venerdì 4 marzo 2016

Riformare dal basso

Riformare dal basso

Mi permetto anche di auspicare che, nella diocesi che le è affidata, lei intenda aprire un dialogo ecclesiale anche con i credenti che non vogliono smarrire la loro originale identità e che insieme vogliono essere liberi; tanti credenti identitari tra i quali non mancano quanti hanno sofferto per sue posizioni, teologiche e non, ritenute rigide nella tradizione e nel moderatismo.
[Achille Ardigò, dalla lettera aperta all'Arcivescovo di Bologna, pubblicata su La Repubblica il 25-9-01]



 I documenti del Concilio Vaticano 2° appaiono datati dove hanno mantenuto la pesante struttura feudale della nostra gerarchia del clero. Del resto furono un prodotto di quella stessa gerarchia. Essa si è dimostrata incapace di una autoriforma.
 In sede locale bisogna sempre avere a che fare con un qualche principe religioso: può andar bene o può andar male.
 A mio zio Achille sarebbe piaciuto il nuovo arcivescovo di Bologna, ma è morto prima che arrivasse.
  La riforma, come tutte le vere riforme, non può che partire dal basso. Ma anche lì ci sono problemi.
  La partecipazione di tutti fa paura. Non si è fatto sufficiente tirocinio del metodo democratico, che la consente. E anche la parola “democrazia” è vista con sospetto in religione.
 La retorica dell’obbedienza e della rinuncia a sé stessi spinge chi ci crede alla passività, ad essere solo massa di manovra.
 E i laici spesso imitano il clero nel costruire gerarchie feudali.
 Questo poi comporta un enorme spreco di quelle che gli aziendalisti chiamano risorse umane e che poi sono semplicemente persone, che vengono emarginate e silenziate quando non fanno mostra, almeno formalmente, di conformismo.
 E’ una delle malattie del corpo sociale religioso che uno come Küng diagnostica da tanto tempo nei suoi libri. E ha avuto un sacco di problemi per questo. Una piaga, direbbe uno come Rosmini, e anche lui ebbe un sacco di dispiaceri per questa sua posizione.
 E’ possibile cambiare?
 E’ possibile. Ci si può provare.
 A livello parrocchiale nessuna autorità deve pretendere di essere indiscussa. Bisogna poter discutere su tutto e su tutti. Nessuna  obbedienza  deve essere pretesa o concessa acriticamente. Nessuno deve farsi lecito di lanciare anatemi verso qualcun altro. Discutendo è possibile arrivare alla  concordia discors, all’armonia tra gente che la pensa diversamente su molte cose ma che converge su altre, le più importanti, e che allora arriva a collaborare e perfino, sperimentando la solidarietà reciproca, a volersi veramente bene, non a chiacchiere sparlandosi poi alle spalle secondo l’uso clericale. Di questo bisogna fare tirocinio fin da piccoli. E’ cosa che deve entrare nel catechismo, fin dall’infanzia.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli