venerdì 18 marzo 2016

Molto più che una dottrina

Molto più che una dottrina

 La dottrina sociale  è diventata veramente importante nelle nostre collettività religiosa quando è diventata più di una  dottrina, più che teologia che pretendeva obbedienza acritica, e ha iniziato ad ammettere il contributo di tutti. Questo è avvenuto di recente, dagli anni Sessanta in poi, dopo il Concilio Vaticano 2° (1962-1965).
  In genere, però, gli artefici di quella dottrina ammettono di interloquire solo con gli esperti di discipline non teologiche, non con il popolo. Vogliono dei consiglieri qualificati. E’ così che sono nate le encicliche sociali, fin dalla prima, intitolata  Le novità, diffusa nel 1891 dal papa Gioacchino Pecci, regnante in religione come Leone  13°.
  Il confronto con il popolo è stato sempre piuttosto problematico nella nostra confessione religiosa. A lungo lo si preferiva allo stato di gregge, di docile  massa di manovra nelle mani della gerarchia del clero. Oggi lo si preferisce più attivo, ma comunque vi sono settori da dove lo si vuole tener fuori, stanze segrete in cui non dovrebbe entrare, affari di cui non dovrebbe impicciarsi. In realtà se ne diffida profondamente e lo si vede sempre sul punto dell’apostasia.
 La dottrina sociale  non nasce fin dall’inizio come è adesso, ha avuto un lungo sviluppo. Nacque in polemica con il liberalismo, il socialismo e la democrazia. Fu a lungo reazionaria in politica. Le sue  aperture  sorpresero appunto perché venivano da vecchi reazionari.
 Una dottrina sociale non reazionaria è quella diffusa fin dagli anni sessanta dall’episcopato latino americano riunito nel CELAM, il Consiglio Episcopale Latino Americano, a partire dall’assemblea plenaria svoltasi a Medellini, in Colombia, nel 1968. E’ da quell’esperienza che viene il nostro attuale vescovo e padre universale.
 La dottrina sociale  è stata importante in quanto e quando ha autorizzato  un pensiero sociale, vale a dire la collaborazione di tutti nell’ideare un mondo diverso, ispirato ai principi di benevolenza della nostra fede. In sostanza quando si è  democratizzata.
  Tra di noi non c’è un  solo pensiero sociale, ma ve ne sono molti e non tutti hanno un rapporto positivo con la società del nostro tempo, alcuni sono in aspra polemica con essa, altri sono vivamente reazionari.
 Da fine Ottocento non vi è stata neppure solo una  dottrina sociale, ve ne sono state molte. C’è stata la dottrina dell’umiliante compromesso con i fascismi storici e vi è stata quella dell’enciclica Pace sulla terra  del papa Roncalli (1963). All’inizio Novecento, l’enciclica sociale Serie discussioni sulla questione sociale, del 1902, diffusa del medesimo papa Pecci, negava che democrazia e fede potessero andare d’accordo, quella Il Centenario, del papa Wojtyla, del 1991, lo richiedeva.
  Così anche, vi è stato un sviluppo di vari pensieri sociali, compresenti nelle società.
 Ai tempi nostri, ad esempio, vi sono visioni sociali  fortemente divergenti, tra la gente di fede, sui temi della liberazione e promozione della donna, sulla famiglia, e sull’accettazione delle persone omosessuali. Anche questi sono temi  sociali.  Su di essi la dottrina sociale è in genere schierata in senso reazionario, propone la via del passato.
  Essenziale per sviluppare un pensiero sociale, un contributo di tutti al miglioramento della società secondo gli ideali di fede, è la capacità di operare una mediazione culturale, che significa fare i conti realisticamente con i tempi nuovi, con la società in cui si vive. Ma anche quella di sviluppare una capacità di  dialogo tra persone che la pensano diversamente, in modo da confrontare i diversi punti di vista e da sottoporli a verifica e se occorre a critica. Di questo occorrerebbe fare tirocinio in tutte le comunità di fede, cosa che in genere non avviene, perché si tratta di pratica che può creare problemi. In particolare porta le collettività fuori dello stato di semplice gregge, suscita pretese democratiche anche all’interno degli spazi religiosi. Questa però è la vera sfida del presente. Quindi, quando si inizia ad occuparsi di dottrina sociale  in una parrocchia come la nostra, come faremo da stasera, bisogna essere consapevoli che non si va solo per ascoltare, ma per iniziare a partecipare, e che non sarà facile, perché è cosa che da tanto tempo non si fa più da noi.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa, Roma, Monte Sacro, Valli