Mura e ponti
L’altro giorno, tornando in aereo dal Messico,
il Papa ha parlato con i giornalisti al suo seguito. Gli è stata chiesta la sua opinione su un
candidato alle presidenziali statunitensi che vorrebbe costruire un muro al
confine con il Messico, per contrastare il flusso di immigrati irregolari. Il
Papa ha risposto che i cristiani costruiscono ponti non mura. Lo staff di quel
candidato ha studiato la risposta, per limitare il danno elettorale della
critica papale. Il candidato allora ha obiettato che anche intorno al Vaticano
ci sono mura possenti, ed è vero.
Il colle Vaticano fu fortificato nel Nono secolo, dopo il saccheggio
della città e della basilica attuato da un esercito nordafricano. Della cinta
muraria faceva parte anche Castel Sant’Angelo, un fortezza a lungo
imprendibile. Nei secoli successivi le mura vennero ripetutamente rinforzate.
Quando, nel settembre 1870, il Regno d’Italia pose fine militarmente allo Stato
Pontificio, il piccolo regno dei Papi nell’Italia centrale, il Papa di allora,
Giovanni Maria Mastai Ferretti, regnante come Pio 9°, si ritirò nei suoi
possedimenti sul colle Vaticano, comprendenti la basilica di San Pietro, vari
altri palazzi, giardini ed orti, che gli furono riconosciuti come dominio
sovrano, e lì lui e i Papi successivi vissero da reclusi volontari, fino a
quando, con i Patti Lateranensi conclusi nel 1929 con il regime mussoliniano,
il loro minuscolo dominio temporale in Roma non venne loro riconosciuto dal
Regno d’Italia in un trattato internazionale, insieme alla proprietà di diversi
altri palazzi in Roma, ai quali furono accordate le immunità previste per le
ambasciate, ad un’enorme elargizione a titolo di risarcimento di danni di
guerra e al pagamento di uno stipendio ai parroci italiani. Da quel momento i
Papi divennero di nuovo capi di stato e i fedeli e i turisti di tutto il mondo
poterono entrare in Vaticano solo da stranieri.
Le mura che circondano il colle vaticano vengono considerate dal diritto
dei pontefici come confini di stato. Nel Trattato lateranense si parla solo di “Città
del Vaticano”, la parola “stato” non c’è.
Ecco il testo degli articoli che ne trattano:
Art. 3
L’Italia riconosce alla Santa Sede la piena
proprietà e la esclusiva ed assoluta potestà e giurisdizione sovrana sul
Vaticano, com’è attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze e
dotazioni, creandosi per tal modo la Città del Vaticano per gli speciali fini e
con le modalità di cui al presente Trattato. I confini di detta Città sono
indicati nella Pianta che costituisce l’Allegato I° del presente Trattato, del
quale forma parte integrante.
Resta peraltro inteso che la piazza di San
Pietro, pur facendo parte della Città del Vaticano, continuerà ad essere
normalmente aperta al pubblico e soggetta ai poteri di polizia delle autorità
italiane; le quali si arresteranno ai piedi della scalinata della Basilica,
sebbene questa continui ad essere destinata al culto pubblico, e si asterranno
perciò dal montare ed accedere alla detta Basilica, salvo che siano invitate ad
intervenire dall’autorità competente.
Quando la Santa Sede, in vista di particolari
funzioni, credesse di sottrarre temporaneamente la piazza di San Pietro al
libero transito del pubblico, le autorità italiane, a meno che non fossero
invitate dall’autorità competente a rimanere, si ritireranno al di là delle
linee esterne del colonnato berniniano e del loro prolungamento.
Art. 4
La sovranità e la giurisdizione esclusiva, che
l’Italia riconosce alla Santa Sede sulla Città del Vaticano, importa che nella
medesima non possa esplicarsi alcuna ingerenza da parte del Governo Italiano e
che non vi sia altra autorità che quella della Santa Sede.
Il sistema istituzionale creato dai Patti
Lateranensi è stato ed è uno dei principali ostacoli nella riforma dell’organizzazione
delle nostre collettività religiose. Ha reso l’organizzazione gerarchica religiosa
economicamente indipendente dalla base dei fedeli e completamente
autoreferenziale. Il papato è ancora effettivamente arroccato dietro le alte
mura che circondano il colle Vaticano. Tutto ciò che vi è contenuto ha in
genere relazioni piuttosto labili con i principi della nostra fede, fatta
eccezione per ciò che riguarda strettamente l’esercizio della funzione
episcopale. Il supermercato, la farmacia, la stazione, gli Svizzeri, gli stessi
Musei Vaticani, le mura e i palazzi, lo stesso tronfio basilicone vaticano,
giardini e orti, i giudici e la polizia ecc.ecc. … tutto questo non è
essenziale per la fede.
L’attuale Papa vive nel Colle Vaticano da
ospite, in un albergo. Segna così la distanza dagli attributi della sovranità
temporale. Ma non è abbastanza. Vive ancora, infatti, al riparo di possenti
mura, non solo fisiche. Una storia difficile da superare gli pesa addosso.
Si può essere Papa, padre universale, senza
essere anche capo di stato, sovrano assoluto dei possedimenti sul colle
Vaticano? Sarebbe possibile per i fedeli ragionare sull’organizzazione
centrale della nostra confessione religiosa senza dovervi essere ammessi solo
come visitatori o turisti, comunque come stranieri?
E’ l’idea che tra noi e il Papa ci sia un confine che è difficile da accettare ai tempi nostri.
Naturalmente il muro che quel candidato alle
presidenziali statunitensi vorrebbe costruire a confine con il Messico avrebbe
una funzione diversa dalle mura Vaticane.
Dovrebbe servire a preservare il modello di vita nordamericano dall’assalto
dei disperati dell’America Latina. Le
mura Vaticane servono invece a segnare
un confine alla democrazia.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli