Laicità,
secolarizzazione e democrazia
La laicità, vale a dire la neutralizzazione
delle idee religiose in politica, per cui poi si costruiscono istituzioni
politiche imparziali rispetto alle religioni, la secolarizzazione, vale a dire
la distinzione tra potere politico e potere religioso basata su una analoga
distinzione tra realtà naturali e soprannaturali, e la democrazia
contemporanea, come potere politico universale basato sull’uguaglianza in
dignità delle persone umane, sono strettamente legate: in particolare la
democrazia come ai tempi nostri la intendiamo non può esistere che in un
contesto laico e secolarizzato. Il paradosso eclatante è che il fondamento
della democrazia contemporanea, l’uguaglianza in dignità delle persone umane e
quindi poi la possibilità di pensare un bene
comune a tutte loro e forme
di convivenze pacificate universali
si fonda su un presupposto di tipo religioso, assoluto, non dipendente
dall’osservazione dei fatti della natura e delle società umane, vale a dire
sull’uguaglianza in dignità delle persone umane, un valore che risulta evidente, come ritennero i
rivoluzionari nord americani che crearono la prima democrazia del mondo
moderno, solo in un’ottica religiosa.
L’esperienza storica europea ha dimostrato
che l’integrazione tra potere politico e potere religioso porta inevitabilmente
a conflitti sociali e politici insolubili. Questo è avvenuto, appunto, nelle guerre a sfondo
religioso, nella specie motivate dal conflitto religioso tra cattolici e
protestanti, che travagliarono il nostro continente tra la metà del Cinquecento
e la metà del Seicento. L’idea di secolarizzazione, nel senso di distinzione
tra potere religioso e potere civile emerse dal processo di pacificazione politica che seguì
quella fase di conflitto europeo, da cui scaturirono le potenze nazionali europee che
dominarono il continente, e il mondo intero, fino alla Seconda guerra mondiale.
La pace politica continentale richiede,
dunque, democrazie laiche e secolarizzate, ma tuttavia animate da valori
religiosi, quindi non dipendenti da come vanno le cose in genere, ma ispirati
ad un’etica assoluta, per cui certe realtà non possano essere messe in
discussione. Questo richiede una mediazione
dei valori religiosi, perché possano entrare nel dialogo democratico svolto in
un ambiente laico e secolarizzato.
Nella nostra confessione di solito si dà un
senso negativo ai concetti di laicità e di secolarizzazione. Ma la fede nel
soprannaturale, in fondo, non c’entra molto. Il problema è come trovare un posto in politica, in
società democratiche, al potere religioso di tipo feudale che domina le nostre
collettività di fede. La soluzione è molto semplice: quel posto in politica non c’è. In un
contesto di democrazia moderna i nostri sovrani religiosi non devono pretendere di esercitare un potere politico e, aggiungo, i cittadini non devono riconoscerlo loro. Il metodo democratico, infatti, implica il rifiuto dell'obbedienza politica acritica a qualsiasi sovrano che pretenda di essere assoluto.
Fin dal Medioevo, in particolare dal pensiero
del domenicano Tommaso D’Aquino, vissuto nel Duecento, furono poste le basi per
affermare l’autonomia del mondo della natura e delle società umane rispetto
alle realtà soprannaturali. Tra il soprannaturale, da una parte, e la natura e le società
umane, dall'altra, c’è la rivelazione contenuta nelle Scritture sacre. Ma è esperienza
comune che le Scritture non possano, in genere, essere intese in modo completo e profondo senza una
spiegazione, una attualizzazione. Certe volte le leggiamo e ci dicono poco o
nulla, poi ci vengono spiegate e allora parlano.
Ma quello che ci è stato spiegato c’era già prima
o è frutto di quella particolare interpretazione? Quanto c’è dell’interprete
in quello che ci viene spiegato? Questa è una questione teologica che qui non
affronto. Ma certamente la gran parte dei problemi che ci sono venuti in
politica dalla nostra religione è dipeso dalle particolari interpretazioni che
si sono date alle Scritture sul rapporto tra il soprannaturale e il mondo della natura e le società umane.
In religione ci sono ministeri specifici per l’interpretazione
delle Scritture. Essi sono espressione di un potere religioso.
Per sostenere religiosamente i valori della
democrazia come oggi viene intesa occorre però un lavoro delle persone di fede
che partecipano al confronto democratico che non può essere svolto da chi esercita un potere religioso. Ad esse compete una specifica opera
di mediazione culturale
dei valori religiosi nel contesto
democratico. La devono svolgere con spirito democratico, vale a dire
rispettando l’uguale dignità di tutti, che significa, ad esempio, non fare semplicemente azione di lobby religiosa, per coalizzare maggioranze religiose che impongano certe soluzioni
ai non religiosi con la forza del numero a prescindere dal dialogo democratico,
solo per il fatto contingente, e mutevole nel tempo, che in un certo tempo e in
una certa società una religione sia maggioritaria. Questo significa, altresì, argomentare
in modo che certe prospettive possano essere accettate anche non tenendo conto
del soprannaturale.
Ad esempio: si vieta il furto. C’è bisogno di
fare riferimento a un comando divino?
Ma questo vale anche per la questione del
valore assoluto che si vuole attribuire alla persona umana. Sostenere che siamo creati uguali, come fecero i
rivoluzionari nord americani nel Settecento non basta più. Viviamo in un
contesto di pluralismo religioso, in cui la nostra fede coesiste con altre
secondo le quali gli esseri umani non
sono stati creati uguali: e tutte le persone di fede, qualunque essa sia,
devono comunque coesistere politicamente, tra l’altro in ambienti sempre più
popolati, in cui i contatti umani e quindi le occasioni di conflitto sono più
frequenti. Il tema della pace, emerso nella dottrina sociale in particolare dagli scorsi anni Sessanta anche nei suoi aspetti specificamente politici oltre che morali, è il contesto in cui una riflessione laica sul quel valore delle persone umane, di origine religiosa, può essere sviluppata in ambito e con metodi democratici.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli