sabato 20 febbraio 2016

Mura e ponti

Mura e ponti

 L’altro giorno, tornando in aereo dal Messico, il Papa ha parlato con i giornalisti al suo seguito. Gli  è stata chiesta la sua opinione su un candidato alle presidenziali statunitensi che vorrebbe costruire un muro al confine con il Messico, per contrastare il flusso di immigrati irregolari. Il Papa ha risposto che i cristiani costruiscono ponti non mura. Lo staff di quel candidato ha studiato la risposta, per limitare il danno elettorale della critica papale. Il candidato allora ha obiettato che anche intorno al Vaticano ci sono mura possenti, ed è vero.
  Il colle Vaticano fu fortificato nel Nono secolo, dopo il saccheggio della città e della basilica attuato da un esercito nordafricano. Della cinta muraria faceva parte anche Castel Sant’Angelo, un fortezza a lungo imprendibile. Nei secoli successivi le mura vennero ripetutamente rinforzate. Quando, nel settembre 1870, il Regno d’Italia pose fine militarmente allo Stato Pontificio, il piccolo regno dei Papi nell’Italia centrale, il Papa di allora, Giovanni Maria Mastai Ferretti, regnante come Pio 9°, si ritirò nei suoi possedimenti sul colle Vaticano, comprendenti la basilica di San Pietro, vari altri palazzi, giardini ed orti, che gli furono riconosciuti come dominio sovrano, e lì lui e i Papi successivi vissero da reclusi volontari, fino a quando, con i Patti Lateranensi conclusi nel 1929 con il regime mussoliniano, il loro minuscolo dominio temporale in Roma non venne loro riconosciuto dal Regno d’Italia in un trattato internazionale, insieme alla proprietà di diversi altri palazzi in Roma, ai quali furono accordate le immunità previste per le ambasciate, ad un’enorme elargizione a titolo di risarcimento di danni di guerra e al pagamento di uno stipendio ai parroci italiani. Da quel momento i Papi divennero di nuovo capi di stato e i fedeli e i turisti di tutto il mondo poterono entrare in Vaticano solo da stranieri.  Le mura che circondano il colle vaticano vengono considerate dal diritto dei pontefici come confini di stato. Nel Trattato lateranense si parla solo di “Città del Vaticano”, la parola “stato” non c’è.
 Ecco il testo degli articoli che ne trattano:
Art. 3
L’Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà e la esclusiva ed assoluta potestà e giurisdizione sovrana sul Vaticano, com’è attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze e dotazioni, creandosi per tal modo la Città del Vaticano per gli speciali fini e con le modalità di cui al presente Trattato. I confini di detta Città sono indicati nella Pianta che costituisce l’Allegato I° del presente Trattato, del quale forma parte integrante.
Resta peraltro inteso che la piazza di San Pietro, pur facendo parte della Città del Vaticano, continuerà ad essere normalmente aperta al pubblico e soggetta ai poteri di polizia delle autorità italiane; le quali si arresteranno ai piedi della scalinata della Basilica, sebbene questa continui ad essere destinata al culto pubblico, e si asterranno perciò dal montare ed accedere alla detta Basilica, salvo che siano invitate ad intervenire dall’autorità competente.
Quando la Santa Sede, in vista di particolari funzioni, credesse di sottrarre temporaneamente la piazza di San Pietro al libero transito del pubblico, le autorità italiane, a meno che non fossero invitate dall’autorità competente a rimanere, si ritireranno al di là delle linee esterne del colonnato berniniano e del loro prolungamento.
Art. 4
La sovranità e la giurisdizione esclusiva, che l’Italia riconosce alla Santa Sede sulla Città del Vaticano, importa che nella medesima non possa esplicarsi alcuna ingerenza da parte del Governo Italiano e che non vi sia altra autorità che quella della Santa Sede.
  Il sistema istituzionale creato dai Patti Lateranensi è stato ed è uno dei principali ostacoli nella riforma dell’organizzazione delle nostre collettività religiose. Ha reso l’organizzazione gerarchica religiosa economicamente indipendente dalla base dei fedeli e completamente autoreferenziale. Il papato è ancora effettivamente arroccato dietro le alte mura che circondano il colle Vaticano. Tutto ciò che vi è contenuto ha in genere relazioni piuttosto labili con i principi della nostra fede, fatta eccezione per ciò che riguarda strettamente l’esercizio della funzione episcopale. Il supermercato, la farmacia, la stazione, gli Svizzeri, gli stessi Musei Vaticani, le mura e i palazzi, lo stesso tronfio basilicone vaticano, giardini e orti, i giudici e la polizia ecc.ecc. … tutto questo non è essenziale per la fede.
   L’attuale Papa vive nel Colle Vaticano da ospite, in un albergo. Segna così la distanza dagli attributi della sovranità temporale. Ma non è abbastanza. Vive ancora, infatti, al riparo di possenti mura, non solo fisiche. Una storia difficile da superare gli pesa addosso.
  Si può essere Papa, padre universale, senza essere anche capo di stato, sovrano assoluto dei possedimenti sul colle Vaticano? Sarebbe possibile  per  i fedeli ragionare sull’organizzazione centrale della nostra confessione religiosa senza dovervi essere ammessi solo come visitatori o turisti, comunque come stranieri? E’ l’idea che tra noi e il Papa ci sia un  confine  che è difficile da accettare ai tempi nostri.
  Naturalmente il muro che quel candidato alle presidenziali statunitensi vorrebbe costruire a confine con il Messico avrebbe una funzione diversa dalle mura Vaticane.  Dovrebbe servire a preservare il modello di vita nordamericano dall’assalto dei disperati dell’America Latina.  Le mura Vaticane servono  invece a segnare un confine alla democrazia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli