Democrazia
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La sacralizzazione
del potere politico spiega perché i
processi democratici siano stati considerati anche delle eresie e l’importanza che ha per la loro affermazione il principio
della laicità delle istituzioni pubbliche.
Secondo il principio della laicità dello stato,
le istituzioni pubbliche non devono far ricorso alla religione per motivare
quello che fanno ed è vietata ogni discriminazione su base religiosa.
La sacralizzazione del potere si è
sviluppata in varie forme nelle civiltà del mondo. In un discorso sulla
democrazia, però, interessa particolarmente il modo europeo, perché è da
europei che sono state ideate le prime democrazie contemporanee. E poi noi
italiani siamo europei.
Dal Quarto secolo della nostra
era, in Europa, la sacralizzazione del potere avvenne secondo la teologia della
nostra fede. Questo la mette in questione e ci
mette in questione, come persone di fede, parlando di democrazia. I sistemi
politici che scelsero come sede suprema del loro potere la città di
Bisanzio, nella regione greca della
Tracia, furono il modello originario di quella sacralizzazione: di là
dominarono l’impero romano, ridottosi poi progressivamente a porzioni
sempre più piccole del territorio originario, procedendo le invasioni di popoli dal nord
Europa e quelle arabe nel meridione. Quello fu anche il modello della
magnificenza liturgica dei cerimoniali del potere europei. Ogni sovrano europeo vi si
richiamò, compresi i Papi. E’ significativo che tutti i Concili ecumenici, vale a dire le assemblee deliberative comprendenti tutti i capi
religiosi della nostra fede, del primo Millennio della nostra era siano stati indetti dagli imperatori di Bisanzio. In questo modello c’era un sovrano celeste, soprannaturale, di cui
quello terreno, l’imperatore era un delegato. Le culture dei popoli che dal
nord Europa avevano conquistato la parte occidentale dell’Impero romano lo
assimilarono. Nel Nono secolo della nostra era, oligarchie di popolazioni
germaniche costituirono un Sacro Romano
Impero, un’organizzazione politica sacralizzata secondo la nostra fede durata circa mille anni.
Possiamo riconoscere che la sacralizzazione del potere politico funzionò bene
nel renderlo più stabile. Traccia di questa sacralizzazione la troviamo nei
preamboli delle leggi del Regno d’Italia, piuttosto vicino a noi nel tempo,
dove è scritto che il sovrano regna e legifera “per grazia di Dio”. Il Trattato tra la Santa Sede e l’Italia,
concluso l’11-2-1929 tra il papato romano, regnante Achille Ratti - Pio 11°, e
il Regno d’Italia, rappresentato da capo del Governo dell’epoca Benito
Mussolini, Duce del Fascismo, inizia con “In
nome della Santissima Trinità”. Formule analoghe furono impiegate negli
atti legislativi e di governo degli stati europei, ma il riferimento alla
divinità si trova anche in quelli di diversi stati islamici contemporanei.
La sacralizzazione giustifica il
potere assoluto, vale a dire senza
limiti, del sovrano. Non c’è autorità più alta di quella celeste, dunque
anche quella del delegato terreno di quella potenza non può riconoscerne un’altra
superiore nel mondo. La sacralizzazione del suo potere spiega perché, ancora
oggi, il Papa è, secondo il diritto canonico, quello della nostra
organizzazione religiosa, un sovrano assoluto. Si tratta, nelle nostre organizzazioni religiose, di un processo che si
è sviluppato nel secondo millennio della nostra era, non era originario nella
nostra fede. Nei secoli precedenti il papato, all’inizio, era stato politicamente subordinato all’imperatore romano, in realtà al potere politico
supremo con sede in Bisanzio. Successivamente divenne politicamente un
feudatario (che significa principe di livello inferiore, legato alla fedeltà ad un sovrano superiore) degli imperatori germanici e da questi ebbe il suo regno nell’Italia
centrale. Nel secondo millennio della nostra era volle costituirsi come un
impero religioso, come supremo mandatario (che significa delegato) celeste, con un potere più alto di
quello dell’imperatore civile. Da qui una serie molto lunga di conflitti
politici tra il papato romano e le monarchie civili europee, e tra queste ultime per ragioni anche
religiose che coinvolgevano la loro sacralizzazione, quindi la giustificazione del loro
potere assoluto, con alterne vicende, fino a che, tra il Cinquecento e il
Seicento cominciò a svilupparsi il processo di laicizzazione del potere
politico. Questo consentì lo sviluppo e l’affermazione dei processi
democratici. Indebolitasi la giustificazione sacrale del potere, ne
occorreva trovare un’altra. Ma come giustificare, in questo nuovo quadro, un
potere assoluto, per di più attribuito a una sola
persona, scelta nelle generazioni di un’unica famiglia, come accadeva nelle
monarchie europee dinastiche? La persistente attuale, forte, sacralizzazione
del potere del papato romano ha impedito finora l’affermazione di processi
analoghi nella nostra organizzazione religiosa.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro,
Valli