venerdì 8 aprile 2016

Laicità, secolarizzazione e democrazia

Laicità, secolarizzazione e democrazia

 La laicità, vale a dire la neutralizzazione delle idee religiose in politica, per cui poi si costruiscono istituzioni politiche imparziali rispetto alle religioni, la secolarizzazione, vale a dire la distinzione tra potere politico e potere religioso basata su una analoga distinzione tra realtà naturali e soprannaturali, e la democrazia contemporanea, come potere politico universale basato sull’uguaglianza in dignità delle persone umane, sono strettamente legate: in particolare la democrazia come ai tempi nostri la intendiamo non può esistere che in un contesto laico e secolarizzato. Il paradosso eclatante è che il fondamento della democrazia contemporanea, l’uguaglianza in dignità delle persone umane e quindi poi la possibilità di pensare un bene comune  a tutte loro e  forme di convivenze pacificate universali si fonda su un presupposto di tipo religioso, assoluto, non dipendente dall’osservazione dei fatti della natura e delle società umane, vale a dire sull’uguaglianza in dignità delle persone umane, un valore che risulta evidente, come ritennero i rivoluzionari nord americani che crearono la prima democrazia del mondo moderno, solo in un’ottica religiosa.
  L’esperienza storica europea ha dimostrato che l’integrazione tra potere politico e potere religioso porta inevitabilmente a conflitti sociali e politici insolubili. Questo è avvenuto, appunto, nelle guerre a sfondo religioso, nella specie motivate dal conflitto religioso tra cattolici e protestanti, che travagliarono il nostro continente tra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento. L’idea di secolarizzazione, nel senso di distinzione tra potere religioso e potere civile emerse dal  processo di pacificazione politica che seguì quella fase di conflitto europeo, da cui scaturirono le potenze nazionali europee che dominarono il continente, e il mondo intero, fino alla Seconda guerra mondiale.
 La pace politica continentale richiede, dunque, democrazie laiche e secolarizzate, ma tuttavia animate da valori religiosi, quindi non dipendenti da come vanno le cose in genere, ma ispirati ad un’etica assoluta, per cui certe realtà non possano essere messe in discussione. Questo richiede una mediazione dei valori religiosi, perché possano entrare nel dialogo democratico svolto in un ambiente laico e secolarizzato.
 Nella nostra confessione di solito si dà un senso negativo ai concetti di laicità e di secolarizzazione. Ma la fede nel soprannaturale, in fondo, non c’entra molto. Il problema è come trovare un posto in politica, in società democratiche, al potere religioso di tipo feudale che domina le nostre collettività di fede. La soluzione è molto semplice: quel posto in politica non c’è. In un contesto  di democrazia moderna i nostri sovrani religiosi non devono pretendere di esercitare un potere politico e, aggiungo, i cittadini non devono riconoscerlo loro. Il metodo democratico, infatti, implica il rifiuto dell'obbedienza politica acritica a qualsiasi sovrano che pretenda di essere assoluto.
 Fin dal Medioevo, in particolare dal pensiero del domenicano Tommaso D’Aquino, vissuto nel Duecento, furono poste le basi per affermare l’autonomia del mondo della natura e delle società umane rispetto alle realtà soprannaturali. Tra il soprannaturale, da una parte, e la natura e le società umane, dall'altra, c’è la rivelazione contenuta nelle Scritture sacre. Ma è esperienza comune che le Scritture non possano, in genere, essere intese in modo completo e profondo senza una spiegazione, una attualizzazione. Certe volte le leggiamo e ci dicono poco o nulla, poi ci vengono spiegate e allora parlano. Ma quello che ci è stato spiegato c’era già prima o è frutto di quella particolare interpretazione? Quanto c’è dell’interprete in quello che ci viene spiegato? Questa è una questione teologica che qui non affronto. Ma certamente la gran parte dei problemi che ci sono venuti in politica dalla nostra religione è dipeso dalle particolari interpretazioni che si sono date alle Scritture sul rapporto tra il soprannaturale e il mondo della natura e le società umane.
 In religione ci sono ministeri specifici per l’interpretazione delle Scritture. Essi sono espressione di un potere religioso.
  Per sostenere religiosamente i valori della democrazia come oggi viene intesa occorre però un lavoro delle persone di fede che partecipano al confronto democratico che non può essere svolto da chi esercita un potere religioso. Ad esse compete una specifica opera di mediazione  culturale  dei valori religiosi nel contesto democratico. La devono svolgere con spirito democratico, vale a dire rispettando l’uguale dignità di tutti, che significa, ad esempio, non fare semplicemente azione di lobby religiosa, per coalizzare maggioranze religiose che impongano certe soluzioni ai non religiosi con la forza del numero a prescindere dal dialogo democratico, solo per il fatto contingente, e mutevole nel tempo, che in un certo tempo e in una certa società una religione sia maggioritaria. Questo significa, altresì, argomentare in modo che certe prospettive possano essere accettate anche non tenendo conto del soprannaturale.
  Ad esempio: si vieta il furto. C’è bisogno di fare riferimento a un comando divino?
  Ma questo vale anche per la questione del valore assoluto che si vuole attribuire alla persona umana. Sostenere che siamo creati uguali, come fecero i rivoluzionari nord americani nel Settecento non basta più. Viviamo in un contesto di pluralismo religioso, in cui la nostra fede coesiste con altre secondo le quali gli esseri umani non sono stati creati uguali: e tutte le persone di fede, qualunque essa sia, devono comunque coesistere politicamente, tra l’altro in ambienti sempre più popolati, in cui i contatti umani e quindi le occasioni di conflitto sono più frequenti. Il tema della pace, emerso nella dottrina sociale in particolare dagli scorsi anni Sessanta anche nei suoi aspetti specificamente politici oltre che morali, è il contesto in cui una riflessione laica  sul quel valore delle persone umane, di origine religiosa, può essere sviluppata in ambito e con metodi democratici. 

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli