venerdì 1 aprile 2016

Laicità

Laicità

[Dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa]

571.  L’impegno politico dei cattolici è spesso messo in relazione alla «laicità», ossia la distinzione tra la sfera politica e  quella religiosa. Tale distinzione «è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato raggiunto» (cita la Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, diffuso dalla Congregazione per la Dottrina della fede il 24-11-2002)

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  Se si vuole  avere solo un orientamento morale per la propria vita basato sulla fede religiosa, i testi della dottrina sociale della Chiesa, e lo stesso Compendio  che ho sopra citato possono essere utilizzati come manuali di vita buona. Se però ci si vuole immischiare  nella politica democratica ci vuole anche dell’altro, che non si trova in quei testi. Infatti in essi non si trova un manuale di laicità, uno dei fondamenti della politica democratica. Non c’è perché la laicità, come viene intesa nei sistemi costituzionali di tipo Occidentale, e innanzi tutto nella nostra Repubblica e nella nostra nuova Europa, richiede un’etica civile che diverge molto dal modello di  fedele-suddito che è ancora sostanzialmente alla base dell’ideologia politica della nostra gerarchia religiosa. Nello stesso Compendio la laicità viene presentata come qualcosa di accessorio in politica. Che invece sia tra i principi fondamentali della politica democratica lo hanno insegnato, in Italia, a due storiche sentenze della Corte Costituzionale del 1997 e del 2000. Essa è uno dei valori cardine dell’ordinamento costituzionale italiano. E purtroppo la nostra gerarchia religiosa costituisce ancora il principale ostacolo politico allo sviluppo di questo tipo di laicità democratica in Italia. E’ una lunga storia, che bisognerebbe conoscere: essa inizia con i processi democratici europei, a fine Settecento.
  Il termine laico  viene da una parola del greco antico che significa semplicemente appartenente al popolo.  Ha iniziato ad aver corso in Europa nel Trecento, per distinguere coloro che  non appartenevano al clero. Nell’attuale ordinamento ecclesiastico laico è il fedele cattolico che non è né diacono, né prete, né vescovo (vale a dire membro dell’ordine sacro) e che non appartiene a un ordine religioso o a una congregazione religiosa (che non è, ad esempio, frate o suora; monaco o monaca) (si veda la definizione che del termine laico si dà nella Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Lumen Gentium, al n. 31). Fino al Concilio Vaticano 2° (1962-1962) il laico aveva solo il dovere di obbedire in ogni cosa al clero, in particolare alla gerarchia religiosa, e il diritto di essere guidato da quest’ultima come gregge  docile. Dalla fine del Settecento le nuove democrazie cercarono di emanciparsi, nelle attività di governo, dall’ingerenza della gerarchia del clero, organizzata come un impero religioso, con criteri non democratici. Questo sviluppo era collegato anche alla volontà di riconoscere a ogni persona umana la medesima dignità sociale e a quella di rendere la comprensione dei fatti del mondo più aderente alla realtà, staccandola dai vincoli con la mitologia religiosa, secondo i propositi culturali del movimento denominato Illuminismo. Da questo deriva l’orientamento culturale e politico che è alla base dell’idea di laicità, come ai tempi nostri viene intesa, la quale evoca l’idea di un popolo che partecipa al dialogo democratico, alla base del governo  di tutti, senza prestare obbedienza acritica  a gerarchi religiosi, senza discriminare o privilegiare settori della società sulla base della fede religiosa e proponendo argomenti basati sulla realtà delle cose così come si manifestano, senza riferimenti alla mitologia religiosa. Il laici erano stati sempre la grande maggioranza del popolo di fede ed esprimere con il termine laicità quel processo democratico che ho descritto ha significato attendersi anche un analogo un processo di riforma religiosa.  Quest’ultimo  processo si  è manifestato anche all’interno della stessa nostra organizzazione religiosa, determinando il faticoso emergere del laico dalla condizione di suddito, ciò che si è prodotto a partire dal Concilio Vaticano 2°, centrato particolarmente sulla questione laicale. E’ stato riconosciuto una spazio di autonomia del laico di fede nell’agire in società e nella ricerca intellettuale e scientifica, perché  le realtà  temporali, vale a dire il mondo così com’è, come appare e può essere studiato, hanno le loro leggi  che non sono quelle della teologia. Il lavoro del laico, in questa concezione, dovrebbe appunto svolgersi in quelle realtà temporali, con autonomia. E’ solo da questo momento che la laicità  è divenuta un valore condiviso anche nelle nostre organizzazioni religiose. Esso tuttavia è ancora poco praticato in Italia. Perché non di rado la nostra gerarchia religiosa pretende ancora obbedienza acritica in diverse questioni temporali e se le si pongono obiezioni la prende molto male, accusa di laicismo  e di disobbedienza. Diffida dei laici autonomi, perché pongono obiezioni.
  L’attuale contesto di accentuato pluralismo religioso, una situazione veramente inedita in Italia, ha reso ancora più importante il tirocinio di laicità che è richiesto per la partecipazione alla politica democratica. Occorre proporre obiettivi politici sulla base di ragionamenti che tutti possano condividere, a prescindere dalla propria fede religiosa.
 Insomma, per immischiarsi  in politica, un laico di fede deve imparare la laicità e farne tirocinio. Da dove cominciare? Ad esempio dagli scritti di un maestro come Giuseppe Lazzati, pubblicati dall'editrice AVE dell'Azione Cattolica e da altri editori. Come il libretto di Carlo Maria Martini e Giuseppe Lazzati, "In politica da cristiani. Coscienza contemplativa e azione civile", editore In Dialogo, del 2011. Si trova nei negozi Mondadori e in altre librerie, anche telematiche.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli