venerdì 19 maggio 2017

Costruire il popolo

Costruire il popolo


 Una volta ci si ritrovava nel dominio della nostra Chiesa come ci si trovava in quello dello Stato e i due poteri erano collegati: entrambi erano sacralizzati, vale a dire assolutizzati  secondo la nostra fede,  e si sostenevano a vicenda nel dominio sulla gente. Non c’era nulla da decidere per le persone e nelle statistiche nazionali si veniva contati  come cittadini e credenti religiosi in quanto italiani. Il principio liberale “libera Chiesa in libero Stato”  era una specie di regolamento di condominio tra oligarchie politiche. Questa era la situazione alla caduta del fascismo storico italiano, nel 1945. E’ continuata a lungo più o meno tale e quale anche in democrazia, durante il dominio del partito cristiano, la Democrazia Cristiana.  E’ cambiata a cominciare dagli scorsi anni Sessanta, fondamentalmente per la de-sacralizzazione  del potere politico indotta dai nuovi principi enunciati dai saggi del Concilio Vaticano 2°. Quella religiosa fu presentata sempre più come una scelta, che richiedeva un’adesione. Negli anni ’80 si produsse una grave crisi della politica, che si sentì e fu analizzata dagli studiosi come  delegittimata, in crisi di consenso popolare. Fu un processo causato dall’aumento del potere auto-referenziale di oligarchie collegate ad un nuovo dominio di classe, della classe che riusciva ad avvantaggiarsi dei processi economici globalizzati. I politici nazionali iniziarono ad imitarne i costumi, così come taluni principi regnanti delle residue monarchie occidentali assumevano quelli dei più ricchi. Sia in religione che in politica la maggior parte della gente finì per essere tagliata  fuori: in religione perché non rispondente ai criteri più selettivi proposti per ottenere il riconoscimento come credenti (l’asticella  era stata molto alzata, la religione non era più a buon mercato); in politica perché ritenuta incapace  di capire il nuovo  mondo e di interagirvi positivamente.
  Dagli anni ’90 la politica, sia quella religiosa che quella civile, si separò dal popolo. Si rese autoreferenziale dal suo consenso. Bastò accattivarsene periodicamente i consenso plebiscitario  con tecniche di marketing, quelle che servono a fascinare il pubblico  dei consumatori. In religione si impiegarono i grandi eventi  costruiti intorno ai papi, ingenerando un neo-papismo di tipo personalistico che mai c’era stato prima di allora.
 Il popolo ridotto a pubblico  non è però sufficiente per sostenere le politiche che servono per contrastare le minacce che vengono da uno sviluppo economico e sociale scompensato. Le relazioni tra le persone sono troppo labili, tendono a sfaldarsi rapidamente e capricciosamente. Le oligarchie politiche hanno voluto assumere l’immagine di referenti di consumatori, fascinando la gente, e si trovano a subire il contrappasso, una punizione corrispondente alla loro colpa, perché è una colpa aver ridotto in quel modo i processi democratici, per cui hanno solo il credito che può essere ottenuto con quel tipo di fascinazione, a brevissima scadenza: si sono fatte estremamente precarie e navigano a vista.
  Gli studiosi, pensando all’origine dello stato, vi videro o il risultato di un dominio ottenuto con un atto di forza  di un’oligarchia, a cui gli altri si assoggettano per quieto vivere, cedendo  il proprio potere sociale per desiderio di protezione, o un patto  sociale. In entrambi i casi, a partire dagli anni ’80, il potere in Italia divenne il risultato precario  di uno scambio, potere contro favori di categoria (fenomeno che viene definito  consociativismo), e poi, con l’emergere di oligarchie di potere consumistico, il risultato ancora più precario, perché non fondato nemmeno su un labile accordo commerciale, di una combinazione episodica tra potere e fascinazione, per cui, ad un certo punto, si riesce a convincere un adulto a tracciare un segno sulla scheda elettorale, senza troppo pensarci. In questa situazione le promesse politiche possono tranquillamente non essere mantenute e nessuno se ne adombra.
 La sfida dell’oggi è quindi quella di una nuova  democratizzazione  della società, costruendo relazioni  forti, una nuova trama di popolo, generando una nuova metamorfosi da pubblico/folla  a popolo  democratico.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli