sabato 6 maggio 2017

Democrazia - 2

Democrazia - 2

  Ogni forma di organizzazione sociale cambia continuamente. Questa è la lezione che ci viene dallo studio dei fatti umani, fin da quelli più antichi.
  Possiamo farci un’idea di come si era in tempi molto lontani studiando le società umane meno evolute che ancora ci sono e che verosimilmente vivono come i primitivi.
  L’evoluzione delle società umane è stata favorita dalla conquista del linguaggio e soprattutto da quella della scrittura. Con la produzione di documenti scritti inizia la storia umana. A quel punto le società erano già piuttosto complesse.
  Dal punto di vista biologico discendiamo da esseri viventi sociali. Come erano i nostri progenitori non umani? Si pensa che fossero simili alle scimmie antropomorfe (parola che significa: con  aspetti fisici e movenze simili a quelle umane), le quali vivono in gruppi sociali dominati da un maschio che si accoppia con molte femmine e al quale altri maschi sono sottomessi (un gruppo così può essere osservato nel Bioparco di Roma). L’evoluzione biologica e sociale ha reso possibile organizzazioni più complesse, dominate da oligarchie di maschi o, più raramente, di femmine. Tra i maschi probabilmente contavano di più i cacciatori, i guerrieri e gli anziani, questi ultimi perché sapevano come andavano le cose del mondo sulla base di una più lunga esperienza di vita. Nelle società primitive contemporanee i capi sono in genere anche mediatori con le divinità. Fin dalle origini probabilmente era così. Gli esseri umani capivano di essere dominati da potenze non umane, innanzi tutto quelle della natura, che regolavano anche il funzionamento dell'organismo umano e in particolare della riproduzione, e le deificavano. Per rendersele propizie si escogitarono dei riti, delle cerimonie simboliche, che avevano bisogno di chi compisse le azioni prescritte: questo era il compito dei sacerdoti. I re, le figure dominanti tra gli oligarchi, erano in genere anche sacerdoti. Fin dalle origini troviamo quindi il potere politico connesso con la religione. Uno dei compiti degli oligarchi, e in particolare dei re, era quello di risolvere le controversie civili e religiose: questo produsse una giurisprudenza, vale a dire una tradizione nelle decisioni con cui si risolvevano le liti, connotata religiosamente. C’era un ordine nell’universo, di carattere sacro  perché non in dominio umano, e, nel caso venisse turbato, come quando si faceva qualche torto ad un altro, occorreva rimediare per ripristinarlo. La religione  e il diritto servivano a questo e venivano amministrati da giudici/sacerdoti. A ben vedere qualcosa delle origini rimane anche nelle contemporanee ideologie religiose e giuridiche e questa è una costante nelle cose umane, sia di quelle biologiche che di quelle sociali.
  Ai tempi nostri si ha talvolta l’idea che le società umane  per natura siano radicate  in certi posti.  Questo invece è uno sviluppo politico  relativamente recente nella storia umana, che si è avuto probabilmente con l'inizio dell’agricoltura, quindi con un legame più forte alla terra, tra i 20.000 e i 10.000 anni addietro (si pensa che i primi esseri viventi umani siano comparsi circa due milioni di anni fa). Le società umane delle origini erano verosimilmente nomadi e troviamo tracce di loro lunghissime migrazioni per tutta la Terra. Abbiamo indizi molto convincenti che i progenitori degli attuali Europei provenissero dal centro dell’Africa.
  Il radicamento  politico su un territorio sviluppò molto la concezione giuridica della proprietà, sulla base delle controversie che sorgevano. Si divenne proprietari di terra e anche di altri esseri umani. I re, che concepivano sé stessi inizialmente come figure paterne, come  padri  del loro popolo, iniziarono ad agire come proprietari  di esso. Cercarono a lungo un’investitura divina. E’ significativo che, ad un certo punto, gli antichi imperatori romani assumessero anche la carica di pontefice massimo, il più importante sacerdote dei lori tempi. E sommo Pontefice  è uno dei nomi con cui oggi si indica il Papa. Il potere politico veniva in questo modo collegato all’ordine universale, cosmico  (cosmo è una parola del greco antico che significa universo). Si ebbe così una sacralizzazione  del potere, che significa appunto collegare il potere politico  all’ordine cosmico. Quest’ultimo veniva considerato come voluto dagli dei  soprannaturali. Ciò che riguardava le cose soprannaturali era sacro, nel senso di sottratto religiosamente al potere degli esseri umani sotto pena di gravi conseguenze. Solo speciali mediatori tra gli umani e il soprannaturale potevano accostare il sacro. Sacralizzare  il potere politico significò volerlo sottrarre alle contestazioni e alle minacce di altri pretendenti. Il potere sacerdotale  supremo, di mediazione tra umani e soprannaturale, era in genere accentrato in chi deteneva il potere politico  e costituiva un’arma in più a presidio di quel potere. Vi furono anche re che vollero farsi dei, ma in genere solo dei tra altri dei: in definitiva vollero essere considerati una delle potenze soprannaturali del mondo.  All'epoca l'onnipotenza  non era una qualità attribuita a tutti gli dei: ce n'erano di maggiori e di minori. Questa sacralizzazione  del potere è ancora molto forte nella nostra organizzazione religiosa.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli