domenica 3 aprile 2016

Storia

Storia

  Nei testi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, costituiti nella massima parte da documenti diffusi dai Papi e da documenti del Concilio Vaticano 2° e, in misura molto minore, da documenti diffusi dai vescovi italiani e da Conferenze episcopali di altre parti del mondo, non si trova in genere un’analisi storica dei problemi politici. Questo li rende insufficienti per una formazione alla politica di persone di fede. Ed è stato invece molto apprezzabile che nel primo della serie degli incontri del ciclo Immìschiati si siano fatti precisi riferimenti storici, sia pure necessariamente sintetici, trattandosi di un evento da condensare in un’ora.
  La storia è un problema, perché implica anche un giudizio sui propri referenti culturali, se non addirittura su sé stessi. Richiede un’autocritica che in genere si è poco disposti a fare. Questo in particolare è vero per i nostri capi religiosi supremi, piuttosto inclini ad autocelebrarsi e a porsi sugli altari, come è avvenuto  con due Papi come Giovanni Mastai Ferretti, regnante in religione come Pio 9° dal 1846 al 1878, fiero avversario del liberalismo e del nazionalismo italiano, e Giuseppe Sarto, che represse i moti di riforma religiosi manifestatisi a inizio Novecento in Europa  e si oppose allo sviluppo di un’ideologia politica democratico cristiana. Sugli altari anche i Papi del Concilio, Angelo Roncalli e Giovanni Battista Montini, e il Papa che del Concilio, nel suo lungo regno religioso dal 1978 al 2005,  volle dare un’interpretazione autentica, avversando quelle da lui ritenute devianti, vale a dire Karol Wojtyla.  Ma senza autocritica non c’è storia veritiera e la storia non veritiera non è storia, ma propaganda e non serve a nulla come formazione alla politica.
 E’ credibile che i Papi non abbiano mai sbagliato  nelle loro politiche? Così sembra, a leggerne le celebrazioni. Non si sta qui a discutere della loro buona o cattiva fede o della loro santità, vale a dire dell’aderenza di vita alla loro fede. Non giudichiamo la loro vita, ma le loro politiche. Sbagliare in politica significa interpretare male il proprio tempo, non accettarne una visione realistica, rimanere inutilmente legati a schemi del passato e, soprattutto, causare effetti storici che aumentino la conflittualità, l’instabilità, l’insicurezza, l’intolleranza, l’incapacità di includere le diversità antropologiche e culturali  e, in definitiva, la sofferenza delle società umane. Sotto questo profilo, mi pare che non siano molte le volte in cui i Papi, in politica, ne abbiano imbroccata una veramente giusta. Volete che faccia degli esempi? E perché? La politica non è, o almeno non dovrebbe essere, cosa da Papi, lo insegnano loro stessi.  E, allora, perché fissarci sui Papi? Uno dei primi obiettivi per la formazione politica di una persona di fede dovrebbe essere, a mio parere, il liberarsi del papismo politico. Se non lo si fa, sembra che gli errori politici siano avvenuti solo per colpa dei Papi. Ma non è stato quasi  mai così. C’era un mondo di persone di fede, un popolo di fede, sotto di loro ed è da lì che essi hanno preso lo spunto e anche la materia per i loro interventi politici. E’ stato così anche, ad esempio, per le posizioni verso la politica democratica: c’erano fedeli che l’avversavano e fedeli che volevano promuoverla. Storicamente i Papi si misero prima a capo dei primi e poi seguirono gli altri. Solo due gravissimi errori politici sono attribuibili esclusivamente a loro: l’aver ordinato, sotto vincolo di obbedienza canonica, alle persone di fede italiane di non partecipare alla politica democratica del Regno d’Italia dal 1868 al 1913, regnanti il Mastai Ferretti, il Pecci e il Sarto (il quale, pure, sul finire del suo regno religioso attenuò il divieto)  e il cedimento al fascismo mussoliniano attuato con i Patti Lateranensi del 1929, del quale fu responsabile il papa Achille Ratti.  Per il resto, la responsabilità di tutto ciò che si arriva a considerare (naturalmente con il senno del poi) come un errore politico nell’era contemporanea, ad esempio la repressione della politica ispirata dalla fede nell’America Latina, è stata da loro condivisa con l’intero  popolo di fede. L’obbedienza acritica ai Papi non ci ha preservato e non li ha preservati da quegli errori politici. Anzi, spesso è per obbedienza che abbiamo condiviso la responsabilità di certi errori politici. L’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, scrisse Lorenzo Milani.
  Ma è possibile non sbagliare  in politica, nel senso che ho precisato? No, non è mai veramente possibile, in particolare quando si parla di politica che riguarda le masse, collettività enormi. Non lo è perché, quando si tratta di eventi di massa,  non è possibile calcolare in anticipo tutti gli effetti che una politica produrrà: se ne possono prevedere realisticamente solo alcuni, i maggiori. Di questo chi fa  politica dovrebbe essere sempre ben consapevole. La disponibilità a correggersi imparando dall'esperienza storica è una delle principali doti di un politico.   Quello che occorre  è quindi la capacità di osservare continuamente e realisticamente la società per apportare delle continue correzioni ai progetti politici in corso di attuazione, imparando dall’esperienza storica. Ma come fare se nella dottrina sociale la storia, e quindi l’esperienza storica, non c’è? Bisogna integrare.
  Una delle prime cose da fare, se ci si propone di immischiarsi  in politica, è di maturare una realistica coscienza storica contemporanea, che è come dire riprendere i libri di storia dei due ultimi anni delle superiori e ripassare o  studiare, se su certi argomenti a scuola si è sorvolato.
  Nella mia libreria ho ancora i libri di storia del liceo. Gli ultimi tre anni ho studiato sui manuali di un grande storico del cattolicesimo italiano, Gabriele De Rosa, morto nel 2009. Oggi quei testi non sono più in commercio. Li si trova solo usati e non sono aggiornati agli eventi storici più recenti.
  Ai ragazzi delle scuole superiori e agli universitari consiglio di non vendere o buttare i loro manuali di storia e di riprenderli in mano, questa volta non per prepararsi ad una interrogazione, ma per interrogarli sul senso politico della storia recente, in particolare riguardo alle vicende delle nostre collettività di fede e al loro ruolo nella storia nazionale ed europea. Agli altri consiglio i volumi 2 (ISBN: 9788842110477) e 3 (ISBN: 9788842110484) del corso di storia per scuole superiori Nuovi Profili Storici  di Giardina - Sabbatucci - Vidotto, edizione Laterza, che comprendono la storia dal 1650 ad oggi, con particolare cura alle ideologie politiche. Questi testi vanno poi integrati con i dati più particolareggiati che, su ogni argomento, oggi è possibile acquisire abbondantemente  su WEB, ad esempio agli indirizzi Treccani <http://www.treccani.it/enciclopedia/> e <http://www.treccani.it/biografie/>, che contengono testi molto affidabili.
  Oh ma come è difficile!, mi si potrebbe obiettare. Non basta il Vangelo? Non basta, per immischiarsi  in politica. Non basta fare quello che vuole il Papa? Non basta, in politica, perché gli stessi Papi hanno bisogno del nostro aiuto per non sbagliare, e lo dicono. "Se sbaglio, mi correggerete", disse il Papa Wojtyla affacciandosi per la prima volta su piazza San Pietro, e si capì bene che non parlava solo del suo italiano di polacco. Parlando come i saggi dell’ultimo Concilio: occorre,  noi tutti,  imparare a scrutare i segni dei tempi. E’ un lavoro impegnativo, ma indispensabile quando si vuole lavorare in politica,  e richiede di uscire dal micromondo familiare casa-chiesa dove, a volte, ci sentiamo tanto sicuri. E, allora, per pigrizia qualche volta ci barrichiamo in esso e addirittura vorremmo che gli altri facessero lo stesso. E attorno creiamo fantasiose mitologie, figurandoci ad esempio di essere come tribù nell’antica Palestina. La fede così diventa una specie di parco a tema  biblico con tanti figuranti. Si vive come in un sogno. Il confronto con la realtà, allora, può essere scioccante.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli