mercoledì 13 aprile 2016

Solidarietà

Solidarietà

 I ricchi lavoravano troppo poco perché le tasse erano troppo alte, perché mancavano incentivi, perché non valeva la pena di lavorare di più, cioè, perché erano troppo poveri. I poveri lavoravano troppo poco perché ricevevano troppo denaro dallo Stato […] cioè perché erano troppo ricchi. La soluzione? Se i ricchi erano troppo poveri e i poveri troppo ricchi, la soluzione è ovviamente quella di togliere denaro ai poveri e darlo ai ricchi.

citazione che ho trovato in Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia,  a cura di Albero Melloni, Il Mulino, 2014, €38,00 (testo che richiede una cultura post-universitaria), nel contributo di Fulvio De Giorgi, La conoscenza religiosa nella scuola oltre ogni rischio di religione civile.  Il pensiero è attribuito da De Giorgi all’economista statunitense John Kenneth Galbrait (1908-2006), ma senza citare l’opera da cui è stato tratto.
*******************************************************************************

 A partire dagli anni ’80 del secolo scorso la politica occidentale si è sviluppata, inizialmente nel confronto/scontro con i sistemi socialisti dell’Europa Orientale e dell’Asia continentale, secondo l’ideologia economica sintetizzata da Galbrait nel brano che ho sopra trascritto. Tuttora segue questa impostazione. Essa tende a ridurre le politiche basate sulla solidarietà, che significa considerare i problemi degli altri come propri problemi e cercare soluzioni per sostenere chi sta peggio. Meno solidarietà produce più diseguaglianza sociale.
   Negli anni '80, nella Polonia dominata dai comunisti e dai cattolici guidati da Karol Wojtyla, il principale movimento politico di opposizione animato dai cattolici, formalmente un sindacato in quanto a quei tempi la politica polacca aveva molte limitazioni, si chiamava Solidarietà.  Caduto il regime comunista e strutturato lo stato secondo criteri democratici occidentali, tanto che la Polonia oggi è parte dell’Unione Europea, la solidarietà ha avuto molto meno corso in quella nazione.  E’ un fenomeno che ha interessato praticamente tutte le nazioni un tempo dominate da regimi comunisti, Russia in primo luogo.
 Quando si parla di politica occorre prendere una posizione su questi temi, tenendo presente che si tratta di argomenti conflittuali, come gli interessi che stanno alla loro base.
 I socialisti ritenevano che società basate sul progressivo accentuarsi della diseguaglianza economica fossero votate alla disgregazione, per dare vita a sistemi sociali più giusti. Le nuove democrazie europee sviluppatesi dalla metà degli anni Quaranta del secolo scorso hanno accettato questa lezione e hanno apportato dei correttivi in senso solidaristico. E’ il sistema politico-economico che viene chiamato stato del benessere. In Italia esso guidò a lungo l’azione politica della Democrazia Cristiana, il partito cristiano, di Alcide De Gasperi, Giuseppe Dossetti, Aldo Moro e altri. Lo stato del benessere  italiano, mediante l'azione politica dei democratici cristiani, trovò ispirazione anche nella dottrina sociale della Chiesa, che ha un’impostazione essenzialmente solidaristica. In politica, tuttavia, i cattolici espressero anche posizioni diverse:  furono quindi, e sono, attori politici che non seguirono solo l’impostazione solidaristica.
  L’Italia, ormai molto marginalizzata nel mondo Occidentale, ha seguito dagli anni ’80 la linea di politica economica che va sotto il nome di neo-liberismo e che si fa risalire alle politiche della britannica Margareth Thatcher (primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1980) e dei presidenti statunitensi Ronald Reagan (presidente dal 1981 al 1989), George H. W. Bush (presidente dal 1989 al 1993). Essa ritiene che la competizione economica in società produca vantaggi sociali, ad esempio migliore qualità e riduzione dei prezzi, e la favorisce. Ma nella competizione i più forti hanno la meglio e tendono a strutturare la società in modo da perpetuare il proprio dominio, limitando a loro vantaggio la competizione. I più forti, quindi, tendono a diventare sempre più forti, se non ci sono sufficienti correttivi sociali. Questo ha comportato un marcato incremento delle diseguaglianze sociali e la riduzione o degrado dei servizi di stato del benessere, in primo luogo la sanità. In questo periodo storico anche la gerarchia è stato un'attrice politica, come storicamente è sempre stata, e preteso di essere, fin dall’unità nazionale. Per varie ragioni, non ultimo il fatto che gli enti ecclesiastici italiani sono tra i maggiori proprietari immobiliari della nazione, essa, in genere, si è schierata prevalentemente nel campo della neo-destra politica, quella che ritiene un valore più importante la competizione della solidarietà, e ciò pur continuando senza dubbio a predicare il contrario. Dal punto di vista religioso le apparivano meno pericolosi i politici neoliberisti di quelli socialisti. Questo era il pensiero di Karol Wojtyla, nostro sovrano religioso per un tempo lunghissimo, anche se non mancò di criticare l'egoismo sociale dei sistemi politici neoliberisti. Le nostre collettività di fede hanno dunque una dottrina  e una  pratica  che non sempre appaiono coerenti in materia di solidarietà.
  Quando si parla di solidarietà, occorre prendere coscienza che non si potrà, da persone di fede, procedere sempre insieme. E bisogna capire quanta importanza si dà alla coerenza tra i principi proclamati e le politiche a cui si dà il proprio apporto.
Mario Ardigò - Azione cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli