Molto
più che una dottrina
La dottrina
sociale è diventata veramente
importante nelle nostre collettività religiosa quando è diventata più di una dottrina, più che teologia che pretendeva
obbedienza acritica, e ha iniziato ad ammettere il contributo di tutti. Questo
è avvenuto di recente, dagli anni Sessanta in poi, dopo il Concilio Vaticano 2°
(1962-1965).
In genere, però, gli artefici di quella
dottrina ammettono di interloquire solo con gli esperti di discipline non
teologiche, non con il popolo. Vogliono dei consiglieri qualificati. E’ così che
sono nate le encicliche sociali, fin
dalla prima, intitolata Le novità, diffusa nel 1891 dal papa
Gioacchino Pecci, regnante in religione come Leone 13°.
Il confronto con il popolo è stato sempre
piuttosto problematico nella nostra confessione religiosa. A lungo lo si
preferiva allo stato di gregge, di docile massa di manovra nelle mani della gerarchia
del clero. Oggi lo si preferisce più attivo, ma comunque vi sono settori da
dove lo si vuole tener fuori, stanze segrete in cui non dovrebbe entrare,
affari di cui non dovrebbe impicciarsi. In realtà se ne diffida profondamente e
lo si vede sempre sul punto dell’apostasia.
La dottrina
sociale non nasce fin dall’inizio
come è adesso, ha avuto un lungo sviluppo. Nacque in polemica con il
liberalismo, il socialismo e la democrazia. Fu a lungo reazionaria in politica.
Le sue aperture sorpresero appunto perché venivano da vecchi
reazionari.
Una dottrina sociale non reazionaria è quella
diffusa fin dagli anni sessanta dall’episcopato latino americano riunito nel
CELAM, il Consiglio Episcopale Latino
Americano, a partire dall’assemblea plenaria svoltasi a Medellini, in
Colombia, nel 1968. E’ da quell’esperienza che viene il nostro attuale vescovo
e padre universale.
La dottrina
sociale è stata importante in quanto
e quando ha autorizzato un pensiero
sociale, vale a dire la collaborazione di tutti nell’ideare un mondo
diverso, ispirato ai principi di benevolenza della nostra fede. In sostanza
quando si è democratizzata.
Tra di noi non c’è un solo pensiero sociale, ma
ve ne sono molti e non tutti hanno un rapporto positivo con la società del
nostro tempo, alcuni sono in aspra polemica con essa, altri sono vivamente
reazionari.
Da fine Ottocento non vi è stata neppure solo una dottrina sociale, ve ne sono state molte. C’è
stata la dottrina dell’umiliante compromesso con i fascismi storici e vi è
stata quella dell’enciclica Pace sulla
terra del papa Roncalli (1963). All’inizio
Novecento, l’enciclica sociale Serie
discussioni sulla questione sociale, del 1902, diffusa del medesimo papa
Pecci, negava che democrazia e fede potessero andare d’accordo, quella Il Centenario, del papa Wojtyla, del
1991, lo richiedeva.
Così anche, vi è stato un sviluppo di vari
pensieri sociali, compresenti nelle società.
Ai tempi nostri, ad esempio, vi sono visioni sociali fortemente divergenti, tra la gente di fede,
sui temi della liberazione e promozione della donna, sulla famiglia, e sull’accettazione
delle persone omosessuali. Anche questi sono temi sociali. Su di essi la dottrina sociale è in genere schierata in senso reazionario,
propone la via del passato.
Essenziale per sviluppare un pensiero sociale, un contributo di tutti
al miglioramento della società secondo gli ideali di fede, è la capacità di
operare una mediazione culturale, che
significa fare i conti realisticamente con i tempi nuovi, con la società in cui
si vive. Ma anche quella di sviluppare una capacità di dialogo tra persone che la
pensano diversamente, in modo da confrontare i diversi punti di vista e da
sottoporli a verifica e se occorre a critica. Di questo occorrerebbe fare
tirocinio in tutte le comunità di fede, cosa che in genere non avviene, perché
si tratta di pratica che può creare problemi. In particolare porta le
collettività fuori dello stato di semplice gregge,
suscita pretese democratiche anche all’interno degli spazi religiosi. Questa
però è la vera sfida del presente. Quindi, quando si inizia ad occuparsi di dottrina sociale in una parrocchia come la nostra, come faremo
da stasera, bisogna essere consapevoli che non si va solo per ascoltare, ma per iniziare a partecipare, e che non sarà facile,
perché è cosa che da tanto tempo non si fa più da noi.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa, Roma, Monte Sacro, Valli