L’Azione
cattolica e la parrocchia
Oggi a Roma inizia l’Assemblea Nazionale dell’Azione
Cattolica. Verranno nominati i nuovi dirigenti nazionali. Ieri non ho menzionato
l’Azione cattolica tra le confraternite e movimenti
che abitano la parrocchia. E’ il
momento di approfondire.
Nelle parrocchie-condominio
il gruppo parrocchiale di Azione cattolica appare come uno dei condomini. In
realtà, si tratta di qualcosa di molto diverso.
L’altro giorno si sono tenute varie
celebrazioni nell’ottantesimo anniversario della morte del politico comunista
Antonio Gramsci. In carcere, a cavallo tra gli anni ’20 e 30, scrisse in molti quaderni lunghe riflessioni sulla storia, la cultura e
la politica italiana, che influenzarono molto la politica italiana del secondo
dopoguerra. Nel primo di quei quaderni trattò diffusamente del modello organizzativo
dello Azione cattolica dell’epoca, in particolare dal punto di vista della
diffusione della cultura, trovandolo particolarmente efficace. Questo è un
indizio importante della natura politica dell’associazione, fin dagli esordi.
L’Azione cattolica è una creatura della gerarchia del clero, nel senso non solo che è stata
da essa ideata e organizzata, ma anche che ne è stata uno dei principali strumenti propriamente politici.
La politica
di massa, come l’abbiamo conosciuta
e vissuta in Italia fino a una ventina di anni di anni fa, nasce a metà
Ottocento. In essa furono protagonisti anche i cattolici e, in particolare, i
preti. Nella stessa epoca il papato romano combatté la sua guerra ideologica e
politica contro i movimenti politici italiani che si proponevano l’unità
nazionale e quindi anche contro il Regno sabaudo, trasformatosi nel 1861 in
Regno d’Italia, che dell’unità nazionale fu uno dei principali agenti.
L’idea di popolo, quindi di un’identità
nazionale ben definita, innanzi tutto culturale, che esigeva l’unità politica, era
alla base delle ideologie politiche di unificazione nazionale italiana. Questa
concezione popolare era sorretta da movimenti liberali e democratici, in primo
luogo da quello di Giuseppe Mazzini (1805-1872). Quest’ultimo aveva una
concezione religiosa della politica popolare: il suo motto fu Dio e
popolo. Tuttavia l’idea che Roma dovesse essere la capitale del nuovo stato
unificato, che Mazzini voleva repubblicano, lo oppose al papato romano,
monarchico e assolutista, che considerava indispensabile per l’esercizio del
suo ministero religioso il suo piccolo regno nell’Italia centrale, con capitale
proprio a Roma. I democratici liberali diventarono quindi i principali bersagli
ideologici del papato romano. Si sostenne che essi stavano traviando il buon
popolo italiano, all’epoca in prevalenza contadino, incolto e soggetto al
potere del clero. La politica anti-unitaria del papato cercò di sollevare
politicamente il popolo che gli era ancora soggetto per contrastare le
politiche avverse. Quest’azione fu promossa dal clero di base e dai ceti colti
e trovò un coordinamento nell’Opera dei
Congressi, che riuniva periodicamente i rappresentanti delle nuove realtà
sociali italiane di ispirazione religiosa. Dopo la conquista di Roma da parte
del Regno d’Italia, il papato romano spinse per una politica di intransigenza, di rifiuto della politica
democratica e dello stato di fatto creatosi. Nell’animazione politica popolare
il papato trovò altri oppositori nelle formazioni socialiste che a quell’epoca
si stavano organizzando, in particolare negli ambienti delle città
settentrionali, dove si era formata una vasta classe operaia nelle moderne
industrie. Esse furono l’altro principale bersaglio ideologico e politico del
papato. Di polemiche anti-socialiste sono pieni molti documenti della dottrina
sociale della Chiesa, in particolare il primo, l’enciclica Le novità, del 1891, e l’enciclica Il Quarantennale, del 1931, in occasione dei quarant’anni dalla
prima, in cui si arrivò addirittura a plaudire alla repressione fascista delle
organizzazioni socialiste.
L’emergere di correnti democratiche nell’Opera
dei Congressi, in particolare al seguito del prete Romolo Murri, e i contrasti
molto vivaci tra esse e gli intransigenti
portò allo scioglimento dell’istituzione
da parte del papato agli inizi del Novecento. Dopo poco tempo venne dato avvio,
con un provvedimento del papato romano, alla costituzione dell’Azione
cattolica, che di solito, ma erroneamente, viene presentata come la
prosecuzione delle precedenti esperienze associative. L’Azione cattolica fu
oggettivamente il secondo vero partito
politico di massa italiano, dopo quello socialista. Nacque come strettamente
correlata alla gerarchia del clero, come suo strumento per l’azione popolare di
massa, e fu straordinariamente efficace, in particolare nella formazione
culturale e politica delle donne. La democrazia italiana del secondo
dopoguerra, dopo la fine del regime fascista, ne fu profondamente segnata. In
Italia, sostanzialmente, vi furono due grandi scuole di politica per le
masse, quella cattolica e quella socialista. Dopo il compromesso del papato
romano con il regime fascista italiano, con i Patti Lateranesi del 1929, l’Azione
cattolica subì una sorta di eclisse e in gran parte si fascistizzò. E tuttavia,
nelle sue organizzazioni intellettuali, la FUCI, gli universitari, e il Movimento
Laureati, rimase una scuola politica indipendente, profittando degli spazi di
autonomia e libertà contrattati con il fascismo negli accordi del ’29. Da
questa scuola uscì gran parte della classe politica democratica egemone in
Italia dal secondo dopoguerra ad oggi. Grazie ad essa il papato romano
riuscì a distinguere la sua posizione
da quella degli sconfitti fascisti, con i quali si era
storicamente federato. Tutte le fasi della politica democratica italiana
furono segnate dal confronto con il papato romano, e questo fino al 2013,
inizio del regno del Papa Francesco. In questo quadro l’Azione Cattolica svolse
un ruolo centrale, unitamente al partito
cristiano, la Democrazia Cristiana. Quest’ultima andò molto laicizzandosi,
a partire dagli anni ’70, recuperando una maggiore autonomia dal papato romano,
che negli stessi anni era impegnato nella fase di rinnovamento seguita al Concilio
Vaticano 2° (1962-1965). Nel contesto di una vivace dialettica tra le componenti
del cattolicesimo italiano, in quell’epoca si ebbe l’emergere di vari movimenti, quelli che poi vennero ad abitare in gran parte delle parrocchie italiane. Dalla
fine degli anni ’60 l’Azione Cattolica ha fatto dell’attuazione dei principi
conciliari il suo principale campo d’azione. Si è parlato, a questo proposito,
di una svolta religiosa, come se si
fosse deciso di non fare più politica. Niente di più
sbagliato. Semplicemente si precorsero i tempi nuovi. Si intuì che la polemica
frontale capitalismo/socialismo non avrebbe caratterizzato i decenni a seguire.
Si trattava di ricomporre la società italiana intorno ad altri principi.
Era necessario a tal fine un lavoro di formazione della gente. Nel corso di
breve tempo, infatti, il mondo, inaspettatamente per i più, cambiò.
La differenza tra l’Azione cattolica e i movimenti sta nella sua profonda integrazione con la
gerarchia del clero. L’Azione cattolica
non nasce da un fondatore carismatico né intorno a una particolare spiritualità. Non
mostra caratterizzazioni personalistiche. E’ stata fondata dalla gerarchia del
clero per esserne duttile strumento. Essa quindi, a livello locale, non abita le parrocchie, è la parrocchia, non si
distingue da essa, la anima. In una parrocchia-condominio non ha istanze proprie da far valere diverse
da quelle del parroco. Se il parroco non crede nell’Azione cattolica e la vuole
annullare, essa di solito non fa resistenza.
La crisi di adesioni dell’Azione Cattolica,
che non comportò assolutamente una crisi della sua influenza politica e
culturale, risale alla metà degli anni ’70 e fondamentalmente deriva da una
crescente sfiducia del papato romano nel suo metodo di formazione, a seguito
della bruciante sconfitta politica nel referendum sulla nuova legge sul
divorzio civile, tenutosi nel 1974. Si produsse in quegli anni una crisi
culturale, tra le collettività di fede italiane, analoga a quella che si ebbe
ad inizio Novecento, ma il papato romano non poté utilizzare gli strumenti
repressivi di un tempo, anche se non mancarono azioni di questo genere. Si era
in un tempo di veloci cambiamenti, l’adattamento fu difficile. L’elaborazione e
l’assimilazione culturale non riuscirono a seguire il corso degli eventi. Il
papato scelse allora una posizione neo-intransigente, creando una politica
populista intorno alla figura del papa regnante, in una personalizzazione senza
precedenti che giunse a svelarne anche l’intimità per umanizzarla e indurre il
senso di una sua particolare prossimità alla gente. In questa politica il
papato romano trovò sponda nei movimenti neo-intransigenti anti-conciliari che
si erano diffusi in polemica con il moto conciliare di aggiornamento. L’Azione cattolica rimase come specialista di
settore, in particolare nella mediazione
culturale, quindi del confronto inter-culturale, un po’ come un movimento tra gli altri, eclissata dal nuovo profilo
populista del papato romano.
La nostra parrocchia fu, per un tempo lunghissimo e fino all'ottobre 2015 quando ci fu un avvicendamento nell'incarico, una di quelle nelle quali il parroco non puntava sull’Azione Cattolica. Quest’ultima rimase come
esperienza di irriducibili, che
volevano che continuasse a vivere. Ma il suo metodo non fu più seguito nella
formazione dei giovani e quindi vennero a mancare nuove leve. Ci si aspettava
che, ad un certo punto, si estinguesse per vie naturali. In realtà ci si
accorse che era la stessa parrocchia che si stava estinguendo, dopo aver preso
congedo dal quartiere, le Valli, a cui era stata mandata. Una prova di più
della profonda integrazione tra parrocchia ed Azione Cattolica.
Ma la spiritualità?, mi si potrebbe chiedere.
L’Azione cattolica non ha una sua missione religiosa? Certo, ce l’ha, ma non la
caratterizza. E’ semplicemente quella della Chiesa universale. L’Azione cattolica non ha un proprio metodo
di formazione religiosa, come invece l’hanno, in genere, i movimenti. Dal punto di vista spirituale ha fatto dei documenti dell’ultimo
Concilio ecumenico, il catechismo dei tempi nuovi secondo l’espressione del Papa
Montini, il proprio programma associativo. Continua invece ad essere molto
caratterizzata da punto di vista politico: è una delle poche realtà sociali
religiose della nostra confessione che in Italia ha integrato il metodo
democratico tra i propri principi fondamentali. Nel confronto con le altre
culture cerca di evidenziare ciò che unisce, secondo il metodo della mediazione culturale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli