Primo incontro dell’evento Immìschiati
sulla dottrina sociale della Chiesa: la persona
Resoconto
dell’incontro
1. Ieri sera in sala
rossa si è tenuto il primo incontro dell’evento Immìschiati, che la parrocchia
propone per avvicinare alla bellezza della dottrina
sociale della Chiesa.
Non si è potuto utilizzare il teatro, come
annunciato durante le Messe, perché occupato dall’allestimento di altro evento
programmato per il giorno successivo, mi è stato detto, senza coordinarlo con
l’iniziativa parrocchiale. Così si è stati piuttosto stretti. L’episodio rivela
ancora qualche difficoltà tra noi a comprendere la differenza tra il semplice abitare la parrocchia, al mondo di un condominio, e il parteciparvi al modo di una
comunità. Di fatto uno spazio comune in cui era programmata un’importante
attività parrocchiale inaspettatamente non è stato più disponibile.
Hanno parlato due giovani professori di
università pontificie, un uomo e una donna, e un ragazzo studente di
giurisprudenza. Non era previsto un dibattito, ma, dopo cinque incontri se ne
farà un sesto in cui ci sarà la possibilità di intervenire. Siamo stati quindi
invitati a annotarci domande e impressioni (cosa che ho fatto di seguito, nella
sezione “Mie osservazioni”).
L’incontro si è articolato in filmati e
spiegazioni da parte dei relatori.
Le prime immagini sono state quelle del papa
Francesco che invitava a fare politica, a immischiarsi nella politica. La
politica è una manifestazione della carità, ha detto, come già i suoi
predecessori Ratti e Montini. Perché si pensa che sia una cosa sporca? Forse
perché i cristiani se ne sono tenuti lontano (annoto: può sembrare strano
sostenerlo in una nazione come l’Italia dove un partito cristiano è stato egemone del 1948 al 1994).
Il primo relatore, un professore della vicina
Università Salesiana, ha spiegato che la dottrina sociale non è di destra né di
sinistra e nemmeno una cosa intermedia tra quella due. Ha radici profonde nella
nostra fede. Di solito viene considerata noiosa perché è sovraccaricata di concetti e testi
difficili, ma è bella come la nostra fede, perché ne è una
manifestazione.
La dottrina sociale non è ideologia perché
tiene conto della realtà vera degli esseri umani. Per renderne l’idea ci è
stato presentato un filmato in cui si raccontava la storia di un neonato fatto
nascere prima per farlo incontrare con il padre morente per una malattia cerebrale.
E’ l’incontro tra persone concrete, vive, che conta.
Ha poi preso la parola il giovane studente in
diritto il quale ha spiegato che in politica si è partiti da due concezioni
sull’uomo: una che riteneva che fosse originariamente cattivo (che può essere
rappresentata dal pensiero del filosofo inglese del Seicento Thomas Hobbes) e
che quindi richiedesse uno stato forte e invadente per contenerne la malvagità;
l’altra che riteneva che fosse originariamente buono e che quindi l’invadenza
dello stato dovesse essere contenuta al minimo (e ha citato il filosofo inglese
del Seicento John Locke). Le politiche basate sulla prima concezione
inseriscono gli esseri umani in una sorta di ingranaggi sociali in cui
l’individuo conta solo perché partecipa all’insieme, come un mattone in un
edificio. Quelle basate sull’altra concezione vedono l’essere umano solo nella
sua individualità, separato dagli altri dalla sua libertà.
Le concezioni individualistiche, promosse dal liberalismo, ci spingono a
disinteressarci delle sofferenze degli altri, a non sentirsene responsabili. Si
tratta di una concezione di libertà senza responsabilità. Il suo ambiente sociale naturale è il mercato, in cui il valore è stabilito da una contrattazione e ha per fine di consentire degli scambi tra equivalenti. Chi non può partecipare al mercato, i sofferenti ad esempio, non ha valore.
Le altre, storicamente espresse dalle
politiche socialiste, portano a rendere gli esseri umani infinitamente
responsabili, comprimendo la sfera della libertà. L’essere umano è annullato
nell’ingranaggio sociale. E’ una responsabilità senza libertà.
La dottrina sociale insegna invece che
l’essere umano è persona e che la sua personalità si sviluppa nelle relazioni
con gli altri, ma senza esserne totalmente assorbito. Il valore infinito
attribuito alla persona umana, in quanto creatura, così come la sua dimensione
relazionale sono caratteristici della dottrina sociale. In quanto essere vivente in relazione la persona è responsabile verso gli altri, non può rinchiudersi in un
individualismo egoistico, ma non ne è nemmeno totalmente compresso. Il suo
valore preesiste alla relazione e la fonda. Non può essere annullato per
finalità sociali.
La professoressa ci ha poi spiegato che il
grande valore attribuito alla persone nella dottrina sociale dipende dall’unicità
di ciascuno di noi, per cui ogni persona è irriducibile alle altre in quanto
voluta da Dio. Ha ricordato la frase di Ireneo di Lione (Secondo secolo) “la
gloria di Dio è l’essere umano che vive”
Ci sono state poi presentate alcune sequenze
del film Shindler List, che racconta
la storia realmente accaduta di Oskar Shindler, il quale durante la Seconda
guerra mondiale riuscì a salvare un migliaio di ebrei, in Polonia, facendoli
figurare come lavoratori nella sua fabbrica. In quelle sequenza si vede
Shindler che riceve come dono dai salvati un anello in cui è incisa la frase
del Talmuld (la raccolta di antichi commenti e ragionamenti biblici utilizzata
per la formazione religiosa degli ebrei e organizzata tra il Secondo e il
Quinto secolo) “Chi salva una persona
salva il mondo intero”, e
poi piange rammaricandosi di non aver salvato più gente. Questo per rendere
l’idea del valore infinito attribuito dalla fede alla persone umane. Esso,
nella concezione di fede non deriva da un riconoscimento della società, ma da
Dio. Non siamo completamente nelle mani della società, non possiamo essere costruiti da essa. Siamo stati voluti da Dio e in questa la grande importanza di
ciascuno di noi e la ragione per cui, nella concezione della dottrina sociale
della Chiesa, non si vuole rinunciare a nessuno, neanche a coloro che per
qualche motivo appaiono imperfetti e addirittura all’essere umano ancora in
formazione, prima della sua nascita.
Ci è stato proposto, a questo proposito un
brano del film Gattaca - La Porta dell'Universo, in cui si vedono due genitori che, dopo aver avuto un
primo figlio con problemi fisici, ne programmano un altro, in un futuro ormai
non tanto lontano dalla nostra realtà, rivolgendosi ad un’impresa che riesce a costruirlo con certe caratteristiche
fisiche e libero da malattie, perché sia il meglio di loro due. Non è
questa la concezione della persona che ha la dottrina sociale della Chiesa.
Tutta la politica della dottrina sociale è centrata sul rispetto
della persona umana. Si dice che la dottrina sociale è sessista e fissata sulla questione dell’aborto, ma non
è così, secondo i relatori (anche se nel corso dell’incontro ai problemi dell’aborto
hanno dedicato molto spazio): tutto dipende dalla concezione dell’essere umano
come persona, per cui ci si sente responsabili
anche delle vite umane in formazione e si rifiuta di assumere atteggiamenti
egoistici, che facciano prevalere le proprie esigenze di sviluppo individuale
sulle vite degli altri.
E’ per la grande dignità che viene
riconosciuta in religione ad ogni vita umana, fin dal suo inizio, che la
dottrina sociale ci insegna a rifiutare l’aborto e ad accogliere in nuovi nati
quali essi siano. Il giovane docente universitario ci ha parlato della sua
recente esperienza di paternità e ci ha
mostrato immagini ecografiche video con il cuore pulsante della figlia. E’
questo, l’essere umano che vive, un cuore che batte, il centro della dottrina
sociale della Chiesa. La fede ci spinge ad accettarlo anche con suoi difetti.
Questo è alla base della sua visione politica come forma di carità centrata sull’idea
di bene comune, che sarà l’oggetto del
prossimo incontro. Ed anche la bellezza
di quella dottrina sociale.
Mie osservazioni (in vista del sesto
incontro)
2. Si è trattato di un primo incontro, necessariamente
schematico, con la dottrina sociale della Chiesa. Quest’ultima non è sorta a
fine Ottocento, con l’enciclica Le
Novità, del papa Pecci (Leone 13°), ma
in tempi molto più antichi, tra il Quarto e il Quinto secolo della nostra era e fu centrata sui
difficili rapporti tra la “città di Dio”, la civiltà ispirata dalla
fede in cui si vive secondo lo spirito, e
la “città terrena”, quella retta dai
rapporti di forze umani in cui si vive secondo la carne: questo è il cuore della questione sociale in un'ottica di fede, il motivo dello sviluppo di quella speciale teologia che definiamo dottrina sociale. “Città”, “polis” in greco,
da cui la parola italiana politica, che significa governo della città. Chi ha il potere di dire come costruire la
civiltà secondo la fede, come fare politica: l’imperatore civile o un imperatore religioso (l'alternativa democratica era all'epoca fuori del campo della cultura religiosa e lo rimase fino a fine Settecento)? In
merito ci furono opinioni diverse: lo scrittore Eusebio di Cesarea, vissuto in
Palestina nel Quarto secolo, riteneva che dovesse essere l’imperatore civile,
il vescovo di Roma Gelasio, vissuto nel Quinto secolo, pensava che dovesse
essere un imperatore religioso, che vedeva rappresentato nell’istituzione da
lui rappresentata, il papato all’epoca ancora agli esordi in questo campo. Lo
scrittore e vescovo nordafricano Agostino,
vissuto tra il Quarto e il Quinto secolo, affermò l’inconciliabilità tra la città di Dio e quella terrena, quest'ultima destinata a un giudizio
finale, così anche le persone avrebbero una doppia cittadinanza e dovrebbero
muoversi verso la città di Dio per
non essere condannati con la città
terrena.
Successivamente la dottrina sociale, nell’Europa
Occidentale, imparò la politica dall’impero Carolingio, dall’Ottavo secolo,
costruendo una visione organica della società in cui Cielo e Terra erano uniti
e il potere terreno era manifestazione di quello soprannaturale. Dall’Undicesimo
secolo questo portò alla creazione dell’istituzione papale come oggi la
conosciamo e la pretesa della nostra gerarchia del clero di dettare legge ai
principi terreni e religiosi, duramente e vivamente contrastata sia in un campo
che nell’altro. Per gran parte del secondo Millennio il problema politico principale della nostra dottrina sociale fu di
giustificare il dominio assoluto dei papi sul popolo e su ogni altro principe,
ogni altro capo civile o religioso. Questo generò un orrendo sistema di polizia
ideologica e politica, durato un tempo lunghissimo, dal Dodicesimo al
Diciannovesimo secolo, a cui pose fine l’avvento
dei regimi politici liberali. Dov’era la carità
in tutto questo? Fu la dottrina sociale del tempo a spiegarlo. Il popolo doveva essere
protetto da chi ne minacciava la salvezza spirituale. Così furono fatte fuori
grandi anime, come il domenicano fiorentino Giacomo Savonarola nel Quattrocento
e il domenicano campano Giordano Bruno nel Cinquecento, ed altre furono
insensatamente silenziate, come lo scienziato toscano Galileo Galilei, vissuto
tra il Cinquecento e il Seicento.
La dottrina sociale più recente, quella a cui
di solito ci si riferisce parlando di dottrina
sociale, vale a dire quella
inaugurata dal papa Pecci con l’enciclica Le
Novità del 1891, ha imparato da liberalismo e socialismo più di quanto in
religione si sia portati ad ammettere.
Il personalismo
dell’attuale della dottrina sociale della Chiesa ha incorporato il rispetto dell’individuo
predicato dal liberalismo, il quale esprime un'etica sociale molto esigente, che appunto riguarda il rispetto della persona umana. La conquista più importante che fu possibile
conseguire da questa ibridazione fu il riconoscimento dalla libertà di coscienza, che era negato
esplicitamente ancora nel magistero del papa Mastai Ferretti, a metà Ottocento,
colui che volle essere dichiarato infallibile
nel corso del Concilio Vaticano 1° e
al cui regno laziale fu posta fine ad opera delle truppe del Regno d’Italia,
nell’anno 1870. Oggi in questa conquista militare si arriva a riconoscere una
manifestazione provvidenziale, ma all’epoca non fu così. Il papato da allora
cercò di sottrare il popolo italiano agli invasori sabaudi ed è appunto questa
la ragione principale dello sviluppo della prima dottrina sociale in senso
moderno. Essa nacque in polemica con il liberalismo, ma anche con il
socialismo, che nell’Ottocento era agli esordi e che voleva che la politica
tenesse conto anche di chi stava peggio, non rassegnandosi all’ingiustizia
sociale, e riteneva che la liberazione degli oppressi non potesse farsi che da
loro medesimi, per cui era necessario iniziarli alla politica, che maturassero una coscienza politica.
Il
socialismo, così come il liberalismo, contrastava l’ordinamento feudale che la
nostra gerarchia si era data, in quanto non rispettoso del valore della persona
umana. Alla base di socialismo e liberalismo vi sono concezioni egualitarie
profondamente avversate, a lungo, dalla nostra gerarchia del clero, che invece
concepiva la società come un organismo, composto di parti diseguali, tutte necessarie
l’una all’altra, ma diseguali.
La dottrina sociale attualmente proclamata ha
imparato molto dal socialismo, là dove invita a tener conto di chi sta peggio e
a occuparsene attivamente, anche nell’attività politica. Le concezioni
socialiste sono alla base di una visione del potere politico inteso come servizio comunitario.
L’ibridazione tra dottrina sociale,
liberalismo e socialismo è recente e risale agli anni Trenta del secolo scorso,
in particolare con la filosofia/ideologia del personalismo comunitario espressa dal filosofo francese Emmanuel
Mounier (1905-1950). L’idea politica di persona, come essere sociale di inestimabile valore che si sviluppa nella relazione con gli altri, spiegata nel corso dell’incontro
di Immìschiati, risale sostanzialmente
al Mounier, ma anche all'esistenzialismo francese coevo. Si è operata una mediazione
culturale che ha avuto notevolissimi sviluppi a partire
dagli anni Sessanta, quando entrò a far parte della dottrina sociale della Chiesa,
con il Concilio Vaticano 2° e il magistero dei papi Roncalli, Montini e
Wojtyla. Città di Dio e città terrena si sono avvicinate.
Un altro campo di ibridazione è stato quello della
liberazione e promozione della donna, dove la dottrina sociale ha iniziato ad
accogliere, faticosamente perché proclamata da una gerarchia tutta al maschile,
alcune istanze femministe. L’immagine divina si va lentamente scostando da
quella maschile.
La dottrina sociale non è sessista? In realtà
lo è ancora abbastanza. La retorica della differenza
punta ancora a mantenere una certa
discriminazione nella dignità dei due sessi, a danno delle donne.
In
questo contesto si ha difficoltà a comprendere che la rivendicazione femminista
dell’aborto in ambito sanitario e legato alla determinazione della donna (libero e garantito),
nell’Italia degli anni ’70, non fu manifestazione di egoismo individualistico da
parte delle donne, ma della volontà di liberare il corpo delle donne dal
dominio sociale, ciò che le rendeva diverse dagli uomini, non soggetti a queste
pretese. Il doloroso (per le donne) fenomeno sociale dell’aborto era semmai
prodotto di una società maschilistica che non aveva creato le strutture e le
istituzioni per essere contemporaneamente libere e madri. Sono di questi giorni
polemiche su questo tema, dove a una politica è stato rimproverato di volere
essere candidata sindaca a Roma e madre. La polemica antiabortista viene quindi
solitamente utilizzata strumentalmente in ambito religioso per polemizzare
contro le rivendicazioni egualitarie delle donne e provengono dai settori
reazionari del pensiero sociale religioso. E qui fioccano gli insulti arrivando
a definire criminali le donne che decidono di abortire, colpite da
una scomunica automatica che non si affibbia nemmeno a certi veri criminali. Ma
le vite nascenti centrano poco con tutto questo, si coglie invece il vivissimo
risentimento verso le pretese delle donne di essere liberate da un dominio sociale che colpisce solo loro. Si proclama
il rispetto per ogni vita umana, ma è ancora tanto difficile, soprattutto nell’ambito
della dottrina sociale, rispettare veramente quelle delle donne. C’è ancora
molto da fare.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli