Costruire il popolo
Una volta ci si ritrovava nel dominio della
nostra Chiesa come ci si trovava in quello dello Stato e i due poteri erano
collegati: entrambi erano sacralizzati,
vale a dire assolutizzati secondo la nostra fede, e si sostenevano a vicenda
nel dominio sulla gente. Non c’era nulla da decidere per le persone e nelle
statistiche nazionali si veniva contati come cittadini e credenti religiosi in quanto
italiani. Il principio liberale “libera
Chiesa in libero Stato” era una
specie di regolamento di condominio tra oligarchie politiche. Questa era la
situazione alla caduta del fascismo storico italiano, nel 1945. E’ continuata a
lungo più o meno tale e quale anche in democrazia, durante il dominio del
partito cristiano, la Democrazia Cristiana. E’ cambiata a cominciare dagli scorsi anni
Sessanta, fondamentalmente per la de-sacralizzazione
del potere politico indotta dai
nuovi principi enunciati dai saggi del Concilio Vaticano 2°. Quella religiosa
fu presentata sempre più come una scelta,
che richiedeva un’adesione. Negli
anni ’80 si produsse una grave crisi della politica, che si sentì e fu
analizzata dagli studiosi come delegittimata, in crisi di consenso
popolare. Fu un processo causato dall’aumento del potere auto-referenziale di
oligarchie collegate ad un nuovo dominio di classe, della classe che riusciva
ad avvantaggiarsi dei processi economici globalizzati. I politici nazionali
iniziarono ad imitarne i costumi, così come taluni principi regnanti delle
residue monarchie occidentali assumevano quelli dei più ricchi. Sia in
religione che in politica la maggior parte della gente finì per essere tagliata fuori:
in religione perché non rispondente ai criteri più selettivi proposti per
ottenere il riconoscimento come credenti (l’asticella
era stata molto alzata, la religione
non era più a buon mercato); in
politica perché ritenuta incapace di capire il nuovo mondo e di interagirvi positivamente.
Dagli anni ’90 la politica, sia quella religiosa che quella civile, si separò dal popolo. Si rese autoreferenziale
dal suo consenso. Bastò accattivarsene periodicamente i consenso plebiscitario con tecniche di marketing, quelle che servono a fascinare il pubblico dei consumatori. In
religione si impiegarono i grandi eventi costruiti intorno ai papi, ingenerando un
neo-papismo di tipo personalistico che mai c’era stato prima di allora.
Il popolo ridotto a pubblico non è però
sufficiente per sostenere le politiche che servono per contrastare le minacce
che vengono da uno sviluppo economico e sociale scompensato. Le relazioni tra
le persone sono troppo labili, tendono a sfaldarsi rapidamente e
capricciosamente. Le oligarchie politiche hanno voluto assumere l’immagine di
referenti di consumatori, fascinando la
gente, e si trovano a subire il contrappasso,
una punizione corrispondente alla loro colpa, perché è una colpa aver ridotto in
quel modo i processi democratici, per cui hanno solo il credito che può essere
ottenuto con quel tipo di fascinazione,
a brevissima scadenza: si sono fatte estremamente precarie e navigano a vista.
Gli studiosi, pensando all’origine dello stato, vi videro o il risultato
di un dominio ottenuto con un atto di forza
di un’oligarchia, a cui gli altri si
assoggettano per quieto vivere, cedendo il proprio potere sociale per desiderio di
protezione, o un patto sociale. In entrambi i casi, a partire dagli
anni ’80, il potere in Italia divenne il risultato precario di uno scambio, potere contro favori di
categoria (fenomeno che viene definito consociativismo), e poi, con l’emergere di
oligarchie di potere consumistico, il risultato ancora più precario, perché non
fondato nemmeno su un labile accordo commerciale, di una combinazione episodica
tra potere e fascinazione, per cui,
ad un certo punto, si riesce a convincere un adulto a tracciare un segno sulla
scheda elettorale, senza troppo pensarci. In questa situazione le promesse
politiche possono tranquillamente non essere mantenute e nessuno se ne adombra.
La sfida dell’oggi è quindi quella di una
nuova democratizzazione della società, costruendo relazioni forti,
una nuova trama di popolo, generando
una nuova metamorfosi da pubblico/folla a popolo
democratico.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli