca e ambienti sociali di fortissima sacralizzazione del potere
politico, erano dominate dalla teologia della nostra fede. L’ordine naturale e
sociale dovevano combaciare, andare di pari passo, perché frutto di una
medesima volontà celeste, che aveva istituito sulla terra dei delegati, tra i
quali il papato romano, proprio in quell’epoca, pretendeva di essere il più
potente. A quel periodo risale l’istituzione del potente sistema di polizia
politica del papato romano, l’Inquisizione,
che segnò tragicamente il secondo Millennio, travagliando le vite di quasi
tutti i riformatori in ogni campo, fino all’affermazione dei processi
democratici nel Settecento. Un esempio di come la si pensava a quei tempi lo si
ritrova nella Divina Commedia di Dante Alighieri, scritta nel Trecento, un
documento essenzialmente di critica politica e religiosa in cui si riflettono
le concezioni dell’epoca sull’universo.
Il primo regno ad essere colpito dal processo di desacralizzazione, quindi ad essere messo in questione nella sua
legittimazione sacrale, fu, nel
Cinquecento, il papato romano, con la Riforma
promossa del monaco agostiniano
Martin Lutero (1483-1546) professore nell’università di Wittemberg, nella
regione tedesca della Sassonia, nel Nord-Est della Germania. Questo processo,
originato da controversie teologiche, ebbe prestissimo risvolti politici,
manifestando chiaramente di riguardare anche la sacralizzazione del potere
politico, anche se ad essere contestata
era la sacralizzazione del papato romano non la sacralizzazione del potere
politico in sé. Il vero processo di desacralizzazione iniziò invece dopo una
lunga serie di conflitti bellici tra regni europei che rivendicavano diverse
forme di propria sacralizzazione e in genere lo si fa risalire ad accordi di
pace conclusi nel 1648 nella regione
tedesca della Vestfalia, nel Nord-Ovest della Germania.
Il
papato romano, fino ad epoca recente, reagì sempre duramente ai tentativi di desacralizzare il suo potere politico. Una della ultime
manifestazioni di ciò fu l’enciclica Quas
primas [= Nella prima (enciclica)],
del papa Achille Ratti - Pio 11°, diffusa nel 1925, in cui, criticando il laicismo (l’orientamento culturale volto
ad escludere la religione dai discorsi pubblici), si critica in realtà il principio della laicità dello
stato. In essa si legge
(testo integrale su
https://w2.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_11121925_quas-primas.html )
Il
"laicismo"
La peste della età nostra è il così
detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o
Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno ma da gran
tempo covava nelle viscere della società. Infatti si cominciò a negare l'impero
di Cristo su tutte le genti; si negò
alla Chiesa il diritto — che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo — di
ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli
alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata
con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste;
quindi la si sottomise al potere civile e fu lasciata quasi all'arbitrio dei
principi e dei magistrati. Si andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che
pensarono di sostituire alla religione di Cristo un certo sentimento religioso
naturale. Né mancarono Stati i quali opinarono di poter fare a meno di Dio,
riposero la loro religione nell'irreligione e nel disprezzo di Dio stesso.
In seguito il papato romano usò
toni più sfumati, riconducendo la sua pretesa di potere all’ambito
essenzialmente spirituale. Di fatto rimase uno dei principali agenti politici
in Italia, e lo è stato fino all’inizio del regno di papa Francesco, ma
operando attraverso la mediazione prima di un partito
cristiano desacralizzato, vale a dire di ispirazione religiosa ma senza la
pretesa di essere delegato da poteri soprannaturali, e poi di più correnti politiche desacralizzate,
presenti in vari partiti politici, trasversali
come si suole dire.
A conclusione di questo
discorso, tengo a precisare che bisogna convincersi di questo: non sono le religioni che minacciano la pace
politica, come talvolta sento sostenere, ma la sacralizzazione del potere politico. Se il potere politico è sacralizzato, allora viene a dipendere per la propria stabilità da una, e una sola, religione. Per questo diventerà intollerante delle altre e queste ultime lo avverseranno per affermare il proprio diritto civico ad esistere o per affermare un potere politico sacralizzato basato sulle proprie convizioni di fede.
Se invece lo si desacralizza, quindi se trova giustificazioni non religiose per la
propria sussistenza, potrà reggere società in cui si manifestano più concezioni
religiose e anche concezioni ateistiche. Un esempio di ciò lo vediamo nella
prima delle democrazie contemporanee, gli Stati Uniti d’America, in cui un
potere politico totalmente desacralizzato regge una società complessivamente molto
religiosa, secondo diverse confessioni.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte
Sacro, Valli