domenica 21 maggio 2017

Cambiare strada: un compito molto impegnativo. Non scoraggiarsi!

Cambiare strada: un compito molto impegnativo. Non scoraggiarsi!

  Tutto da noi in parrocchia è cominciato nell’ottobre 2015: da allora si  è cambiata strada. E’ passato solo circa un anno e mezzo. La fase precedente era iniziata nel 1983 ed era quindi durata oltre trent’anni. Non ci si deve scoraggiare, allora, se cambiare è un compito molto impegnativo. Non sto a  riassumere la situazione di partenza. Nell’archivio di questo blog troverete interventi nei quali ne ho scritto molto diffusamente, in particolare dall’inizio del 2015.
  L’articolazione particolarmente critica mi pare  quella della formazione per la Cresima e per il post-Cresima, quella di secondo di livello. E’ da lì che dovrebbero uscire le nuove leve di un laicato in grado di occuparsi dei più giovani. E’ necessario, credo, che i sacerdoti della parrocchia tengano saldamente in mano quei settori. La proposta che si fa ai giovani in quell’ambito deve essere in linea con gli indirizzi della Diocesi. Non devono essere ammesse interferenze di altri metodi.
  Per gli adulti occorre lavorare sui genitori dei ragazzi che ci vengono portati per la formazione religiosa. E’ in quell’ambito che vanno individuati e formati gli elementi  di spinta, quelli in grado di indurre l’aggregazione sociale.
 A certe cose, a certi impegni, la gente deve essere riabituata. In particolare a farsi avanti e ad agire con maggiore autonomia. Ora aspetta che le si dica che fare e come fare. In passato è andata così, per quello che ho potuto vedere. Non sempre si è stati incoraggiati, si sono fatte esperienze non positive. Noi di Azione Cattolica, qualche anno fa, prima del nuovo corso, ci eravamo offerti di lavorare con i genitori dei bambini del catechismo, ma la proposta è stata lasciata cadere.
  Dall’inizio della sua fondazione fino ai primi anni ’80 la vita sociale della parrocchia fu piuttosto frizzante e aperta. Il clima poi è cambiato: si sono indotti gruppi molto protetti contro l’azione esterna, in cui  si è aggregata anche molta gente di fuori, poco interessata al quartiere perché non vi abita. E’ una specie di legione straniera. L’ideologia e i costumi erano diffidenti verso la società intorno, vista prevalentemente come una minaccia. A volte mi è sembrato un po’ come se si tentasse di conquistarla, facendone crollare le difese, urlandole e suonandole contro, come nell’episodio biblico della caduta di Gerico.
  Quelli che non condividevano questa impostazione si sono sentiti un po’ messi da parte. E’ sembrato che la loro collaborazione non solo non fosse richiesta, ma nemmeno utile, e fosse considerata addirittura controproducente. Si sottolineava sempre la virtù dell’obbedienza, e mi è sembrato come se si venisse invitati a estinguersi obbedendo. Si metteva in evidenza, ad esempio, che l’Azione cattolica parrocchiale era diventata un gruppo di anziani  resistenti. Del resto erano venute a mancare nuove leve, perché ai giovani veniva fatta praticamente un’unica proposta e non era la sua.
 Quando ci vorrà per vedere collettività di nuovo tipo in grado di sostenersi con le loro forze? I ragazzi diventano capaci di un impegno così verso i sedici / diciotto anni. Ipotizzando oggi di avere un gruppo post-Cresima, formato secondo il nuovo corso, di circa una decina di membri, ci vorranno tre o quattro anni ancora. Con i genitori, di età sui trenta/quarant’anni, potrebbe volerci meno. Ma occorrerà molto duro lavoro per i preti della parrocchia.
 Poi ci sarà da indurre un’apertura in chi è coinvolto nel vecchio modo di fare. Non bisogna fargliene una colpa. Vive in collettività con gerarchia rigida e verifiche stringenti di fedeltà. C’è gente che ha impostato tutta la sua vita così. Le è stata insegnata la diffidenza verso ciò che c’è fuori e solo piano piano, facendo molte esperienze positive, potrà acquisire fiducia negli altri. Probabilmente ora non darà collaborazione non per cattiva volontà, ma perché, fuori degli schemi consueti, non sa che fare e che dire. Ma anche in quei settori la catechesi che si fa dovrebbe essere in linea con gli orientamenti della diocesi. I sacerdoti dovrebbero riprenderne il controllo. Alcuni metodi di cui si sente parlare sembrano un po’ troppo intrusivi. Nessuno dovrebbe essere invitato a svelarsi del tutto ad un altro, se non in Confessione, in ambito sacramentale. Ma di più non posso dire, perché non so. I sacerdoti dovrebbero cercare di  saperne di più.
  Fin da molto piccoli, fin dal primo catechismo, ciascuno dovrebbe essere educato a dare partecipazione come dovere. E’ quello che avviene nel metodo scout. Lì ognuno ha cura di qualcun altro, i più grandi dei più piccoli. E ognuno sa sempre come fare. Così è più semplice organizzare e dirigere un reparto scout, perché si fa molto conto, secondo il metodo di Baden Powell, sui capi-squadriglia.
  Qualche volta, in Confessione, mi sono stupito che mi dessero come penitenza sempre le solite preghiere. E se mi avessero dato come penitenza, ad esempio, di collaborare per un po' di tempo  ad un gruppo della parrocchia o, comunque di fare qualcosa per la parrocchia? Le persone hanno bisogno di una spintarella per iniziare qualcosa, in un ambiente per loro nuovo. Poi però danno molto. Il volontariato va considerato una passione nazionale.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli