Salvare
la religione dall’inutilità
Le religioni su base etnica si manifestano
più brutali. Hanno un seguito nel mondo più sviluppato essenzialmente come
rifugio e consolazione degli emarginati. I legami familiari, quelli alla base
delle etnie, sono primordiali. Ma uscire dall’esclusione sociale richiede una
conquista culturale che non è sempre facile e lo è di meno quando le differenze
non sono solo culturali, ma anche somatiche: il colore della pelle, un certo
profilo del viso e via dicendo. Il collegamento con le religioni di origine
muta con il progredire dell’inclusione sociale del credente. Se però non mutano
le stesse religioni, esse ad un certo punto diventano inutili, o addirittura
degli ostacoli.
Il caso della nostra religione è esemplare: è
cambiata moltissimo nei due millenni della sua storia, anche se i teologi
individuano delle continuità, che certamente ci sono. Questo fenomeno è
collegato al fatto che, anche nel nostro mondo, la religione ha sostenuto una
civiltà e ha contribuito a progettare le società civili, quindi ha dovuto tenersi al passo con i tempi. Se ne potrebbe, ad un
certo punto, fare a meno? Si è tentato di farlo, perché essa ha creato molti
problemi, ha molte controindicazioni. E’ un esperimento sociale che è stato
attuato con molta determinazione nell’Europa orientale finita sotto il dominio
del regime sovietico e in tutta la parte asiatica dell’Unione sovietica, con
una forte presenza musulmana. Si è visto, però, che, contrastando, spesso con
successo, le religioni, l’ideologia dominante, quella del marxismo-leninismo,
virava essa stessa verso la religione, per riempire un vuoto che si dimostrava insopportabile, creandosi in particolare dei nuovi papi-dio. Si
parlò, a questo proposito, appunto, di culto
della personalità. Senza mantenere una dimensione religiosa sembra che gli
esseri umani non riescano proprio ad andare avanti, in particolare ad
affrontare serenamente il problema della loro fine individuale e la prospettiva
del succedersi delle generazioni. In questo quadro è religioso ciò che consente
di non ridurre il vivente a puro strumento, a macchina sociale. Mediante la
religione il vivente diventa persona e reclama una propria dignità. Ed è proprio quella della dignità sociale l’attuale frontiera
della maggior parte delle religioni diffuse nel mondo più sviluppato.
Ogni religione che ha espresso storicamente
una civiltà reca con sé un complesso strumentario concettuale, una propria
cultura, che è fatta anche di etica e di riti. Questo non è sufficiente per
salvarla dall’inutilità, nel progredire dei tempi. Ne occorrono aggiornamenti e vere e proprie riforme, per tener conto delle novità, in latino delle "rerum novarum " (traduzione: le novità)che è appunto l'inizio e il titolo del primo documento della dottrina sociale, diffuso nel 1891, dopo circa un secolo di tentativi prevalentemente reazionari. La nostra religione
esprime una teologia molto evoluta che serve proprio a rendere
contemporanea una cultura sedimentatasi in due millenni, che reca tracce di un
pensiero anche molto più antico. Fin dove ci si può spingere, senza innovare
talmente da staccarsi da una tradizione? In questo, il contesto
biblico è molto importante, nonostante che la stessa comprensione delle Scritture abbia avuto una evoluzione, in particolare negli ultimi due secoli. La cultura
religiosa deve reagire con l’altra cultura sua contemporanea, nel
senso di sviluppare un dialogo di mediazione. In passato, più o meno dalla
metà del Settecento, si è invece inteso il reagire
come un contrastare, esprimendo quindi culture religiose politicamente reazionarie. In chimica, quando gli
elementi reagiscono, sviluppando una
reazione, significa che si combinano. In questo appunto consiste la
difficile arte della mediazione
culturale.
Una religione ingenua e immediata, un
po’ come quella che si coglie nella predicazione di un personaggio molto
importante per la nostra spiritualità come il nostro Francesco d’Assisi, diventa progressivamente inutile,
perché, appunto, si manifesta incapace di quella mediazione che consente l’aggiornamento e la riforma. E, infatti, tra i seguaci del
santo di Assisi ci furono e ci sono ancora esponenti della più grande teologia: è questo, paradossalmente, che ha in gran parte determinato il successo della spiritualità francescana.
I problemi culturali possono disorientare,
perché richiedono uno sforzo di comprensione. In un tempo come il nostro, di
veloci cambiamenti sociali e, appunto, culturali, perché le società umane si
avvicinano, si combinano e quindi reagiscono, questo impegno è molto più
serio che in altre epoche. Questo
significa che la cultura religiosa non
è, in genere, sufficiente a orientarsi e, in particolare, ad esprimere
un’etica adeguata. Rinchiudersi in forme tribali di religiosità o addirittura
fare della religione solo una medicina
dell’anima non salverà la religione dall’inutilità e, forse, dall’estinzione.
Storicamente sappiamo che molte radicate religioni sono svanite. Gli antichi
erano gente molto religiosa, anche se noi, presuntuosamente, li consideriamo
ora pagani. Ma la loro religione è
divenuta inutile. Eppure essi vi facevano affidamento allo stesso modo in cui
noi ancora confidiamo nella nostra.
Ecco che, allora, l’esserci privati della
bella biblioteca che c’era in parrocchia non è stata una decisione illuminata
e, progettando il nuovo corso, dovrebbe trovare posto anche un programma di
acquisizione libraria. Perché, altrimenti, l’aggiornamento riuscirà
piuttosto problematico. Su che cosa ci si forma?
Leggiamo un testo come l’enciclica Laudato si’ e incontriamo tante
questioni che riguardano le società contemporanee che bisognerebbe
approfondire, ragionandoci insieme. Non è una semplice ripetizione di cose già
scritte e risapute. Ci sono importanti novità, rerum novarum, che sono quelle dei tempi nostri, cruciali per la nostra comune sopravvivenza.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli