Giovani
in un mondo che cambia
In parrocchia abbiamo tanta nostalgia dei
giovani. Sappiamo che ce ne sono tanti, ma che non vengono più in parrocchia.
Chi rimane allora tra noi? Rimangono i bambini, alcuni genitori e i nonni.
Sembra quindi che la fede religiosa sia rimasta cosa per bimbi e per vecchi, vale
a dire per persone che sono ai margini della corrente sociale, o per non
esservi mai entrate o per esservi uscite.
Alla fine degli anni Sessanta il complesso
inglese dei Beatles, che tanto incise sul costume dei giovani di allora, che
sono poi ormai i nonni dei giovani di oggi, diffuse una canzone intitolata Se ne va di casa - She’s leaving home,
che raccontava una storia molto comune nell’Inghilterra di allora, di una
ragazza che scappava di casa. Succedeva anche negli Stati Uniti d’America, che
come ora come allora ci presentano la società occidentale come sarà qualche
decennio dopo, ma lì non se ne faceva un dramma. In un contesto europeo era
diverso. In Italia, a quei tempi, cominciava ad accadere.
La canzone presenta la cosa sotto due punti di
vista, quello della giovane e quello dei genitori. La voce di questi ultimi,
nei coretti del complesso, fa da contrappunto a quella
della giovane. La voce dei genitori, dopo aver letto il bigliettino di addio: “Se ne è andata, la nostra bimba se n’è
andata. Perché ci ha trattato così? Abbiano sacrificato tutto per lei. Abbiamo
lavorato duro. Non abbiamo pensato mai a noi stessi.” E la voce della ragazza: “E’ stata lasciata sola per tanti anni. Va cercando qualcosa che i soldi non possono comprare. Ha dentro
qualcosa che per tanti anni è stato rifiutato. Fa un passo ed è libera.”
Si
era in una società che stava cambiando in una certa direzione. Nel mondo di
allora i più giovani, anche quelli che non erano ancora arrivati ai vent’anni,
cominciavano a conquistare e sperimentare una maggiore autonomia ed erano
insofferenti verso una società che li inquadrava rigidamente. Una società
presidiata dalla religione. In Italia però, a differenza che nell’Inghilterra
anglicana, anche quest’ultima stava cambiando, e molto. Nella nostra parrocchia
c’erano all’epoca tanti giovani. Lo
attesta il libro di Bruno Bonomo sul nostro quartiere, Il Quartiere delle Valli - Costruire Roma nel secondo dopoguerra, Franco Angeli, 2007, €21,00, ancora in
commercio (brani se ne possono leggere
su bools.google.it all’indirizzo
https://books.google.it/books/about/Il_quartiere_delle_Valli.html?id=eMogpfN4VP4C&redir_esc=y
Negli anni ’80 iniziò quello che fu definito riflusso e che significava
un ritorno nel privato, un
concentrarsi sugli affari propri, sul proprio benessere, sulle proprie
situazioni, affettive, lavorative e via dicendo. E’ un’onda che, come spesso
accade, ci giunse d’oltre mare, dagli Stati Uniti d’America, negli anni della
presidenza di Ronald Reagan. In Europa questa tendenza ebbe il volto della
britannica Margaret Thatcher. E in religione? Ne fu colpita, perché la nostra è
la fede del Discorso della montagna.
Era Papa il Wojtyla, il quale sviluppò molto il magistero sociale, ma essenzialmente con lo sguardo rivolto alla sua Polonia di
allora e, in genere, ai popoli di quell’area europea che veniva chiamata d’oltreocortina, intendendo le nazioni
rimaste sotto il dominio sovietico che, come disse il politico britannico
Winston Churchill (1874-1965), uno dei principali capi politici della guerra
contro il nazismo, stringeva la metà orientale dell’Europa in una sorta di cortina di ferro. Da noi il regno
religioso del Wojtyla segnò il tentativo, riuscito, di una marcata normalizzazione dell’effervescenza seguita all’ultimo Concilio
ecumenico. Riprese la dura polemica con il mondo contemporaneo che aveva
caratterizzato fin dagli inizi la dottrina sociale della Chiesa. Questo rese inutile la religione per i nostri giovani. La tenne in
una condizione di separatezza dalla quale
un giovane è portato per natura a fuggire. Crollato il regime filosovietico
polacco, questa situazione si ripropose anche laggiù. Nelle nazioni europee
liberate dal giogo sovietico non è la religione l’anima dei popoli, ma il
nazionalismo, coniugato con il più sfrenato liberismo, però sul modello cinese,
rigidamente presidiato da regimi sostanzialmente autoritari.
In Occidente si è persa fiducia che l’impegno sociale possa servire
veramente a qualcosa per cambiare la vita delle persone. Ci si vede inseriti in
un ingranaggio sociale a livello mondiale in cui si deve cercare una nicchia di
sopravvivenza facendo conto solo su sé stessi, perché l’insieme è troppo grande
per potervi incidere veramente e anche solo per riuscire a capirlo. Tutto
cambia troppo velocemente. In particolare troppo velocemente per i tempi di
tartaruga della religione, con i suoi scostamenti infinitesimali. In questo contesto la fede continua ad essere,
perlopiù, inutile. Al massimo viene
considerata la ciliegina sulla torta della vita, in particolare un bell’allestimento
scenico per le feste principali dell’esistenza, con al centro il matrimonio. Ma
cominciano ad esserci altre alternative.
La dottrina sociale, negli anni passati, ha ripreso ad essere presentata
come un insieme rigido di precetti di vita invece che come il punto di partenza
di un’attività creativa, di ricerca. E, messa così, ha rivelato tutte le sue
insufficienze. La più macroscopica è quella relativa alla questione femminile. Ma
anche quella presentata ai giovani, ossessionata di nuovo dalla repressione
sessuale, non va bene. Ai tempi nostri, con il papa Bergoglio, questa
situazione va lentamente cambiando.
Che fare?
Don Ciotti, sabato scorso, ci ha incoraggiati,
ma ci ha invitati anche a cambiare, senza scoraggiarci.
Riflettere sull’azione sociale, come andremo
facendo nei prossimi mesi, potrà servire. C'è ancora la possibilità di fare
qualcosa di utile in società, come persone di fede. La religione non è un
paraocchi ideologico che separa dalla società, ma indica una via per incidervi
per migliorarla, per farne un ambiente più
accogliente per la gente nuova
che cresce tra noi. Ogni male sociale ha una soluzione sociale, ma richiede un’azione
sociale. Nessuno, da solo, può riuscire a modificarlo. E ai tempi nostri sono
richiesti cambiamenti importanti, che riguardano il cuore dell’esistenza umana,
questioni fondamentali che nella fede religiosa appaiono nella loro vera
dimensione.
Ma, da noi in parrocchia, riconosciamolo
francamente in base ai risultati ottenuti, occorrerebbe rivoluzionare
completamente il sistema della formazione di secondo livello, Cresima e
post-Cresima, quella per gli adolescenti, per i liceali e gli universitari, il
settore che mi appare veramente il più critico tra le attività parrocchiali, lì
da dove dovrebbe giungerci la gente che serve per ripartire. E’ lì che si
sperimenta l’emorragia di giovani, quei giovani dei quali ora abbiamo
nostalgia, dopo aver tentato inutilmente di renderli così come piaceva a noi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli