Cambiare strada: un
compito molto impegnativo. Non scoraggiarsi!
Tutto da noi in parrocchia è cominciato nell’ottobre 2015: da allora
si è cambiata strada. E’ passato solo circa
un anno e mezzo. La fase precedente era iniziata nel 1983 ed era quindi durata
oltre trent’anni. Non ci si deve scoraggiare, allora, se cambiare è un compito
molto impegnativo. Non sto a riassumere
la situazione di partenza. Nell’archivio di questo blog troverete interventi
nei quali ne ho scritto molto diffusamente, in particolare dall’inizio del
2015.
L’articolazione particolarmente critica mi pare quella della formazione per la Cresima e per
il post-Cresima, quella di secondo di livello. E’ da lì che dovrebbero uscire
le nuove leve di un laicato in grado di occuparsi dei più giovani. E’
necessario, credo, che i sacerdoti della parrocchia tengano saldamente in mano
quei settori. La proposta che si fa ai giovani in quell’ambito deve essere in
linea con gli indirizzi della Diocesi. Non devono essere ammesse interferenze di altri metodi.
Per gli adulti occorre lavorare sui genitori dei ragazzi che ci vengono
portati per la formazione religiosa. E’ in quell’ambito che vanno individuati e
formati gli elementi di spinta, quelli in grado di indurre l’aggregazione
sociale.
A certe cose, a certi impegni, la gente deve
essere riabituata. In particolare a farsi avanti e ad agire con maggiore
autonomia. Ora aspetta che le si dica che fare e come fare. In passato è andata
così, per quello che ho potuto vedere. Non sempre si è stati incoraggiati, si
sono fatte esperienze non positive. Noi di Azione Cattolica, qualche anno fa,
prima del nuovo corso, ci eravamo offerti di lavorare con i genitori dei
bambini del catechismo, ma la proposta è stata lasciata cadere.
Dall’inizio della sua fondazione fino ai primi anni ’80 la vita sociale
della parrocchia fu piuttosto frizzante e aperta. Il clima poi è cambiato: si
sono indotti gruppi molto protetti contro l’azione esterna, in cui si è aggregata anche molta gente di fuori,
poco interessata al quartiere perché non vi abita. E’ una specie di legione straniera. L’ideologia e i
costumi erano diffidenti verso la società intorno, vista prevalentemente come
una minaccia. A volte mi è sembrato un po’ come se si tentasse di conquistarla,
facendone crollare le difese, urlandole e suonandole contro, come nell’episodio
biblico della caduta di Gerico.
Quelli che non condividevano questa impostazione si sono sentiti un po’
messi da parte. E’ sembrato che la loro collaborazione non solo non fosse
richiesta, ma nemmeno utile, e fosse considerata addirittura controproducente.
Si sottolineava sempre la virtù dell’obbedienza, e mi è sembrato come se si venisse invitati a estinguersi obbedendo. Si metteva in evidenza, ad esempio, che l’Azione
cattolica parrocchiale era diventata un gruppo di anziani resistenti. Del resto erano
venute a mancare nuove leve, perché ai giovani veniva fatta praticamente un’unica
proposta e non era la sua.
Quando ci vorrà per vedere collettività di
nuovo tipo in grado di sostenersi con le loro forze? I ragazzi diventano capaci
di un impegno così verso i sedici / diciotto anni. Ipotizzando oggi di avere un
gruppo post-Cresima, formato secondo il nuovo corso, di circa una decina di
membri, ci vorranno tre o quattro anni ancora. Con i genitori, di età sui
trenta/quarant’anni, potrebbe volerci meno. Ma occorrerà molto duro lavoro per
i preti della parrocchia.
Poi ci sarà da indurre un’apertura in chi è
coinvolto nel vecchio modo di fare. Non bisogna fargliene una colpa. Vive in
collettività con gerarchia rigida e verifiche stringenti di fedeltà. C’è gente
che ha impostato tutta la sua vita così. Le è stata insegnata la diffidenza
verso ciò che c’è fuori e solo piano piano, facendo molte esperienze positive,
potrà acquisire fiducia negli altri. Probabilmente ora non darà collaborazione
non per cattiva volontà, ma perché, fuori degli schemi consueti, non sa che
fare e che dire. Ma anche in quei settori la catechesi che si fa dovrebbe essere in
linea con gli orientamenti della diocesi. I sacerdoti dovrebbero riprenderne il
controllo. Alcuni metodi di cui si sente parlare sembrano un po’ troppo
intrusivi. Nessuno dovrebbe essere invitato a svelarsi del tutto ad un altro, se non in Confessione,
in ambito sacramentale. Ma di più non posso dire, perché non so. I sacerdoti
dovrebbero cercare di saperne di più.
Fin da molto piccoli, fin dal primo catechismo, ciascuno dovrebbe essere
educato a dare partecipazione come dovere. E’ quello che avviene nel metodo
scout. Lì ognuno ha cura di qualcun altro, i più grandi dei più piccoli. E
ognuno sa sempre come fare. Così è più semplice organizzare e dirigere un
reparto scout, perché si fa molto conto, secondo il metodo di Baden Powell, sui capi-squadriglia.
Qualche volta, in Confessione, mi sono stupito che mi dessero come
penitenza sempre le solite preghiere. E se mi avessero dato come penitenza, ad esempio, di
collaborare per un po' di tempo ad un gruppo della parrocchia o, comunque di fare
qualcosa per la parrocchia? Le persone hanno bisogno di una spintarella per
iniziare qualcosa, in un ambiente per loro nuovo. Poi però danno molto. Il
volontariato va considerato una passione nazionale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli