La
società atomizzata, il referendum, la democrazia
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| Augusto Pinochet Ugarte (in primo piano) |
Che cosa è in ballo nel prossimo referendum
costituzionale?
E’ credibile che possa aprire la strada ad
una dittatura?
Se ne è discusso ieri in radio e televisione. L’argomento è affrontato
anche sui giornali di oggi. Infatti ieri un politico di primo piano, in un
breve messaggio telematico, ha paragonato l’esperienza politica dell’attuale
Presidente del Consiglio dei ministri a quella del dittatore militare Augusto
Pinochet, il quale nel 1973 in Cile capeggiò un colpo di stato militare
destituendo il governo socialista del presidente Salvator Allende, e rimanendo poi al potere,
come capo di stato, fino al 1990, attuando un governo autoritario e
antidemocratico. Alla gente fu vietata la politica e l’azione degli oppositori
al regime venne repressa con misure di polizia non rispettose della dignità e
incolumità delle persone e senza possibilità di reale difesa in sede giudiziaria. Si legge in http://www.treccani.it/scuola/tesine/dittature_extraeuropee_degli_anni_70/2.html in un
articolo sintetico sul colpo di stato di Pinochet dedicato agli studenti delle
scuole la cui lettura consiglio a tutti: “Dal 1973 al 1990 in Cile sparirono oltre trentamila
persone, uccise e torturate barbaramente”.
Vanno sottolineate alcune importanti
differenze del caso italiano rispetto alla svolta cilena degli anni ’70.
L’attuale presidente del Consiglio è il capo di un partito politico, non
un capo militare. Egli governa con la fiducia di una maggioranza parlamentare.
Il suo è un partito che ingloba parte della sinistra politica nazionale e non
ha propositi reazionari, di restaurazione contro una politica socialista. Il
suo è e rimarrà un potere costituzionale, in un contesto costituzionale democratico.
Quindi, anche in caso di conferma della revisione costituzionale sottoposta al
referendum, rimarranno gli altri partiti e sarà possibile cambiare linea con
elezioni politiche. Per quanto infatti la revisione costituzionale rafforzi
molto la posizione del Governo nei confronti degli altri poteri dello stato,
essa non dà tutto il potere al capo del Governo, né al Presidente della
Repubblica. Continueranno a svolgersi elezioni politiche e amministrative, a
seguito delle quali il Parlamento sarà rinnovato. Per il nuovo Senato si
adotterà un metodo diverso di elezione dei suoi membri, che verranno scelti dai
consiglieri regionali e non più, direttamente, dal corpo elettorale, vale a
dire da tutti i cittadini elettori. Ma comunque i consiglieri regionali saranno
scelti dagli elettori. I diritti fondamentali delle persone continueranno ad
essere rispettati, perché la riforma riguarda solo parte dell’organizzazione
degli organi fondamentali dello stato.
Va infine notato che l’esperienza politica di
Pinochet ebbe fine proprio a seguito di un referendum costituzionale celebrato
nel 1988.
Ciò posto è vero che il prossimo referendum è
in grado di modificare molte cose nella nostra vita, molte di più di quelle che
sono scritte nel testo della riforma costituzionale.
Innanzi tutto, in un testo di legge come la
nostra Costituzione le varie parti che lo compongono influenzano l’insieme, non
sono indipendenti le une dalle altre. Modificando l’assetto del Parlamento e
delle Regioni in modo da aumentare la sfera di influenza del Governo si
produrranno conseguenze, ancora difficili da immaginare in tutta la loro
estensione, sui diritti politici dei
cittadini, vale a dire su quella che viene definita sovranità popolare e che è la partecipazione dei cittadini al governo
d della nazione. Sarà diverso il modo in cui i cittadini potranno concorrere con metodo democratico a
determinare la politica nazionale, secondo l’espressione che troviamo nell'art. 49 della Costituzione. Questo però non solo per l’effetto delle modifiche
costituzionali sottoposte a referendum ma di esse e della nuova legge
elettorale per l’elezione della Camera dei deputati. E’ l’associazione delle
nuove norme costituzionali e di quelle, ordinarie, elettorali che rafforzerà
molto l’azione del Governo nei confronti degli altri organi costituzionali
dello Stato: Parlamento, Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale.
Infatti la nuova legge elettorale, che riguarda l’elezione della Camera dei
deputati, la quale in molte materie, in particolare ad esempio in materia di
economia e lavoro, avrà l’ultima parola, consegna una solida maggioranza
parlamentare al partito che, o avendo
raggiunto il 40% dei voti alle elezioni o anche non avendo raggiunto tale
soglia di voti ma avendo vinto il ballottaggio
tra i due partiti che hanno raggiunto più voti, abbia vinto le elezioni. Quindi un solo partito, anche non raggiungendo
la maggioranza assoluta (oltre il 50% dei voti) alle elezioni, e addirittura
rimanendo molto lontano da essa (nel caso si proceda al ballottaggio) potrebbe
esprimere un governo, accordandogli la fiducia, e cambiare profondamente la
vita sociale, con meno possibilità per la gente di opporvisi efficacemente e
rapidamente. In alcune materie, in particolare nelle riforme costituzionali, è
previsto però che si legiferi con il concorso delle due Camere, quindi anche
del Senato. Tuttavia bisogna considerare che anche l’elezione dei consiglieri
regionali e dei sindaci, tra i quali saranno scelti i nuovi senatori, si svolge
con procedure che prevedono premi di maggioranza: quindi è possibile che un
medesimo partito di maggioranza solo relativa,
non assoluta, e anche piuttosto esigua, in termini di voti elettorali, ma di
maggioranza assoluta in termini di membri nelle assemblee regionali e nei
consigli comunali, come anche alla Camera dei Deputati, arrivi a controllare l'intero il Parlamento. A quel punto sarebbe nelle sue
mani l’intera Costituzione, anche nei suoi principi fondamentali. Se poi si
trattasse di un partito controllato da una o da una cerchia di poche persone,
come è accaduto e accade nella politica
italiana contemporanea, fortemente personalizzata intorno a leader di partito (si parla di partiti personali), è
possibile che tutta la vita dello stato e i suoi principi fondamentali
finiscano per essere determinati da oligarchie (i cerchi magici) piuttosto ristrette, senza reale possibilità per la
gente di influire sul corso politico. E’ vero che si saprà subito chi ha vinto,
ma potrebbe non essere tanto bello scoprirlo. Dipenderà dai progetti politici
di chi ha vinto e qui, oggi, sorgono dei problemi. Perché sembra difficile alle
parti politiche che attualmente si contendono il potere precisare i dettagli
delle loro proposte politiche. Si parla sempre di riforme, ma, al dunque, come saranno queste riforme non si sa. Sembra
quasi che si proponga agli elettori di accettare una cambiale in cui lo spazio relativo all'importo è lasciato in bianco, per cui non si sa bene
che cosa attendersi dal futuro.
Una persona decisa, determinata, con una
certa fascinazione popolare, come ne sono nate in Italia in passato, potrebbe
utilizzare gli effetti dell’associazione tra riforma costituzionale e nuova
legge elettorale per la Camera dei deputati per rafforzare un proprio potere
personale e cambiarci la vita profondamente? Senz'altro sì. Potrebbe essere in meglio o in peggio, naturalmente. Ma se fosse in peggio sarebbe più difficile
contrastarlo. Questo perché controllando una maggioranza parlamentare
significativa il Governo espresso da un solo partito, il partito del suo leader, avrebbe anche mano libera nel
cercare controllare l’informazione pubblica, attraverso la quale i cittadini si
formano opinioni politiche. E avrebbe buone possibilità di successo. Le
elezioni, a quel punto, ci sarebbero ancora, periodicamente, ma sarebbe più
difficile per la gente capire che cosa sta succedendo e reagire. Ed è stato
notato che, già ora, in televisione le ragioni dei contrari alla riforma
costituzionale sottoposta a referendum hanno poco spazio e che le informazioni sull'attività del Governo hanno la preponderanza. Verificate: in base all'informazione che avete avuto dalle televisioni, siete riusciti a farvi
un’idea di che cosa precisamente tratti
la riforma costituzionale sottoposta a referendum?
E’
stato osservato (Bauman) che viviamo in una società atomizzata, in cui ognuno
sta per sé e tutti sono contro tutti. I legami tra di noi si fanno più labili.
Le conseguenze si sono fatte sentire, ad esempio, sulla stabilità delle
famiglie. Ma è cosa che si può
constatare facilmente in tutte le realtà sociali, ad esempio in una parrocchia
come la nostra. Ci si stanca facilmente degli impegni di lunga durata. E quando
se ne assume uno, subito sembra troppo oneroso e si pensa come liberarsene.
I più giovani vivono una parte importante
della loro vita interagendo telematicamente sul WEB. Lì uno può illudersi di
essere onnipotente, di poter cancellare la realtà, ed anche le persone,
pigiando sull’icona “elimina”. Si può rapidamente uscire da un gruppo ed
entrare in un altro. La realtà virtuale è un gioco che possiamo costruire,
interamente nelle nostre mani. Ma la realtà sociale, quella dalla quale
dipendono le nostre vite, la casa, il lavoro, il pane, non è così. Certe scelte che si fanno non possono poi
essere cambiate tanto facilmente. Quindi, affrontare il referendum
costituzionale con lo stesso spirito con cui si interagisce sul WEB è
pericoloso.
Se, riflettendoci, si capisce che sarà
difficoltoso cambiare gli effetti di una nostra decisione, si cerca di
ragionarci su bene. E’ quello che si dovrebbe fare, ad esempio, sposandosi,
decidendo di fare o di non fare un figlio, di aderire ad una fede religiosa o
di lasciarla, o scegliendo un corso di
studi superiori o un lavoro. Il tasto elimina
in queste cose non c’è.
E’ lo stesso per una riforma costituzionale:
cambierà la società che ci consente di vivere. Potremo poi sognarne un’altra
giocando sul WEB, ma quest’ultima rimarrà sempre un sogno.
Mentre gli effetti di un’elezione politica di
solito si esauriscono entro le successive elezioni, quelli di una riforma
costituzionale sono di lunga durata. Anche senza dover fare un colpo di stato
alla Pinochet e senza brutalizzarci ammazzandoci, un pugno gente decisa, a cui
noi abbiamo aperto la strada, potrebbe cambiarci molto la vita. E bloccarla,
cambiando nuovamente la Costituzione, potrebbe divenire molto, molto difficile,
se non impossibile, se lo si dovesse fare mediante maggioranze parlamentari
controllate proprio da quelli che si vorrebbe contrastare e con un’informazione
pubblica da loro controllata.
Concludo osservando che, se è vero che la svolta politica (l’avvio delle riforme) che si prefiggono i fautori della
revisione costituzionale si produrrà dall'associazione degli effetti della
riforma costituzionale e di quelli della riforma elettorale attuata con legge
ordinaria, il quesito proposto agli elettori non è completo, riguardando solo
la riforma costituzionale. Infatti se la
legge elettorale per la Camera dei deputati fosse diversa ci si potrebbe
determinare diversamente anche sulla riforma costituzionale. E ancora:
indipendentemente da come andrà il referendum, gli effetti della riforma
costituzionale potrebbero essere cambiati cambiando la legge elettorale per la
Camera dei deputati. Non sarebbe stato meglio inserire anche nella riforma
costituzionale qualcosa sul sistema elettorale della Camera dei deputati,
tenendo conto, in particolare, che una precedente legge elettorale, quella del
2005, è stata dichiarata parzialmente incostituzionale nel 2014? In modo da dare modo ai cittadini di esprimere un giudizio
completo su tutta la materia di questa che è proposta come la riforma delle riforme, la riforma che dovrebbe aprire la strada a tutte le altre
riforme, che però, allo stato, non si sa
quali saranno, sia perché i capi dei
partiti non ce lo precisano sia perché dipenderanno da chi riuscirà a
conquistare la maggioranza parlamentare e quindi il governo della nazione.
Di questi tempi ci cominciamo a rendere conto
che la società atomizzata, quella fatta da individui che si ritengono
onnipotenti e che pensano che la realtà intorno a loro possa essere cancellata
con una specie di tasto “elimina”, non produce una buona politica. Da che cosa
e, soprattutto, da chi dipende la politica in democrazia? Dipende da tutti noi, non come singoli però, ma nei legami che riusciamo a creare e a mantenere con gli altri.
E’ infatti una realtà sociale, vera non virtuali, che richiede di stringere e rafforzare legami effettivi e stabili tra le persone e i gruppi. Bisogna conoscere altra gente, imparare a dialogare con gli
altri, ad esaminare le questioni realisticamente e razionalmente. La nostra
vita non si svolge in un video-gioco. E’ cosa a cui siamo stati chiamati anche
in religione: è questo il senso, in realtà piuttosto misconosciuto in genere,
degli argomenti proposti nell'enciclica Laudato
si’. Ecco che l’Azione Cattolica ha quindi progettato un percorso formativo
specifico fin dai suoi piccolissimi.
Ne ho scritto nei precedenti interventi. Dovremmo forse sentirne la necessità
anche in una realtà sociale come la parrocchia. Tra le cose in ballo, nelle
possibili riforme, ci sono anche i
diritti religiosi. Ma, nonostante il grande impegno dei sacerdoti, sembra tanto
difficile raccogliere gente che abbia ancora voglia di impegnarsi in attività
come questa. E questo nonostante il ruolo importantissimo che il movimento
politico espresso da nostre persone di fede ed ispirato alla dottrina sociale
ha avuto nella storia repubblicana dal secondo dopoguerra.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
